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Calamari giganti, dalle cronache antiche fino ai giorni nostri di Andrea Mucedola

Reading Time: 8 minutes

livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA E BIOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: calamari giganti

 

Calamari giganti: leggenda o verità?
Finalmente questo straordinario animale è stato filmato da Discovery Channel e NHK TV nel suo ambiente naturale. Tutto è iniziato con il finanziamento da parte del Museo delle Scienze del Giappone di Discovery Channel e della televisione giapponese NHK, per ricercare e filmare un calamaro gigante nel suo habitat naturale. Sebbene il calamaro gigante sia una creatura abissale, questo straordinario animale fu avvistato sin dall’antichità e descritto da numerosi eminenti studiosi. Per molto tempo fantasia e superstizione, sempre presente negli antichi marinai, si mescolò con episodi reali ma, con lo sviluppo della navigazione, i racconti di avvistamenti di questi giganteschi calamari si moltiplicarono. Inoltre, fortuiti ritrovamenti di calamari spiaggiati, visti come leggende mitologiche, incuriosirono i primi zoologi che, spesso con scetticismo, ne sezionarono campioni da conservare sotto alcool nei musei, spesso dandogli nomi di fantasia.

Solo nel XIX secolo alcuni zoologi europei ipotizzarono che questa creatura potesse effettivamente esistere. Nonostante le numerose prove ci fu un’enorme resistenza da parte della comunità scientifica. Nel 1857, Japetus Steenstrup, zoologo danese dell’Università di Copenaghen, affermò per primo e in maniera ufficiale che questo animale leggendario era un animale reale, chiamandolo Architeutis dux. In seguito nuovi studi, facilitati dallo sviluppo delle tecnologie,  portarono a sempre maggiori avvistamenti che stanno portando alla luce i segreti di questo straordinario animale degli abissi. Ma andiamo con ordine e raccontiamo la sua storia partendo dai primi avvistamenti.

Il mostro degli abissi
Nel 350 a.C. il filosofo greco Aristotele descrisse per primo il calamaro gigante chiamandolo teuthos per distinguerlo dai calamari comuni chiamati teuthis. In particolare sul  teithos diceva: “alcune specie sono lunghe due cubiti, e i tentacoli sono lunghi e di dimensioni ancora maggiori. La classe di Teuthos è rara e differisce nella forma da Teuthis, poiché l’estremità del Teuthos è più ampia; e ancora una volta la pinna è posta attorno a tutto l’addome, ma manca nei Teuthis.“.

In seguito Plinio il Vecchio, nel primo secolo d.C., descrisse un calamaro gigantesco nella sua ”Naturalis historia”, descrivendolo con una creatura con una  testa “grande come una botte“, braccia lunghe nove metri ed una carcassa del peso di 700 libbre (circa 320 kg).  

Personaggio immaginario di leggende, storie e racconti, lo ritroviamo anche nel classico racconto d’avventura di Jules Verne ”Vingt mille lieues sous les mers” dove, tra mille avventure, viene descritto l’incontro del capitano Nemo ed il suo equipaggio con un calamaro gigante. Incontro tra l’altro fatale per un membro dell’equipaggio. Voglio ricordare che il libro fu scritto nel 1870, dopo numerosi incontri con questo misterioso animale.

Gli avvistamenti di calamari giganti si ripeterono nel tempo, alcuni particolarmente curiosi.

Iniziamo nel 1861, quando un piroscafo francese, l’Alecton, avvistò un “mostro marino” al largo delle Isole Canarie, nei pressi di Tenerife. L’animale fu inseguito, arpionato e poi faticosamente issato a bordo. Al rientro il comandante della nave contattò il console francese e depositò, presso l’Accademia delle Scienze francese, la coda a forma di lancia come prova della cattura. La comunità scientifica fu molto scettica ed un membro dell’Accademia, Arthur Mangin, rispose che nessuna persona saggia e, “in particolare un uomo di scienza“, avrebbe mai potuto accettare di acquisire nella raccolta zoologica degli esemplari di presunte creature leggendarie come serpenti di mare e calamari giganti “la cui esistenza sarebbe stata … una contraddizione delle grandi leggi dell’armonia e dell’equilibrio che hanno il dominio sovrano sulla natura vivente e sulla materia insensata e inerte“. L’episodio fu certamente riportato sui giornali dell’epoca e non è escluso che l’evento inspirò Jules Verne per Vingt mille lieues sous les mers.

