Patrick O’Brian e i suoi romanzi

Davide Villa

26 Dicembre 2025
tempo di lettura: 13 minuti

..
livello elementare

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: LETTERATURA
parole chiave: Patrick O’Brian, Jack Aubrey
.

Patrick O’Brian, pseudonimo letterario di Richard Patrick Russ (1914 -2000) fu uno scrittore appassionato e prolifico. Dopo il servizio nell’Intelligence inglese, durante la seconda guerra mondiale, si dedico a tempo pieno alla sua grande passione: la letteratura navale. Fu proprio grazie al lungo e fortunato ciclo di romanzi marittimi incentrato sulla coppia Jack Aubrey – Stephen Maturin che raggiunse l’apice del successo con i suoi libri in seguito stampati in moltissime lingue e paesi.

I venti romanzi della saga scritta a O’Brian sono un obbligo per chi voglia addentrarsi, in stampo narrativo, nelle guerre napoleoniche sul mare. I libri si rivelano connotati da un’intensa ma accurata analisi storica, nella quale i particolari, i fatti e i personaggi (in massima parte realmente esistiti) vengono rappresentati con vivezza di particolari. La saga si incentra su due personaggi inventati ma verosimili, il capitano della Royal Navy Jack Aubrey e il medico di bordo nonché naturalista e agente segreto britannico Stephen Maturin. In questa breve analisi non ci fermeremo ad analizzare in dettaglio la trama delle opere (venti romanzi con svariate migliaia di pagine), ma solamente i punti salienti dei combattimenti o degli eventi, comparandoli poi alla realtà storica. O’Brian, da saggio letterato qual era, capì da subito la necessità di lasciare all’invenzione pura il minor spazio possibile, al fine di includere eventi e personaggi come minimo verosimili, collocati in una cornice il più possibile corrispondente alla realtà. Questo avrebbe aiutato il lettore a vivere la storia come qualcosa di integrato agli eventi reali, o per meglio dire “aggiunto” e non estraneo ad essi.

Per una più chiara trattazione ho suddiviso i fatti salienti della trama di ogni libro in una sorta di elenco, per evitare la confusione che ne potrebbe sorgere:

1) Primo Comando: Jack Aubrey, giovane capitano di corvetta, riceve il suo primo incarico ufficiale, il comando del piccolo brigantino Sophie da 14 cannoni, con il compito di arrecare danni al commercio francese e spagnolo nel Mediterraneo. A bordo, come medico, vi è anche Stephen, che diverrà un suo amico inseparabile. Avvengono diverse azioni sia contro il naviglio nemico sia contro le sue installazioni costiere, che permettono ad Aubrey di farsi un nome come comandante audace e intrepido. Tuttavia un ricco commerciante spagnolo, pesantemente colpito dalle perdite causategli dall’azione della Sophie, convince il governo iberico ad allestire una fregata da 32 cannoni per dare la caccia al brigantino inglese. Lo scontro in effetti avviene ma, grazie alla genialità di Aubrey e alla determinazione dell’equipaggio della Sophie, la fregata spagnola, la Cacafuego, viene sconfitta. Il libro prosegue con la cattura dei due amici e della Sophie da parte di una potente squadra francese, ma si conclude felicemente con Jack, Stephen e l’equipaggio liberati sulla parola a Gibilterra.
Veniamo al confronto storico: era pratica comune assegnare a navi minori, corvette, brigantini e fregate il compito di arrecare danno al commercio avversario; questo era un compito particolarmente apprezzato dai comandanti, perché permetteva in caso di successo di arricchirsi con la ricompensa per le prede (ricordiamo che la Royal Navy acquistava e poi reintegrava al proprio servizio qualsiasi nave da guerra e mercantile catturata al nemico, pagandone poi una parte al capitano e all’equipaggio catturante).
In realtà il brigantino Sophie non è mai esistito, così come la Cacafuego, ma lo scontro è chiaramente ricalcato su quello intrapreso dal capitano Lord Cochrane, che a bordo della corvetta HMS Speedy riuscì a sconfiggere e a catturare la più potente fregata spagnola El Gamo.

