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Lo scontro navale di Pantelleria, anche detto la battaglia di Mezzo Giugno: Premesse

tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: SECONDA GUERRA MONDIALE
parole chiave: Mezzo giugno

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Un argomento quello dalla battaglia di Mezzo Giugno che meriterebbe molte pagine ma che Virginio Trucco ci riassumerà questa settimana in tre articoli. Buona lettura

Con la battaglia di mezzo giugno (o battaglia di Pantelleria) si indica una serie di scontri aeronavali avvenuti fra il 12 e il 16 giugno 1942 nel Mediterraneo centrale e orientale. I combattimenti, che si inquadrano nella più ampia battaglia del Mediterraneo, videro le forze aeree e navali italiane e tedesche Italia contrastare due operazioni di rifornimento dell’isola di Malta, condotte dalla Royal Navy britannica con unità inglesi, australiane e polacche). Queste operazioni, svolgendosi in una zona del Mediterraneo molto ampia, furono distinte in base alle rotte; l’operazione di scorta del convoglio da Alessandria d’Egitto fu chiamata Vigorous mentre quella con partenza da Gibilterra Harpoon, entrambe convergenti su Malta. 

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il teatro di operazioni del convoglio proveniente da Gibilterra: lo Stretto di Sicilia sulla via di Malta – mappa disegnata da Norman Einstein Strait of Sicily map.png – Wikimedia Commons

Malta
Fin dall’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno del 1940, Malta aveva acquisito un importante ruolo strategico; l’isola, posta quasi al centro del Mediterraneo, durante il conflitto rivestiva una notevole importanza nell’ambito della campagna del Nordafrica, trovandosi sia sulla rotta usata dagli italiani per approvvigionare le truppe dislocate in Libia sia su quella  più breve tra il Regno Unito e le forze in Egitto. Di fatto allo scoppio della guerra l’isola risultava in gran parte indifesa: la sua posizione la rendeva talmente vulnerabile ad attacchi italiani che i britannici avevano dato per certa una sua imminente invasione, provvedendo di conseguenza ad allontanare dall’isola le loro forze aeree e navali e ad evacuare il personale più importante. Tuttavia, nei giorni e nei mesi seguenti, divenne sempre più palese che non esisteva nessun tentativo reale d’invasione, anche perché l’Alto Comando delle Forze italiane non aveva approntato nessun piano per questa evenienza (lo farà solo nell’ottobre 1941 con la cosiddetta operazione C3).

I britannici quindi provvidero a rinforzare le difese dell’isola e trasformarla in una base per le loro unità aeree, navali e subacquee da impegnare negli attacchi contro il traffico italiano diretto in Libia.Per i successivi due anni diversi scontri ebbero luogo nelle acque antistanti Malta: se i mezzi britannici di base nell’isola riuscivano ad ostacolare le rotte di rifornimento del nemico, quelli italiani di converso si dedicavano ad attaccare i cargo che portavano tutto il necessario per sostenere la difesa dell’arcipelago maltese. Il problema del rifornimento di Malta divenne via via sempre più gravoso per la Royal Navy in quanto, oltre all’approvvigionamento di tutto quello che serviva per fare dell’isola una base militare (velivoli, munizioni, pezzi di ricambio e rifornimenti militari), era necessario mantenere un flusso il più possibile costante di beni di prima necessità come viveri e combustibili, necessari non solo al personale militare ma anche alla numerosa popolazione civile.

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Il “Grand Harbour” di La Valletta sotto i bombardamenti degli aerei dell’Asse. Sullo sfondo un Savoia Marchetti
Italian bombing of the Grand Harbor, Malta.jpg – Wikimedia Commons

La marina britannica faceva pervenire risorse e rifornimenti sull’isola tramite i velivoli, trasportati dalle portaerei, lanciati verso gli aeroporti dell’isola una volta arrivati alla massima distanza possibile, mentre piccole quantità di materiali vitali come munizioni, medicinali e viveri erano recapitati da mercantili veloci oppure da unità militari o sommergibili impiegati come mezzi da trasporto; tra di essi va ricordato il posamine HMS Welshman, una veloce unità della classe Abdiel da 40 nodi, che si distinse in questo genere di attività, compiendo numerosi viaggi di rifornimento da e per Malta e ottenendo per questo anche un encomio dal primo ministro britannico Winston Churchill.

