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La legittimazione dell’uso delle mine navali nel diritto internazionale – parte I

Reading Time: 8 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: SICUREZZA MARITTIMA

PERIODO:XX-XXI SECOLO
AREA: OVUNQUE DOVE RICONOSCIUTO
parole chiave: mine navali

 

Quando si parla di sicurezza marittima non bisogna dimenticare l’opera silenziosa e continua di bonifica degli ordigni in mare da parte dei reparti delle marine militari. Un’opera che ogni anno fa risparmiare vite umane e rende i nostri  mari più sicuri e fruibili per la pesca e le attività commerciali. Le mine navali sono armi particolarmente insidiose, regolarmente riconosciute dalle leggi internazionali che possono interferire con la libertà della navigazione e lo sfruttamento delle risorse naturali di stati neutrali.

Esplosione di una mina della seconda guerra mondiale nel mar Baltico – maggio 2015

Iniziamo oggi a parlare della legittimazione di questo tipo di armi subacquee, iniziando dai riferimenti giuridici. 
Per quanto possa sembrare assurdo, l’unico accordo internazionale esistente in merito all’uso delle mine navali è ancora laConvention Relative to the Laying of Automatic Submarine Contact Mines nr. VIII, firmata all’Aia nel 1907.

mina esplos

La Convenzione dell’Aia del 1907 fu realizzata a seguito del minamento effettuato, per la prima volta in acque internazionali, da parte dei Giapponesi per bloccare gli accessi ai porti zaristi durante la guerra russo–giapponese (8 febbraio 1904 — 5 settembre 1905). Un’azione, sottolineo mai avvenuta in precedenza, che aveva limitato la libera circolazione marittima delle nazioni neutrali. L’accordo consiste di tredici sezioni, di seguito elencate, dodici delle quali furono ratificate dagli Stati ed entrarono quindi in vigore:

Di interesse specifico per l’argomento è l’VIII Sezione che fu intesa a regolamentare l’uso del solo tipo di mina esistente a quel tempo, la mina a contatto. Tali le regole stabilite hanno mantenuto nel tempo la loro validità trovando conferma nel diritto consuetudinario. Nel preambolo iniziale si evinceva quanto tale Convenzione si proponeva non tanto di proibire l’uso di tali armi ma quello di consentire per quanto possibile la libera navigazione anche durante il tempo di guerra. Va premesso che quanto concordato derivò da una serie di compromessi fra le nazioni partecipanti dovute principalmente a due posizioni: quella dei paesi in possesso del potere marittimo e gli altri; furono tralasciate, ad esempio, le limitazioni geografiche e le restrizioni del minamento in acque internazionali.

Riporterò gli articoli di seguito analizzandone i fattori più importanti.

Article I
Clause I : It is forbidden to lay unanchored automatic contact mines unless they be so constructed as to become harmless one hour after those who laid them have lost control over them.

Con il termine “automatic”, si volle identificare quella classe di ordigni in cui non era necessario da parte dell’uomo, il consenso di fuoco. Si escludevano quindi le mine controllate. Quanto sopra è abbastanza logico anche perché la possibilità di controllare mine in alto mare era ovviamente impossibile. Escludendo quindi tali mine, ci si riferiva a quelle rilasciate alla deriva in acque lontane da una costa dove tali armi avrebbero potuto colpire chiunque non essendo in condizioni di brillamento 3discriminare il naviglio amico, neutrale o nemico. Cowie riporta che nell’ambito della discussione, si formarono due blocchi: uno favorevole alla messa al bando di tutte le mine alla deriva automatiche (Stati Uniti e Gran Bretagna), l’altro di nazioni che introducevano il concetto di dispositivi di sterilizzazione a tempo (Russia, Giappone e l’Italia). La giustificazione di questa posizione fu data dal rappresentante italiano che prospettò la possibilità che un’unità militare potesse usare tali arma come estrema difesa quando in presenza di unità navali superiormente dotate. La Germania, da parte sua, dichiarò che se poteva essere considerato accettabile l’impiego di sistemi di auto-sterilizzazione sulle mine che accidentalmente potevano aver rotto l’ancoraggio, d’altra parte il loro uso su mine impiegate a scopo offensivo o per autodifesa, in ambiente tattico ne avrebbe ridotto l’effettiva efficacia. Al termine, la clausola fu accettata ma, come sottolineato dal rappresentante della Germania, questo artificio non avrebbe mai potuto fornire una sicurezza totale per la navigazione.

