La Cina vuole crescere, andare per mare e soprattutto dimostrare di poterlo fare.

Gian Carlo Poddighe

21 Settembre 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: PLAN, USN
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Analizzando lo sviluppo della marina popolare cinese (PLAN ovvero People’s Liberation Army Navy) senza oscillare tra pessimismo ed ottimismi estremi occorre fare qualche riflessione, magari ricorrendo a qualche ricordo della guerra fredda.

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L’ammiraglio sovietico Sergej Gorskov, comandante in capo della Marina dell’URSS dal 1956 al 1985

Quando nell’allora Unione Sovietica la Voenno-Morskoj Flot cominciò a cambiare ed a crescere (numericamente) sotto l’impulso dell’ammiraglio Gorškov, l’Occidente entrò – se non in panico – in oscillazione al grido di: “L’orso ha imparato a nuotare”! Si sopravalutarono molti fattori partendo proprio dai numeri delle unità e dall’influenza di una propaganda diretta ed indiretta che sarebbe scaturita. Quando, con il crollo dell’Unione Sovietica, si poté guardare meglio alla realtà, ci si accorse che a “quella” Marina mancava molto, pur essendo stata certamente una potenziale minaccia. Gorškov fu il comandante in capo della Marina sovietica per quasi trent’anni esercitando un’influenza decisiva sui programmi e le strategie navali dell’URSS, e nella sua lunga permanenza al vertice e grazie alla sua influenza politica (potere, di fatto un vero regno) poté pianificare, promuovere e sviluppare un enorme programma di sviluppo della Marina sovietica che – grazie a continue attività – divenne (numericamente) negli anni settanta la seconda del mondo, e fu considerata in grado di competere su tutti i mari con la U.S. Navy e di supportare a livello globale l’influenza politico-militare dell’Unione Sovietica. Risultati impressionanti che sembrarono mettere in pericolo la superiorità navale delle potenze occidentali. A posteriori si trattò di un’intelligente ed efficace azione di proiezione ed immagine dell’Unione Sovietica che si tradusse anche in un’azione commerciale di esportazione di mezzi e di sistemi per il consolidamento di aree di influenza. Per i risultati ottenuti e la sua attività a favore dell’innovazione, il potenziamento e l’addestramento delle forze navali sovietiche, Gorškov, promosso al massimo grado di ammiraglio della flotta dell’Unione Sovietica, è stato considerato uno degli uomini di mare più abili e preparati della storia russa. Per quanto premesso, con qualche parallelismo con le dovute distanze di tempo e con le mutate politiche estere e navali degli Stati Uniti, si potrebbero ancora estrapolare alcune considerazioni per la montante e tambureggiante politica navale cinese.

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questa mappa sulle diverse isole, isolotti e scogli dell’arcipelago delle Spratly mostra, attraverso le diverse bandiere, le molteplici annessioni effettuate dai paesi ricorrenti, principalmente durante gli anni ’70, ’80 e 1990, sebbene Taiwan avesse annessa l’isola di Itu Aba nel 1956 –  aggiornamento 2008 – Fonte pubblico dominio dalla CIA

La proiezione cinese

Passiamo da grandi (ma costose ed poco efficaci) dimostrazioni di forza, quali la fortificazione delle isole Spratly (vedi disegno), alla contiguità delle operazioni globali sui porti ai reali compiti ed obbiettivi assegnati alla PLAN, che più che mirati ad una proiezione globale sembrano voler ottenere il controllo assoluto del Mar cinese e la preparazione alla conquista di Taiwan. Una sfida alla supremazia USA in ogni campo, ma anche una sfida che la U.S. Navy ha recepito, cercando di adeguarsi, con navi, poche basi, nuova logistica ma soprattutto con nuova dottrina e cambi di strategia, come maggior beneficiaria di nuovi accordi ed alleanze che la politica estera USA sta moltiplicando. C’è da chiedersi quanto duratura possa essere questa svolta, dopo oltre due decenni di erratica politica, senza dottrine e strategie delle amministrazioni statunitensi senza reali continuità; da quella disastrosa di Obama a quella più compiacente di Trump (Brown water Navy vs Blue water Navy, 326 unità vs 500 unità, tutto nel volgere di meno di un ventennio…).

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Per la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN), il 2022 venne “venduto” come un altro anno di grande successo, rivendicando la posizione (ma non certo il ruolo) di più grande Marina del pianeta; un anno in cui non furono consegnata tante unità di superficie e subacquee come nel 2021, ma si  continuò a vantare supremazia in numero totale di navi, persino in dislocamento (opinabile, per i metodi di calcolo e le attribuzioni) e in missili da crociera antinave supersonici. Di fatto la PLAN è in mare vantando un’espansione anche in termini di “operazioni nei mari lontani”, contando sulla dislocazione delle portaerei al di fuori della prima catena di isole, oltre al supporto alle esercitazioni concentrate sulla “presa di Taiwan” e su operazioni combinate con la Russia e altri paesi. Nel complesso ha voluto dimostrare di essere la forza navale dominante nel Pacifico occidentale e di essere in grado di rispondere pienamente alle aspettative ed agli ordini di Pechino, in primo luogo la priorità/probabilità di un’invasione di Taiwan. Ma la presenza globale è angora un traguardo lontano. Una crescita dunque, ma quanto preoccupante? Ne parleremo nel prossimo articolo.

Fine I parte – continua

Giancarlo Poddighe

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PARTE I PARTE II PARTE III PARTE IV

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