If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

  • No events

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Le insidie dei reef, nuovi relitti nel Sud Pacifico

Reading Time: 5 minutes

 .
livello elementare
.
ARGOMENTO: RELITTI
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: relitti

 

James Hunter, un archeologo del National Maritime Museum australiano, ha recentemente scoperto un’ancora appartenente a uno dei relitti di Kenn Reef. Si tratta forse del Jenny Lind o forse del Bona vista, uno dei tanti relitti scomparsi in quell’insidiosa barriera corallina australiana? 

keen reef 1

Un team di archeologi dell’Australian National Maritime Museum e del Silent World Foundation ha scoperto tre nuovi relitti sulla barriera corallina di kenn Reefs – image: il Dr James Hunter si immerge su una grande ancora a Kenn Reefs. (Supplied: Julia Sumerling/Silentworld Foundation) MAP: Bundaberg 4670 

Il mare non ruba, nasconde
Tutto iniziò quando l’Australian National Maritime Museum (ANMM) e la Fondazione SilentWorld, un gruppo privato che si occupa di archeologia marittima, decisero di ricercare il relitto della Jenny Lind, una piccola nave a vela che affondò dopo aver urtato la barriera corallina di Kenn reefs, 280 miglia ad est di Mackay,  la notte del 21 settembre 1850. Il Jenny Lind era in navigazione da Melbourne a Singapore, con a bordo 28 tra membri dell’equipaggio e passeggeri. Era una bella nave a vela in legno di circa 48o tonnellate, costruita in Quebec, Canada, nel 1847 da T.C. Lee, Esq. Una barca che oggi potremmo definire d’epoca.

A seguito dell’urto, il comandante Joseph Taylor ordinò l’abbandono nave.  Sopravvissero tutti, per 37 lunghi giorni, arrangiandosi su un banco di sabbia all’interno del reef. Prelevarono assi del fasciame dal relitto e costruirono un’imbarcazione con la quale navigarono più di 400 km fino a Moreton Bay, sulla terraferma australiana; una storia che fu celebrata sui giornali dell’epoca. Anche il diario dei sopravvissuti, che ne narrò le vicende fino al loro arrivo a Moreton beach, divenne un best seller del tempo (se volete lo potrete leggere seguendo questo link). 

keen reefs 2

l’utilizzo di un magnetometro ha fornito dati utili per scoprire i resti metallici sparsi sulla barriera corallina

La storia di quel naufragio restò così nella memoria locale. Poi, nel 1987, furono trovati resti del relitto della nave lungo le pareti del reef. Un’analoga survey effettuata a gennaio 2017 rivelò che molte delle tracce del relitto, tra l’altro su bassissimo fondale,  stavano però scomparendo.

Fu così che un team di undici archeologi e subacquei australiani decise di recarsi in quell’atollo sommerso del Mar dei Coralli, situato a circa 500 chilometri a nord-est di Bundaberg, sulla costa del Queensland. Durante le ricerche, non mancarono le sorprese: i ricercatori trovarono inaspettatamente altri quattro relitti della stessa epoca. I reperti comprendevano cannoni, ancore e pietre di zavorra. La presenza di così tanti relitti incuriosì gli archeologi che si domandarono per quale motivo erano affondate così tante navi su quel reef. 

La risposta fu banale: semplicemente le carte di navigazione del XIX secolo non riportavano il crinale del reef, difficilmente visibile a causa della sua morfologia. In seguito, durante le prime ricerche del 1857, emerse che l’estremità meridionale della barriera era già “disseminata di relitti” e il reef fu più propriamente disegnato sulle carte.

Non stupitevi, nel XIX secolo non esistevano sistemi di navigazione di precisione e i passaggi nelle acque ristrette erano effettuati utilizzando, dove esistevano, delle triangolazioni di punti cospicui, naturalmente dove esistevano.

Figure-49-Distribution-of-the-major-coral-reefs-in-the-Coral-Sea-and-surrounding-areas

Distribuzione dei relitti conosciuti nel Coral Sea

La non conoscenza del reef aveva fatto si che i Kenn Reefs (nella mappa indicata dal punto 10) erano erroneamente situati lungo un’importante rotta commerciale tra l’Australia e le colonie francesi e olandesi del Pacifico. Le carte locali erano evidentemente approssimative e, senza riferimenti particolari, finire sulle barriere era un ipotesi molto plausibile. In effetti, le fonti avevano riportato che durante il XIX secolo almeno otto navi a vela vi avevano fatto naufragio.

L’atollo di Kenn Reef è al di sopra del picco di un vulcano sottomarino estinto che si alza per oltre 1.000 metri dal fondale e copre un’area che si estende per più di quaranta chilometri quadrati. Il bordo meridionale della barriera corallina, dove la maggior parte delle navi si arenò, è una vasta parete di calcare e corallo, ma è quasi completamente immerso dall’alta marea. Per cui, a causa dell’assenza di carte precise, di riferimenti esterni visibili e della morfologia del fondale si verificarono tanti incidenti.

Gli archeologi effettuarono misure delle anomalie magnetiche locali con un magnetometro trainato dalla nave appoggio al fine di trovare grossi elementi metallici, come ancore o cannoni. Una squadra di sommozzatori invece ispezionò tre presunti siti di naufragio sulla parte superiore della barriera corallina.

I risultati sono stati straordinari: grandi manufatti in ferro,  ancore, catene di ancoraggio, componenti di verricelli del ponte, ed un occhio di cubia, un’apertura nella parte prodiera della nave attraverso la quale passa la catena dell’ancora, emersero dalle sabbie. La ricerca è continuata e ad oggi ha permesso di identificare numerosi siti promettenti. Forse quello di gran lunga più esteso e visibile è il Kenn Reef 2, caratterizzato da tre grandi ancore tipo ammiragliato di circa tre metri di lunghezza.

kenn-reef-expedition-photos-43
.
Oltre agli ancoraggi, il sito ha restituito venti metri di lunghezza di maglia di catena, pezzi di verricello sparsi su quello che era il ponte e numerosi grandi oggetti di ferro corrosi ma non più identificabili. 

kenn-reef-expedition-photos-136

un gruppo di ancore ammiragliato ritrovate sulla barriera. Image: Julia Sumerling/Silentworld Foundation.

La spedizione a Kenn Reefs è l’ultima di una serie di spedizioni marittime alla ricerca di relitti storici australiani. Nel 2009, la stessa squadra di ricercatori aveva trovato i resti della Sirena, uno schooner coloniale che si arenò sulla Grande Barriera Corallina vicino a Cairns nel 1829. E nel 2012, avevano trovato la Royal Charlotte, una nave a vela che naufragò sul Frederick Reef nel Mare dei Coralli nel 1825. Tra i tanti relitti gli archeologi stanno ricercando anche i resti del relitto del Bona Vista, che affondò a Kenn reefs nel 1828.

In sintesi, un area straordinariamente ricca di relitti che apre a nuove ricerche in futuro e siamo sicuri che ci saranno presto sorprese.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE
print
(Visited 412 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

6 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Filter by Categories
Archeologia
archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
astronomia e astrofisica
Biologia
biologia e ecologia marina
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
marine militari
Marine militari
Materiali
Medicina subacquea
meteorologia e climatologia
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
scienze marine
Sicurezza marittima
storia
Storia della subacquea
storia della Terra
Storia Navale
subacquea
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »