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livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEI MILITARI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: incursori
Eravamo rimasti al termine della seconda guerra mondiale
Gli uomini Gamma, che tante azioni eroiche avevano compiuto durante la seconda guerra mondiale, dopo la guerra si trovarono di fronte ai pesanti accordi di pace che impedivano all’Italia di mantenere la loro componente piรน prestigiosa. Le restrizioni riguardanti la Regia Marina Militare Italiana, (articolo 59), vietarono la costruzione, l’acquisto e la sostituzione di navi da battaglia, oltre all’utilizzazione e alla sperimentazione di unitร portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e mezzi d’assalto di qualsiasi tipo. Il dislocamento totale del naviglio militare in servizio ed in costruzione, eccettuate le navi da battaglia, non doveva superare le 67.500 tonnellate, mentre il personale effettivo non poteva eccedere le 25.000 unitร .
La ricostruzione del dopo guerra
Con un cosรฌ pesante fardello, lo Stato Maggiore della Marina dovette affrontare la ricostruzione degli arsenali, la bonifica dei porti e delle coste dai campi minati e la necessitร di riorganizzare gli staff. Con il Foglio d’Ordine nยบ 66 del 15 ottobre 1947 la Marina militare assegnรฒ il nome di “MARICENTROSUB” al centro subacqueo della Marina Militare. In quel periodo, il Comando era ospitato nel seno del Varignano insieme al COMANDO DRAGAGGIO. Nel 1947, MARICENTROSUB si occupava della formazione sia dei palombari sia dei sommozzatori. Potete immaginarvi le condizioni dei mezzi disponibili. Mentre i palombari impiegavano il tradizionale vestito in gomma telata con elmo in rame, i sommozzatori usavano il modello Belloni ed apparecchiature sia ad ossigeno che ad aria. Una curiositร , per regolare il loro assetto sott’acqua, quei sommozzatori usavano solo una piastra di piombo di pochi chilogrammi posta sul petto. A seguito dei corsi, essi venivano avviati ai gruppi SDAI (quelli che oggi sono chiamati Servizio Difesa Anti Mezzi Insidiosi) per la bonifica dei porti dai numerosi ordigni lasciati dalla guerra. Un lavoro duro e e pericoloso che coinvolse le forze di dragaggio per molti anni a seguire. Questo collegamento tra subacquei e dragatori pose le basi per sviluppare le tecniche moderne di bonifica degli ordigni in mare. Nello stesso anno, con la nomina dell’ammiraglio Emilio Ferreri a Capo di Stato Maggiore della Marina, iniziรฒ finalmente la ricostruzione della componente operativa subacquea.
l’ingegner Cattaneo della CABI CATTANEO Ufficio Storico MMI
Nel 1950, con il consenso non ufficiale degli anglo americani, Ferreri decise di riavviare le attivitร dei mezzi di assalto, presso la Stazione Tecnica Autonoma (STA) di Bacoli, Napoli, e di creare nel contempo una Forza di Marina con caratteristiche simili a quelle dei reparti commando britannici. L’incarico di rimettere insieme la STA fu dato al CV GN Ruzzier. Un compito non facile: si trattava di rintracciare i pochi specialisti rimasti, ex appartenenti alla Decima MAS, per rimettere in efficienza, con i pezzi di ricambio conservati nei magazzini, gli ultimi quattro Siluri a Lenta Corsa (SLC) disponibili. Come vedremo in tale opera fu fondamentale l’apporto dell’Ingegner Cattaneo, della Ditta CABI CATTANEO.
I nuovi mezzi
Come ricorderete, durante l’utilizzo del S.L.C. erano emerse molte lacune tecniche che avevano portato nel 1943 alla realizzazione di una versione aggiornata del mezzo di attacco subacqueo.
CC GN Mario Masciulli Ufficio Storico MMI
Essi furono chiamati S.S.B. (Siluro San Bartolomeo – vedi la scheda seguente) dal nome dellโofficina armi subacquee della Regia Marina Militare che si trovava a San Bartolomeo, una localitร in periferia di La Spezia. Si trattava di un’evoluzione del S.L.C., un vero e proprio semovente subacqueo nel quale gli operatori, sempre muniti di autorespiratori ad ossigeno, potevano restare allโinterno del mezzo, in un abitacolo aperto ma protetto. Il grande vantaggio del mezzo era che poteva sostenere una maggior velocitร (4 nodi in trasferimento) con un carico esplosivo maggiore.
