Ocean for Future

Ultima Clock Widget

  • :
  • :

Vediamo che tempo fa o farà

Diamo un’occhiata al tempo meteorologico

Meteo facile per tutti: vediamo che tempo fa o farà prossimamente con un insieme di link per aggiornarvi in tempo reale sulle condizioni meteorologiche locali e marine 

  Address: OCEAN4FUTURE

La storia della Valfiorita – parte I

tempo di lettura: 6 minuti

.

livello elementare
.
ARGOMENTO:  STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO

AREA: MAR TIRRENO MERIDIONALE 
parole chiave: relitto

 

Abbiamo parlato in un articolo passato del Valfiorita, una motonave che terminò la sua ultima navigazione nei pressi dello Stretto di Messina. Ci è pervenuto un dossier piuttosto interessante che ci racconta con ancora maggiori dettagli la sua storia.  Un riferimento in più per chi volesse recarsi su quel relitto. La motonave Valfiorita era stata commissionata ai cantieri Franco Tosi di Taranto nel 1939 dalla Industrie Navali Soc. Anonima – I.N.S.A. di Genova ed approntata presso il Molo 82. La consegna prevista inizialmente per il mese di luglio del 1942 venne rimandata più volte a causa di ritardi accumulati durante la costruzione anche a causa delle difficoltà di reperimento di tutte le attrezzature ed i materiali necessari per il suo completamento. Fu finalmente varata il 5 luglio del 1942 e sottoposta alle prove di navigazione nei giorni seguenti. Fu solo il 17 settembre che la Valfiorita, alle 08:00 del mattino, venne ufficialmente consegnata all’armatore e contestualmente requisita dalla Regia Marina.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è documentia-armatorialii-valfiorita.png

La Valfiorita era una moderna nave da trasporto lunga 144,47 e larga 18,65 metri, con un’altezza al ponte principale e al ponte di riparo rispettivamente di 8,98 e 11,85 metri con una stazza lorda di 6.200 tonnellate. La propulsione era assicurata dalla sua grande elica, mossa da un motore Tosi diesel a due tempi ad 8 cilindri da 6700 cavalli che poteva far navigare la nave ad una velocità massima di 14-15 nodi. Essendo in tempo di guerra, ne era stato previsto l’impiego come trasporto merci e truppe per il contingente italiano destinato alla Campagna d’Africa.

La Regia Marina aveva fatto equipaggiare la motonave di un armamento difensivo costituito da un cannone da 120/45 mm e tre mitragliatrici antiaeree da 20 mm. Per rendere inoltre meno facile l’individuazione della nave da parte di navi e aerei nemici era stato installato anche un impianto nebbiogeno a cloridrina che avrebbe dovuto nascondere il trasporto dietro una spessa cortina di fumo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è valfiorita-in-allestimento.jpg

La Valfiorita in allestimento – Archivio Mauro Millefiorini

Il primo viaggio
Il suo viaggio inaugurale prevedeva, partendo dal porto di Taranto, il trasporto di uomini e mezzi sia italiani che tedeschi fino al porto di Bengasi, città della Libia che all’epoca era colonia italiana. Le procedure di carico della nave erano iniziate il 20 settembre e durarono sette giorni. Grazie al rapporto del capitano di fregata Ernesto Porcari (incaricato della perizia sui danni della motonave) sappiamo che a bordo della Valfiorita vennero stivate 4.171 tonnellate di merci, compresi 77 mezzi italiani, 206 moto italiane, 95 automezzi tedeschi tra cui anche alcune moto, 16 cannoni e 14 vetture. Vennero anche imbarcati 110 soldati italiani (tra cui quattro ufficiali e quattro sottufficiali) e 100 soldati tedeschi compresi due ufficiali e 9 sottufficiali. La partenza da Taranto avvenne il 3 ottobre 1942 alle 15:10 sotto il comando militare del capitano di corvetta Giuseppe Folli, dalle costruzioni in Mar Grande, e la motonave venne presa in custodia dalla scorta costituita dalle tre cacciatorpediniere Pigafetta, nave comando della scorta, Camicia Nera e Saetta. La navigazione fu tranquilla fino a sera poi con il calare del buio iniziarono a farsi sentire gli inglesi: poco prima della mezzanotte fu dato l’allarme aereo e successivamente furono accesi i nebbiogeni di bordo. Poco dopo un aereo a bassissima quota sganciò un siluro colpendo la nave sul lato sinistro verso poppa in corrispondenza della stiva numero 5, provocando un grosso squarcio sull’opera viva dello scafo e procurando immediato allagamento delle stive numero 5 e numero 6 che si estese poi anche alla galleria dell’asse dell’elica. A seguito del siluramento, 31 persone tra cui un ufficiale di bordo, 13 civili e 17 militari, senza alcun ordine del Comandante, si calarono in mare con una scialuppa di salvataggio, che si rovesciò causando la perdita di due civili che furono dati per dispersi. I naufraghi di questo episodio, furono recuperati dal cacciatorpediniere Saetta. Nonostante i danni subiti, la galleggiabilità della nave fu mantenuta e la Valfiorita riuscì a raggiungere Corfù con i propri mezzi la mattina del 4 ottobre. Da Corfù, il 25 novembre, dopo aver eseguito alcune riparazioni sommarie, la motonave potè rientrare a velocità ridotta verso Taranto dove arrivò il giorno successivo, rimanendo in rada fino al 1 dicembre, prima di essere portata in bacino per i necessari lavori di manutenzione in cantiere, lavori che durarono fino alla metà del 1943.

