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L’ imponderabile ed ineffabile figura di Marconi sperimentatore – Parte III

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE 
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Guglielmo Marconi
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Verità o leggenda
I fatti ci rendono scettici e dubbiosi sulle azioni di Guglielmo Marconi e sui sviluppi successivi di iniziative importanti, di nuove applicazioni, di intuizioni che lo stesso scienziato aveva addirittura divulgato, come il radiotelemetro ed il radar. Di fatto non fu fatto niente per rendere utilizzabili queste intuizioni da parte sua, soprattutto in Italia. Continuando l’analisi della traiettoria imprenditoriale di Marconi, che ho accennato nell’articolo precedente, vorrei dimostrare che esiste un’area grigia, ancora impenetrabile, che riguarda la storia e l’insuccesso del radar in Italia, ma non all’estero: basta osservare la rapidità con cui Marconi seppe sfruttare le sue intuizioni in altri Paesi (e sempre meglio parlare di intuizioni più che di invenzioni).

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La località di Pontecchio è nota per ospitare nel suo territorio Villa Griffone, in una foto recente, dove Guglielmo Marconi trascorse la sua infanzia e si dedicò ai primi esperimenti scientifici.

L’anno seguente alla sua intuizione di Pontecchio, opportunamente amplificata e divulgata, Marconi si trasferisce a Londra e, grazie anche alle importanti relazioni della famiglia materna con gli ambienti finanziari ed imprenditoriali britannici, trova in Sir William Preece, ingegnere capo delle Poste inglesi, lo sponsor ideale; una figura chiave che capisce quale importanza decisiva avrebbe potuto avere lo sviluppo di una radiotelegrafia senza fili per le comunicazioni tra le varie parti dell’Impero disseminate in tutti i continenti.

È quindi all’Inghilterra vittoriana, al suo spirito di impresa capitalistico, nato dalla seconda rivoluzione industriale, che spetta il merito di aver tradotto l’invenzione di Marconi in processo tecnologico, o meglio in un abile sfruttamento commerciale.

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Nel 1898, solo tre anni dopo Pontecchio, era già nata a Londra la Marconi’s Wireless Telegraph Company, detentrice di tutti i brevetti del giovanissimo inventore e capofila delle successive Marconi Companies che, di lì a poco, avrebbero moltiplicato le sue fortune.

Tra il 1898 e il 1900, dopo aver confermato le sue teorie grazie all’aiuto della Regia Marina italiana, Guglielmo Marconi esegue nuovi esperimenti attivando collegamenti radiotelegrafici tra le coste della Manica e le navi inglesi. Perfeziona gli apparati radio con «sistemi sintonici». Trasmette da Poldhu, in Inghilterra, verso Terranova, in Canada, superando il problema della curvatura terrestre con l’uso di onde lunghe. Nel 1902, brevetta il detector magnetico che sostituisce l’antiquato coherer come rivelatore di onde radio, aumentando notevolmente la potenzialità di ricezione dei segnali.

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Gli esperimenti da Bristol

È a questo punto che allaccia e consolida i rapporti con gli Stati Uniti, che saranno ancor più importanti dei suoi investimenti nel Regno Unito (tra i suoi finanziatori e gli investitori nelle sue società troviamo anche Thomas Edison, affine a Marconi come raider e “scienziato” speculatore).  Grazie al ruolo determinante che la radio (o meglio il radiotelegrafo) ebbe da subito nel soccorso marittimo, ottenendo la massima visibilità con il Titanic nel 1912, Guglielmo Marconi diventa famoso a livello mondiale. È stato da tempo steso un velo sul ruolo di Marconi e delle sue industrie nel corso della prima guerra mondiale, certamente lontano dall’Italia. Di fatto Marconi, solo per forma, vi prestò servizio militare, e nel modo che ritengo opportuno evidenziare in un altro articolo.

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Marconi e la Regia Marina Italiana
Occorre cominciare dai rapporti tra Guglielmo Marconi e la Regia Marina italiana, che si consolidarono con gli esperimenti sulla TSF (Telegrafia Senza Fili) nel golfo di La Spezia nel luglio 1897, tra la stazione di San Bartolomeo e il rimorchiatore R8, che dettero ufficialità e confermarono molte di quelle che sino ad allora erano geniali intuizioni.

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Questi esperimenti furono descritti nel rapporto descritto dall’ammiraglio Ernesto Simion intitolato “Il contributo dato dalla Regia Marina allo sviluppo della radiotelegrafia“.

