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La marina russa mostra i muscoli di fronte alla Siria

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Che succede nel Mediterraneo Orientale?
Recentemente la marina russa ha schierato un gruppo navale della Flotta del Nord, proveniente dalla base di Murmansk, in Mediterraneo orientale ufficialmente per partecipare alla guerra in Siria. Il fiore all’occhiello di questo gruppo di battaglia è la vecchia portaerei Admiral Kuznetsov, la più grande delle navi da guerra della Russia. La domanda che i mass media si sono posti è quale fosse il motivo per dislocare una forza navale così imponente nel Mediterraneo orientale. Forse la volontà di essere presenti in un area così delicata, da sempre fedele alleata della Russia, o quella di impegnarsi maggiormente in questa guerra dai tanti fronti?

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All’inizio di ottobre, i media russi avevano comunicato che il gruppo navale Ammiraglio Kuznetsov era diretto verso il Mediterraneo per prendere parte alla guerra in Siria. Gli analisti marittimi internazionali sanno che la nave comando, Ammiraglio Kuznetsov, non fu progettata per missioni di attacco ma per proteggere le acque costiere russe da attacchi nemici. L’ Admiral Kuznetsov non ha catapulte per il lancio di aerei da bombardamento per cui la sua capacità offensiva è da considerarsi trascurabile. Il Kuznetsov può essere considerata una vecchia signora del mare e, dal punto di vista tattico, potrebbe avere solo una funzione nella lotta antisommergibile. Anche le sue capacità di comando e controllo, essenziali per operazioni in ambienti di lotta tridimensionali, sono limitate se non insufficienti.

Quale è la ragione di un dislocamento così lontano dalle aree di normale giurisdizione?

_92099950_russian_flotilla_map624_v4Proviamo a fare un’ipotesi. Si potrebbe immaginare che il dislocamento del gruppo navale non sia che una campagna di propaganda per sottolineare verso il popolo russo il loro impegno in Siria, forse ricercando anche un’opportunità di marketing per l’industria della difesa russa.  Circa un anno fa la propaganda russa, in contemporanea alla crisi ucraina, sottolineò pesantemente la gravita della guerra siriana. Un buon sistema per distogliere le attenzioni del pubblico da una situazione di stallo complessa sia politicamente che militarmente. La guerra in Siria offre la possibilità a Putin di sottolineare in maniera soft un ruolo internazionale della Russia nella lotta al terrorismo, dimostrandolo con progressi reali contro l’ISIS a fronte di un Occidente ancora frenato da posizioni politiche diverse e contraddittorie. Il dislocamento del gruppo navale è quindi un’opportunità per la propaganda politica russa di mostrare i muscoli in Occidente senza impegnarsi troppo. In una conferenza stampa rilasciata all’agenzia Rossiya Segodnya, Vladímir Evséev, un esperto militare, ha sottolineato che la decisione di Mosca di inviare la flotta, al comando della portaerei Ammiraglio Kuznetsov, potrebbe aver salvato l’esercito siriano da un bombardamento già programmato da parte degli USA. Vero o falso che sia, l’incertezza è tale che sia la Russia che l’Occidente giocano un ruolo alternante ma non definitivo. Di fatto l’impatto mediatico della notizia del trasferimento del gruppo navale, sia in Russia che in Occidente, è stato elevato.

Da un punto di vista militare appare remota la possibilità di vederlo come un atto ostile verso l’Occidente. Per i Russi, sarebbe poco credibile indebolire le proprie regioni marittime del Nord inviando parte della loro Flotta del Nord verso Sud invece di mantenerle in sede, anche se obsolete, per proteggere le acque territoriali. Il dislocamento del battle group Admiral Kuznetsov in Mediterraneo potrebbe essere visto come un tentativo di mettere in evidenza l’importanza della flotta di superficie e delle moderne capacità di missili da crociera Kalibr impiegati contro i bersagli in Siria nel 2015.

