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8 SETTEMBRE 1943 – 80 anni, come sopravvivere in un mondo allo sbando e non perdere la dignità – parte II – CESMAR

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ANALISI
parole chiave: Storia

 

Il 4 settembre de Courten incontra il Capo di Stato Maggiore, Generale Gen. Vittorio Ambrosio, ma non è avvisato delle trattative in corso. Il giorno 5 settembre è chiesta una motosilurante o torpediniera per la sera del giorno 6 settembre allo scopo di prelevare da Ustica due ufficiali statunitensi. Sempre il giorno 5 si comincia a parlare di un possibile armistizio per una data che veniva prevista a partire dal giorno 10 sino al 15 settembre. La Marina si organizzò e quindi cominciò a prevedere il trasferimento della flotta dalla Spezia alla Maddalena.

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Disegno della classe Gabbiano di cui l’Ibis faceva parte.

Il 6 settembre de Courten parla con Maugeri designato alla gestione del prelievo di due ufficiali americani, il generale M. Taylor e il colonnello W.T. Gardiner, da Ustica con la Torpediniera Ibis e il loro successivo trasporto nelle vicinanze di Roma. L’azione si svolge nella notte tra il 6 e 7 settembre e termina con un colloquio con Badoglio che li accoglie in camicia da notte (Era risaputo che dalle 22.00 in avanti nessuno poteva disturbarlo). Nessuna aspettativa riguardo l’invio di truppe aviotrasportate ha un seguito anche perché l’impressione maturata dai due ambasciatori è che gli italiani non evidenziano la prontezza ed efficacia operativa auspicata. Lo stesso 6 settembre De Courten discute, all’oscuro che l’armistizio corto sia stato firmato, anche con il Generale Ambrosio per pianificare un eventuale trasferimento del Re nella sede di Maddalena.

A tale proposito era stato organizzato un imbarco in tre diverse basi, Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: de Courten comunica ad Ambrosio le modalità su indicate. La sera del giorno 6 è ordinato a 22 sommergibili e alle flottiglie MAS di recarsi nelle zone del basso Tirreno dove si pensa che uno sbarco alleato sia imminente. Sempre del 6 settembre è la preparazione del promemoria, una serie di indicazioni su come la Regia Marina avrebbe dovuto comportarsi qualora l’armistizio fosse stato dichiarato.

Tra queste naturalmente la cattura o affondamento delle navi mercantili o militari tedesche, le azioni per impedire che le navi italiane siano in qualche modo catturate dai tedeschi, la cattura dei militari tedeschi dislocati nelle nostre basi, la partenza dalle basi delle navi italiane sia militari che mercantili, la distruzione degli impianti logistici, gli assetti di difesa delle basi marittime e un’integrazione della risposta da organizzare congiuntamente all’Esercito contro le forze tedesche.

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Ammiraglio Sir Andrew Cunningham (1883-1963), comandante della flotta del Mediterraneo dal giugno 1939 al marzo 1942. Per gentile concessione: Imperial War Museum, Londra
File:Andrew Cunningham 1947.jpg – Wikimedia Commons

Il promemoria “One” viene preparato non solo senza che si sappia nulla dell’armistizio corto, ma senza che si conoscano i termini del cosiddetto promemoria Roger Dick,4 così chiamato perché preparato dal Capo di Stato Maggiore della Mediterranean fleet. Questo promemoria è consegnato a Cassibile (e Ambrosio ne è a conoscenza) ma viene mostrato a de Courten solo il giorno 7 settembre, scatenando in lui vivaci lamentele. Nel promemoria Dick sono date indicazioni su come la Regia Marina avrebbe dovuto comportarsi: in particolare i porti di riunione e le rotte per giungere a quei porti e poi una serie di informazioni su come le navi avrebbero dovuto organizzarsi, in particolare ammainando la bandiera. Questi sono stati gli elementi che hanno fatto infuriare de Courten perché vedeva in questa azione una mancanza di dignità un qualcosa che non poteva essere accettato, visto che la Marina era pronta auto a fondarsi o a combattere fino all’ultimo uomo e all’ultima nave piuttosto che ad arrendersi senza combattere. Il giorno 7 settembre è estremamente complicato per de Courten. Cerca invano Ambrosio, che invece è a Torino in licenza, dialoga con Bergamini (con cui parlerà anche nel tardo pomeriggio e de Courten auspica massimo riserbo sull’armistizio breve) e Brivonesi (comandante della Maddalena nella mattinata e quindi riunisce tutti gli ammiragli con responsabilità di comando comunicando l’essenza del promemoria.