quadro ad olio raffigurante la cattura della fregata sciabecco spagnola El Gamo nel 1801 al largo della costa di Barcellona da parte del brigantino della Royal Navy HMS Speedy comandato da Thomas Cochrane, decimo conte di Dundonald – Autore Clarkson Frederick Stanfield – Fonte Victoria and Albert Museum
Capture of the El Gamo.jpg – Wikimedia Commons

Tali combattimenti tra navi appartenenti a classi diverse, sulla carta notevolmente impari, nella realtà erano molto rari, ma poteva accadere che la maggiore preparazione e abilità nel fuoco della nave minore riuscissero ad avere la meglio su vascelli di fatto meglio armati ed equipaggiati.

2) Costa sottovento: viene affidato a Jack il comando di una nave sperimentale, la Polychrest. Le prospettive non sono delle migliori, ma Aubrey riesce ciononostante a catturare da un porto francese una fregata appena costruita ed equipaggiata, la Fanciulla, ed altre imbarcazioni minori. Data l’audacia dell’azione, viene nominato capitano di vascello e posto al comando della Lively, fregata da 38 cannoni, con la quale aiuta una squadra inglese a sconfiggere una potente spedizione spagnola di tre fregate, che aveva il compito di portare in patria ingenti somme per il proseguimento della guerra. Le cosiddette navi sperimentali abbondavano all’epoca, pensiamo alle molte due-ponti ridotte a fregate. Tuttavia per un favorevole cambiamento delle tecniche costruttive si dovrà attendere la Riforma Seppings 1 del 1813 (come ricordato nella parte tecnica), ed essere posti al comando di tali vascelli non rappresentava il massimo degli auspici. La cattura in porto di navi nemiche non era impresa rara: col favore della notte si poteva infatti giungere in prossimità della costa, caricare le scialuppe con fanti di marina e assaltatori, tagliare le gomene dell’imbarcazione nemica alla fonda (per far sì che la corrente la spingesse lontano dal porto e dalle sue formidabili difese costiere) e assaltarla poi con un abbordaggio. La cattura della Fanciulla si rifà chiaramente a questo tipo di azione. Infine, la Lively fu un vascello realmente esistito, così come la spedizione spagnola che portava in patria il tesoro dalle colonie.

Progetto di una nave (HMS Daedalus del 1826) che incorporava la “poppa rotonda” progettata da Seppings, che rafforzava la struttura della poppa, la rendeva più resistente al fuoco nemico e consentiva a un maggior numero di cannoni di sparare direttamente a poppa e verso i quartieri di poppa. Tuttavia, non fu popolare per motivi estetici, e fu presto sostituita dalla “poppa ellittica”, dall’aspetto più conservativo – Fonte National Maritime Museum Daedalus (1826) RMG J3697.jpg – Wikimedia Commons

3) Buon vento dell’Ovest: romanzo denso di avvenimenti, ci limitiamo a segnalarne alcuni; Jack e Stephen sono nel Sud-Est asiatico con il compito di scortare un delegato per un ambasciata. Durante il viaggio Aubrey, al comando della sua cara fregata da 28 cannoni Surprise, incontra una piccola squadra di navi mercantili della Compagnia delle Indie, ma ben presto il gruppo è avvistato da un potente vascello francese, la realmente esistita Marengo da 80 cannoni. Lo scontro sembra già deciso, ma Aubrey prima del combattimento riesce a camuffare alcune navi della Compagnia come navi da guerra; durante l’azione tra la Surprise e la Marengo, la fregata inglese riesce a danneggiare seriamente l’avversaria, ma sembra condannata alla resa a causa dei danni ricevuti. A questo punto sopraggiungono però le navi della Compagnia camuffate, e il francese, cadendo in trappola, si trova inaspettatamente in inferiorità, e decide di fuggire, salvando la spedizione e la Surprise, un vascello ricorrente nei romanzi ma che non è mai esistito, pur essendo in tutto e per tutto simile a una nave francese catturata dagli inglesi alla fine del XVIII secolo, chiamata Unitè. Lo scontro tra le navi della Compagnia delle Indie e il Marengo avvenne realmente, ma con esiti ben diversi; in combattimento oltre alla forza bruta contava molto anche l’astuzia, e il camuffamento di navi non era impresa rara, anche se considerata disonorevole. Ricordiamo infatti che, come stazza, le panciute navi mercantili non differivano molto dalle navi da guerra, specie se viste da distante, anche se avevano un numero di pezzi irrisorio, e l’equipaggio non era addestrato come i corrispettivi militari.

