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I cannoni navali giapponesi da 460 mm della corazzata Yamato

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Marina imperiale giapponese, Yamato, cannoni 460mm

 

Tra i cannoni navali più potenti della seconda guerra mondiale, forse il primo posto spetta di diritto al cannone navale giapponese da 460 mm/18 inch Tipo 94. Questo cannone era in servizio con le due più grandi e famose corazzate giapponesi, Yamato e Musashi. Era previsto che sarebbe stato installato sulla terza corazzata della classe Yamato, il Shinano, ma questa fu successivamente trasformato in portaerei per cui non necessitava di artiglieria di quel calibro.

Cannoni straordinari
Gli studi e sviluppi del cannone navale da 460 mm furono eseguiti nella più stretta segretezza dal 1934 al 1939, supervisionati dall’ingegnere S. Hada, denominati 40-SK Mod. 94. Un segreto così ben custodito che gli americani furono in grado di scoprire il vero calibro dell’artiglieria delle corazzate di classe Yamato solo dopo la fine delle ostilità, credendo fino allora che le corazzate giapponesi più avanzate fossero armate con cannoni da 406 mm.

La loro costruzione avvenne dal 1938 al 1940 quando furono prodotte 27 canne, di cui due destinate alle prove sul campo. Sei installazioni complete di torrette a tre cannoni furono installate sulle due corazzate Yamato e Musashi, mentre le canne rimanenti furono destinate all’ulteriore armamento della Shimano tipo che, come accennato, non avvenne.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 460mm.jpg

Batteria principale Yamato 18.1”/45 Tipo 94; AP 3219#, 2559 fps, portata massima 45.960 iarde a 45 gradi – la nave era in costruzione al cantiere navale di KureYamato’s main battery guns 18.1”L45 Type 94.jpg – Wikimedia Commons

I supporti della torretta trinata della corazzata “Yamato” pesavano 2510 tonnellate. Se si considera anche il peso delle munizioni si arrivava a 2774 tonnellate, cosa che da solo superava il dislocamento della maggior parte dei cacciatorpediniere durante la seconda guerra mondiale. Per sparare con questi cannoni da 460 mm furono sviluppati proiettili perforanti e incendiari. In seguito, per contrastare la minaccia aerea, furono realizzati proiettili San Shiki Model 3 contenenti ognuno 600 elementi a frammentazione e 996 incendiari che di fatto risultarono di scarsa utilità.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 800px-San-shiki_dan_explosion.jpg

test di esplosione di un proiettile incendiario di tipo 3 (San-shiki dan) della Marina imperiale giapponese: contenente 996 elementi incendiari che si accendevano per 0,5 secondi dopo l’esplosione creando un muro di fuoco. Ogni elemento bruciava per cinque secondi a 3000 gradi C, producendo una fiamma lunga circa 5 metri. – image credit 大和型戦艦 – Yamato class battleship (nobody.jp)

Il proiettile perforante Type 460 da 91 mm fu il più pesante (1460 kg) utilizzato nelle battaglie navali della seconda guerra mondiale. Con una velocità iniziale del proiettile di circa 800 metri al secondo, il cannone navale aveva una portata massima di 42 km fino ad un’altezza massima di 11 km, con una velocità massima di fuoco di 1,5-2 colpi al minuto. La canna poteva assumere angoli di elevazione compresi tra -5 a +45 gradi.  

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 460mm-proiettili-710x1024.jpg

Type 91 colpo perforante e proiettili. Sinistra: 41 cm (16.1 inch); destra: 36 cm (14 inch) – autore Kk8998982 Type 91 Armor-piercing shot and shell.jpg – Wikimedia Commons