A parte gli avvistamenti in mare furono raccontati anche attacchi. Nel 1874 fu riportato da numerosi giornali indiani e dal London Times che nel golfo del Bengala che uno schooner, The Pearl, fu attaccato da un calamaro gigante. Una seconda nave, il piroscafo Strathowen, osservò la nave affondare e testimoniò “… (qualcosa) colpì lo schooner che visibilmente vacillò, e poi si raddrizzò. Subito dopo, gli alberi oscillavano di lato, e potevo distinguere chiaramente l’enorme massa e lo scafo della goletta che si coalizzava …e ancoranon riesco a pensare a nessun altro termine. Quasi immediatamente dopo la collisione, gli alberi della goletta ondeggiavano verso di noi, sempre più in basso; la nave era alle sue estremità, era rimasta lì per alcuni secondi, e scomparve, gli alberi a destra mentre affondava, … “ Il capitano James Floyd descrisse l’attacco, “una grande massa si alzò lentamente dal mare a circa mezzo miglio sulla nostra sinistra, e rimase distesa, per così dire, e immobile; sembrava il dorso di un’enorme balena, ma pendeva meno, ed era di un colore brunastro …. Solo quattro membri dell’equipaggio ed il capitano Floyd sopravvissero.

Poco tempo dopo, l’8 gennaio 1875, la nave Baroque Pauline avvistò un capodoglio che combatteva contro un “mostruoso serpente di mare”. L’evento fu così descritto: Il tempo è mite e limpido, il vento e il mare sono moderati. Osservai alcune macchie nere sull’acqua, e un pilastro biancastro, alto circa trentacinque piedi, sopra di loro.” …  a prima vista vide qualcosa simile a dei pilastri di rocce uscire dall’acqua e ripiombare verso il basso, “… Si alzarono e si abbassarono alternativamente in rapida successione, ed i cannocchiale  mi mostrò  che era un mostro serpente marino arrotolato per ben due volte attorno a un capodoglio.

Esemplari di questo strano animale furono ritrovati anche lungo le spiagge. Il 2 novembre 1878 un calamaro gigante fu ritrovato a Thimble Thickle Bay, Terranova (Canada). Il calamaro misurava 20 piedi di lunghezza dalla punta della testa al fondo del becco. I tentacoli più lunghi erano di 35 piedi, con una lunghezza totale di circa 55 piedi.

Negli anni ’30, The Brunswick, una nave della marina reale norvegese, riferì di essere stata attaccata da un calamaro gigante almeno tre volte. Il calamaro gigante si trascinò lungo la fiancata della nave, poi improvvisamente si lanciò contro la nave e avvolse i suoi tentacoli attorno allo scafo. Incapace di mantenere una presa sullo scafo d’acciaio, l’animale scivolò via e cadde verso le eliche della nave. Durante la seconda guerra mondiale, un peschereccio dell’Ammiragliato britannico si trovava al largo delle isole Maldive, nell’Oceano Indiano. Uno dei membri dell’equipaggio, A.G. Starkey, era sul ponte a tarda notte quando vide qualcosa di strano nell’acqua. “Mentre guardavo fisso, affascinato, un cerchio di luce verde brillava nella mia area di illuminazione. Una  sfera verde e spettrale che mi resi improvvisamente conto era un occhio. La superficie dell’acqua ondulava con strani disturbi. A poco a poco mi resi conto che stavo fissando un enorme calamaro. » Starkey percorse il ponte della nave  trovando la coda da una parte ed i tentacoli dall’altra. e la nave aveva una lunghezza di 175 piedi (oltre 50 metri).

