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La battaglia navale di Avola e Capo Passero di Gabriella Monteleone – Parte II Sovrintendenza del mare siciliana Unità Operativa III

Reading Time: 10 minutes

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livello medio 
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – SICILIA
parole chiave: flotta inglese, flotta spagnola, George Byng, Avola, Capo Passero

 

incisione da P. Filocamo, Vera e distinta relazione de’ progressi dell’armi spagnuole in Messina, Messina, 1718

La seconda fase della battaglia
La documentazione spagnola continua illustrando con ampi dettagli la seconda fase della battaglia avvenuta qualche ora dopo, allorquando l’ammiraglio Byng al largo di Capo Passero affrontò il grosso della flotta nemica condotta dall’Ammiraglio Antonio Gaztañeda. Quest’ultimo aveva dato ai suoi ufficiali delle precise istruzioni circa lo schieramento offensivo in cui disporsi riportate qui di seguito in lingua originale: Cuando el General ponga una bandera roja en el penol de la mesana, la Armada se pondrà sobre un frente, el General en el centro, en medio de su division; los otros dos cabos de division se pondran en medio de sus divisiones. Los navios de fuego y de transporte formaran tambien otro frente, a medio tiro de canon detras de la Armada, quedando todos como se figura. Si de este orden de marcha sobre un frente el General quiere que la Armada se ponga en orden de batalla de bolina, el General arriarà la bandera roja y pondrà en el mismo sitio una bandera espanola; entonces el navio La Hermiona vendrà detras a estribor y tomarà la vanguardia; todos los demas navios haràn lo mismo y seguiran La Hermiona por sus aguas. Si el general quiere que el navio que està a la izquierda tome la vanguardia, ademas de la bandera espanola anadirà un gallardate blanco en el asta de la bandera de popa; entonces el navio El Volante vendrà [sic] a babor y tomarà la vanguardia; todos los navios le seguiràn por sus aguas, y de esta manera la Armada estarà siempre en orden de batalla … “

Prosegue ancora la descrizione: … Le rimanenti diciassette navi di Linea della Flotta inglese si diressero ad attaccare le altre della Flotta spagnola che erano San Phelipe El Real, Comandante, il Principe de Asturias, San Fernando, San Carlos, Santa Isabel, San Pedro e le fregate Santa Rosa, la Perla, il Juno, e il Volante che tutte insieme facevano rotta verso Capo Passero, e siccome questi navigavano in linea, ritirandosi per il fatto che fosse tanto impari la forza, gli inglesi poterono attaccare quattro o cinque navi che componevano la retroguardia, e senza esporsi molto costringerle alla resa e successivamente fare lo stesso con le altre che non vollero o non poterono allontanarsi a forza di vele nè impedire di essere attaccate, di modo che avendole attaccate ad uno ad uno con cinque o sei o sette Vascelli alla fine si arresero dopo un’ostinata e sanguinosa resistenza. Erano queste le seguenti navi, cioè San Phelipe el Real, Comandante, Principe de Asturias, El Real San Carlos e Santa Isabel, e altre fregate cioè Santa Rosa, il Volante e la Juno. Nel momento in cui San Phelipe El Real stava combattendo contro gli inglesi giunse vicino al luogo della battaglia il Comandante Don Baltasar de Guevara, proveniente da Malta con due navi di Linea, e dirigendo la prua verso il San Phelipe, poté mettersi di traverso rispetto alle due navi che le si erano affiancate e far fuoco all’una e all’altra fino a quando, vedendo che  la bandiera del San Phelipe era stata ammainata, fece rotta verso la nave dell’ammiraglio Byng che seguiva di poppa la San Phelipe e affiancandola fece fuoco verso essa, facendo lo stesso il San Juan che lo aveva seguito nelle stesse acque e si ritirarono entrambe verso ponente con il beneficio della notte senza che il detto Ammiraglio nè altri decidessero di seguirli. Senza dubbio perché nel succitato combattimento restarono così malmesse che a conclusione dovettero ritirarsi tre o quattro giorni negli stessi paraggi, cinquanta leghe in mare, non solo per ricomporre i succitati vascelli spagnoli arresi e interamente fracassati, ma anche per riposarsi del considerevole rovescio subito dai suoi, in modo che potessero navigare anche se con fatica verso Siracusa dove entrarono i giorni 16 e 17 agosto …”