Clause II
It is forbidden to lay anchored automatic contact mines which do not become harmless as soon they have broken loose from their moorings.
Se questa clausola appare logica nelle premesse, è interessante notare che il termine “contact”, permise di escludere, negli anni a seguire ed ancora tutt’oggi, dai limiti della Convenzione tutte le mine non a contatto (ovvero quelle ad influenza).

Clause III
It is forbidden to use torpedoes which do not become harmless when they have missed their mark.
Questa clausola era riferita al fatto che le torpedine autopropulse dell’epoca, ovvero i primi siluri, mantenevano un assetto positivo dopo la corsa divenendo a tutti gli effetti degli ordigni alla deriva. Oggi giorno questo non rappresenta più un problema in quanto, in caso di mancato intercetto, i siluri procedono verso il fondo e si sterilizzano.

Article II
It is forbidden to lay automatic contact mines off the coasts and ports of the enemy with the sole object of intercepting commercial navigation.
Questo articolo fu il più controverso in quanto di fatto sembrava limitare la possibilità di effettuare un minamento in acque nemiche solo qualora esistesse la certezza di affondare le sole navi militari; ma come avrebbe potuto un campo minato, non controllato, discriminare i propri bersagli? Il concetto di “mine targetting” ovvero di minamento rivolto contro uno specifico bersaglio non era ancora nato e le tecnologie dell’inizio dell’altro secolo, basate su congegni di fuoco che necessitavano il contatto fisico con il bersaglio non consentivano di poter attuare una selezione degli stessi. Dopo numerosi dibattimenti la clausola fu approvata per un solo voto e per l’astensione di molti paesi. Di fatto, la Germania, sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale, posò campi minati in acque nemiche giustificando il fatto che, comunque, la Convenzione non determinava la distanza minima entro la quale essi potevano essere posati.

Article III
When anchored automatic contact mines are employed every possible precaution must be taken for the security of peaceful navigation. The belligerents undertake to provide, as far as possible, for these mines becoming harmless after a limited time has elapsed, and where the mines cease to be under observation, to notify the danger zones as soon as military exigencies permit, by a notice to mariners, which must also be communicated to the governments through the diplomatic channel.
Questo articolo stabilisce che dopo la posa dei campi minati la loro posizione deve essere dichiarata e monitorata per la sicurezza del traffico neutrale. Inoltre richiede che i belligeranti debbano fare in modo che le mine posate si sterilizzino o siano sterilizzate dopo un certo tempo e, qualora la sorveglianza del campo venga a mancare o non sia possibile perseguirla, debbano essere emanati avvisi ai naviganti per consentire al traffico neutrale di evitare tali aree pericolose per la libera navigazione.

1940 imbarco mine su nave EritreaAnche questa clausola fornisce dei punti interessanti; tenendo conto che il monitoraggio di un campo minato, all’epoca, poteva essere effettuato solo nelle proprie acque (chi si sarebbe fermato in acque nemiche dopo un operazione di minamento?) viene da sé che la clausola in realtà richiedeva di notificare le aree di pericolo e di dotare le mine di un “non precisato” sistema di sterilizzazione a tempo per renderle inoffensive.  Sebbene durante le due guerre mondiali la policy di comunicare le posizioni delle aree minate venne generalmente seguita dalla maggior parte delle nazioni,  sono note  azioni clandestine di minamento anti sommergibili, mai dichiarate durante il conflitto, ed in seguito giustificate con il fatto che le profondità delle casse delle mine nel campo erano tali da consentire il libero traffico del naviglio di superficie. La soluzione puramente tecnica della sterilizzazione o della auto-sterilizzazione dei congegni di fuoco, al di là della volontà politica di attuarla, divenne un’effettiva realtà solo in epoca recente quando i circuiti elettromeccanici delle mine furono sostituiti da quelli elettronici a microprocessore.