Non è ancora a conoscenza dell’armistizio di Cassibile, cosa che avverrà nella giornata. In quel momento vi sono 75.000 marinai imbarcati, 184.000 sono impegnati a terra e quelli dislocati all’estero sono circa 26.000. Le unità pronte a muovere sono 172, quelle ai lavori 114. Il giorno 8 settembre si viene a conoscenza del possibile sbarco in area campana, alle navi viene dato l’ordine di prontezza a muovere entro le 14.00. Ambrosio comunica a de Courten che il Re non si trasferirà alla Maddalena e ugualmente la riunione della flotta a Maddalena viene cancellata. Bergamini chiama prima a de Courten, indicando la sua volontà per l’autoaffondamento, poi ai suoi comandanti a bordo del Roma. Alle 17.30 de Courten è al Quirinale dove ufficialmente gli viene comunicato dell’avvenuto armistizio. Alle 18.15 il Re inizia la sua allocuzione dicendo: «Come lor signori sono informati.» a cui De Courten risponde: «Veramente io non so niente, né di una firma di armistizio, né di una data prevista di proclamazione». de Courten percepisce lo sconcerto di Badoglio e Ambrosio, la loro mancanza di idee precise sul da farsi.

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Il Re con il Principe Umberto. Collezione Bonaldi

L’armistizio viene ufficializzato via radio alle 19.42 con la frase “e la guerra continua”, dopo che Eisenhower poco prima lo ha comunicato su Radio Algeri. Alla successiva riunione dei Capi di S.M. alle 20.00 de Courten dice: «Avete fatto olocausto della flotta, che è l’unica forza rimasta salda nel Paese, ma non meritate che essa si sacrifichi: darò l’ordine che essa si autoaffondi questa sera stessa». Per Ambrosio ciò non è possibile perché. «La misura in cui le condizioni saranno modificate a favore dell’Italia dipende da quanto verrà effettivamente fatto dal Governo e dal popolo italiano … in ogni modo gli alleati hanno assicurato che rispetteranno l’onore della flotta».

Mentre è sull’auto che lo riporta a SUPERMARINA, de Courten deve decidere se far autoaffondare la flotta, consegnarla nel rispetto delle clausole armistiziali o ordinarle di scontrarsi contro gli alleati.5

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L’armistizio
Al suo arrivo decide per il secondo punto anche sulla base di un veloce incontro con Thaon di Revel che lo spinge a eseguire gli ordini del Re. Alle 21.00 dialoga con un Bergamini che nel frattempo è molto arrabbiato, ma successivamente alle ore 23.00 i toni si placano. de Courten assicura Bergamini che «…nessuna clausola dell’armistizio prevede che le nostre navi debbano ammainare la bandiera ed essere cedute; gli comunica inoltre che la decisione di accettare l’armistizio è stata presa per ordine di S.M. il Re e che il Grande Ammiraglio Thaon de Revel, esempio di dirittura di carattere e di sentimento dell’onore militare, lo ha confortato poco prima col suo prezioso parere».

Bergamini risponde che può stare tranquillo «… fra poche ore tutta la squadra partirà per compiere interamente il proprio dovere, tutte le navi che sono in grado di muovere, anche con una sola elica, partiranno con me». «…Alle 3 della notte la forza navale era tutta in movimento per la Maddalena compresi i reparti dislocati a Genova».

Qui ho deciso di fermarmi. L’affondamento del Roma che avviene il giorno9 al largo della Sardegna, e la fuga del Monarca fino ad Ortona e il suo trasferimento a Brindisi rappresentano le tragiche conclusioni di questo dramma nazionale che ho cercato di sintetizzare. All’amico Massimo Alfano la possibilità di raccontarlo in maniera originale.

Nel concludere vorrei sottolineare alcuni punti di interesse:

– la superficialità e disorganizzazione con cui si è giunti all’armistizio;

– il mancato sfruttamento dell’unico fattore di potenza che l’Italia aveva: la sua flotta da battaglia; – la forza dell’istituzione che ha continuato a dare ordine e a funzionare perfettamente senza soluzione di continuità;

 – la realtà che ha visto i marinai rientrare a bordo piuttosto che tornare a casa;

– aver reagito prontamente contro i tedeschi. In tutto ciò la figura splendida di Bergamini emerge per spirito di abnegazione e dirittura morale. Per de Courten, Carlo Bergamini rappresenta « … un’impronta incancellabile della sua personalità, del suo cuore buono e generoso, della sua semplice dedizione al bene comune … immolandosi con fedele devozione a quegli ideali d’italianità e di senso del dovere e del sacrificio, che avevano ispirato la sua vita.» 

Roberto Domini

 

in anteprima la nave da battaglia Roma, il suo tragico destino seguì l’8 settembre File:Italian battleship ‘Roma’.jpg – Wikimedia Commons

 

CENTRO STUDI DI GEOPOLITICA E STRATEGIA MARITTIMA «Geopolitica-mente» A cura di: Roberto DOMINI. I contributi sono diretta responsabilità degli autori e ne rispecchiano le idee personali. La riproduzione, totale o parziale, è autorizzata a condizione di citare la fonte. Pubblicato originariamente su www.cesmar.it

 

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