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il posamine HMS Welshman, tra le tante unità coinvolte, fu un protagonista importante di quei giorni
HMS Welshman.jpg – Wikimedia Commons

Il metodo che garantiva però un maggior flusso di risorse rimaneva quello di organizzare un vasto convoglio navale, composto dal maggior numero possibile di mercantili; poiché per le loro dimensioni i convogli non potevano non attirare l’attenzione del nemico, era però necessario garantire loro una massiccia scorta militare, impiegando le risorse delle due formazioni navali britanniche impiegate nelle acque del Mediterraneo: la Mediterranean Fleet (Flotta del Mediterraneo) di base ad Alessandria d’Egitto e la Force H (Forza H) di base a Gibilterra.

Per volere dello stesso Adolf Hitler, la Kriegsmarine dislocò a partire dal settembre del 1941 un contingente di U-Boot nel Mediterraneo, ottenendo subito diversi successi: il 14 novembre 1941 il sommergibile U-81 silurò e affondò la portaerei HMS Ark Royal mentre rientrava da una missione di trasporto di aerei a Malta, mentre il 25 novembre seguente l’U-331 colò a picco la corazzata HMS Barham mentre partecipava con il resto della flotta alla ricerca di convogli nemici nel Mediterraneo orientale. Le capacità belliche della Mediterranean Fleet subirono un duro colpo il 19 dicembre 1941, quando incursori della Xª Flottiglia MAS italiana penetrarono nel porto di Alessandria e attaccarono le due navi da battaglia HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant: le due unità furono affondate anche se si posarono sul basso fondale del porto, consentendone successivamente il recupero; di fatto, un periodo horribilis per la flotta britannica che si ritrovò priva di corazzate operative nel settore del Mediterraneo.

Il 16 gennaio 1942 decine tra generali e ammiragli italiani e tedeschi si riunirono a Garmisch-Partenkirchen per riprendere il piano italiano di invasione dell’isola, consigliati anche da consulenti giapponesi: fu deciso di far sbarcare le truppe solamente dopo un bombardamento di intensità crescente, che avrebbe dovuto minare fino in fondo la resistenza della guarnigione britannica. Sembrava che l’ago della bilancia del confronto navale nel Mediterraneo si stesse spostando in favore delle forze dell’Asse; rinforzate dai velivoli del X Fliegerkorps della Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, giunti negli aeroporti della Sicilia all’inizio del 1941, la Regia Aeronautica aveva iniziato a sottoporre Malta ad una serie di estesi bombardamenti aerei, infliggendo danni enormi e compromettendo la tenuta della guarnigione. Nel frattempo venivano preparati i mezzi da sbarco e si addestravano i paracadutisti; i continui raid aerei, che nel solo mese di marzo 1942 scaricarono dieci volte la quantità di bombe sganciate dai tedeschi durante il bombardamento di Coventry, obbligarono i britannici a ritirare le loro forze navali dislocate nell’isola.

Le rinnovate offensive aeronavali delle forze dell’Asse rendevano quindi complicate le operazioni di rifornimento dell’isola: tra il 22 e il 26 marzo 1942, durante gli eventi della cosiddetta seconda battaglia della Sirte, un convoglio britannico, sebbene abbondantemente scortato, aveva visto affondare dagli attacchi aerei dell’Asse tutti e quattro i mercantili che lo componevano, due dei quali all’interno del porto stesso di La Valletta poco dopo esservi approdati, per cui solo 5.000 delle 26.000 tonnellate di rifornimenti trasportati avevano potuto essere recapitate. Sull’isola continuava ad arrivare circa il 10% di quanto veniva inviato, e ciò aveva ripercussioni sulla resistenza della guarnigione: viveri e munizioni scarseggiavano, e il morale era molto basso. A metà del maggio del 1942, dopo che un preoccupante rapporto del nuovo governatore di Malta, Lord Gort, comunicava che l’isola disponeva di viveri per soli tre mesi, il comandante della Mediterranean Fleet, il viceammiraglio Henry Harwood, decise di organizzare una nuova massiccia missione di rifornimento.

Per fare in modo che almeno una parte del carico potesse giungere a destinazione, questa volta i convogli sarebbero stati due: il primo (“Harpoon“) sarebbe partito da Gibilterra mentre l’altro (“Vigorous“), da Alessandria. Secondo l’Ammiragliato, trovandosi di fronte a due convogli contemporaneamente, le forze dell’Asse si sarebbero divise, consentendo quindi ad ogni convoglio di affrontare una opposizione accettabile e di contenere le perdite, oppure si sarebbero concentrate solo su uno di essi, consentendo all’altro di arrivare alla meta indisturbato.   

