La Marina sul lago di Garda – parte I

Guglielmo Evangelista

26 Settembre 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Lago di Garda, marine lacustri, acque interne
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Se si dovesse scrivere una “controstoria” del Risorgimento, evidenziando nella loro crudezza tutte le imprevidenze e gli errori commessi dagli italiani che in quegli anni hanno ricoperto un qualsiasi ruolo in qualunque schieramento, in divisa o meno, un posto di rilievo spetterebbe certamente alla condotta della guerra navale nelle acque interne.
Nel 1848, nel 1859 e nel 1866, di fronte alle squadriglie di moderne cannoniere che gli austriaci tenevano sui laghi Maggiore e di Garda e nonostante ogni volta fosse palese da tempo che con il degenerare della situazione politica quei due specchi d’acqua sarebbero diventai un teatro di guerra, pur secondario, il Regno di Sardegna e poi quello d’Italia non presero mai alcun provvedimento incisivo. Fu un grosso errore di valutazione e infatti, in tutte le tre guerre di indipendenza, furono gli austriaci a prendere l’iniziativa bloccando il traffico italiano e bombardando tranquillamente le località costiere. Per vedere una qualsiasi iniziativa bisognò attendere fino al 1859 quando allo scoppio delle ostilità il Sottotenente di vascello Carlo Alberto Racchia fu incaricato di portare sul lago Maggiore tre barche cannoniere, ma il progetto abortì a causa dello sfondamento del fronte da parte degli austriaci che in un primo tempo penetrarono profondamente in territorio piemontese, rendendo impercorribile la ferrovia con la quale doveva avvenire il trasporto.
Poi arrivò in Italia il corpo di spedizione francese e si scoprì che, con lungimiranza, a far qualcosa per le nostre acque interne ci avevano già pensato loro facendo costruire a Tolone dieci piccole cannoniere a vapore. Le prime cinque ad essere pronte arrivarono a Genova via mare e, smontate in sezioni, scortate da marinai e operai francesi, furono avviate per ferrovia verso il lago di Garda dove ormai si stava spostando il fronte. Questo trasporto fu un impegno lungo e faticoso perché gli austriaci, ritirandosi, avevano distrutto quasi tutti i ponti rendendo necessario il trasbordo del materiale su carri che sfruttavano i guadi in corrispondenza di ogni interruzione. Sommando il tempo richiesto per il montaggio a Desenzano finì che la flottiglia era operativa quando era già stato stipulato l’armistizio di Villafranca.

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Varo delle cannoniere a Desenzano (Stampa dell’epoca)

Essendo impossibile smontarle e riportarle in Francia (1), il 16 agosto 1859 vennero cedute al Regno di Sardegna: con l’Austria padrona di tutta la sponda veneta del Garda queste navi avrebbero avuto una loro ragion d’essere anche se erano molto inferiori dal punto di vista bellico alla flottiglia avversaria. Nonostante si trattasse di un evento secondario la cerimonia non mancò di una certa solennità vista la presenza dell’ammiraglio Filippo Augusto Corporandi D’Auvare, all’epoca Comandante in Capo della Marina. Il 2 febbraio 1860 per ordine del generale Fanti, Ministro della guerra, le unità che fino ad allora erano solo contrassegnate da un numero furono battezzate Frassineto, Sesia, Torrione, Castenedolo e Pozzolengo, nomi di località connesse ad episodi minori del conflitto appena terminato. Già poche settimane dopo la cessione era stata costituita la “Regia flottiglia interna del lago di Garda” la cui sede fu posta a Sirmione, il porto più vicino al nuovo confine restituendogli l’antica funzione di porto militare che rivestiva un tempo prima che la Repubblica di Venezia trasferisse a Lazise la sua flotta di galere.
Nel 1859 era previsto un organico di 103 persone fra ufficiali, marinai, personale civile e amministrativo al comando del Capitano di fregata Ernesto Cordero di Montezemolo. Queste cannoniere erano piccole e semplicissime unità da 90 tonnellate che a malapena superavano i sette nodi di velocità, armate di un solo cannone prodiero da 24 libbre.

Cavour, a cui nulla sfuggiva, si rese subito conto della debolezza della flottiglia e della necessità di rafforzarla e in quello stesso anno fece approntare dall’Ansaldo di Genova due unità identiche alle precedenti: l’Adda e il Mincio, poi ridenominate Solferino e San Martino (2), ma altre impellenti necessità fecero tramontare ogni ulteriore progetto. Rimase così solo questo misero presidio navale, così misero che si era deciso che in caso di emergenza sarebbe stato meglio autoaffondare le unità piuttosto che impegnarle in un combattimento in così evidenti condizioni di inferiorità considerato che nel frattempo l’Austria era arrivata a schierare ben 22 unità fra grandi e piccole (2 piroscafi, 6 cannoniere a elica, 3 cannoniere a vela e 11 barche armate). Perciò le cannoniere furono impiegate solo per un generico pattugliamento, per il trasporto di materiali e per un paio d’anni anche per il servizio passeggeri sulla sponda occidentale fino a Limone perché il piroscafo Benaco, che in precedenza svolgeva il servizio di linea, era stato affondato nel 1859.

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Cannoniere del Garda (Foto dell’epoca)

Durante lo svolgimento di questa attività andò perduta la cannoniera Sesia – probabilmente per lo scoppio della caldaia – lamentando 42 vittime fra passeggeri e membri dell’equipaggio. Le cause del sinistro non furono mai chiarite, ma la stampa e i politici parlarono con insistenza di un attentato austriaco ventilando svariate ipotesi. Fu il primo “mistero italiano” anche se era l’8 ottobre 1860 e l’Italia e gli italiani erano ancora da farsi.

Fine I parte – continua
Guglielmo Evangelista
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Note

1) Le altre cinque unità non raggiunsero mai l’Italia ed entrarono in servizio nella Marina francese.

2) È abbastanza singolare che il nome San Martino sia appartenuto a due unità in servizio contemporaneamente: una corazzata classe Regina Maria Pia e la cannoniera del Garda. Anzi, per quest’ultima fu il secondo nome che sostituì quello precedente e più “compatibile” di Adda.
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