4) Verso Mauritius: questa volta Aubrey, grazie all’aiuto di Stephen, viene nominato temporaneamente commodoro (comandante di una squadra), e posto a capo di ben quattro bastimenti, diretti verso Mauritius con il compito di conquistare l’arcipelago strappandolo ai francesi. Dopo una veloce presa dell’isola di La Reunion, la squadra inglese perde senza combattere tre delle navi, ma Jack riesce a riconquistarle ai francesi dopo una furiosa battaglia in mare aperto. Decisi a conquistare Mauritius, la squadra così ricomposta parte all’attacco, ma l’isola si arrende con l’arrivo di rinforzi dall’Inghilterra. Molti dimenticano che le guerre napoleoniche non furono combattute solo sulle sterminate steppe russe, o nelle piccole cittadine austriache, ma anche in lontane ed esotiche colonie. Non a caso lo scontro tra Inghilterra, Francia e Spagna fu anche una lotta tra potenze coloniali per la supremazia in ambito extraeuropeo. La campagna degli arcipelaghi di Mauritius avvenne storicamente, e come descritto nel romanzo la vittoria finale spettò agli inglesi; molti dei personaggi descritti nel libro sono caratteri storici, come il colonnello dei fanti di marina Keating e l’ammiraglio Bertie, vero e proprio mito vivente all’epoca dei fatti narrati.

Vista dal ponte dell’Upton Castle Transport, dello sbarco dell’esercito britannico alle Mauritius – Bonhams – acquatinta – Autore W. Haines View from the Deck of the Upton Castle Transport, of the British Army Landing – Bonhams ..jpg – Wikimedia Commons

5) L’isola della desolazione: Aubrey è incaricato di portare alcuni forzati in Australia, al comando della fregata pesante HMS Leopard da 50 cannoni, nave famigerata per aver provocato l’incidente con la fregata americana USS Chesapeake anni addietro. Giunti in acque americane dopo l’attraversamento dell’Atlantico e il completamento della missione, Jack e Stephen vengono informati della presenza in quelle acque di una potente 74 cannoni olandese, la Waakzamheid, che puntualmente incontrano poco dopo. La Leopard, nave malandata e vecchia, decide di darsi alla fuga, ma riesce lo stesso ad affondare l’avversaria grazie a un formidabile colpo di cannone lungo da 9 libbre il quale provoca la perdita dell’albero di mezzana della nave olandese che, durante una tempesta, si ribalta su se stessa e affonda. Dopo uno scontro quasi fatale con gli scogli, la nave inglese riesce fortunosamente ad approdare alla cosiddetta Isola della Desolazione, dove ben presto riceverà la visita di una baleniera americana che, dopo l’aiuto portato da Stephen come medico di bordo, accetta a fornire l’aiuto necessario per riparare il vascello inglese, che può quindi fare vela, così rattoppato, verso casa.

