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Storia della marina colombiana – parte I

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XXI SECOLO
AREA:DIDATTICA
parole chiave: Colombia

 

Nel nostro viaggio nella storia delle marine del sudamerica Guglielmo Evangelisti tratta oggi la storia della marina colombiana. Il suo nome richiama Cristoforo Colombo ma il grande territorio fu raggiunto per la prima volta da Alonso de Ojeda (che aveva navigato con Colombo) che raggiunse la penisola di Guajira nel 1499.

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Alonso de Ojeda

Gli esploratori spagnoli, guidati da Rodrigo de Bastidas, fecero la prima esplorazione della costa caraibica nel 1500 ma solo nel 1508 Vasco Núñez de Balboa esplorò il territorio attraverso la regione del Golfo di Urabá,  fondando la città di Santa María la Antigua del Darién nel 1510, il primo insediamento stabile del continente. In seguito fu fondata Santa Marta (1525) e Cartagena (1533). Fu il conquistatore spagnolo Gonzalo Jiménez de Quesada a penetrare nell’interno battezzando il territorio “Nuovo Regno di Granada” e a fondare, nel 1538, la capitale “Santa Fe”, in seguito chiamata Santa Fe de Bogotá. La ricerca di El Dorado, la “città dell’oro”, attirò spagnoli e altri europei nella Nuova Granada durante il XVI e il XVII secolo. Nel 1542 la regione della Nuova Granada, insieme a tutti gli altri possedimenti spagnoli in Sud America, entrò a far parte del Vicereame del Perù, con capitale Lima.

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l’oro dei convogli

Nel XVIII secolo la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Spagna e la città di Cartagena divenne rapidamente un obiettivo principale per gli inglesi ma dopo le prime incursioni devastanti epidemie costrinsero gli inglesi a ritirarsi. Questa vittoria assicurò il dominio spagnolo nei Caraibi fino alla Guerra dei Sette Anni. Dall’inizio dei periodi di conquista e colonizzazione, gli spagnoli dovettero confrontarsi con molte ribellioni.  L’ultima, che portò all’indipendenza assoluta dalla Spagna, scoppiò intorno al 1810 e culminò nella Dichiarazione d’Indipendenza colombiana, emessa il 20 luglio 1810, che è ora il giorno dell’indipendenza nazionale. Lasciamo ora il racconto sulla genesi della sua marina a Guglielmo Evangelista … come sempre, buona e attenta lettura.

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Un territorio enorme sui Caraibi
La Colombia era in origine un’enorme federazione che comprendeva sotto il nome di Gran Colombia anche gli attuali Venezuela, Ecuador, Panama e vari altri territori che poi passarono alla Costa Rica, al Brasile e alla Guyana, ma si dissolse in pochi anni riducendosi all’estensione attuale che peraltro, con i suoi 1.141.000 chilometri quadrati, non è poi tanto disprezzabile. La Colombia è forse il paese sudamericano che è stato travagliato dalle più lunghe e feroci guerre civili cui si aggiunse un certo numero di guerre esterne.

Con l’organizzazione delle prime forze armate indipendentiste nel 1810 nacque anche a Cartagena, sull’Atlantico, un embrione di forze navali poste al comando di Juan Nepomuceno Eslava e il 28 giugno 1822 il generale Santander, un altro dei grandi personaggi delle guerre di indipendenza americane, creò una Scuola Nautica.

Con poche unità leggere, in genere i mercantili armati i cui comandanti fiancheggiavano gli indipendentisti, la marina della Gran Colombia si limitò per anni ad azioni di disturbo e, quando tentò operazioni di qualche importanza come gli attacchi a Santa Marta e Portobello, venne regolarmente sconfitta. 