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La vecchia corazzata HMS Centurion, qui ritratta nel 1918, fu aggregata all’operazione Vigorous mascherata con false sovrastrutture in legno. Il fumaiolo di poppa e le torrette dei cannoni sono finte – Fotografo ufficiale della Royal Navy, Tomlin, HW (Lt)
The Royal Navy during the Second World War A9982.jpg – Wikimedia Commons

Il convoglio Harpoon sarebbe stato assemblato a Gibilterra con mercantili provenienti dal Regno Unito: i rifornimenti sarebbero stati trasportati da tre cargo britannici (TroilusOrari e Burdwan), uno olandese (Tanimbar) e uno statunitense (Chant), mentre un vitale carico di carburante sarebbe stato portato dalla petroliera statunitense Kentucky; rifornimenti sarebbero stati caricati anche sul posamine HMS Welshman, che si sarebbe aggiunto al convoglio a Gibilterra per accompagnarlo durante parte del percorso fino a Malta, staccandosi poi per sfruttare la sua superiore velocità per poi  ricongiungersi al convoglio il giorno 15 giugno dopo aver scaricato il suo materiale. La scorta del convoglio, guidata dal capitano di vascello Cecil Campbell Hardy, sarebbe stata costituita dall’incrociatore leggero HMS Cairo, da nove cacciatorpediniere (di cui uno, lo ORP Kujawiak, di costruzione britannica ma ceduto alla Marina polacca), da quattro dragamine e da sei motocannoniere del tipo Fairmile B (attrezzate anch’esse come dragamine); passata Gibilterra, il convoglio sarebbe stato scortato a distanza fino all’imboccatura del canale di Sicilia dalla “Force W” del viceammiraglio Alban Curteis, con le portaerei HMS Argus ed HMS Eagle (che imbarcavano Fulmar, Swordfish e Sea Hurricane dei Naval Air Squadron 801, 807, 813, 824), la nave da battaglia HMS Malaya, gli incrociatori leggeri HMS Kenya (nave ammiraglia), HMS Charybdis e HMS Liverpool e otto cacciatorpediniere. La petroliera Brown Ranger, scortata da due corvette (Force Y), avrebbe provveduto al rifornimento in mare dei cacciatorpediniere di scorta al convoglio.

Gli undici mercantili, tra cargo e petroliere, assegnati invece all’operazione Vigorous sarebbero salpati da diversi porti, divisi in più sezioni, per poi riunirsi in mare in un unico convoglio (identificato come MW.11): la sezione 11A, con i piroscafi AjaxCity of EdinburghCity of LincolnCity of Pretoria ed Elizabeth Bakke sarebbe partita dal porto di Haifa, la sezione 11B con la petroliera Bulkoil e il cargo Potaro si sarebbe mossa da Alessandria mentre la 11C avrebbe preso il mare da Porto Said con i piroscafi AagtekerkBhutanCity of Calcutta e Rembrandt. La scorta, sotto il comando del contrammiraglio Philip Vian, imbarcato sull’incrociatore HMS Cleopatra, comprendeva un considerevole quantitativo delle superstiti unità della Mediterranean Fleet, annoverando otto incrociatori leggeri, 26 cacciatorpediniere (di cui quattro australiani), due dragamine e quattro corvette; al convoglio fu aggregata anche la HMS Centurion, una vecchia corazzata della classe King George V varata nel 1911 che era stata trasformata in nave bersaglio per le esercitazioni d’artiglieria a causa della sua obsolescenza, per farla assomigliare alla nave da battaglia HMS Anson e ingannare così la ricognizione nemica fu camuffata con false sovrastrutture in legno e venne caricata con ulteriori 2.000 t di rifornimenti; di fatto la nave aveva per la sua difesa soltanto tredici mitragliere da 20 mm. Come ulteriore appoggio ai due convogli, una dozzina di sommergibili britannici furono dislocati nel mar Ionio e nel Mediterraneo centrale con il compito di intercettare eventuali formazioni navali dell’Asse dirette verso di loro; alla protezione dei cargo e all’attacco delle unità nemiche furono destinate anche ampie formazioni di aerei da combattimento dislocate a Malta, in Egitto e in Palestina, tra cui un contingente di bombardieri statunitensi Consolidated B-24 Liberator al loro primo impiego nel teatro del Mediterraneo.