Il progetto fu elaborato su direttive della X MAS, dal Maggiore del Genio Navale Mario Masciulli e dal Capitano del Genio Navale Travaglini. Il primo prototipo fu costruito nella tarda primavera del 1943 dalla CABI (Cattaneo Applicazione Brevetti industriali) che, durante la guerra, costruiva con Baglietto i famosi barchini siluranti ed esplosivi. CABI e BAGLIETTO sono tutti nomi che passarono alla storia.
Lโ8 settembre del 1943, erano operativi presso la base della Spezia tre SSB dei quali uno era conservato in un magazzino pronto per la spedizione nella base segreta del piroscafo โOlterraโ ad Algesiras, nella baia di fronte a Gibilterra. Gli altri due erano stati assegnati al โGruppo Operativo della Castagnaโ, una vecchia batteria posta sul lato occidentale della rada di La Spezia, agli ordini del T.V. Augusto Jacobacci (un operatore gamma che abbiamo giร nominato per l’azione combinata di SLC e Gamma ad Algeri del 12 dicembre 1942).
L’ultima missione?
Franco Harrauer, un architetto la cui vita professionale si intrecciรฒ piรน volte con gli uomini dei mezzi, sulla base dei racconti di Jacobacci, raccontรฒ quella che doveva essere l’ultima missione di quei due mezzi. Per non farli cadere in mani nemiche, gli S.S.B. di punta Castagna erano stati trasferiti in un luogo protetto all’isola Palmaria, in prossimitร di La Spezia, in attesa di essere impiegati. Si progettรฒ un attacco ai piroscafi Liberty, carichi di munizioni, che si trovavano spesso alla fonda proprio nella rada di La Spezia. L’occasione arrivรฒ il 29 Aprile del 1945. Gli operatori che dovevano compiere l’ultima missione erano il Tenente del Genio Navale, ingegnere, Sergio Pucciarini, il TV Augusto Jacobacci supportati da due Gamma Bonato e Toma. Per uno scrupolo professionale, prima di iniziare l’azione, Jacobacci chiese di controllare se ci fossero degli ultimi ordini. Il destino volle che fu trovato un messaggio immediato che comunicava la firma dell’armistizio. Come in un film, l’azione fu sospesa all’ultimo momento ed i due SSB, per non essere lasciati in mano nemiche, furono affondati in acque profonde.
Siluro San Bartolomeo – SSB 1945
SCHEDA: S.S.B.
Il mezzo poteva essere dotato di una doppia testata esplosiva per un totale di 400 Kg di esplosivo. Questo consentiva di poter attaccare in sequenza due bersagli differenti. La procedura di impiego ed attacco era analoga a quella degli S.L.C.. Il motore elettrico da 5 Kw permetteva di poter raggiungere una velocitร in immersione di ben quattro nodi. Con una lunghezza fuori tutto di 7 metri e 50, ed una larghezza di 0,78 metri, gli SSB avevano un’autonomia di circa 40 miglia. Il loro peso totale era di circa 1860 kg.
Cattaneo e Pucciarini
Nell’immediato dopoguerra, Cattaneo e Pucciarini, ex ufficiali tecnici della Regia Marina, che avevano collaborato all’allestimento dei mezzi della X^ MAS, rappresentavano una risorsa preziosissima per la Marina. Per non disperdere lโereditร tecnica maturata in quegli anni di sperimentazioni, i due ingegneri nel 1948 furono convocati, nel massimo segreto, dalla Marina Militare con lo scopo di chiedergli se volevano partecipare al recupero e messa in funzione degli SSB. Come ricorderete, il trattato di pace prevedeva all’articolo 59 che barchini esplosivi o imbarcazioni dโassalto, non potranno essere acquistate, costruite eccโฆ quindi ogni attivitร addestrativa con i mezzi tipo SSB era vietata. Si trattava di operare in maniera occulta, mantenendo la segretezza su ogni attivitร in corso. Convocati dallo Stato Maggiore, solo Cattaneo aderรฌ alla richiesta di collaborare mentre Pucciarini decise di spendere la sua esperienza nel campo commerciale e fondรฒ a Livorno la COSMOS, (Costruzione Motoscafi Sottomarini a Livorno). Entrambi furono dei precursori dei moderni sistemi di trasporto subacquei.