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la battaglia di Maracaibo, sullo sfondo il castello di San Carlos de la Barra – opera del pittore José María Espinosa Prieto

Il 24 luglio 1823 fu combattuta la battaglia navale di Maracaibo che fu vinta dalle forze della Gran Colombia grazie all’aggressività del loro comandante Josè Pudencio Padilla, che aveva combattuto contro gli inglesi a Trafalgar come semplice marinaio e che poi fece una brillante carriera fino ad ottenere la nomina a “Generale di brigata” della Marina colombiana. A bordo del brigantino Indipendente attaccò per primo e risolutamente gli spagnoli prevenendone manovre e azioni.

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Josè Pudencio Padilla, comandante del Indipendente

Le perdite non furono elevate e gli Spagnoli persero solo una nave, ma molte altre furono catturate; questo scontro è considerato l’ultimo delle guerre di indipendenza sudamericane e permise la liberazione dell’intero territorio del Venezuela. La marina fu poi riorganizzata dall’ammiraglio Padilla, valendosi soprattutto delle unità catturate a Maracaibo.  In qualche altra occasione e negli anni ‘20 raggiunse una notevole consistenza con una fregata, sei corvette, dieci brigantini e varie unità minori. Ma Padilla cadde in disgrazia e fu accusato in circostanze poco chiare di una cospirazione, venendo fucilato nel 1828.

Privata del suo capo carismatico, con il paese travagliato da problemi finanziari, con la stessa rapidità con la quale si era sviluppata la marina si contrasse e si presentò impreparata agli appuntamenti degli anni 1828-1929 durante la guerra con il Perù che  invece poteva contare su una flotta di una certa imponenza composta da due fregate, una corvetta, un brigantino, due golette e otto barche cannoniere al comando dell’esperto ammiraglio Martin George Guisse: a queste la morente federazione della Gran Colombia poteva opporre solo poche unità leggere.

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ammiraglio Martin George Guisse

Il 28 luglio 1828, in prossimità di capo Malpelo, la corvetta peruviana Libertad da 22 cannoni si scontrò con la goletta colombiana Guayaquilena da 12. La differenza del numero delle bocche da fuoco si fece sentire: dopo aver subito numerose perdite ed essere stata abbordata, la Guayaquilena si arrese. Nelle stesse acque si trovava anche la cannoniera Pichincha che non solo non intervenne nel combattimento ma, forse per tradimento, per vigliaccheria o in base a qualche accordo, si consegnò poco dopo ai peruviani.

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Senza più un significativo contrasto il Perù poté porre il blocco navale sulle coste Colombiane del Pacifico. 

Il 22 novembre di quello stesso anno si svolse il combattimento di Cruces presso la città di Guayaquil in Ecuador, le cui batterie furono ridotte al silenzio e le cannoniere colombiane affondate, ma i Peruviani non poterono sfruttare il successo per la morte dell’ammiraglio Guisse (ucciso da un cecchino) e l’incaglio della fregata Presidente; ad ogni modo Guayaquil fu occupata due mesi dopo. I Peruviani si spinsero nel 1829 fino a Panama dove catturarono la goletta Jhon Cato.

In definitiva, la guerra navale si concluse in modo disastroso per la marina Colombiana di cui si salvò solo la goletta Tipuani mentre il Perù non perse in combattimento nessuna unità.

Da allora, per molte decine d’anni, la Colombia non ebbe più una marina militare vera e propria: nel 1866 si sperò in una rinascita con l’acquisto di quattro navi a vapore, il Rayo, armato con 11 cannoni e due tubi lanciasiluri che affondò per un incidente l’anno dopo seguito a pochi giorni di distanza dal Cuaspad. Le due unità superstiti Colombia e Bolivar furono vendute nel 1868 e nel 1872.

Le acque del Pacifico, dell’Atlantico e quelle dei grandi corsi d’acqua interni continuarono ad essere solcate da cannoniere e navi trasporto governative, ma erano equipaggiate dall’esercito, del Ministero del Tesoro, dell’Interno o da quello dei Lavori Pubblici. Molte altre unità raccogliticce e sommariamente armate fecero brevi comparse durante le guerre civili, ma come istituzione la Marina non esisteva. Vedremo nella seconda parte la sua evoluzione.

Fine I parte – continua

Guglielmo Evangelista

 

 

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