Interessante il rapporto di attacco della RAF:

 Il 3 ottobre 1942, la motonave Valfiorita di 6000 tonnellate di stazza diretta a Bengasi da Taranto, è stata avvistata fuori da capo Santa Maria di Leuca da uno spitfire da ricognizione a lunga autonomia. La stessa notte, tra il tre e il 4 ottobre, sono stati inviati quattro Wellington del sessantanovesimo squadron di base a Malta, di cui due armati con bombe e due armati con siluri per attaccare il convoglio. Sono state sganciate 4 bombe da 1.000 libbre da 3.500-4.000 piedi che hanno mancato il bersaglio anche se uno dei proiettili è caduto a sole 150 Yard dalla poppa della nave. In un attacco a bassissima quota (110 feet) il Wellington HX605 “L” pilotato dal sottotenente WH Matthews, sganciava il suo siluro da circa 700 Yard colpendo la Valfiorita a poppa; un grosso bagliore rosso è stato visto a mezza nave. L’aereo di Matthews rimaneva colpito dai colpi della contraerea che ne determinarono la perdita al rientro in atterraggio al campo di Luqa per danni gravi al sistema idraulico.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è rapporto-attacco-1-raf-valfiorita.jpg

Sopra e sotto … estratto del rapporto d’attacco della RAF sulla ricognizione dello Spitfire BR 662 e del suo avvistamento del convoglio con il Valfiorita e la descrizione dell’attacco dei Wellington e della perdita all’atteraggio del velivolo colpito dalla contraerea della Valfiorita. National Archives AIR -27-611_1 – AIR 27-607_10

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è rapporto-attacco-2-raf-valfiorita.jpg  

Le mitragliatrici contraeree della Valfiorita
Dal rapporto della RAF si evince che le 3 mitragliatrici 20/70 della Oerlikon furono previste dal progetto originale della costruzione della Valfiorita, ma il 22 settembre del 1942 la Regia Marina italiana richiese, attraverso la Direzione degli Armamenti, il rinforzo delle piazzole antiaeree per poter installare degli affusti quadrinati di mitragliatrici tedesche, le Flakvierling 38 da 20mm (Flak è la forma abbreviata di Fliegerabwehrkanone, cannone antiaereo). Le tre piazzole antiaeree erano collocate all’estrema prua, a mezza nave e sulla tughetta di poppa.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è flak-38.jpg

Soldati della Divisione Panzergrenadieren “Großdeutschland si addestrano all’uso di una postazione Flak 38 – Bundesarchiv Bild 183-J08339 – Autore foto Schwahn 5.11.1943 Bundesarchiv Bild 183-J08339, Ausbildung an der Vierlings-Flak.jpg – Wikimedia Commons

L’aggiornamento della contraerea a bordo della nave fu motivato dalla necessità di incrementare la capacità difensiva con una maggiore cadenza di fuoco per 1.800 colpi al minuto, e con una  maggiore portata di tiro, fino a 2.200 metri di altezza, utilizzando il munizionamento da 20 x 138mm B (belted case), Long Solothurn prodotto dalla Svizzera Solothurn fin dai primi anni ’30. Tra i militari tedeschi imbarcati sul Valfiorita, si trovavano certamente anche i serventi delle tre postazioni antiaeree. Questo tipo di aggiornamento d’arma fu adottato anche sulla torpediniera classe Ciclone e sulle motosiluranti posamine classe Canguro 74 e 75.


fine parte I  – continua

testo e foto forniti dall’autore sulla base della ricerca effettuata 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

 

PAGINA PRINCIPALE
,

PARTE I PARTE II PARTE III

 

Loading

(Visited 998 times, 1 visits today)
Share
0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
vedi tutti i commenti

Translate:

Legenda

Legenda

livello elementare
articoli di facile lettura

livello medio
articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile
articoli di interesse specialistico

 

Attenzione: È importante ricordare che gli articoli da noi pubblicati riflettono le opinioni e le prospettive degli autori o delle fonti citate, ma non necessariamente quelle di questo portale. E’ convinzione che la diversità di opinioni è ciò che rende il dibattito e la discussione più interessanti, aiutandoci a comprendere tutti gli aspetti della Marittimità

Chi c'é online

12 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Climatologia
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
Materiali
Medicina
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Miti e leggende del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Personaggi
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia contemporanea
Storia Contemporanea
Storia della subacquea
Storia della Terra
Storia Navale
Storia navale del Medioevo (post 476 d.C. - 1492)
Storia Navale dell'età antica (3.000 a.C. - 476 d.C,)
Storia navale dell'età moderna (post 1492 - oggi)
Storia navale della prima guerra mondiale (1914-1918)
Storia navale della seconda guerra mondiale (1939 - 1945)
Storia navale Romana
Subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
sviluppi tecnologici
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uomini di mare
Video
Wellness - Benessere

I più letti di oggi

I più letti in assoluto

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
12 visitatori online
12 ospiti, 0 membri
Complessivo: 742 alle 21-09--2018 06:47 pm
Numero max di visitatori odierni: 32 alle 12:27 am
Mese in corso: 65 alle 05-07--2024 10:16 am
Anno in corso: 120 alle 20-06--2024 08:56 pm
Share
Translate »
0
Cosa ne pensate?x