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Navi corsare italiane

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDITERRANEO E MAR ROSSO

parole chiave: navi corsare italiane
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L’impiego di naviglio requisito fu pratica comune per le marine da guerra da tempi remotissimi.  Potrei dire che fino al XVII secolo i mercantili armati costituirono il nerbo della maggior parte delle marine.

La pratica continuò fino alla fine del XIX secolo quando un postale transatlantico, se armato con cinque/sei pezzi da 152mm ed una decina da 47mm, poteva tranquillamente affrontare un incrociatore protetto dell’epoca.  Questo perché tra i due non ci sarebbero state grandi differenze dal punto di vista cinematico e offensivo e, se vogliamo, l’incrociatore ausiliario avrebbe avuto una maggiore autonomia e tenuta di mare. La situazione cambiò radicalmente col nuovo secolo quando anche i migliori transatlantici non avrebbero potuto affrontare la nuova generazione di incrociatori leggeri. Questo comportò a limitare i mercantili armati a compiti di pattugliamento e protezione/attacco al traffico. In pratica si comprese che al posto di grandi e veloci transatlantici, rivelatisi vulnerabili, riconoscibili e con una troppo breve autonomia, sarebbe stato meglio impiegare mercantili di medio tonnellaggio, non troppo veloci ma con maggiore autonomia che si sarebbero prestati meglio ad essere camuffati per evitare di essere troppo facilmente scoperti e riconosciuti.Dopo la prima guerra mondiale, i notevoli successi conseguiti da questo tipo di incrociatori mercantili portò la marina tedesca ad individuare una cinquantina di mercantili impiegabili come navi corsare.

Oggi parlerò dell’impiego similare di navi mercantili da parte della Regia Marina italiana che, in origine,  ne pianificò l’impiego oceanico in caso di una guerra contro la sola Francia. La base normativa sarebbe stato il Regio Decreto 865/26 che prevedeva l’erogazione a fondo perduto di somme a favore degli armatori, a patto che le strutture delle nuove costruzioni mercantili e i loro spazi interni fossero predisposte per l’installazione di armi, riservette munizioni ed altre attrezzature militari, nonché di adeguati sistemi di compartimentazione e sicurezza. Tra le numerose categorie in cui i mercantili armati furono classificati c’erano le “navi scorta convogli“, mercantili veloci (almeno 15 nodi), con una stazza compresa tra le 1.500/5.000 tonnellate ed armati con 2/4 pezzi da 120/102mm. Alle navi mercantili di tonnellaggio maggiore era riservata la tradizionale denominazione di incrociatore ausiliario e se ne prevedeva un impiego nella guerra al traffico avversario.

Lo studio sulle navi maggiori
Come incrociatori ausiliari furono individuati i grandi e veloci transatlantici Rex,  Conte di Savoia ed i due Saturnia a cui si aggiunsero in seguito le motonavi Oceania, Neptunia e Victoria. Queste navi sarebbero state armate  quando necessario con sei cannoni da 152mm ed altrettante mitragliatrici da 13,2mm).

Dato che si prevedeva che questi grandi e riconoscibilissimi incrociatori ausiliari avrebbero potuto essere impiegati solo in condizioni molto particolari, si cominciò a cercare alternative. Nel 1931, sempre in caso di guerra con la Francia, si prevedeva di armare sedici navi sulle 4.000/8.000 tsl, con una velocità di 12/15 nodi e diecimila miglia di autonomia. L’armamento sarebbe stato composto da due cannoni da 120mm, quattro mitragliatrici, due lanciasiluri, mine. Inoltre sarebbe stao possibile imbarcare un aereo.

Nel 1935, un nuovo provvedimento normativo definì una nuova categoria ovvero le “navi per l’attacco al traffico” e definì un piano di mobilitazione che prevedeva l’acquisizione di cinque incrociatori ausiliari e trentuno mercantili da impiegare come navi scorta. Nel 1939, la pianificata mobilitazione del naviglio mercantile individuava 23 incrociatori ausiliari e navi per l’attacco al traffico, 42 navi scorta convogli e 75 cacciammergibili oltre a centinaia di dragamine, unità vigilanza, trasporti, navi ospedale, unità portuali e posamine.

La prima nave ad essere armata come nave per l’attacco al traffico fu la motonave Arborea. La trasformazione avvenne nel 1935 a Massaua (Eritrea), durante la guerra d’Etiopia, in previsione di complicazioni politiche con l’impero britannico (ma anche col Giappone che aveva acquisito una buona quota del, povero, commercio Etiopico e nel quale erano state effettuate manifestazioni filo-etiopiche).

I temuti problemi internazionali non si verificarono, nonostante l’accanimento internazionale contro l’Italia, ma questo non fermò la pianificazione. In pratica, la Regia Marina italiana stabilì una base navale in mar Rosso, Massaua, che rendeva possibile una guerra al traffico nemico anche negli oceani.

