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Gli arsenali e la flotta della Marina veneziana parte I di Gianluca Bertozzi

Reading Time: 6 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: V – XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Marina veneta
.

La storia della Repubblica Serenissima fonda le proprie radici nelle acque adriatiche. Sorta nella laguna dalle genti romane e venete in fuga dall’invasione unna del V secolo, esattamente nel 451 d.C., Venezia divenne nel tempo l’estrema propaggine nord-occidentale dell’Impero romano d’oriente.

Venezia, seppur fra gli ultimi insediamenti ad essere eretta su quelle isole custodite e protette dalla barriera naturale delle acque lagunari, sin dall’origine ebbe nel commercio marittimo la propria vocazione. Negli anni il Ducato crebbe in prestigio economico, grazie ai commerci marittimi e fluviali, e religiosi, grazie allo spostamento della sede patriarcale da Grado a Venezia nel XI secolo ed alla conservazione delle spoglie di San Marco Evangelista, trafugate nel IX secolo ad Alessandria.

Palazzo Ducale, Venezia

Nei secoli Venezia, tra vittorie strepitose ma anche sconfitte cocenti, seppe far sua l’Istria, la Dalmazia e ad affacciarsi prepotentemente nell’Egeo, divenendo la regina del mare Adriatico e facendo di quest’ultimo il suo golfo, ganglio vitale delle rotte commerciali che da oriente rifornivano di merci pregiate – su tutte le spezie – l’Europa.  Rotte che, partendo dai porti mediorientali, attraversando le isole egee e ioniche, passando per quelle dalmate e giungendo, infine, nella laguna veneta, ripartivano per via fluviale e terrestre per giungere alle fiere del nord e dell’occidente europeo. Ovviamente la protezione di questo commercio e la difesa delle basi da cui esso si irradiava dipendeva dalla disponibilità di forze militari, in particolare navali, rilevanti e efficienti e numericamente adeguate al contrasto delle minacce esistenti. Finché le flotte furono composte in parte rilevante da unità civili militarizzate e i rivali mantennero dimensioni paragonabili allo stato veneziano (Genova e le altre repubbliche marinare per esempio) il problema fu gestibile ma divenne molto più grave con lo sviluppo della potenza navale degli stati nazionali europei e soprattutto ottomana.

La flotta turca nel XVI secolo poteva schierare oltre 200 galere in tempo di guerra e molte unità minori e nel XVIII secolo oltre a una trentina di galere disponeva di una trentina di vascelli. Forza che poteva essere rapidamente portata a oltre 60 unità di linea qualora ad essa si unisse la flotta egiziana e quella delle reggenze barbaresche. Questa era una forza che avrebbe annichilito la flotta che la Serenissima poteva mantenere in servizio attivo in tempo di pace. Questa minaccia impose ad un piccolo stato di dimensione regionale ma ancora con evidenti tratti di città stato oligarchica (il rapporto tra la capitale e i centri della terra ferma fu sempre improntato a una netta separazione tra le due componenti e il potere e l’amministrazione dello stato rimasero sempre nelle mani dei patrizi e dei cittadini originari di Venezia), il che impediva il pieno sfruttamento delle pur limitate risorse disponibili, di puntare su un organizzazione in cui convivessero una piccola marina permanente, per la repressione della pirateria e della corsa e la scorta alla navigazione mercantile, e numerose unità navali in condizione di essere armate in poco tempo. Questo permetteva di mettere in campo uno strumento navale di dimensioni rispettabili in caso di bisogno ma che non gravasse troppo sulle limitate capacità finanziarie dello stato.

Arsenale di Venezia, XV secolo

L’Arsenale, l’Arzanà de Viniziani
La base di tutta la struttura era l’arsenale, un immenso complesso di scali magazzini officine depositi in cui una parte delle unità navali venivano completate per i bisogni correnti ma la maggioranza arrivate più o meno ai tre quarti del completamento venivano conservate incomplete in appositi scali coperti conservando però accanto ad asse i materiali e le dotazioni per completarle in un tempo non superiore ai tre mesi in modo che potessero riunirsi alla flotta in tempo utile. Il tempo di conservazione poteva essere di vari decenni perché si stimava che un anno sullo scalo equivalesse a 5 in mare e che quindi una nave che fosse rimasta sullo scalo per una ventina d’anni potesse fornire almeno 16 anni di servizio operativo.