Le cronache militari fin qui riportate, dunque, lascerebbero intendere che questo combattimento, malgrado le istruzioni tattico-strategiche ricevute, non avvenne in base ad una precisa linea di battaglia quanto piuttosto secondo un ordine sparso facendo andare un vascello appresso all’altro, e per tale disposizione fu facile ai Britannici attaccare separatamente ciascuna delle navi nemiche con quattro o cinque delle loro, cosicché non appena ne prendevano una si gettavano immediatamente  all’inseguimento delle altre.

La battaglia ostinata e sanguinosa durò senza tregua dalla mattina di quel fatidico 11 agosto fino alla notte, a vista di terra. Uno degli scontri più drammatici riguardò la nave San Phelipe el Real, al comando di don Antonio Gaztaňeda attaccata da tutta la divisione dell’Ammiraglio Byng che consisteva in sette vascelli, tra cui la Comandante Barfleur e un brulotto. La nave Ammiraglia spagnola fu duramente impegnata per diverse ore. Cannoneggiata da tutti i lati, si ritrovò alla fine disalberata e con tutte le vele squarciate. Lo stesso Gaztaňeda fu gravemente ferito ad ambedue le gambe, il suo Capitano in seconda ucciso da una scheggia e quando finalmente si arresero, la nave era quasi del tutto distrutta.

The Battle of Cape Passaro, 11 August 1718 by Richard Paton (oil on canvas, 1767)

Non meno violento fu l’attacco subito dal vascello Principe de Asturias (un tempo appartenente alla Marina inglese, col nome di Cumberland, e successivamente preso dagli spagnoli), al comando di Don Ferdinando Chacon che con coraggio e bravura affrontò dapprima il Grafton, capitanato da Nicolas Hadock, riuscendo a disalberarlo e a metterlo in fuga, e poi il fuoco incrociato di altri due vascelli inglesi, il Bredah e il Capitan ai quali, però, soccombette. Lo stesso Chacon fu colpito in viso da una scheggia e la sua nave perforata, con i banchi, le vele e i cordami distrutti. Analoga sorte ebbe la nave spagnola San Carlo, comandata dal Principe di Chalais che fu gravemente danneggiata dai cannoni del vascello inglese Kent, a cui dovette arrendersi. Sempre la medesima fonte archivistica spagnola dà notizia anche dello stato di tutte le altre imbarcazioni: … La Fregata Santa Rosa, comandata dal capitano Don Antonio Gonçales, combatté con cinque navi per oltre tre ore, arrecando loro molto danno, fino a che, rotte le vele e alcuni alberi, si arrese

In questo tempo tre navi inglesi attaccarono la Volante comandata dal capitano don Antonio Escudero, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni, che si batté con esse per oltre tre ore e mezzo, nel quale tempo, rotte tutte le vele e parte del cordame, continuò a combattere valorosamente al punto di cercare di abbordare una delle navi che l’attaccavano… ma avendo già subito sei colpi di cannone e poiché dalle falle l’acqua cominciava a penetrare nello scafo a tal punto che cominciava ad affondare, gli ufficiali e i marinai ammainarono la bandiera e si arresero, perché mai il capitano lo avrebbe consentito.

La nave Juno fu attaccata da tre navi inglesi e sebbene nel suo lungo combattimento cercò di abbordare quelle navi che le erano più vicine, queste le sfuggirono sempre fino a che, dopo circa tre ore, la costrinsero alla resa dopo averla completamente distrutta ed ucciso la maggior parte dell’equipaggio. Allo stesso modo tre navi inglesi attaccarono la Fregata La Perla, comandata dal capitano Don Gabriel de Alderete, in un combattimento durato circa tre ore. Alcuni colpi di cannoni partiti da La Perla riuscirono a disalberare una delle navi inglesi che la circondavano e fu grazie all’ arrivo del convoglio di Don Baltazar de Guevara, giunto da Malta in soccorso della flotta dell’Ammiraglio Gaztañeta, che la fregata spagnola riuscì a scappare. La nave Santa Isabel, comandata dal capitano Don Andres Riggio, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni, che si trovava in posizione più avanzata, fu inseguita la stessa notte da alcune navi inglesi e attaccata. Dopo quattro ore di combattimento si arrese la mattina seguente. La fregata La Sorpresa che navigava nella Divisione del Marchese De Mari, più avanzata delle altre che si erano incagliate, essendo stata seguita da tre vascelli inglesi a distanza di una lega, combatté contro di esse per più di tre ore fino a che, morto il maggior numero dell’equipaggio, ferito il suo capitano, Don Miguel de Sada, disalberata e distrutta in molte sue parti, si arrese.