Nella primavera del 1936 fu effettuato un approfondito studio che individuava nelle quattro motonavi della classe Barbarigo, le migliori unità disponibili per la guerra al traffico in Oceano indiano e, in subordine, nel Pacifico ed in Atlantico. Le quattro motonavi sarebbero state sostanzialmente armate con il meglio disponibile in Italia, a prova dell’importanza che si dava al programma di trasformazione. Queste navi avrebbero dovuto essere armate in Italia e raggiungere successivamente i porti africani. Questo era però il punto debole dello studio di pianificazione, in quanto sarebbero dovute salpare per le basi operative di oltremare, in maniera occulta, prima della dichiarazione di guerra, cosa altamente improbabile visto che una motonave carica di mine, siluri e cannoni e visibilmente militarizzata potesse non essere riconosciuta come un incrociatore ausiliario alle visite di controllo che venivano effettuate prima di imboccare il canale di Suez.

Dato che si riteneva necessario avere comunque in Africa Orientale Italiana alcune navi per l’attacco al traffico, da dislocare nelle future basi somale di Chisimaio e Ras Dante, nel 1937 fu individuata come soluzione al problema la trasformazione delle motonavi della classe RAMB, veloci bananiere refrigerate di proprietà del ministero delle colonie ma gestite dalla Regia Azienda Monopolio Banane (da cui il nome RAMB) che erano in servizio sulla rotta Merca – Napoli.

Erano navi nuovissime derivate dalle tre motonavi similari (un poco più piccole) classe Capitano Bottego, motonavi refrigerate costruite in Svezia per la linea della RAMB e di cui era già previsto l’impiego come navi di scorta.

Dato che normalmente due di esse erano in Mediterraneo e due in Mar Rosso e Oceano indiano, furono depositate armi e dotazioni per armare due di esse in caso di mobilitazione presso l’officina mista della Regia Marina a Massaua. Similarmente furono depositate le dotazioni belliche per le altre due a Napoli, che era il porto di armamento di dette navi.

Per le RAMB si prevedeva un armamento di quattro cannoni da 120mm e da due a otto mitragliatrici da 13,2mm. Non erano previste mine navali e siluri ma due moderne stazioni per la direzione del tiro, del tipo previsto per le più recenti torpediniere, una strumentazione molto sofisticata per delle unità che si sarebbero dovute armare in modo molto semplice e speditivo in una base avanzata e non molto attrezzata.

Nel 1939 i piani navali furono integrati prevedendo di armare con cannoni da 152/40mm la nuovissima motonave Pietro Orseolo per la guerra di corsa nell’Oceano Indiano, un’unità che in seguito si distinse violando il blocco alleato ed effettuando tre traversate sulla rotta Bordeaux-Giappone.

Per l’Atlantico, dove si confidava in basi sul territorio spagnolo continentale e alle Canarie, furono individuate come soluzione ottimale le tre motonavi in costruzione classe Monginevro.

Contemporaneamente furono aggiornati i piani di impiego per i Barbarigo e i transatlantici di cui si prevedeva ancora l’impiego, qualora fossero cadute le posizioni britanniche che chiudevano il Mediterraneo. Lo scoppio anticipato della guerra, l’indisponibilità di basi atlantiche e la caduta dell’AOI impedì che questa pianificazione portasse a qualcosa. Le Monginevro furono completate solo dopo lo scoppio della guerra e subito impiegate nei convogli. Alcuni dei Barbarigo rimasero bloccati fuori dal Mediterraneo e comunque dove era impossibile l’impiego di navi corsare, data l’assenza di traffico nemico. Questo impose che i mercantili armati italiani, tra cui un RAMB rimasto in Mediterraneo, potessero essere impiegati solo come navi scorta.

Alcuni transatlantici furono disarmati ed impiegati come trasporto truppe. Tre RAMB rimasero bloccati a Massaua, assieme a due Capitano Bottego: due furono armati con quanto predisposto, il terzo, la RAMB IV, rimasto tagliato fuori in quanto la dotazione era stata depositata a Napoli, restò disarmato. Rigettata l’idea di amarlo con tre cannoni da 152mm, prelevati da una batteria costiera di protezione a Massaua, fu trasformata in nave ospedale e, in questa veste, fu poi catturata dai britannici mentre tentava di rientrare in Italia carica di feriti.

Le RAMB armate, che si sarebbero dovute impiegare nell’oceano Indiano, con basi in Somalia, non furono impiegate nel ruolo previsto, tranne qualche breve missione in mar Rosso. Quando apparve chiaro che Massaua stava per cadere le RAMB tentarono di raggiungere il Giappone e varcarono lo stretto di Bab El Mandeb senza troppi problemi. In seguito, una fu intercettata da un incrociatore Britannico ed affondata ben lontano dalla linea di blocco. La seconda invece arrivò in Giappone ma non potè operare come nave corsara in quanto i giapponesi erano ancora neutrali. In seguito, dato il fallimento in cui incorsero gli incrociatori ausiliari giapponesi, venne utilizzata come nave appoggio e trasporto a sostegno delle operazini giapponesi.

Gianluca Bertozzi

in anteprima RN Arborea dopo la trasformazione in incrociatore ausiliario – Fonte http://www.naviearmatori.net/gallery/viewimage.php?id=6495 – RN Arborea2.jpg – Wikipedia

 

FONTI
I violatori del Blocco: la marina italiana nella 2GM volume XVII – Ufficio Storico della Marina Militare, 1972

La Regia Marina e L’oceano indiano di Fabio De Ninno, collana SISM
 
 

 

 

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