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, i sopravvissuti della nave da guerra Britannia affondata da un sommergibile tedesco si aggrapparono ai lati delle zattere di salvataggio. Un sopravvissuto, Il tenente R. E. G. Cox, raccontò che la prima notte un uomo fu strappato dalla zattera da un grande calamaro. Più tardi, nella stessa notte, Cox stesso fu attaccato e un tentacolo gli lasciò dolorose ferite sulla  gamba. L’ultimo attacco conosciuto avvenne nel gennaio del 2003, quando il maxi veliero del navigatore oceanico Oliver de Kersauson, fu attaccato da un calamaro gigante lungo circa 8 metri mentre, per ironia della sorte, gareggiava in una regata del trofeo … Jules Verne. 

4 Dicembre 2006 foto di un calamaro gigante nei mari giapponesi credito: Tsunemi Kubodera of the National Museum of Nature and Science of Japan

Una straordinaria creatura degli abissi
L’Architeutis dux, della famiglia degli Architeuthidae, è il più grande invertebrato esistente e può raggiungere una lunghezza di 18 metri. Si pensa che viva prevalentemente nelle profondità degli oceani. Il solo mantello è lungo circa due metri mentre la lunghezza totale, esclusi i suoi tentacoli, raramente supera i 5 metri. Le femmine hanno dimensioni leggermente maggiori dei maschi. Segnalazioni di esemplari di dimensioni pari o superiori a 20 metri non sono mai state documentate scientificamente. Nonostante inizialmente si pensava che ne esistessero numerose specie, recenti ricerche genetiche suggeriscono che in realtà ne esista una sola.

I calamari giganti hanno piccole pinne sul retro dei loro mantelli usate per la locomozione. Come gli altri cefalopodi, questi calamari sono spinti dal getto dell’acqua risucchiata nella cavità del mantello e spinta fuori attraverso il sifone, con delicati impulsi ritmici. Il calamaro gigante respira usando due grandi branchie all’interno della cavità del mantello. Il sistema circolatorio è chiuso, caratteristica distinta dei cefalopodi. Come gli altri calamari, possono emettere inchiostro per scoraggiare i predatori e, viste le dimensioni, deve essere impressionante. Gli scienziati ritengono che abbia un sistema nervoso molto sofisticato ed un cervello complesso. Questi animali sono predatori solitari. Uno studio dell’università di Pisa ha rivelato che nello stomaco degli esemplari analizzati sono stati trovati resti di cefalopodi, ma  soprattutto di pesci, sia pelagici che nectobentonici, cioè che nuotano nella colonna d’acqua a varie altezze o che solo occasionalmente stanno sui fondali, tutti attivissimi nuotatori, come sgombridi, potassoli (Micromesistius poutassou) e naselli (Merluccius merluccius), con dimensioni variabili dai 12 ai 34 cm”.

In pratica, un top predator che attacca tutto ciò che incontra usando i suoi potenti tentacoli per afferrare con le ventose le prede e portarle verso il potente becco. Un vero mostro da feuilleton, peccato che sia vero.

Una ricerca al limite
Questo mostro che, nelle leggende nordiche veniva chiamato Kraken è stato finalmente filmato nella sua maestosità negli abissi. Durante le ricerche i ricercatori hanno usato un mini-sommergibile che è sceso nelle acque oscure e fredde dell’Oceano Pacifico settentrionale, a circa 630 metri di profondità, alla ricerca del calamaro gigante. Finalmente, nel luglio 2012, le reti televisive NHK e Discovery Channel sono riuscite a catturare “il primo filmato di un calamaro gigante vivo nel suo habitat naturale“.  Il calamaro ripreso nel filmato era lungo circa tre metri e mancava di un tentacolo, probabilmente perso durante  da un attacco fallito da parte di un capodoglio.

Dopo oltre venti secoli, un mistero degli abissi è stato quindi svelato. Questo mi porta ad una piccola riflessione: l’Uomo guarda alle stelle, programmando future missioni verso Marte, visto come futuro luogo di rifugio per sfuggire da una Terra ormai irrimediabilmente inquinata. Una soluzione costosa, in tutti i sensi, che fa però pensare. Non sarebbe forse meglio impegnare la ricerca in soluzioni per salvare il nostro pianeta? In fondo al mare esistono risorse che ancora non conosciamo e che potrebbero permetterci un futuro sostenibile per la nostra specie senza dover ipotizzare trasferimenti planetari verso altri pianeti.

 

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