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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Miti e tradizioni: Ama, donne del mare

livello elementare
.
ARGOMENTO: POPOLI DEL MARE
PERIODO: XVII – XXI SECOLO
AREA: GIAPPONE
parole chiave: Ama
.

Tra i film di James Bond più accattivanti ricordo “You Only Live Twice (1967)”, ambientato nel paese del Sol Levante, dove l’inossidabile Sean Connery ha come partner di avventura una giovane ed avvenente ragazza giapponese appartenente alle Ama.

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Traditional Ama Diver  | © Yoshiyuki Iwase

Scopriamo oggi la storia di queste donne, bellissime sirene del mare, la cui esistenza è tramandata da oltre duemila anni nel lontano Oriente. Abili pescatrici di perle e di molluschi come l’awabi (abalone), le Ama costituivano la principale fonte di reddito dell’intera comunità. Su di loro Fosco Maraini, viaggiatore, antropologo, fotografo, scrittore e poeta italiano, realizzò nel 1954 uno splendido servizio fotografico sulle Ama nelle isole di Hèkura e Mikurìa (Hegura e Mikuriya), al largo delle coste occidentali del Giappone. Questo eccezionale documento antropologico è stato in passato anche oggetto di un’importante mostra fotografica a Torino, organizzata dal MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone di Milano e della Japan Foundation, Istituto Giapponese di Cultura di Roma.

Le signore del mare, le Ama
Nei primi documentari, le pescatrici giapponesi sono mostrate sorridenti nella loro semplice ed essenziale tenuta, a seno nudo e con un equipaggiamento essenziale, composto da un perizoma (fundoshi), una sorta di coltello ricurvo impiegato per rimuovere le conchiglie dal fondo e da una bandana attorno alla testa (tenugui). La loro tradizione è molto antica ed immagini di queste formidabili pescatrici si ritrovano sulle stampe ukiyo-e di Utamaro ed Hokusai. Si narra che nel 1617 dei pescatori da Kanegasaki, nella oggi prefettura di Fukuoka, fondarono la città di Ama ed i loro abitanti incominciarono, nel periodo estivo, a recarsi  nell’isola di Hegura, cinquanta chilometri più a Nord, per immergersi. 

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Kunisada Utagawa 1786-1864 – pescatrici di conchglie

L’isola Hegura divenne quindi famosa grazie a queste sirene il cui nome, Ama vuol dire “donne del mare”. Sono anche note come uminchu nella lingua di Okinawa e come kaito sulla penisola di Izu.

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Kitagawa Utamaro, Abalone Divers, 1797–98 Color woodblock print (nishiki-e)

Tradizionalmente le Ama si immergono sia lungo la costa che in mare aperto, a volte sfidando con le loro piccole imbarcazioni condizioni marine molto difficili. La loro pesca è da sempre dedicata alla raccolta di crostacei e frutti di mare, soprattutto l’abalone, un mollusco monovalva di grosse dimensioni che viene molto richiesto nei ristoranti. L’abalone fa parte del genere Haliotis, lo stesso delle comuni orecchie di mare, ma ha dimensioni maggiori. Sebbene nelle stampe antiche sono raffigurati equipaggi esclusivamente femminili, molte di loro lavoravano in coppia con il marito che si preoccupava di remare e mantenere la cima di sicurezza a cui queste formidabili nuotatrici erano legate durante l’immersione. Si dice che in passato sia gli uomini che le donne si dedicassero alla pesca, ma nel tempo questa attività divenne appannaggio delle sole donne, perché considerate meglio protette dagli strati adiposi femminili contro il freddo dell’acqua. Il loro lavoro è veramente duro e le Ama sono addestrate in famiglia sin dalla più giovane età incominciando ad immergersi verso gli 11-12 anni. Sin da piccole fanno a gara per chi riesce a recuperare pietre in fondo al mare; poi, crescendo, imparano ad immergersi fino a venti metri senza utilizzare alcuna attrezzatura.

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Traditional Ama Diver in 1954 | © Fosco Maraini

Il loro addestramento inizia dai 16 ai 22 anni, periodo in cui imparano le tecniche di immersione che seguono ancora rituali antichi tramandati di generazione in generazione,  senza eccessiva rivalità nella loro comunità. Tra loro esiste infatti una specie di solidarietà femminile che le aiuta a condividere le esperienze ed i luoghi di immersione. Questa solidarietà è anche simbolo di una certa indipendenza sociale, fattore non trascurabile nella società nipponica. Sebbene la gravidanza e la cura dei figli non sembrano essere stati un ostacolo nella loro professione, molte donne preferivano il nubilato per mantenere una loro indipendenza. Quando incinte, tradizionalmente, praticavano le immersioni fino al giorno in cui partorivano, riprendendo il lavoro poco tempo dopo.

Nelle stampe antiche dell’epoca Edo (XVII secolo) si notano le Ama che allattano i bimbi nei brevi periodi di riposo tra un’immersione e l’altra. La loro vita fuori dall’acqua si concentrava attorno alle amagoya, baracche in cui si ritrovavano il mattino per preparare la giornata di lavoro, parlando tra loro, mangiando e controllando gli strumenti per la pesca.

