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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Droni navali, USN, USMC
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Come ho descritto nell’articolo precedente, questi droni furono ingiustamente bollati come inaffidabili nel servizio a bordo delle navi della US Navy, a seguito della perdita di oltre la metà dei droni in mare. Considerato che altre marine militari ebbero poche difficoltà con i loro DASH, anche se non è mai stato ammesso – né poteva essere ammesso – probabilmente le cause di tali perdite potrebbero attribuirsi a carenze tecniche/addestrative del personale di bordo.

L’esperienza nipponica
A riprova di questa teoria, la fiducia in quei mezzi da parte della Forza di autodifesa marittima giapponese comprovata dalla maggiore longevità nell’impiego del sistema. La JMSDF per diversi anni ne utilizzò alcune versioni, poche decine di mezzi che ebbero uno scarso tasso di perdite. Un successo frutto della preparazione del personale nel loro impiego, fattore che fu determinante. Il tema della fiducia e del dominio dei mezzi e dell’innovazione è quanto mai attuale e per questo sembra ancora valida la lezione di 50 anni or sono, con le diverse valutazioni, esperienze, decisioni e conclusioni tra due Marine oceaniche, la US Navy e la JDMS. Mentre era in pieno sviluppo il programma DASH, la US Navy – in un’ottica di rafforzamento delle capacità ASW – cedette in prestito alla Forza di Autodifesa Marittima Giapponese (JMSDF) tre droni QH-50C nell’ambito del Programma di Assistenza Militare (MAP) per poi permettere nel 1965 la vendita alla stessa di un singolo drone modello D. Di fatto, dai dati ancora reperibili, la JMSDF operò efficacemente e per lungo tempo con una flotta di soli venti droni QH-50, che furono imbarcati su sette unità cacciatorpediniere classe Takatsuki e classe Minegumo. I Giapponesi si dimostrarono da subito molto interessati al concetto DASH: l’idea di un sistema autonomo con capacità di lancio di due siluri in qualsiasi condizione meteorologica (per la JMSDF non si poteva ipotizzare l’impiego di cariche nucleari) ed un raggio di impiego di 45 miglia, questi mezzi appariva convincente, tenendo conto della vicinanza delle basi navali sovietiche alle acque territoriali giapponesi.

Dopo test molto estesi, nel 1967, il Giappone acquistò altri 16 velivoli da Gyrodyne (tutti modelli D) tramite la Nissho-Iwai Trading Company, con consegna finale nel settembre 1971 (pertanto ben dopo l’annuncio della US Navy sulla radiazione del sistema). I velivoli ricevettero i numeri di matricola da J-1 a J-16: già all’inizio del 1970, pur senza disporre delle dotazioni complete, tutti i sette cacciatorpediniere giapponesi erano in grado di lanciare i droni DASH con un tasso di successo elevato (500 ore di volo MTBL – Mean Time Between Data Loss). Poiché la JMSDF era all’epoca una forza di esclusiva “autodifesa”, i loro dispiegamenti a bordo erano brevi, riducendo così i costi associati ai complessi equipaggiamenti di supporto. Forse grazie a questa decisione economica, diversi QH-50 registrarono fenomenali dati di impiego e risultati opposti a quelli che portarono alla cancellazione del programma ed alla radiazione del sistema da parte della US Navy. Sebbene l’impiego da parte della JMSDF di questi droni sia stato un successo incontrovertibile e documentato, le preoccupazioni sulla sostenibilità del programma con la Gyrodyne a fronte della cancellazione del programma da parte della US Navy portarono nel 1977 alla cessazione delle attività; sino a quel momento i giapponesi avevano perso solo tre velivoli. Non si ha notizia del destino dei QH-50 che risultavano ancora in servizio.

il primo appontaggio in mare del QH-50A senza pilota, a bordo del USS Hazelwood (DD-531) il 7 dicembre 1960 – Fonte USN
Conclusioni
Il DASH ottenne l’approvazione per la produzione su larga scala dopo che il presidente John F. Kennedy assistette a una dimostrazione del sistema a bordo al largo della costa occidentale nel mese di giugno 1963. L’elicottero decollò in condizioni di mare moderato e lanciò un siluro abbastanza vicino da poter essere visto dal gruppo presidenziale.
Poco tempo dopo, nello stesso 1963, il Segretario alla Difesa Robert McNamara approvò il budget per un numero di velivoli sufficiente a fornire due droni (più uno di riserva) per ciascuna delle 240 unità che dovevano essere sottoposte ai Programmi FRAM – oltre che per le unità in costruzione o in progetto. Dopo un inizio entusiasmante, di fatto, nel corso di tutto il programma e dei dispiegamenti si persero più di 400 droni dei 746 consegnati. Un numero inaccettabile che, nel 1969, portò la US Navy ad interrompere il programma di produzione e, nel gennaio 1971, a ritirare questi primi droni dal servizio – sebbene fu comunque mantenuto operativo sino al 1973. E’ probabile che, oltre alla mancanza di fiducia dei comandi di bordo e quindi dei Comandi superiori, in tale decisione possano aver influito le priorità degli stanziamenti per la guerra del Vietnam e la non necessità di possedere capacità antisommergibili in quel teatro. Alcuni mezzi, modificati per la ricognizione e dotati di telecamere continuarono a servire sulle unità statunitensi durante la guerra del Vietnam per l’individuazione dei bersagli, registrando minime perdite, dell’ordine del 5%, cosa che fece ipotizzare l’utilità dei droni nel combattimento terrestre.

Un QH-50C modificato in rifornimento a bordo del cacciatorpediniere USS Allen M. Sumner durante una missione in Vietnam tra aprile e giugno 1967 – Fonte USN
La loro eredità non andò però perduta: i velivoli dimostrarono la loro validità e flessibilità di impiego in diversi progetti di ricerca e sviluppo statunitensi. Sebbene all’interno della US Navy non fosse stato considerato un successo, il DASH fu di fatto il precursore dell’elicottero drone della Marina israeliana e dei vari veicoli aerei senza pilota (UAV) ad ala rotante attualmente in fase di valutazione per l’uso a bordo delle navi nel XXI secolo.
Alla luce delle esperienze odierne, occorre tornare a riflettere su credibilità, integrazione e fiducia reciproca uomo/macchina, che non può prescindere da addestramento e competenza tecnica ed operativa, tutti fattori che mancarono nel programma originale DASH – salvo che in Giappone.
Giancarlo Poddighe
in anteprima Japanese Navy JMSDF – Gyrodyne QH-50 DASH Drone Anti Submarine Helicopter JMSDF, Museum Kure, Japan – foto David Grindley – David’s World 2011
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