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Il corridoio indo-mediterraneo: perché non piace alla Turchia

tempo di lettura: 3 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: India, rotte commerciali, Turchia

Si parla molto oggi del corridoio che dovrebbe unire l’India all’Europa attraverso il Vicino Oriente che è stato annunciato al termine del G20. Questo nuovo scenario non è ben digerito da molti attori della politica internazionale a cominciare dalla Cina che vede il ruolo della BRI ridotto a scapito di un’iniziativa del suo avversario diretto in Asia. Il corridoio definito come India-Middle East Europe Economic Corridor (IMEC) rappresenta una via alternativa di collegamento tra il continente asiatico meridionale e l’Oceano Atlantico. Il ruolo di perno è proprio dell’India, un’occasione per emergere con idee nuove e accattivanti sull’onda del G20.

 

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Il Primo Ministro indiano Modi interviene all’evento del Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali e del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa durante il vertice del G20, a Nuova Delhi il 9 settembre 2023.

Non è solo l’India ad avere interessi a che il corridoio diventi un eccellente via di sviluppo economico tra regioni collegate tra loro dal fatto di essere parte del cosiddetto Mediterraneo allargato, ma è senz’altro presente un attento lavoro degli sherpa statunitensi in chiave anticinese, ma utile a riprendere un ruolo impor tante nel nostro Vicino Oriente, dove la politica USA aveva dimostrato qualche defiance, soprattutto nel Golfo Persico.

Ciò che è importante sottolineare è che la visione statunitense è quella di usare il Mediterraneo come via che unisca il teatro operativo dell’Indopacifico con quello dell’Atlantico. Il famoso medio-oceano di cui Limes ha spesso parlato.

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Questo non rappresenta una buona notizia per l’Italia, perché non potremmo godere di un ruolo chiave che rimarrebbe nelle mani degli stati del Nord Europa. L’Italia deve comprendere che la politica economica del Paese dipende in maniera determinante dai commerci con l ’Oriente. Ma questi devono potersi fermare da noi, non transitare verso altri lidi. Questa è la sfida che l’Italia dovrà affrontare per dimostrarsi credibile ed efficace sul mercato degli scambi commerciali. In questo si dovrebbero attuare politiche comuni con Grecia e Spagna al fine di dare origine a un pool di stati mediterranei in grado di compensare lo strapotere dei paesi del nord tra cui spicca l’Olanda. In più il vantaggio rappresentato dall’IMEC è legato al fatto che l’Italia oggi non ha alternative.

Chiusa ogni possibile azione con la Russia, bloccata nel Mediterraneo Orientale e nel Mar Nero dall’esuberante Turchia, non ci rimane altro che contare sul Mar Rosso e la storica amicizia con l’Egitto (peraltro spesso ostacolata). Non è quindi un caso che Erdogan abbia tuonato contro la creazione del l’IMEC che toglie alla Turchia il potere e le opportunità che aveva ricercato con determinazione e costanza negli ultimi anni. Subito Erdogan si è premunito di aprire la possibilità a una corridoio alternativo che passi per la Turchia; non poteva digerire il fatto che il suo paese fosse stato di fatto escluso dai giochi. La creazione di una via alternativa tra Ovest ed Est senza la Turchia sarebbe un gravissimo smacco per la leadership del paese della mezzaluna. Per la prima volta da molto tempo la Turchia ha pagato un pegno elevato alla sua amicizia con il Pakistan.

In conclusione, la nostra diplomazia ha operato molto bene nel sostenere gli interessi del nostro Paese. Creare un’alternativa ai traffici con l’Oriente che possa fare a meno della Turchia rende l’Italia più libera di muoversi nella sua casa naturale “il Mediterraneo”, dove nel tempo la Turchia aveva operato proprio escludendoci dai luoghi storicamente legati a noi.

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Da gestire con attenzione il ruolo del mare al fine di evitare che il Mediterraneo diventi solo luogo di transito e non una incredibile opportunità. Il progetto testimonia ancora una volta come lo scenario, ipotizzato da chi ha lanciato l’idea del Mediterraneo allargato, fosse non solo corretto strategicamente, ma assolutamente in anticipo sui tempi. Un grande merito che la Marina Militare ha condiviso con il Ministero degli Esteri.

Roberto Domini

 

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