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La storia avventurosa di due sommergibili, entrambi chiamati Balilla – parte II

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: REGIA MARINA ITALIANA

parole chiave: Sommergibili, Balilla

 

Il secondo sommergibile Balilla fu un sommergibile di grande crociera,  impostato il 12 gennaio 1925 nei cantieri navali Odero Terni di La Spezia dove fu varato il 20 febbraio 1927 (vedi foto in anteprima).

Il battello entrò in servizio il 21 luglio 1928. Con un dislocamento di 1464 tonnellate, era lungo 87 metri e largo 8 metri con una immersione di 4,11 metri. Era armato con sei tubi lanciasiluri da 533 mm, quattro a prua e due a poppa, ed aveva un tubo lanciamine, un cannone da 120/20 (poi modificato nel 1934 con un 120/27 mm) e due mitragliere singole da 13,2 mm.

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Il suo apparato motore di superficie era costituito da due motori Diesel Fiat, che azionando due eliche sviluppavano una potenza di 4000 cv permettendo una velocità massima in emersione di 17 nodi, con una autonomia di 3000 miglia a 17 nodi e di 12000 miglia a 7 nodi. In immersione, con un gruppo elettrogeno Fiat di 368 Kw di potenza, l’apparato motore era costituito da due motori elettrici di 1620 Kw di potenza, con cui le due eliche permettevano raggiungere una velocità massima di nove nodi, con una autonomia di 110 miglia a tre nodi. L’equipaggio era costituito da 70 uomini: 7 ufficiali e 63 tra sottufficiali e  marinai.

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Il nuovo regio sommergibile Balilla costituiva una classe di quattro unità, assieme ai sommergibili suoi gemelli Millelire, Toti e Sciesa. Fra il marzo e l’ottobre del 1933 il “Balilla” – comandato dal capitano di fregata Valerio Della Campana – e il Millelire, in concorso con le vedette Biglleri e Matteucci, compirono una lunga missione nell’Atlantico Nord di assistenza – faro radio – alla Seconda Transvolata Atlantica della squadra aerea comandata da Italo Balbo, che fu detta “Trasvolata del Decennale“. 

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il Regio sommergibile Balilla in appoggio durante la Trasvolata del Decennale

In tale occasione i sommergibili toccarono Madera, le Bermuda e tutti i maggiori porti atlantici del Canada e degli Stati Uniti. La crociera fu particolarmente impegnativa per la sua lunga durata e per le difficoltà nautiche e meteorologiche incontrate e felicemente superate; l’assistenza al volo, specie per i collegamenti radio, fu efficiente al punto da far meritare uno specifico elogio ai comandanti delle unità in mare.

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La camera di lancio siluri prodiera del Balilla; in primo piano i fondi mobili dei tubi lanciasiluri da 533 mm. foto da https://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/

Negli anni che seguirono, i sommergibili, oltre al normale addestramento, effettuarono varie crociere in Mediterraneo fra le quali la più lunga fu quella compiuta dal Balilla e dal Millelire nel 1934 fino ad Alessandria. via Pireo, toccando, durante il ritorno, anche i vari porti italiani del Nord Africa.

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Con l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, il regio sommergibile Balilla fu dislocato di base a Brindisi e, posto al comando del capitano di corvetta Michele Morisani, venne inviato in agguato a sud di Corfù dove il 12 giugno 1940 venne sottoposto a dura caccia da parte di aerei e navi inglesi, e per le avarie riportate fu costretto a rientrare alla sua base di Brindisi. Quella prima vicenda bellica vissuta dal “Balilla” ebbe anche dei risvolti rocamboleschi, che furono raccontati dal sergente motorista Giuseppe Barbieri, in un testo pubblicato nel 1994 dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia “Le memorie di un ex sommergibilista”.

« … Ci furono lanciate oltre 200 bombe, di cui una colpì una cassa poppiera contenente nafta che, fuoriuscita, si portò in superficie senza che con ciò le navi nemiche sopraggiunte mollassero la preda e così, continuando con il lancio delle bombe di profondità, misero fuori uso anche tutte le nostre antenne di trasmissione. Il comandante Morisani fece dare disposizioni all’equipaggio di tenersi pronti per, al fischio della sirena previsto per le 7 del mattino, aprire lo sportello boccaporto e darsi prigionieri. Quando la sirena fischiò, erano già le ore 9, tutto l’equipaggio manifestò essere contrario a cedere le armi e a fronte di quella reazione, mentre alcune bombe nemiche continuavano ad essere sganciate, il comandante decise di rimanere ancora a quota periscopica, ma avvertì che comunque “non per molto tempo” giacché il locale poppiero era ormai allagato e pertanto il sommergibile sarebbe potuto inabissarsi facilmente. Più tardi, con le navi nemiche finalmente apparentemente allontanatesi, il comandante decise di portarsi in superficie, ordinando la messa in moto dei motori termici e optando per tentare il rientro alla base in navigazione notturna. Trascorsi alcuni giorni si arrivò vicino alle coste di Brindisi e fummo avvistati dalla guardia costiera che ci impose l’Alt e ci chiese di comunicare il nome del sommergibile. Però, con gli apparecchi per la trasmissione completamente inutilizzati, non era possibile trasmettere la risposta e solo il segnalatore con le bandiere riuscì, a stenti, a comunicare il nome del sommergibile “Balilla”. Ci risposero, sempre con i segnali, che la radio inglese aveva da qualche giorno annunciato l’affondamento di un sommergibile italiano proprio nella zona che era stata assegnata a noi – e, in effetti, scoprimmo poi che anche l’Italia aveva comunicato che il nostro sommergibile non aveva fatto ritorno alla base. Intanto arrivò un motoscafo con a bordo alcuni ufficiali per l’accertamento ed il riconoscimento e, nel constatare che eravamo veramente il “Balilla” e superata la sorpresa, alla fine tutti quanti gioirono e festeggiarono. Eravamo sfuggiti miracolosamente alla morte! Giunti finalmente a Brindisi, fummo accolti dalle autorità militari, e anche la cittadinanza ci rese omaggio ricevendoci festosamente. »  

Dopo le necessarie riparazioni, il 12 luglio il regio sommergibile Balilla ripartì dal porto di Brindisi, questa volta al comando del capitano di corvetta Cesare Girosi, con la missione di andare a schierarsi lungo la congiungente Alessandria – Capo Krio, in una posizione a sud di Creta. Ma, già avanzata la navigazione, il sommergibile dovette interrompere la missione poco prima di giungere nella zona assegnata, a causa della persistente malattia del comandante Girosi. L’ultima missione bellica del Balilla fu quella effettuata dal 10 al 16 agosto dello stesso 1940, nel corso della quale realizzò un prolungato pattugliamento nelle acque a sud di Creta per poi rientrare alla sua base di Brindisi.

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il Balilla nel porto di Boston, notare il motto “Che l’inse?”, in dialetto genovese “la comincio [la rivolta]?”; fase che dice fu pronunciata da Giovanbattista Perasso, detto Balilla, nello scatenare la rivolta che portò nel 1746 alla cacciata delle truppe austriache da Genova

In seguito, ormai già troppo usurato, il battello fu destinato, come anche il Millelire, alla Scuola Sommergibili di Pola dove per qualche mese svolse attività addestrative. Poi, il 28 aprile 1941 fu posto in disarmo e fu adibito a deposito combustibili, con la sigla G.R. 247. Conclusa la guerra, il regio sommergibile Balilla fu radiato il 18 ottobre 1946 e quindi avviato alla demolizione.

Gianfranco Perri

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