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Dai Gamma agli Arditi incursori, la rinascita dopo la guerra – parte I

Reading Time: 10 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEI MILITARI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: incursori

 

Eravamo rimasti al termine della seconda guerra mondiale
Gli uomini Gamma, che tante azioni eroiche avevano compiuto durante la seconda guerra mondiale, dopo la guerra si trovarono di fronte ai pesanti accordi di pace che impedivano all’Italia di mantenere la loro componente più prestigiosa. Le restrizioni riguardanti la Regia Marina Militare Italiana, (articolo 59), vietarono la costruzione, l’acquisto e la sostituzione di navi da battaglia, oltre all’utilizzazione e alla sperimentazione di unità portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e mezzi d’assalto di qualsiasi tipo. Il dislocamento totale del naviglio militare in servizio ed in costruzione, eccettuate le navi da battaglia, non doveva superare le 67.500 tonnellate, mentre il personale effettivo non poteva eccedere le 25.000 unità.

La ricostruzione del dopo guerra
Con un così pesante fardello, lo Stato Maggiore della Marina dovette affrontare la ricostruzione degli arsenali, la bonifica dei porti e delle coste dai campi minati e la necessità di riorganizzare gli staff. Con il Foglio d’Ordine nº 66 del 15 ottobre 1947 la Marina militare assegnò il nome di “MARICENTROSUB” al centro subacqueo della Marina Militare. In quel periodo, il Comando era ospitato nel seno del Varignano insieme al COMANDO DRAGAGGIO. Nel 1947, MARICENTROSUB si occupava della formazione sia dei palombari sia dei sommozzatori. Potete immaginarvi le condizioni dei mezzi disponibili. Mentre i palombari impiegavano il tradizionale vestito in gomma telata con elmo in rame, i sommozzatori usavano il modello Belloni ed apparecchiature sia ad ossigeno che ad aria. Una curiosità, per regolare il loro assetto sott’acqua, quei sommozzatori usavano solo una piastra di piombo di pochi chilogrammi posta sul petto. A seguito dei corsi, essi venivano avviati ai gruppi SDAI (quelli che oggi sono chiamati Servizio Difesa Anti Mezzi Insidiosi) per la bonifica dei porti dai numerosi ordigni lasciati dalla guerra. Un lavoro duro e e pericoloso che coinvolse le forze di dragaggio per molti anni a seguire. Questo collegamento tra subacquei e dragatori pose le basi per sviluppare le tecniche moderne di bonifica degli ordigni in mare. Nello stesso anno, con la nomina dell’ammiraglio Emilio Ferreri a Capo di Stato Maggiore della Marina, iniziò finalmente la ricostruzione della componente operativa subacquea.

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l’ingegner Cattaneo della CABI CATTANEO

Nel 1950, con il consenso non ufficiale degli anglo americani, Ferreri decise di riavviare le attività dei mezzi di assalto, presso la Stazione Tecnica Autonoma (STA) di Bacoli, Napoli, e di creare nel contempo una Forza di Marina con caratteristiche simili a quelle dei reparti commando britannici. L’incarico di rimettere insieme la STA fu dato al CV GN Ruzzier. Un compito non facile: si trattava di rintracciare i pochi specialisti rimasti, ex appartenenti alla Decima MAS, per rimettere in efficienza, con i pezzi di ricambio conservati nei magazzini, gli ultimi quattro Siluri a Lenta Corsa (SLC) disponibili. Come vedremo in tale opera fu fondamentale l’apporto dell’Ingegner Cattaneo, della Ditta CABI CATTANEO.

I nuovi mezzi
Come ricorderete, durante l’utilizzo del S.L.C. erano emerse molte lacune tecniche che avevano portato nel 1943 alla realizzazione di una versione aggiornata del mezzo di attacco subacqueo.

158px-Maggioremario masciulli

CC GN Mario Masciulli

Essi furono chiamati S.S.B. (Siluro San Bartolomeo – vedi la scheda seguente) dal nome dell’officina armi subacquee della Regia Marina Militare che si trovava a San Bartolomeo, una località in periferia di La Spezia. Si trattava di un’evoluzione del S.L.C., un vero e proprio semovente subacqueo nel quale gli operatori, sempre muniti di autorespiratori ad ossigeno, potevano restare all’interno del mezzo, in un abitacolo aperto ma protetto. Il grande vantaggio del mezzo era che poteva sostenere una maggior velocità (4 nodi in trasferimento) con un carico esplosivo maggiore. 

