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L’ imponderabile ed ineffabile figura di Marconi scopritore – Parte II

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Marconi
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Guglielmo Marconi fu un geniale inventore. Dalla formazione non accademica, senza la trafila, la gavetta, e le delusioni dei laboratori di ricerca, ebbe la capacità di precorrere, anche se di poco, le conclusioni di studi del trentennio precedente, la teoria di James Maxwell sul campo elettromagnetico, compendiata nelle sue celebri equazioni, che aprì un periodo di auge della fisica moderna e di tutte le successive applicazioni.

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James Clerk Maxwell (Edimburgo, 13 giugno 1831 – Cambridge, 5 novembre 1879) fu un fisico e matematico scozzese che elaborò la prima teoria moderna dell’elettromagnetismo, raggruppando tutte le precedenti osservazioni, esperimenti ed equazioni di questa branca della fisica ed unificandole in quelle che vennero chiamate equazioni di Maxwell.

Fu James Maxwell, nel 1873, a prevedere matematicamente  l’esistenza di possibili onde elettromagnetiche, stabilendone poi la velocità di propagazione. La conferma venne da Heinrich Rudolf Hertz, un fisico tedesco. Hertz,  dimostrò sperimentalmente per primo l’esistenza delle onde elettromagnetiche che erano state previste teoricamente da Maxwell con un apparato di sua costruzione, il dipolo hertziano, in grado di emettere e ricevere onde radio. E’ proprio per questo che, in suo onore, nel sistema internazionale la frequenza delle onde è misurata in hertz. La sua prematura morte non gli permise però di portare la sua scoperta ad uno sviluppo pratico ed industriale. Ci pensò Guglielmo Marconi che comunque, malgrado le sue geniali intuizioni, non avrebbe comunque ottenuto alcun risultato senza sfruttare altre importanti scoperte, come l’oscillatore di Augusto Righi, il diodo di John Fleming, il triodo di Lee De Forest, e così via.


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Senza dimenticare tanti ricercatori in tutto il mondo, partendo da Nikola Tesla ed il sempre trascurato Alexander Popov, che da subito intravide la possibilità di trasmettere a distanza segnali per mezzo delle onde elettromagnetiche, senza avere però la capacità di risolvere i numerosi problemi tecnici ed economici. Ricercatori che presi dalla pura ricerca fisica e matematica, spesso non ne vedevano le possibili applicazioni.

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Nikola Tesla, passato alla storia come l’inventore della corrente alternata e come uno dei padri della robotica moderna, aveva ottenuto gli stessi risultati di Marconi, riuscendo a coprire anche distanze maggiori, molto prima dello scienziato italiano ma registrò il suo primo brevetto sulla telegrafia senza fili nel 1897,  e nel 1889 aveva registrato anche il brevetto di un sistema di controllo multicanale, che riusciva ad agire sui movimenti delle navi su corte distanze. N.Tesla.JPG – Wikimedia Commons

Il 2 giugno 1896 Guglielmo Marconi depositò a Londra il brevetto della radio. Nello stesso periodo, Nikola Tesla, scienziato serbo, naturalizzato statunitense, stava lavorando allo stesso progetto. Marconi registrò il brevetto sulla telegrafia senza fili in America solo nel 1900 e gli fu inizialmente rifiutato. Di fatto Tesla e Marconi si videro a turno riconoscere la paternità della radio: nel 1911 la High Court del Regno Unito la attribuì a Marconi mentre, nel 1943, la Corte Suprema degli Stati Uniti la Tesla, ma unicamente nel territorio americano.

In pratica senza le ide di molti Marconi non sarebbe arrivato a nessun risultato. La sua vera capacità non fu la scienza, ma la geniale capacità di “assemblare” intuizioni, proprie ed altrui, di assurgere al ruolo di «principe mercante» della tecnologia dell’epoca; la sua capacità – assolutamente contraria alla tendenza italiana – fu quella di non attendere perfezionamenti, ma di applicare immediatamente ogni scoperta, ogni innovazione, anche a costo di dover radicalmente cambiare politica nell’arco di breve tempo.

Uno straordinario talento nel saper trasformare immediatamente in ricchezza e successo i risultati scientifici di altri. Se vogliamo, Guglielmo Marconi fu l’antesignano della new economy, lo Zuckember o il Gates del primo novecento, e sotto questo aspetto è un personaggio modernismo. In economia fu un “raider” spregiudicato che, sotto l’aura di ricercatore e scienziato, agì sempre pesantemente nei confronti di qualsiasi tipo di concorrenza si profilasse.