il vecchio rimorchiatore Ciclope venne rinominato Ercole e divenne nave appoggio per tre SLC. Notate a mezza nave la camera di decompressione Ufficio Storico MMI
Nonostante le grandi difficoltร , la Marina, che voleva a tutti i costi non disperdere il patrimonio tecnico, incaricรฒ il Capitano di Vascello Notari, anche lui ex pilota di SLC, di recuperare i mezzi recuperabili, addestrare nuovi piloti e riorganizzare segretamente una vera e propria componente operativa. Tutti gli operatori mantennero il silenzio sulla loro formazione al punto che anche i familiari erano all’oscuro delle loro attivitร .
La base segreta dove concentrare i mezzi e formare nuovi piloti era la base STA di Bacoli, Napoli. Questa base rimase attiva fino alla fine degli anni sessanta quando poi fu smantellata e trasferita al Varignano dove, come vedremo erano operativi i Gamma e gli Arditi. Nella base furono effettuati cinque corsi piloti (vedi elenco a lato). Tra di essi tanti nomi che lasciarono un segno negli anni a seguire della loro carriera. Tra di essi vorrei ricordare il tenente medico Moretti, uno dei primi fisiopatologi subacquei militari che formรฒ molti medici del COMSUBIN oggi luminari della materia. Per dare supporto ai mezzi venne riadattato un vecchio rimorchiatore, il Ciclope, che era stato affondato nel porto di Napoli durante la guerra. Fu rinominato Ercole, diventando la nave appoggio dei tre SLC. La nave fu dotata di una camera di decompressione e di una officina interna per le manutenzioni. Tutto fu fatto nella massima segretezza.
Da “uomini contro navi” a “elementi integrati della guerra navale”
Nel tempo, le sanzioni militari furono attenuate dall’ammissione dell’Italia nella Nato, accordata nel 1949. Il mondo stava cambiando nuovamente con la formazione dei due blocchi che avrebbe caratterizzato la Guerra fredda. Grazie alla lungimiranza dello Stato Maggiore, i sopravvissuti dei mezzi di assalto non si erano dispersi ed erano stati raccolti in quella componente che, come vedremo, fu l’embrione degli Arditi Incursori. Pochi erano restati in servizio ma avevano mantenuto i contatti fra di loro. Fra di essi maturรฒ quella che fu una naturale evoluzione degli assaltatori: da uomini contro nave a elementi integrati della guerra navale.
Corso Pecori Giraldi nato a Pozzuoli il 9 luglio 1899, entrรฒ in Accademia nel 1913 e conseguรฌ la nomina a guardiamarina nel 1917. Da capitano di vascello (1940) comandรฒ l’incrociatore Zara e nel ’42/’43 la corazzata Vittorio Veneto. Durante il lungo periodo trascorso al vertice della MMI si dedicรฒ alla creazione di una flotta efficiente e moderna, al riordinamento dei Comandi e Servizi a terra, allo sviluppo dell’addestramento e al perfezionamento delle armi e dei mezzi. Ufficio Storico MMI
Se da un lato i nuovi alleati, un tempo nemici, avevano sviluppato componenti similari, dall’altro, anche in campo nazionale, fu maturata la necessitร di passare da guastatori navali ad incursori multiruolo, allargando la gamma dei propri obbiettivi anche ad installazioni terrestri a similitudine dei commando inglesi.
Nel 1952, lโammiraglio Corso Pecori Giraldi convocรฒ il tenente di vascello Aldo Massarini, reduce della X Mas e di MARIASSALTO, per discutere sulla possibilitร e capacitร di organizzare un nucleo di incursori, sul modello di analoghe organizzazioni operanti all’epoca presso gli alleati. โCi pensi, disse lโAmmiraglio Pecori Giraldi al T.V. Massarini, e mi faccia conoscere le sue decisioniโ.
La risposta fu ovviamente positiva anche se, ancora una volta, non fu facile reperire i primi uomini. Massarini raccolse due ufficiali (STV Antonio Benedetti e STV Gianluigi Botti) ed una dozzina di sottufficiali e marinai. Il primo corso fu tenuto presso la Scuola Genio Pionieri della Cecchignola di Roma dove ricevettero dai colleghi dell’Esercito italiano i rudimenti del combattimento terrestre e sull’impiego degli esplosivi. Nel frattempo, tutti i reparti dello Stato Maggiore della Marina si adoperarono con sinergia per fornire a questa nuova componente ciรฒ di cui avevano bisogno. Naturalmente sempre lavorando con grande riservatezza.