Article IV
Neutral Powers which lay automatic contact mines off their coasts must observe the same rules and take the same precautions as are imposed on belligerents. The Neutral Power must give notice to mariners in advance of the places where automatic contact mines will be laid. This notice must be communicated at once to the Governments through the diplomatic channel. Questo articolo non è che un estensione alle potenze neutrali, che effettuino operazioni di minamento difensivo all’interno delle proprie acque territoriali, dell’articolo precedente. Alle stesse viene richiesto di comunicare simultaneamente, attraverso i  canali diplomatici, alle nazioni belligeranti la posa dei propri campi difensivi.

Article V
At the close of the war, the contracting Powers undertake to do their utmost to remove the mines which they have laid, each Power removing its own mines.
As regards anchored automatic contact mines laid by one of the belligerents off the coast of the other, their position must be notified to the other party by the Power which laid them, and each Power must proceed with the least possible delay to remove the mines in its waters.
Tale prassi fu sempre adottata al termine di tutti i conflitti anche se, in particolari situazioni, per motivi di protezione delle tecnologie in gioco, alcune nazioni preferirono recuperare personalmente le loro mine. Non dimentichiamoci che i progressi delle contro misure mine derivarono, per la maggior parte delle volte, dal recupero fortuito di mine inesplose basti pensare a quelli effettuati lungo le coste inglesi relativi alle mine ad influenza germaniche.

Articolo VI
The contracting powers which do not at present own perfected mines of the description contemplated in the present Convention, and which, consequently, could not at present carry out the rules laid down in Articles I and III, undertake to convert the material of their mines as soon as possible, so as to bring it into conformity with the foregoing requirements.
Nonostante l’impraticabilità e, successiva, impossibilità a mettere in atto quanto richiesto dall’articolo, esso fu inspiegabilmente ed unanimamente approvato dalle Nazioni. In realtà nessuno lo applicò interamente.

Article VII
The provisions of the presents Convention are only applicable between the contracting Powers, and only if all the belligerents are parties to the Convention.
Nonostante alcuni dei 38 paesi partecipanti al Convegno non firmarono il testo finale (ad esempio la Russia e la Cina), essa fu in seguito generalmente applicata dalla maggior parte.

Articles VIII, IX, X, XI, XII e XIII
omissis
Questi articoli stabilirono le clausole di entrata in vigore, tra le quali la data di una prima revisione, prevista per il 1914, che a causa della Prima Guerra Mondiale fu rimandata a data da destinarsi.

In sintesi, al di là delle possibile speculazioni giuridiche, la Convenzione impose alle nazioni una fondamentale regola: la notifica delle operazioni di minamento, una prassi che dopo oltre 100 anni, sembra resistere nella sua concretezza. Per quanto concerne i limiti di applicazione della convenzione dell’Aia, legati solo alle ”automatic contact mines”, essi non citano alcuna limitazione verso altri congegni. Ad esempio le mine ad influenza, dal punto di vista puramente teorico, possono essere impiegate legittimamente dalle nazioni nella maniera che più si conface. La mancata richiesta di revisione dell’Accordo fa altresì pensare che in realtà nessuna nazione abbia mai voluto costringersi ulteriormente per poter sviluppare ed impiegare a proprio piacimento questi ordigni. 

fine I parte – continua

Andrea Mucedola

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