Non importava fossero scienziati o industriali, non esitava a mettere sempre sul piatto il peso dei suoi contratti o delle concessioni, un pò a capestro, come nel caso di Christian Hülsmeyer (25 dicembre 1881 – 31 gennaio 1957) e del suo tentativo di commercializzare il suo prototipo ed i suoi servizi. Hülsmeyer era un inventore, fisico e imprenditore tedesco e fu spesso accreditato come l’inventore del radar, sebbene il “Telemobiloscopio” non potesse misurare direttamente la distanza di un bersaglio. Va ricordato perché fu il primo dispositivo brevettato ad utilizzare onde radio per rilevare la presenza di oggetti remoti come le navi

Detto questo, dovrebbe destare qualche sospetto il fatto che questo talento non abbia portato risultati in Italia nel campo dei radiotelemetri, ovvero del radar. In particolare, visto che certamente Guglielmo Marconi dominava la materia e le sue implicazioni, fa pensare il fatto che per questa applicazione avesse puntato altrove (tra l’altro cosa ancora più strana, questi erano programmi produttivi dichiarati della Marconi Italiana). Lasciando da parte queste considerazioni, che in realtà riguardano l’ultimo periodo della sua vita, è veramente eccezionale come, al suo “debutto” e con risultati non immediatamente noti ed apprezzabili, Guglielmo Marconi, in pochi anni, da ricercatore un pò visionario e praticamente marginale, sia riuscito a trasformarsi in uomo d’affari con notevoli legami con la finanza internazionale. Da un lato è certo che, detto in termini attuali, appartenesse alla “casta”, ma è comunque strabiliante come Marconi, in termini moderni, sia riuscito a creare dal nulla un business del quale, in effetti, non c’era neppure l’esigenza.

Un personaggio geniale estremamente moderno
Un talento di creatività ma anche di organizzazione, di genio inventivo, di innovazione produttiva, di fantasia individuale ma soprattutto di relazioni, ancor prima che di capacità imprenditoriale collettiva.

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Copertina di Time del 6 dicembre 1926Guglielmo Marconi-TIME-1926.jpg – Wikimedia Commons

Per quanto sopra, pensare a Marconi solo per la paternità esclusiva dell’invenzione della radio, non è corretto in quanto fu soprattutto un accorto uomo d’affari.

L’invenzione  fu invece il risultato di un inusitato, straordinario concorso di forze intellettuali individuali e di organizzazione industriale in tutto il mondo. Certamente Marconi ebbe una intuizione fondamentale, quella dell’irradiazione delle onde per lanciare segnali attraverso lo spazio a distanze considerevoli, ma soprattutto dello sfruttamento commerciale di questa possibilità; certo è che correva molto, e spregiudicatamente, consapevole di poter non essere stato il solo ad avere avuto una simile intuizione (e prova ne sono le cause intentate contro di lui per la titolarità e sfruttamento di brevetti).

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Ricostruzione del primo trasmettitore radio con un’antenna monopolo, costruito da Guglielmo Marconi nell’agosto 1895 durante il suo sviluppo della comunicazione radio. Era un trasmettitore a gap spark che generava onde radio da una scintilla elettrica prodotta tra due elettrodi (a sinistra, sul tavolo). L’alta tensione per produrre la scintilla era generata da una bobina di induzione (al centro) alimentata da una batteria (sul pavimento). Un interruttore a chiave (a destra, sul tavolo) nel circuito primario permetteva all’operatore di accendere e spegnere rapidamente il trasmettitore, producendo impulsi di onde radio che trasmettevano così messaggi di testo in codice Morse. La caratteristica unica di questo trasmettitore è che include l’invenzione di Marconi di un’antenna monopolo. Marconi scoprì che collegando un lato del trasmettitore a un’elevata “area di capacità di capacità” (in alto) e dall’altra parte a terra (terra), poteva trasmettere a distanze più lunghe rispetto alle precedenti antenne di dipolo inventate da Hertz. Questa innovazione cruciale ha ridotto la frequenza delle onde radio e ha irradiato onde polarizzate verticalmente che avevano un intervallo maggiore. Con esso Marconi raggiunse nelle prime trasmissioni radio una distanza pratica di circa 3 1/2 miglia. Marconi’s first radio transmitter.jpg – Wikimedia Commons

In sintesi, la genialità di Guglielmo Marconi risiede nella ricerca della concretezza, di risultati immediati e di immagine; una capacità che lo portò a sfruttare commercialmente una semplice verifica delle sue supposizioni, la mitica e mai veramente accertata prova di Pontecchio della primavera del 1895.

Fine Parte II – continua

Gian Carlo Poddighe

 

Foto in anteprima: Guglielmo Marconi in uniforme della Regia Marina – National Photo Company Collection conservata alla Libreria del Congresso – https://lccn.loc.gov/2016850861Public domain 
Marconi (Inventor of Radio) LCCN2016850861.jpg – Wikimedia Commons

 


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Marco
Ospite
Marco
26/06/2021 9:20

Marconi, fino alla morte, rimase convinto che le onde radio viaggiavano in linea curva…

GC PoddGianGianighe
Ospite
GC PoddGianGianighe
26/06/2021 16:25
replicare a  Marco

Forse anche peggio. … praticamente su fronti opposti agli esperti della stessa Regia Marina riuscì a convincere lo stato italiano a investire per le trasmissioni a distanza sulle onde lunghe (ovviamente come progettista e fornitore degli impianti).. Uno sperpero immane di fondi, e dovette arrendersi (ma gli salvarono faccia e quattrini) dopo la tragedia della spedizione Italia al polo Nord e le prove e collegamenti delle stazioni a onde corte sia dalla mitica “tenda rossa” sia dalla nave appoggio Città di Milano.

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