 

Il progetto fu elaborato su direttive della X MAS,  dal Maggiore del Genio Navale Mario Masciulli e dal Capitano del Genio Navale Travaglini. Il primo prototipo fu costruito nella tarda primavera del 1943 dalla CABI (Cattaneo Applicazione Brevetti industriali) che, durante la guerra, costruiva con Baglietto i famosi barchini siluranti ed esplosivi. CABI e BAGLIETTO sono tutti nomi che passarono alla storia.

Maiale_at_gosportL’8 settembre del 1943, erano operativi presso la base della Spezia tre SSB dei quali uno era conservato in un magazzino pronto per la spedizione nella base segreta del piroscafo “Olterra“ ad Algesiras, nella baia di fronte a Gibilterra. Gli altri due erano stati assegnati al “Gruppo Operativo della Castagna”, una vecchia batteria posta sul lato occidentale della rada di La Spezia, agli ordini del T.V. Augusto Jacobacci (un operatore gamma che abbiamo già nominato per l’azione combinata di SLC e Gamma ad Algeri del 12 dicembre 1942).

L’ultima missione?
Franco Harrauer, un architetto la cui vita professionale si intrecciò più volte con gli uomini dei mezzi, sulla base dei racconti di Jacobacci, raccontò quella che doveva essere l’ultima missione di quei due mezzi. Per non farli cadere in mani nemiche, gli S.S.B. di punta Castagna erano stati trasferiti in un luogo protetto all’isola Palmaria, in prossimità di La Spezia, in attesa di essere impiegati. Si progettò un attacco ai piroscafi Liberty, carichi di munizioni, che si trovavano spesso alla fonda proprio nella rada di La Spezia. L’occasione arrivò il 29 Aprile del 1945.  Gli operatori che dovevano compiere l’ultima missione erano il Tenente del Genio Navale, ingegnere, Sergio Pucciarini, il TV Augusto Jacobacci supportati da due Gamma Bonato e Toma. Per uno scrupolo professionale, prima di iniziare l’azione, Jacobacci chiese di controllare se ci fossero degli ultimi ordini. Il destino volle che fu trovato un messaggio immediato che comunicava la firma dell’armistizio. Come in un film, l’azione fu sospesa all’ultimo momento ed i due SSB, per non essere lasciati in mano nemiche, furono affondati in acque profonde.

Siluro-San-Bartolomeo-SSB.-Anno-1945

Siluro San Bartolomeo – SSB 1945

SCHEDA: S.S.B.
Il mezzo poteva essere dotato di una doppia testata esplosiva per un totale di 400 Kg di esplosivo. Questo consentiva di poter attaccare in sequenza due bersagli differenti. La procedura di impiego ed attacco era analoga a quella degli S.L.C.. Il motore elettrico da 5 Kw permetteva di poter raggiungere una velocità in immersione di ben quattro nodi.  Con una lunghezza fuori tutto di 7 metri e 50, ed una larghezza di 0,78 metri, gli SSB avevano un’autonomia di circa 40 miglia. Il loro peso totale era di circa 1860 kg.

Cattaneo e Pucciarini
Nell’immediato dopoguerra, Cattaneo e  Pucciarini, ex ufficiali tecnici della Regia Marina, che avevano collaborato all’allestimento dei mezzi della X^ MAS, rappresentavano una risorsa preziosissima per la Marina. Per non disperdere l’eredità tecnica maturata in quegli anni di sperimentazioni, i due ingegneri nel 1948 furono convocati, nel massimo segreto, dalla Marina Militare con lo scopo di chiedergli se volevano partecipare al recupero e messa in funzione degli SSB. Come ricorderete, il trattato di pace prevedeva all’articolo 59 che barchini esplosivi o imbarcazioni d’assalto, non potranno essere acquistate, costruite ecc… quindi ogni attività addestrativa con i mezzi tipo SSB era vietata. Si trattava di operare in maniera occulta, mantenendo la segretezza su ogni attività in corso. Convocati dallo Stato Maggiore,  solo Cattaneo aderì alla richiesta di collaborare mentre Pucciarini decise di spendere la sua esperienza nel campo commerciale e fondò a Livorno la COSMOS, (Costruzione Motoscafi Sottomarini a Livorno). Entrambi furono dei precursori dei moderni sistemi di trasporto subacquei.