Lo scontro tra la HMS “Leopard” e la USS “Chesapeake” diede inizio all’affare Chesapeake-Leopard. Disegnato da Fred S. Cozzens e pubblicato nel 1897 Leopardchesapeake.jpg – Wikimedia Commons

L’HMS Leopard fu un vascello realmente esistito e, come accennato nel romanzo, lo scontro avvenuto con la USS Chesapeake è storia vera: nel 1807 la penuria di uomini per la Royal Navy si faceva sentire, dato che molti marinai preferivano disertare o imbarcarsi su navi mercantili (dal momento che venivano pagati di più e vivevano in condizioni migliori). In quegli anni quindi la marina da guerra britannica puniva duramente i disertori, e non esitava a bloccare a forza navi mercantili (sia della propria marina che di quelle straniere) per scoprire e imbarcare a forza eventuali fuggitivi. L’incontro della Leopard con la fregata americana aveva questo stesso scopo ma, al rifiuto del comandante statunitense di permettere l’ispezione, la nave inglese aprì il fuoco sulla Chesapeake, formalmente appartenente a una nazione neutrale, uccidendo o ferendo svariati uomini dell’equipaggio. Dal quel momento, L’HMS Leopard divenne una nave famigerata.

6) Bottino di guerra: dopo essersi salvati con la Leopard i due amici vengono imbarcati sulla veloce corvetta Fléche che ha il compito di riportarli in patria, ma a causa di un incendio costretti a salvarsi su una scialuppa. Vengono fortunosamente raccolti dalla fregata inglese Java da 32 cannoni, che faceva vela per muovere guerra contro gli Stati Uniti appena scoppiata (1812); il loro incontro con la fregata pesante americana USS Constitution si risolve però in un disastro: Jack e Stephen, con il resto dell’equipaggio, sono catturati e condotti prigionieri a Boston. I due amici riescono tuttavia a fuggire dalla città aiutati dai lealisti americani, e a raggiungere le sopraggiunte navi inglesi con una scialuppa; vengono raccolti dalla HMS Shannon del già citato Sir Philip Brooke. La nave ingaggerà poi un furioso combattimento ravvicinato con la famosa Chesapeake, riuscendo a sconfiggerla. La guerra contro gli Stati Uniti del 1812 si aprì molto male per gli inglesi, già faticosamente occupati a fronteggiare la flotta francese; in pochi mesi, le fregate pesanti americane catturarono o distrussero svariate navi da guerra britanniche, causando un sentimento di panico nella marina, che chiedeva a gran voce una risposta decisa e risoluta per riaffermare il proprio ruolo come forza dominante sui mari. Tale risposta fu appunto lo scontro Shannon – c, che portò alla cattura e al rimorchio nel porto canadese di Halifax della fregata americana. In verità la battaglia fra le due fregate fu a lungo in bilico, decisa soltanto negli ultimi minuti da un furioso abbordaggio dell’equipaggio inglese;  sarebbe molto interessante approfondire le varie fasi dello scontro, da molti considerato esempio di duello alla pari, ma purtroppo le esigenze di scrittura non ce lo permettono.

7) Missione sul Baltico: questa volta Jack e Stephen ricevono l’incarico di convincere una fortezza nel Mar Baltico, occupata da truppe catalane al servizio dei francesi, a passare dalla parte inglese (ricordiamo che Stephen era per metà irlandese e per metà catalano); posto al comando dell’HMS Ariel, Aubrey completa con successo la missione, ma nel viaggio di ritorno si vede costretto a soccombere all’attacco di un potente vascello francese, facendo naufragio su degli scogli e venendo poi catturato. I due vengono condotti in Francia nella prigione nota come Il Tempio, ma grazie all’aiuto inaspettato della moglie di un ministro francese vengono liberati e tornano in Inghilterra. Nel libro è citato un incontro tra il famoso ammiraglio Saumarez e i due protagonisti; tuttavia, nel periodo in cui è ambientata la vicenda, Saumarez si trovava di ritorno in patria a bordo dell’ex nave di Nelson, la Victory. La differenza tra vicende narrate e vicende storiche verrà poi spiegata dall’autore in un intervista del 1981 (ricordiamo che il libro è del 1980), poi posta anche per iscritto come premessa per l’opera nelle ristampe successive, nella quale O’Brian spiega che Saumarez compare nonostante la discrepanza al fine di dare peso e caratterizzazione a questo personaggio storico, una delle molte icone del suo tempo.