Le altre navi e fregate libere dell’armata spagnola che non si menzionano, si trovarono, detto giorno 11, più al largo e poterono ritirarsi a Malta e in Sardegna, facendo lo stesso, dalla parte di Ponente, don Baltazar De Guevara con le due navi San Luis e San Juan dopo aver combattuto con l’Ammiraglia inglese e aver liberato la fregata la Perla. Le sette galere comandate dal Comandante di Squadra Don Francisco de Grimau, dopo aver fatto quanto poterono la notte del giorno 10 per unirsi alle navi spagnole, rimorchiandole, vedendo che le sorti del combattimento erano contrarie all’armata spagnola, fecero rotta verso terra e seguendo la costa si ritirarono a Palermo. Oltre ai succitati vascelli facenti parte del corpo principale dell’Armata spagnola, gli inglesi catturarono anche quelli che componevano la divisione del De Mari, arenatisi sulla costa di Avola: la nave El Real e le fregate San Isidro e El Aguila de Nantes. Quelle che furono incendiate dagli stessi spagnoli furono la fregata La Esperança, un Brulotto e due Galeotte cannoniere, così che le navi che si salvarono ritirandosi dal combattimento furono San Luis, San Juan, San Fernandon e San Pedro, e le fregate la Hermiona, la Perla, la Galera, il Puerco Espin, la Tolosa, El Leon, San Juan El Chico, San Fernando El Chico, la Flecha, una Galeotta cannoniera e il Pingue Pintado. (traduzione dallo spagnolo di Gabriella Monteleone).

La relazione si chiude con una sconfortata considerazione secondo la quale gli Spagnoli, malgrado avessero dimostrato di avere grande coraggio e valore militare, non riuscirono a mantenere unita la flotta, condizione che gli pregiudicò decisamente la sperata vittoria. 
Da parte inglese, il materiale d’archivio analizzato comprende alcuni documenti interessanti come un carteggio epistolare all’indirizzo dell’Ammiraglio Byng. Fra questi, una lettera inviata dalla HMS Canterbury il 16 agosto del 1718, scritta dal capitano Walton che con tono stringato riferisce sul risultato del combattimento avvenuto al largo di Avola: … Sir, we taken and destroyed all the spanish ships and vessells that were upon the coast…four Spanish men of war; one of sixty guns, commanded by Rear-Admiral Mari; one of fifty four, one of forty, and one of twenty-four guns, with a bomb-vessel, and a ship laden with arms: and burnt four men of war, one of fifty-four, two of forty, and one of thirty guns, with a fire-ship and a bomb-vessel…

E ancora le lettere di ringraziamento e felicitazioni da parte di Re Giorgio I e dell’Imperatore Carlo VI per il successo conseguito, che gli valse al suo ritorno in patria, la nomina e il titolo di Primo Visconte di Torrington