Arditi incursori 1952 – cortesia ANAIM
Pistola mitragliatrice Beretta M12 – cortesia ANAIM
Il reparto di Commissariato Navale (MARICOMMI) realizzรฒ le prime tenute da combattimento terrestre, scopiazzando le uniformi dei Marines americani, ed una super scarpa, uno stivale anfibio in grado di poter essere usato sia per marciare, per arrampicarsi che per i lanci con il paracadute. Il modello di quello scarpone, aggiornato con i nuovi materiali, รจ ancora in uso. Inoltre fu sviluppato dalla ditta Aerostatica di Roma un tipo particolare di gommone per le operazioni speciali. Per la attivitร subacquea la SALVAS realizzรฒ una muta stagna da usare anche sul terreno (molto piรน robusta di quella usata dei Gamma), mentre la Pirelli costruรฌ dei contenitori stagni speciali per il trasporto delle munizioni e delle armi.
pistola Beretta mod. 951 – cortesia ANAIM
Lโarmamento prescelto fu la pistola Beretta 951 e lโindimenticabile PM12, calibro 9 mm lungo. Fu disegnato anche un coltello ad hoc per l’uso dei neo assaltatori. Il reclutamento (tutti volontari) fu rigoroso; dopo le visite mediche ed un primo screening psicotecnico (all’epoca tale scienza era agli albori), tutti gli aspiranti al corso venivano avviati alla fase di addestramento dove avveniva la vera selezione psicofisica. Non bastava superare le prove quotidiane ma anche dimostrare di essere in possesso delle doti di fermezza, coraggio ed autocontrollo necessarie.
Storicamente la prima esercitazione di rilievo avvenne nel 1952, per la DITEX Leone di San Marco. Furono formati due team, che sarebbero stati trasportati da due mezzi modificati (un pilota e 5 operatori) portando alla fine un attacco a nuoto sia contro lโincrociatore Garibaldi sia alle infrastrutture portuali del porto di Bari. Una missione a tutto tondo, un vero successo che si ripetette ad ottobre del 1952, quando parteciparono all’esercitazione alleata Long Steep, in Turchia, meritando lโammirazione del Brigadiere Generale Hogaboom del Corpo dei US Marines.
La nuova specialitร venne denominata Arditi Incursori
La loro formazione comprendeva tre fasi: la prima alla Cecchignola per lโaddestramento al combattimento terrestre, la seconda al Varignano per lโaddestramento anfibio, nuoto su lunghe distanze, impiego dei battelli pneumatici e sbarchi clandestini. Il corso terminava con la terza fase culminante in un campo addestrativo dove i neo arditi mettevano insieme tutte le conoscenze acquisite durante il corso. In quegli anni furono inviati alla scuola alpina di Aosta due arditi, il 2 Capo Teppati ed il Sc Kalan per acquisire il brevetto di rocciatori guida. Tanti anni dopo ebbi lโonore di avere al COMSUBIN come istruttore Capo Kalan e di conoscerne personalmente le grandi qualitร professionali e umane.
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fine I parte – continua
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PARTE I PARTE II

ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), รจ laureato in Scienze Marittime della Difesa presso lโUniversitร di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude allโUniversitร di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. ร docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare.
Bellissima ricostruzione storica, complimenti!
Si, peccato che nella foto (notissima) di apertura sia raffigurato un CHARRIOT britannico, (l’imitazione dei nostri S.L.C. ) e non un nostro “Maiale”…
Gentile signor Bagnasco, al termine della guerra dopo l’8 settembre, alcuni Gamma operarono con gli inglesi usando i loro Charriot .. Le consiglio di leggere gli articoli sulle azioni precedenti dei Gamma dove potrร trovare ulteriori dettagli. Ad esempio segua questo link http://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/12418
Ottimo lavoro di ricerca storica degli incursori di marina…complimenti ! Vorrei sapere di piรน e anche la loro provenienza del passato, se la sapete altrimenti ve lo faccio sapere io, cordialmente SJ
grazie