Il sistema, sebbene apparentemente logico, però presentava forti criticità nell’applicazione concreta e l’investimento di notevoli somme e di una oculata amministrazione finanziaria e tecnica. Quando queste vennero meno nel XVIII l’arsenale cadde in condizioni critiche. Per funzionare tale organizzazione l’arsenale avrebbe dovuto avere complete dotazioni sempre rinnovate dei materiali di costruzione e armamento necessari cosa che raramente avveniva, o per i tagli al bilancio che bene e spesso venivano inflitti o per furti e altre attività illecite che le fonti coeve spesso lamentano, e se si fosse presentata un emergenza la necessità di reintegrarle avrebbe rallentato i lavori. In pratica, sembra che l’unica riserva sempre a numero fosse quella delle artiglierie, anche se negli ultimi decenni spesso ormai inadeguate. Anche dal punto di vista del personale c’erano gravi problemi: la struttura, per funzionare correttamente, avrebbe dovuto disporre di 3000 esperti artigiani in tempo di pace e di 5000 in tempo di guerra ma i ripetuti tagli al bilancio nel XVIII secolo avevano ridotto la forza lavoro permanente a circa 1800 artigiani, i cosiddetti arsenalotti.

arsenalotto di Venezia

Cosa che unita alla necessità di procurarsi i materiali necessari avrebbe aumentato a dismisura i tempi di completamento delle unità di riserva in tempo di crisi. La difficoltà a reperire manodopera qualificata in tempi brevi, portò a stimare che per mettere effettivamente in linea tutte le unità sugli scali occorressero in realtà quattro anni. Altra problematica era la necessità di eliminare gli scafi non completati ed i relativi materiali accantonati. In caso di innovazioni tecnologiche tali da non poter essere applicate alle unità in riserva si sarebbe rischiato di far entrare in servizio unità nuove ma obsolete. Quando questo avvenne nella seconda metà del XVIII secolo, ovvero quando si generalizzò la costruzione a doppia murata che permetteva di costruire unità ben più robuste e meglio armate. Questo non accadde e alla caduta della Repubblica  di fronte a dieci unità costruite a murata doppia e quindi adeguate ai tempi, esistevano ancora undici unità ad ordinata singola ormai obsolete il che quasi dimezzava il valore della riserva. Lo stesso avveniva per la flotta operativa che su dieci unità ne vedeva solo due ad ordinata doppia.

 

– continua

Gianluca Bertozzi

 

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FONTI
– Le artiglierie della Marina veneta nel XVI secolo dell’ammiraglio Marco Santarini
– Storia della Marina veneziana. Da Lepanto alla caduta della Repubblica 1571-1797 di Mario Nani Mocenigo
– La progettazione navale a Venezia tra tradizione e rinnovamento intorno alla metà del Settecento di Alberto Secco
– L’organizzazione economica dell’Arsenale di Venezia nella prima metà del Seicento». Di Marcello Forsellini
– Vascelli e fregate della Serenissima – Navi di linea della marina veneziana 1652 – 1797 di Guido Ercole
– Lo sviluppo dell’Armata grossa nell’emergenza della guerra marittima. di Guido Candiani
– L’evoluzione della flotta veneziana durante la prima guerra di Morea di Guido Candiani
– I vascelli della Serenissima. Guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720 di Guido Candiani
– Stato, guerra e finanza nella Repubblica di Venezia fra medioevo e prima età moderna di Luciano Pezzolo
– L’Arsenale di Venezia Dall’Officina delle Meraviglie all’industria navale in ferro di Federica Colussi
– Wikipedia voce armata grossa
– Bella Italia, Militari, Eserciti e Marine nell’Italia pre-napoleonica (1748-1792) di Ilari V. – Paoletti C. Crociani P

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