8) Duello nel Mar Ionio: dopo l’infruttuoso comando della vecchia Worcester da 74 cannoni e il monotono blocco continentale, Aubrey è costretto a tornare a Malta per riparazioni; qui gli viene affidato il controllo della Surprise, con il compito di favorire l’indipendenza delle Isole dello Ionio, per incoraggiare il loro passaggio a fianco dell’Inghilterra contro Napoleone. Qui giunto, i due protagonisti avranno a che fare con Mustafà Bey, ammiraglio turco della flotta di zona, in lotta contro la propria madrepatria ma favorevole ai francesi. Il romanzo si conclude dopo l’affondamento di due vascelli del Bey, che muore in combattimento, e il passaggio dei nuovi staterelli dalla parte inglese. A parte alcune discrepanze geografiche, comprensibili per il fatto di dover scrivere e trattare di luoghi particolari, non si riscontrano particolari differenze rispetto alla realtà: un tentativo, riuscito per breve periodo, di far acquistare l’indipendenza ad alcuni territori greci e ionici posti sotto l’Impero Ottomano avvenne effettivamente, e lo scontro finale contro le fregate turche è mutuato dal vero combattimento tra l’HMS Seahorse e il vascello di quarta classe ottomano Badere Zaffer.

9) Il porto del tradimento: la Surprise torna a Malta per le dovute riparazioni, ma essendo ormai Aubrey rinomato come uno dei più brillanti capitani di vascello della Royal Navy gli viene affidato un comando provvisorio, quello del vascello HMS Dromedaire. Dopo altre vicissitudini, a Jack spetta il compito, di nuovo sulla sua amata Surprise, di accompagnare il vascello da 64 cannoni Pollux in un breve viaggio sulle coste del Marocco per intimidire una città locale sospettata di parteggiare con i francesi. La missione si rivela però una trappola: sul luogo attendono infatti tre navi napoleoniche, di cui una da 80 cannoni, la Mars. La Pollux e la Mars si distruggono a vicenda, mentre Aubrey sulla Surprise riesce a far fuggire le fregate francesi. Le vicende trattate in questo romanzo sono essenzialmente fittizie: non vi è infatti riscontro di spedizioni inviate dalla marina britannica contro città costiere della Berberia. E’ invece certamente vero il fatto che, in molti casi, si inviassero fregate o piccole due -ponti in zone lontane, non necessariamente di combattimento, a scopo deterrente e/o intimidatorio, per ricordare a città in fermento chi fosse il vero padrone in quelle aree.

10) Ai confini del mare: il nuovo incarico vede Jack e Stephen alla caccia di una nave americana, la USS Norfolk, che minacciava il traffico mercantile e baleniero britannico. Giunti sul luogo, i due a bordo della Surprise scoprono però che la fregata americana è naufragata a causa della stessa tempesta nella quale era incappata la nave inglese. Imbarcati gli americani, si decide di prenderli comunque prigionieri, nonostante la notizia della fine delle ostilità tra Gran Bretagna e Stati Uniti; la faccenda si risolverà in modo violento, dato che i superstiti americani stavano proteggendo dei disertori inglesi.
La fregata americana Norfolk non esiste, ma la sua figura è ricavata da una nave simile, la USS Essex. Tale vascello, come quello descritto nel libro, aveva il compito di destabilizzare il traffico delle baleniere inglesi vicino a Capo Horn, traffico fondamentale per la marina britannica, dal momento che le baleniere riportavano in patria una serie di materiali fondamentali per la  navigazione e il commercio.