La lunghezza della canna del cannone era di 45 calibri, ovvero più di 20 metri. I suoi proiettili si distinguevano per la capacità di penetrazione nell’armatura (un proiettile perforante da 20 mm poteva penetrare 460 mm di armatura verticale). I cannoni furono progettati secondo la strategia navale giapponese prevalente, nota come Kantai Kessen, o “Dottrina di battaglia decisiva“, che presupponeva che il Giappone dovesse vincere una guerra combattendo e vincendo un’unica e decisiva azione navale. Date le esperienze maturate nei conflitti precedenti, con la Cina nella prima guerra sino-giapponese (1894-1895) e nella guerra russo-giapponese del 1905, dove il Giappone era uscito vittorioso in decisive azioni navali, gli strateghi del Paese del Sol levante ritenevano che avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato lampo contro la flotta statunitense del Pacifico. Per “sconfiggere” il suo avversario orientale, la marina nipponica si aspettava che nessuna nave potesse eguagliare la potenza di fuoco della classe Yamato.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MARINA-GIAPPONESE-640px-Yamato-onomichi.jpg

una bella immagine dei cannoni della Yamato a Onomichi – autore メルビル Yamato-onomichi.jpg – Wikimedia Commons

Queste corazzate furono quindi le più pesanti e potenti mai costruite, con un dislocamento di quasi 72.000 tonnellate a pieno carico. La corazzata Yamato fu progettata per contrastare la flotta di corazzate numericamente superiore nel Pacifico, quella statunitense. Consegnata alla marina nipponica una settimana dopo l’attacco di Pearl Harbor ovvero alla fine del 1941, per tutto il 1942 servì come nave ammiraglia della flotta e nel giugno 1942 fu nave comando dell’ammiraglio Isoroku durante la tragica battaglia di Midway. In seguito, all’inizio del 1943, il suo compito passò alla corazzata Musashi mentre il Yamato continuò ad operare in molte battaglie tra le principali basi navali giapponesi di Truk e Kure dove nel dicembre 1943, fu anche silurata da un sottommergibile americano. Sebbene fosse presente alla battaglia del Mar delle Filippine, nel giugno 1944, non partecipò allo scontro.

L’unica volta in cui la corazzata Yamato sparò con i suoi potenti cannoni contro obiettivi di superficie nemici fu nell’ottobre 1944, quando fu inviata a ingaggiare le forze americane che invadevano le Filippine durante la battaglia del Golfo di Leyte. L’incontro con un gruppo di portaerei di scorta della Task Force 77 della Marina degli Stati Uniti, dopo numerosi attacchi aerei americani, convinse il comando imbarcato della sua impossibilità a contrastare la minaccia e si ritirò.

In un disperato tentativo di rallentare l’avanzata alleata, il Yamato fu inviato in una missione di sola andata a Okinawa, nell’aprile 1945, con l’ordine di arenarsi e combattere fino alla sua distruzione, proteggendo così l’isola dall’attacco delle forze statunitensi. La task force giapponese fu però avvistata a sud di Kyushu da sottomarini e aerei statunitensi e il 7 aprile 1945 fu affondata da bombardieri e aerosiluranti americani con la perdita della maggior parte del suo equipaggio. Alla fine i suoi potenti cannoni si dimostrarono inutili contro la minaccia aerea che avrebbe disegnato le specifiche operative del dopoguerra.

Andrea Mucedola

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Fonti

Kantai Kessen L’influenza della Dottrina della battaglia decisiva sul fallimento della strategia difensiva giapponese nella Guerra del Pacifico e sull’Operazione Ketsugō. Relatore Prof. Andrea Revelant – Correlatore Prof.ssa Sonia Favi – Tesi di Francesco Rossi 

18.1″/45 Gun (combinedfleet.com)

Battleships : axis and neutral battleships in World War II, Garzke William; Dulin Robert,  1985 Annapolis, Naval Institute Press

Naval Weapons of World War Two, Campbell John, 1985 Annapolis, Naval Institute Press

 

 

in anteprima la corazzata giapponese Yamato nelle ultime fasi di costruzione accanto a un grande pontone di allestimento presso la base navale di Kure, Giappone, 20 settembre 1941. La portaerei Hōshō è visibile all’estrema destra. La nave magazzino Mamiya è ancorata al centro. Notare la torretta del cannone della batteria principale da 460 mm di Yamato e la torretta del cannone della batteria secondaria da 155 mm.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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