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Posidonia oceanica: la pianta che fa miracoli – parte I di Adriano Madonna

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Posidonia oceanica

 

Un “viaggio nella posidonia”, la pianta marina più importante del Mediterraneo.
Non è solo una “fabbrica di ossigeno” ma offre un’immensa serie di vantaggi che andremo a scoprire. Si parla spesso della posidonia, ma, in genere, ci si ripete: produce ossigeno, è una barriera contro l’erosione delle spiagge etc. Cercheremo di andare più a fondo, polarizzando la nostra attenzione anche su elementi meno noti.

Iniziamo, dunque, con una sorta di carta d’identità di Posidonia oceanica, precisando, innanzitutto, che di oceanico (se ci riferiamo a quelli che geograficamente chiamiamo oceani) non ha proprio niente, poiché questa pianta marina è attualmente endemica del Mediterraneo pur esistendone una specie molto simile in Australia, nota come Posidonia australis. C’è, comunque, un motivo che spiega l’aggettivo “oceanica” e che identifica la specie, ma si deve risalire alle origini, quando questa pianta era diffusa in aree geografiche molto più grandi, che comprendevano zone tropicali ed equatoriali. In seguito a mutamenti delle condizioni ambientali, dunque, la posidonia abbandonò altri mari per “ritirarsi” nel nostro Mediterraneo e sulle coste dell’Australia, dove vive, appunto, Posidonia australis, che in quelle acque ha trovato concrete possibilità per la propria esistenza.

Alghe e piante superiori
Quando si parla di piante marine si resta un po’ interdetti: i non addetti ai lavori, infatti, in mare “vedono” più le alghe che le piante, anche se a volte si è portati a pensare che piante superiori marine e alghe siano la stessa cosa. È importante, quindi, precisare che tra piante e alghe c’è una bella differenza: infatti, pur appartenendo entrambe al regno vegetale, le piante superiori si differenziano in radici, fusto e foglie, fioriscono e producono frutti. Le alghe, al contrario, presentano una struttura unica, un tessuto indifferenziato detto tallo, e non producono né fiori né frutti. In mare, oltre alla arcinote alghe, ci sono anche piante superiori, come Cymodocea nodosa, Zostera nolti, Halophila stipulacea, Posidonia oceanica etc..

Certo, non sono molte rispetto alle alghe, ma, al pari di Posidonia oceanica, sono fanerogame (tutte protette dall’attuale normativa) e anche questo è un termine da chiarire. Consultando un dizionario scientifico, si scopre che il termine fanerogama deriva dall’unione di phaneròs, che in greco significa evidente, e gàmos, nozze. Le due parole, insieme, significano “nozze evidenti” e ci si riferisce, ovviamente, alla riproduzione sessuata di queste piante, dette, appunto, fanerogame o spermatofite, di cui si osservano fiori, frutti e semi, quindi gli elementi necessari alla riproduzione. Su come Posidonia oceanica a un certo punto della storia del mondo si sia trovata sul fondo del mare non sappiamo dire niente di certo, ma secondo una teoria del 1970 di Den Artog, l’attuale posidonia è una evoluzione di fanerogame terrestri che avevano la capacità di vivere (inizialmente per brevi periodi) in acque salate. In principio, certamente queste piante si trovavano nella zona intertidale, cioè in quella fascia costiera coperta e scoperta dall’acqua a seconda del flusso e del riflusso di marea, poi è subentrata una trasformazione di tessuti e apparati fisiologici, in particolare per quanto riguarda il fenomeno dell’osmosi, e la posidonia è riuscita a svincolarsi dalla zona intertidale per “migrare” verso il fondo del mare. A questo punto, l’impollinazione anemofila è stata sostituita da quella idrofila. Ciò significa che i gameti sessuali, invece di essere trasportati dal vento, vengono portati dalle correnti marine e da altre forme di idrodinamismo (onde, maree etc.).

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Pinna nobilis nella prateria di posidonia – foto dell’autore 

In tema di riproduzione
Chi frequenta spesso fondali marini ricchi di praterie di posidonia si sarà reso conto che questa pianta non usa costantemente e con frequenza la riproduzione sessuata per ampliare le proprie praterie. Personalmente, posso dire che in oltre mezzo secolo di attività subacquea, la riproduzione sessuata della posidonia l’ho vista davvero poche volte, nel senso che raramente ho visto i frutti di questa pianta. Essi assomigliano a delle ghiande e la storia ci racconta che per ghiande li confuse anche Aristotele, dopo averli rinvenuti diverse volte sulle rive delle spiagge dove era solito passeggiare, tant’è che a un certo punto concluse che il fondo del mare dovesse essere coperto di foreste di querce. Ritornando alla riproduzione sessuata della posidonia, dicevamo che essa è rara e solo in alcune aree del nostro Mediterraneo è possibile osservare la presenza dei suoi frutti. Evidentemente, i parametri fisici e chimici che consentono a questa pianta di riprodursi sessualmente non sono costanti e il fenomeno non ha luogo sempre, ma si alterna con un tipo di riproduzione asessuato.

Questa alternanza tra riproduzione sessuata e riproduzione asessuata prende il nome di metagenesi, anche se questo termine è più usato in biologia animale che in biologia vegetale. La fioritura della posidonia in condizioni climatiche normali si osserva verso settembre nelle acque meno profonde e verso novembre a maggiori profondità. I fiori, che sono ermafroditi, spuntano dal centro di un ciuffo di foglie. La maturazione del frutto si ha dopo circa sei, nove mesi. Questo, inizialmente verde, diventa scuro come un’oliva, poi si stacca e sale in superficie, dove, in balia delle correnti, del vento e del moto ondoso, si sposta dalla sua area di origine e può giungere anche molto lontano. In capo a qualche giorno, il tessuto esterno, detto pericarpo, marcisce, si apre e lascia cadere il seme sul fondo. A questo punto, se esso atterra su un substrato morbido con condizioni favorevoli, attecchisce e produce una nuova pianta. Polarizziamo la nostra attenzione sul fatto che questa fase della riproduzione che vede il frutto in balia delle onde è una vera e propria strategia affinché la pianta riesca a colonizzare altre aree del fondo, anche lontane da quelle di origine. Del resto, abbiamo osservato la stessa strategia anche da parte di organismi animali, in cui si assiste molto spesso a una fase pelagica di uova e larve, proprio perché queste possano andare a colonizzare altri tratti di fondale.

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I frutti della Posidonia. La loro maturazione avviene in un periodo che può variare dai sei ai nove mesi dopo la fioritura – foto dell’autore

Abbiamo detto che raramente la posidonia si serve della riproduzione sessuata. Usa, invece, accrescere orizzontalmente i rizomi sotto il sedimento (stolonizzazione) affinché possano svilupparsi nuovi ciuffi fogliari (l’accrescimento dei rizomi è di circa 5-10 centimetri l’anno). Ogni ciuffo è composto da sei, sette foglie disposte a ventaglio (fillotassi distica), la cui crescita è maggiore in primavera e minore d’estate.

fine parte I  – continua

 

Si ringrazia il dottor Francesco Fontana (SIMSI) per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione integrale dell’articolo

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è adriano-madonna.jpgAdriano Madonna
biologo marino di EClab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

 

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Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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PARTE I PARTE II

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