Furono tentate anche diverse azioni preventive per ostacolare eventuali interventi delle forze dell’Asse: il porto di Taranto, base principale della Regia Marina, fu attaccato da bombardieri britannici nelle notti del 9, 10 e 11 giugno, anche se con scarsi effetti, mentre i due sommergibili greci Triton e Papanikolis sbarcarono sabotatori del SOE (precisamente tre gruppi dello Special Boat Service, allora “Special Boat Section“, e uno dello Special Air Service) a Creta nella notte tra il 13 e il 14 giugno con il compito di attaccare gli aeroporti di Candia, Kastelli Pediados, Timbaki e Maléme, riuscendo a distruggere alcuni velivoli a Candia e 5 aerei distrutti, 29 danneggiati con 200 tonnellate di benzina avio a Kastelli nel corso dell’operazione Albumen.

Le forze italiane

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L’incrociatore leggero Eugenio di Savoia, nave ammiraglia dell’ammiraglio Da Zara
Eugenio di Savoia.jpg – Wikimedia Commons

Nel giugno del 1942, la squadra italiana era in difficoltà per l’indisponibilità di molte delle sue unità maggiori, alcune ancora fuori combattimento dopo la notte di Taranto: delle sette navi da battaglia disponibili, il Conte di Cavour era a Trieste per lavori di riparazione, il Duilio era a Messina in addestramento, il Giulio Cesare aveva effettuato la sua ultima missione operativa con la scorta al convoglio M43 durante il gennaio 1942, l’Andrea Doria dal marzo 1942 era fermo a Taranto per contribuire alla difesa antiaerea della base, mentre la nuovissima corazzata Roma era ancora in approntamento; degli incrociatori pesanti, tutta la classe Zara, ad eccezione del Gorizia, era andata perduta durante la battaglia di Capo Matapan, mentre il Bolzano era rimasto a Palermo nel disappunto dell’ammiraglio di divisione Alberto Da Zara e il Trieste era ancora in riparazione per i danni provocati da un siluro ricevuto il 21 novembre 1941 dal sommergibile HMS Utmost.

Dei dodici incrociatori leggeri della classe Condottieri con la quale la Regia Marina aveva iniziato il conflitto, cinque erano stati affondati, uno, il Luigi Cadorna, era stato dichiarato inadatto ai compiti di squadra per la scarsa protezione, il Duca degli Abruzzi era a Navarino per la protezione ai convogli come il Muzio Attendolo tra Napoli e Bengasi o verso l’Albania; inoltre i nuovi incrociatori leggeri della classe Capitani Romani erano ancora in allestimento, con solo l’Attilio Regolo da poco entrato in servizio era ancora impegnato in esercitazioni. 

La principale forza da battaglia, al comando dell’ammiraglio di squadra Angelo Iachino, era dislocata a Taranto potendo contare su due navi da battaglia, due incrociatori pesanti, due incrociatori leggeri e dodici cacciatorpediniere; a Cagliari era invece dislocata la VII Divisione incrociatori di Alberto Da Zara, con due incrociatori leggeri e sette cacciatorpediniere, a disposizione per operazioni nel Mediterraneo occidentale. Unità leggere come MAS e motosiluranti e i sommergibili potevano essere disposti come sbarramenti mobili lungo il Canale di Sicilia, mentre supporto aereo poteva essere fornito dalle formazioni della Regia Aeronautica e del X Fliegerkorps dislocate in Sicilia, in Sardegna e a Creta, in un’operazione che si sarebbe rivelata molto coordinata a differenza di analoghe esperienze di mancata cooperazione tra marina e aeronautica come durante la battaglia di Punta Stilo. Nei prossimi due articoli affronteremo le due operazioni, Harpoon e Vigorous e le conseguenze dello scontro contro le forze italo germaniche.

Virginio Trucco 

 

in anteprima bombardamento aereo italiano da parte di velivoli Savoia Marchetti sul Grand Harbor, Malta – Archivio Centrale dello Stato Italiano presso i Beni culturali    http://dati.acs.beniculturali.it/…/SecondaGuerraMondiale
Italian bombing of the Grand Harbor, Malta.jpg – Wikimedia Commons

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