11) Il rovescio della medaglia: questo romanzo, a differenza degli altri, presenta pochi avvenimenti marinareschi, per cui ci limiteremo ad accennarlo. Jack Aubrey viene radiato momentaneamente dal servizio della Royal Navy a causa di un ben architettato processo nei suoi confronti, accusato di frodare in borsa; in realtà l’accusa è una farsa, organizzata da spie inglesi al servizio dei francesi. Con l’aiuto di Stephen, che intanto ha acquistato la Surprise rendendola una nave corsara, Jack viene infine discolpato ma non ancora reintegrato nei ruoli. La figura di Jack Aubrey fu chiaramente modellata da O’Brian su quella di un altro valoroso comandante inglese del periodo, Lord Cochrane, che come Jack nel libro dovette subire un umiliante processo in patria, venendo degradato (ma che non venne reintegrato quasi subito come invece avviene nei romanzi seguenti).

12) La nave corsara: Aubrey, al momento ancora capitano privato, al comando della Surprise cattura prima la potente corsara americana Spartan, e poi, con un’audace azione, anche la fregata francese Diane ferma in porto. Questo gli permette di rifarsi un nome come capitano fortunato tra gli equipaggi, ma non ancora di ottenere il reintegro totale nei ruoli della Royal Navy. L’azione della “guerra di corsa” non è, come molti pensano, tipica soltanto del XVI e XVII secolo, l’età d’oro dei pirati, ma restò in vigore almeno fino al XIX secolo inoltrato, specialmente nei teatri minori. Si pensi infatti che la maggior parte delle prede catturate e reintegrate poi al servizio delle marine di arrivo derivò dall’azione di piccole navi private che agivano per conto del governo. Questo permetteva, da una parte, di ottenere delle catture continue da parte di bastimenti minori, e dall’altra di non disperdere le proprie forze in logoranti azioni contro singoli navi da guerra minori.

13) Rotta a Oriente: a Jack viene dato il comando della fregata Diane, catturata in precedenza. Nel frattempo viene reintegrato nei ruoli, e inviato con la sua nave nel Sud-est asiatico, per convincere un sultano locale a non bloccare la via d’acqua alle navi della Compagnia delle Indie. Sul luogo è però presente anche un’identica missione francese, con scopi opposti. La spedizione raggiunge comunque i suoi obiettivi, anche se sulla via del ritorno la Diane incaglia su dei banchi di sabbia non segnalati. Ciò che abbiamo menzionato per il nono romanzo della serie può valere come interpretazione storica anche per questo, anche se realmente non sono segnalate missioni specifiche di questo periodo in tale area.

14) Caccia notturna: dopo molte vicissitudini con i pirati malesi, i protagonisti riescono a fuggire dall’isola sulla quale sono naufragati, e Jack ottiene dal governatore di Batavia il comando di un vascello temporaneo, con il quale riescono finalmente a ricongiungersi con la Surprise. Con essa affrontano e sconfiggono la fregata francese Cecilie, grazie soprattutto al fuoco delle carronate. Giungono infine in Australia, alla colonia penale di Botany Bay. Abbiamo già profondamente citato la terribile potenza che erano in grado di produrre le carronate, rappresentate in azione con vivezza di particolari da O’Brian. Una parte interessante del romanzo è rappresentata dalla descrizione della colonia penale di Botany Bay; ricordiamo infatti che l’intera Australia, prima di diventare colonia britannica di popolamento, fu innanzitutto colonia penale.

Concludo l’analisi letteraria dei primi 14 romanzi di O’Brian, ricordando per completezza che i restanti sei romanzi della saga, ambientati dopo il 1814 – anno della sconfitta di Napoleone seguita poi dalla breve avventura dei cosiddetti “Cento Giorni” – pur avendo interessanti spunti navali, di fatto non sono correlati al periodo storico napoleonico.

Davide Villa

  1. Robert Seppings fu un architetto navale inglese che iniziò la sua carriera come assistente di maestro d’ascia, fu artefice di innovazioni  importanti nei metodi di costruzione e manutenzione delle navi.  Nel 1819 Seppings ottenne il cavalierato e fu nominato Ispettore della Royal Navy nel 1813, ricoprendo quella carica fino al suo pensionamento nel 1832. Morì a Taunton il 25 aprile 1840.

.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
PARTE I PARTE II
.

Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

.

(Visited 193 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com