ERCOLEEXCICLOPE

il vecchio rimorchiatore Ciclope venne rinominato Ercole e divenne nave appoggio per tre SLC. Notate a mezza nave la camera di decompressione

Nonostante le grandi difficoltà,  la Marina, che  voleva a tutti i costi non disperdere il patrimonio tecnico,  incaricò il Capitano di Vascello Notari, anche lui ex pilota di SLC, di recuperare i mezzi recuperabili, addestrare nuovi piloti e riorganizzare segretamente una vera e propria componente operativa. Tutti gli operatori mantennero il silenzio sulla loro formazione al punto che anche i familiari erano all’oscuro delle loro attività.

primi piloti dopo guerraLa base segreta dove concentrare i mezzi e formare nuovi piloti era la base STA di Bacoli, Napoli. Questa base rimase attiva fino alla fine degli anni sessanta quando poi fu smantellata e trasferita al Varignano dove, come vedremo erano operativi i Gamma e gli Arditi. Nella base furono effettuati cinque corsi piloti (vedi elenco a lato). Tra di  essi tanti nomi che lasciarono un segno negli anni a seguire della loro carriera. Tra di essi vorrei ricordare il tenente medico Moretti, uno dei primi fisiopatologi subacquei militari che formò molti medici del COMSUBIN oggi luminari della materia. Per dare supporto ai mezzi venne riadattato un vecchio rimorchiatore, il Ciclope, che era stato affondato nel porto di Napoli durante la guerra. Fu rinominato Ercole, diventando la nave appoggio dei tre SLC. La nave fu dotata di una camera di decompressione e di una officina interna per le manutenzioni. Tutto fu fatto nella massima segretezza.

Da “uomini contro navi” a  “elementi integrati della guerra navale”
Nel tempo, le sanzioni militari furono attenuate dall’ammissione dell’Italia nella Nato, accordata nel 1949.  Il mondo stava cambiando nuovamente con la formazione dei due blocchi che avrebbe caratterizzato la Guerra fredda. Grazie alla lungimiranza dello Stato Maggiore, i sopravvissuti dei mezzi di assalto non si erano dispersi ed erano stati raccolti in quella componente che, come vedremo, fu l’embrione degli Arditi Incursori. Pochi erano restati in servizio ma avevano mantenuto i contatti fra di loro. Fra di essi maturò quella che fu una naturale evoluzione degli assaltatori: da uomini contro nave a elementi integrati della guerra navale.

pecor giraldi

Corso Pecori Giraldi nato a Pozzuoli il 9 luglio 1899, entrò in Accademia nel 1913 e conseguì la nomina a guardiamarina nel 1917. Da capitano di vascello (1940) comandò l’incrociatore Zara e nel ’42/’43 la corazzata Vittorio Veneto. Durante il lungo periodo trascorso al vertice della MMI si dedicò alla creazione di una flotta efficiente e moderna, al riordinamento dei Comandi e Servizi a terra, allo sviluppo dell’addestramento e al perfezionamento delle armi e dei mezzi.

Se da un lato i nuovi alleati, un tempo nemici, avevano sviluppato componenti similari, dall’altro, anche in campo nazionale, fu maturata la necessità di passare da guastatori navali ad incursori multiruolo, allargando la gamma dei propri obbiettivi anche ad installazioni terrestri a similitudine dei commando inglesi.

Nel 1952, l’ammiraglio Corso Pecori Giraldi convocò il tenente di vascello Aldo Massarini, reduce della X Mas e di MARIASSALTO, per discutere sulla possibilità e capacità di organizzare un nucleo di incursori, sul modello di analoghe organizzazioni operanti all’epoca presso gli alleati. “Ci pensi, disse l’Ammiraglio Pecori Giraldi al T.V. Massarini, e mi faccia conoscere le sue decisioni”.

La risposta fu ovviamente positiva anche se, ancora una volta, non fu facile reperire i primi uomini. Massarini raccolse due ufficiali (STV Antonio Benedetti e STV Gianluigi Botti) ed una dozzina di sottufficiali e marinai.  Il primo corso fu tenuto presso la Scuola Genio Pionieri della Cecchignola di Roma dove ricevettero dai colleghi dell’Esercito italiano i rudimenti del combattimento terrestre e sull’impiego degli esplosivi. Nel frattempo, tutti i reparti dello Stato Maggiore della Marina si adoperarono con sinergia per fornire a questa nuova componente ciò di cui avevano bisogno. Naturalmente sempre lavorando con grande riservatezza.