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Una pubblicità non per le navi ma per i nuovi missili Kalibr 3M-14, indiscutibilmente un’arma letale con una portata di 450 kg di esplosivo, definita “orgoglio della tecnologia bellica russa”. Il Kalibr ha una gittata di 1.500 km e viaggia in fase terminale ad una velocità tre volte superiore a quella del suono. Fa parte della nuova generazione della categoria Submarine Lanched Cruise Missile (SLCM) che si basa sul Granat, nato come risposta al Tomhawk americano (TLAM-N). Vi sono varianti per le forze terrestri e per le forze aeree, ma questi missili sono utilizzati più ampiamente dalla Marina. I missili da crociera Kalibr sono dotati di testate convenzionali e sono considerati come munizioni ad alta precisione. I missili d’attacco possono essere utilizzati contro-costa come armi deterrenti non strategiche, una caratteristica che si presta particolarmente per un uso nelle operazioni in Siria. L’uso quindi di una portaerei, non certo modernissima e con capacità offensive e di comando e controllo limitate, potrebbe quindi trovare una giustificazione come uno specchio mediatico. I veri protagonisti potrebbero essere le unità minori ma dotate di missili letali con grandi portate ed i sottomarini. Se vogliamo questa nuova strategia navale russa non si distoglie troppo dalla dottrina sovietica che prevedeva in caso di guerra un attacco massiccio all’Occidente con il lancio di armi nucleari (fire and forget) da sottomarini  e unita’ di combattimento, in pratica senza ricercare un combattimento delle forze in mare dove le forze occidentali sarebbero decisamente in vantaggio.

Show the flag o deterrenza?

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L’ impiego della Admiral Kuznetsov fornisce alla marina russa l’opportunità di mostrare la bandiera e ottenere un’attenzione particolare da parte dell’Occidente. Un articolo inglese ironizzò sul dislocamento richiamando alla memoria un evento del 2012 quando proprio l’Admiral Kuznetsov ebbe una grave avaria nel Golfo di Biscaglia al ritorno dalla Siria e fu rimorchiata per migliaia di miglia per rientrare in Russia. Il gruppo navale comprende l’incrociatore a propulsione nucleare Pyoter Velikiy (1986), i caccia vice-ammiraglio Kulakov (1977) e Severomorsk (1984), e la rifornitrice Sergei Osipov (1973). L’ultimo membro del gruppo è lo stesso rimorchiatore di altura che nel 2012 riportò a casa la Kuznetsov. Questa nave di costruzione finlandese, la Nikolai Chiker, è la più giovane nave del gruppo e considerata uno dei più potenti rimorchiatori del mondo.

Nel caso si volesse ipotizzare una politica aggressiva con scopo di deterrenza, entrerebbero in gioco altri fattori come il sostegno logistico di lunga durata per il Gruppo Navale che non potrebbe godere di porti amici dove potersi rifornire. Ad alimentare questo clima di rinnovata guerra fredda hanno contribuito la diffusione di immagine del nuovo missile balistico intercontinentale Rs28, il successore del vecchio SS-18 armabile con testate nucleari multiple e che sarà tra qualche anno a disposizione delle forze strategiche russe e delle due corvette lanciamissili classe Buyan dotate di missili da crociera Kalibr (già presenti in acque siriane).

kaliber_3_risultato

lancio di prova di un Kalibr

Per complicare la cosa una fregata russa armati con missili da crociera ha attraversato il Bosforo verso il Mediterraneo orientale, la Ammiraglio Grigorovich, che fa parte della flotta del Mar Nero della Russia. La fregata è arrivata al largo della costa siriana alla fine dei bombardamenti russi su Aleppo. A differenza della portaerei Admiral Kuznetsov, il Grigorovich è una nave moderna, recentemente consegnata alla Marina russa ed ha una capacità di attacco importante grazie ai missili Kalibr imbarcati. Si vocifera l’arrivo anche di tre sottomarini russi provenienti dalla Flotta del Nord. Intanto la NATO ha espresso la sua preoccupazione. Molto si comprenderà sull’evoluzione della situazione quando il nuovo Presidente statunitense, Donald Trump, assumerà l’incarico che ha annunciato potrebbe avvalersi del generale James “Mad Dog” Mattis, come segretario alla Difesa. Un uomo capace, conoscitore delle politiche strategiche della NATO e con esperienza delle problematiche del Medio Oriente.

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