Photographer Iwase Yoshiyuki’s Ama Divers ~ 1950’s –  Iwase Yoshiyuki è nato nel 1904 a Onjuku, un villaggio di pescatori sul lato pacifico della penisola di Chiba, che racchiude la baia di Tokyo a est. Dopo essersi laureato presso la facoltà di giurisprudenza della Meiji University nel 1924, iniziò a occuparsi della distilleria di famiglia e di documentare le tradizioni del Giappone costiero. Alla fine degli anni ’20, Yoshiyuki ricevette in dono una vecchia macchina fotografica Kodak. Iwase Yoshiyuki ebbe una passione per “la bellezza semplice, anche primitiva” delle ragazze ama che raccoglievano alghe, ostriche (che a volte avevano perle) e abalone nelle acque costiere. Le immagini di Yoshiyuki sono una straordinaria testimonianza visiva di queste affascinanti donne.

Vi ritornavano anche dopo il lavoro per lavarsi, scaldarsi, e rilassarsi con le amiche. Per sei mesi all’anno erano così libere dai doveri sociali e familiari, libere di condividere con altre donne la loro passione per il mare. Nonostante la difficoltà del loro lavoro, Le Ama moderne continuano a immergersi fino ad una età molto avanzata; un censimento effettuato nel 2003 ha rivelato che la loro età media era ancora di 67 anni (le più giovani intorno ai 50 anni e le più anziane sugli 87 anni). Con il tempo questo mestiere tende però a scomparire e molte meno giovani si avvicinano a questa dura professione.

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Nel luglio del 1954 il fotografo italiano Fosco Maraini viaggiò con una piccola troupe cinematografica nella piccola isola giapponese di Hekura Hegura-jima (舳 倉 島). L’isola è famosa per varie donne di perle (ama divers). Il diario illustrato di Maraini è incentrata sulla vita quotidiana dell’isola e sul  il lavoro delle Ama intorno e sotto l’acqua. Traditional Ama Diver in 1954 | © Fosco Maraini

La loro tecnica di immersione ha radici antiche
Una curiosità, le Ama prima di immergersi ossigenano i polmoni effettuando inspirazioni profonde e veloci per cinque o dieci secondi quindi fanno un’ultima inspirazione senza riempire completamente i polmoni. Caratteristico è il suono (isobue ovvero ‘fischio del mare’) che viene emesso quando risalgono in superficie a seguito della apnea. Per i giapponesi, questo fischio malinconico simboleggia il duro mestiere delle ama ed è stato incluso nei primi 100 suoni caratteristici del Giappone. Nelle immersioni poco profonde, dai 4 ai 6 metri, le Ama rimangono sott’acqua per circa 30 secondi, dei quali 15 sono occupati a raccogliere molluschi e alghe. Le loro immersioni possono raggiungere profondità anche maggiori fino ai 25 metri. In questo caso rimangono sul fondo quasi un minuto. Sembra che il ritmo di immersione tradizionale sia costante: 15 minuti sul fondo ogni ora, 15 minuti utilizzati per le discese e 30 minuti dedicati al riposo in superficie.

Il numero delle Ama, nel corso del tempo, è andato decrescendo un pò per le nuove regole burocratiche che limitano l’esercizio della professione (ad esempio in caso di matrimonio con un uomo che non sia in possesso di una licenza di pesca non possono più immergersi) un pò per la perdita di attrattiva nelle donne più giovani per questa antica ed impegnativa professione. Secondo un censimento del Asahi Shimbun, nel duemila erano rimaste solo 235 donne Ama rispetto alle 10000 esistenti negli anni ’40. Tra di esse 48 erano nella fascia dai trenta ai quaranta anni, 50 dai 41 ai 50, 31 donne con un’età compresa tra i 51 e i 60 anni, 48 dai 61 ai 70 e ben 25 oltre i 70 anni. Una statistica che fa comprendere il loro rapido degrado.

Recentemente, nell’isola di Hegura, si sono osservati numerosi casi (in circa il 25% delle Ama) di una patologia chiamata ‘Chiy Amai‘, assimilabile ad un attacco di panico e ritenuta conseguente all’intensa ed impegnativa attività subacquea.  L’età media di inizio della patologia risultava di 30 anni con una durata media del disturbo di circa 26 anni. Numerosi dei casi erano risultati tanto gravi che le pazienti avevano dovuto rinunciare per sempre l’attività di immersioni. Una ragione di più per abbandonare quest’antica tradizione che fu immortalata negli scatti di Maraini e di Yoshiyuki Iwase.

   

 

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2 commenti

  1. 18/02/2018    

    bell’articolo. la mostra sulle Ama al mao a quando si riferisce?
    mi daresti per favore una bibliografia?

    • 18/02/2018    

      Fu effettuata dal 20 giugno al 21 settembre 2014 presso il MAO Museo d’Arte Orientale, Via San Domenico 11 – Torino con una selezione di fotografie scattate in Giappone da Fosco Maraini (1912-2004) celebrando, a dieci anni dalla sua scomparsa, uno degli intellettuali italiani più appassionati del mondo orientale e in particolare delle tradizioni della cultura giapponese.
      L’esposizione fu il primo risultato della collaborazione avviata tra il MAO e il Museo delle Culture di Lugano, nell’ambito dell’accordo di programma siglato tra i due musei.
      Per maggiori informazioni richiedi tramite il sito del Mao di Torino

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