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Arditi incursori 1952

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Pistola mitragliatrice Beretta M12

Il reparto di Commissariato Navale (MARICOMMI) realizzò le prime tenute da combattimento terrestre, scopiazzando le uniformi dei Marines americani, ed una super scarpa, uno stivale anfibio in grado di poter essere usato sia per marciare, per arrampicarsi che per i lanci con il paracadute. Il modello di quello scarpone, aggiornato con i nuovi materiali, è ancora in uso. Inoltre fu sviluppato dalla ditta Aerostatica di Roma un tipo particolare di gommone per le operazioni speciali. Per la attività subacquea la SALVAS realizzò una muta stagna da usare anche sul terreno (molto più robusta di quella usata dei Gamma), mentre la Pirelli costruì dei contenitori stagni speciali per il trasporto delle munizioni e delle armi.

Beretta_951

pistola Beretta mod. 951

L’armamento prescelto fu la pistola Beretta 951 e l’indimenticabile PM12, calibro 9 mm lungo.  Fu disegnato anche un coltello ad hoc per l’uso dei neo assaltatori. Il reclutamento (tutti volontari) fu rigoroso; dopo le visite mediche ed un primo screening psicotecnico (all’epoca tale scienza era agli albori), tutti gli aspiranti al corso venivano avviati alla fase di addestramento dove avveniva la vera selezione psicofisica. Non bastava superare le prove quotidiane ma anche dimostrare di essere in possesso delle doti di fermezza, coraggio ed autocontrollo  necessarie.

gammaStoricamente la prima esercitazione di rilievo avvenne nel 1952, per la DITEX Leone di San Marco. Furono formati due team,  che sarebbero stati trasportati da due mezzi modificati (un pilota e 5 operatori) portando alla fine un attacco a nuoto sia contro l’incrociatore Garibaldi sia alle infrastrutture portuali del  porto di Bari. Una missione a tutto tondo,  un vero successo che si ripetette ad ottobre del 1952, quando parteciparono all’esercitazione alleata Long Steep, in Turchia, meritando l’ammirazione del Brigadiere General Hogaboom del Corpo dei US Marines.

La nuova specialità venne denominata Arditi Incursori 
La loro formazione comprendeva tre fasi: la prima alla Cecchignola per l’addestramento al combattimento terrestre, la seconda al Varignano per l’addestramento anfibio, nuoto su lunghe distanze, impiego dei battelli pneumatici e sbarchi clandestini. Il corso terminava con la terza fase culminante in un campo addestrativo dove i neo arditi mettevano insieme tutte le conoscenze acquisite durante il corso. In quegli anni furono inviati alla scuola alpina di Aosta due arditi, il 2 Capo Teppati ed il Sc Kalan per acquisire il brevetto di rocciatori guida. Tanti anni dopo ebbi l’onore di avere al COMSUBIN come istruttore Capo Kalan e di conoscerne personalmente le grandi qualità professionali e umane.
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fine I parte – continua

 

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5 commenti

  1. Giovanni Garau Giovanni Garau
    22/01/2021    

    Bellissima ricostruzione storica, complimenti!

  2. STEFANO BAGNASCO STEFANO BAGNASCO
    01/11/2020    

    Si, peccato che nella foto (notissima) di apertura sia raffigurato un CHARRIOT britannico, (l’imitazione dei nostri S.L.C. ) e non un nostro “Maiale”…

    • 01/11/2020    

      Gentile signor Bagnasco, al termine della guerra dopo l’8 settembre, alcuni Gamma operarono con gli inglesi usando i loro Charriot .. Le consiglio di leggere gli articoli sulle azioni precedenti dei Gamma dove potrà trovare ulteriori dettagli. Ad esempio segua questo link http://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/12418

  3. 05/11/2017    

    Ottimo lavoro di ricerca storica degli incursori di marina…complimenti ! Vorrei sapere di più e anche la loro provenienza del passato, se la sapete altrimenti ve lo faccio sapere io, cordialmente SJ

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