La settimana successiva alla battaglia, George Byng fu ricevuto a Siracusa dal conte Annibale Maffei. Quest’ultimo, proprio quel drammatico 11 agosto, aveva scritto al suo Re per annunciargli la disfatta della flotta spagnola ad opera di quella inglese:
… Sagra Real Maestà… la flotta spagnola è passata tutta avanti questa Piazza (la città di Siracusa) in distanza competente la notte ora scorsa, e seguiva ancora la retroguardia questa mattina dopo lo spontare del sole, quando un’ora dopo si è cominciato a sentire continui e replicati spari di cannone all’altura di Avola, 12 miglia distante da questa città, il che non ha lasciato dubitare che non fosse stata attaccata dalla Flotta Inglese, come infatti verso il mezzodì si è saputo accertatamente la disfatta di quella parte di quella Flotta Spagnuola, stata ivi attaccata dal Vice-Ammiraglio con alcuni vascelli inglesi, avendo l’ammiraglio Binghs inseguito l’altra parte che era più avanzata, ed al di là di Capo Passero con un vento prospero e sopra il nemico, dal che non deve dubitarsi che anche quella non sia stata, o non sia per essere, disfatta. Sin’ora gli avvisi che mi vengono sono che da 7 in 8 vascelli siano saltati in aria, altri presi, altri colati a fondo e ciò che resta del tutto disperso. In questo punto lo stesso Ammiraglio Binghs mi manda a dire che aveva ristretti dodici vascelli nemici in modo che non gli potessero più sfuggire e che era un affare di poche ore per intieramente ruinarli. Io intanto vedo dalle mie finestre il fuoco di alcuni vascelli che ardono, con la speranza di sentire dimani il compimento d’una perfettissima vittoria per cui,il giorno dell’Assunta, farò cantare un solenne Te Deum in ringraziamento a Dio del castigo dato ai procedimenti proditorii degli Spagnuoli e con uguale fiducia di farne poi cantare un altro non meno solenne dopo la disfatta dell’Armata di terra e riduzione dei ribelli al loro dovere; ed alla M. V. profundamente m’inchino. Humilissimo e Fedelissimo Servitore, il Conte Maffei … (Fonte Archivio di Stato di Torino, Fondo Paesi, Serie Sicilia Inventario I).

Conclusioni
Dopo lo sventurato epilogo l’Ammiraglio Antonio Gaztaňeda fu condotto prigioniero ad Augusta col resto dei soldati spagnoli; da lì il 25 agosto, in seguito al pagamento di un riscatto di guerra, potè far ritorno in patria dove continuò a prestare servizio nella Real Marina Spagnola. La Flotta Inglese invece sostò alcuni giorni nel porto di Siracusa e alla fine di agosto si recò a Reggio Calabria. Da quella città, l’Ammiraglio Byng scrisse al Marchese di Lede per affermare come la conclusione del Trattato della Quadruplice Alleanza non avesse altro obiettivo che quello di mantenere la pace in Europa. Byng aggiunse che per conseguirla sarebbe stato opportuno che gli Spagnoli rinunciassero alla Sicilia e chiese con fermezza di rimettere in libertà il Console britannico e tutta la sua famiglia fatti arrestare inopinatamente a Messina. In cambio avrebbe acconsentito al libero movimento delle navi spagnole sul Mediterraneo eccezion fatta per quelle che trasportavano viveri e munizioni.

La replica del Marchese non si fece attendere e fu durissima. Egli accusò Byng di ingerenza in affari che non lo riguardavano e che dopo un’ostilità così palese non poteva di certo impedire agli Spagnoli di considerare gli Inglesi come propri nemici. Inoltre che, senza un ordine espresso del Re Filippo V, non avrebbe potuto mettere in libertà il Console di sua Maestà Giorgio I. E ancora, contestò la ricostruzione britannica sulla responsabilità dell’inizio delle ostilità rinfacciando le segrete promesse fatte dal Byng al viceré di Napoli e al Comandante della Cittadella di Messina di inseguire la flotta spagnola per combatterla. Infine, rifiutò il mantenimento di qualsiasi rapporto commerciale con la Gran Bretagna.

Furono queste le ultime relazioni diplomatiche fra le due Nazioni, poiché la Spagna, assai contrariata da quella che definì la rottura della pubblica fede dei trattati, da quel momento considerò gli Inglesi avversari militari e la guerra tra le due monarchie riprese con la stessa animosità di un tempo.


Gabriella Monteleone  Sovrintendenza del mare siciliana – Unità Operativa III

estratto dal saggio pubblicato su Ricerche per mare  – edito dalla Sovrintendenza del mare Siciiana. 2018 a cura di Alessandra de Caro e Sebastiano Tusa.

 

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