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Questi esperimenti gli fornirono credibilità e le referenze necessarie per affrontare le prove nella Manica con la Royal Navy, tra il 1898 ed il 1900. Ma senza la visione e la generosità della Regia Marina italiana, che mise a disposizione l’incrociatore “Carlo Alberto” per le lunghe campagne oceaniche del 1901-1902, difficilmente molte delle sue teorie sarebbero arrivate a maturazione e molti dei suoi apparati non sarebbero potuti essere messi a punto.

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Il Carlo Alberto nel 1902, durante gli esperimenti di Guglielmo Marconi. Si notino le antenne filari tese tra i due alberi.

Grazie alla Regia Marina, con la quale continuò convenientemente a mantenere stretti contatti, la rapida estensione degli impianti a navi e stazioni costiere (di fornitura delle sue imprese), permise un notevole sviluppo delle comunicazioni a distanza e la soluzione dei problemi della radiopropagazione.

Un punto di svolta fu l’utilizzazione della stazione segnali della Regia Marina sita sul colle dei Cappuccini di Ancona, dove Marconi effettuò uno dei suoi più importanti (e pubblicizzati) esperimenti, una serie di collegamenti con Poldhu, la stazione marconiana nel Regno Unito, tra l’8 ed il 10 agosto del 1904.

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Regia Nave Sardegna

In quell’occasione, la Regia Marina italiana mise addirittura a disposizione la regia corazzata Sardegna. Formalmente, come unico beneficio per la Regia Marina, l’Arsenale di La Spezia, ottenne l’uso gratuito dei brevetti Marconi e fu sede delle prime officine italiane di costruzioni radio, di fatto fonte anche di una nuova cultura e di una (anche se limitata) preparazione del personale tecnico.

Il contributo per la formazione del personale
Quello della formazione del personale e del trasferimento della conoscenza fu sempre il tasto dolente ed il fattore critico di Marconi e delle sue imprese; basti dire che la Regia Marina, per l’istruzione di tecnici ed ufficiali, sino al 1916, malgrado la tanto conclamata vicinanza e collaborazione con Marconi e le sue imprese, e con l’intermezzo della guerra italo-turca (che comportò grandi benefici alle imprese Marconi), continuò ad inviarli all’estero. Questo continuò fino a quando venne costituito lo IERT (Istituto Elettrotecnico e Radiotelegrafico della Regia Marina) con sede a Livorno, che oggi si chiama MARITELERADAR. Fu in quel periodo che la radio, con le sue specialità, divenne materia di insegnamento alla Regia Accademia Navale.

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Un tasto dolente, ed una diffusa gelosia, che si rispecchia anche con le ripetute controversie con i suoi più stretti assistenti e collaboratori (basti pensare ai rapporti con l’Ingegner Castiglioni, passato poi all’industria italiana) che determinarono un’ulteriore frattura con la stessa. La stessa cosa avvenne con l’altrettanto geniale Adelmo Landini con il quale avvenne una rottura fragorosa e che, per il potere marconiano, venne messo nel dimenticatoio sino ad epoca recente.

La guerra italo turca fu la prima occasione per l’utilizzo esteso e capillare della radio, non solo in campo navale ma come strumento di “gestione strategica”: fu un’occasione di grandi benefici per le industrie Marconi, tra i quali l’intreccio di rapporti con l’establishment militare italiano, sia quello che circondava la monarchia, sia quello tecnico che costituì la base dei rapporti futuri, come il colonello/professore Sacco che troveremo in tutti i passaggi e richiami del “radar italiano”.

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Centro Radio di Roma San Paolo

Un intreccio di collaborazioni e contatti con le Forze Armate italiane, ed in particolare con la Regia Marina, che va dalla creazione del primo grande Centro Radio di Roma San Paolo, a quello di Coltano, dove si sovrapponevano l’utilizzo commerciale ed i servizi pubblici e militari alle avventure polari dei dirigibili Norge e Italia, con l’intervento della posacavi Città di Milano, come centro di comunicazioni. Tutte avventure che consentirono a Guglielmo Marconi il consolidamento del passaggio da onde lunghe a quelle corte.

Fine Parte III 

Gian Carlo Poddighe

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PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I
PARTE II
PARTE III

 

(*) M.J.Cereghino- G Fasanella- Il Golpe Inglese – Chiare lettere – 2015

* Dott. Franco Monteleone della Direzione Programmi Radìo della RAI. ELETTRONICA E TELECOMUNICAZIONI N. 2 e 3 – 1995
* Roberto Tolaini – Storia della Marconi Italiana – 2010 Edizioni Storia industria

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