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NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

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  Address: OCEAN4FUTURE

Le interviste di O4F: Egidio Trainito

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Divulgazione, protezione dell’ambiente
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Grazie di averci incontrato nonostante i tuoi numerosi impegni. Mi permetto di darti del tu, conoscendoti ormai da tanti anni. Per i lettori voglio ricordare che Egidio Trainito, volto noto di Linea Blu e di tante trasmissioni televisive, è un importante divulgatore e ricercatore nel ramo della Biologia Marina. I suoi testi ci offrono la possibilità di scoprire ma anche studiare la biologia dei nostri mari che lui racconta con rara sensibilità. Il suo impegno per l’ambiente ed il mondo marino è stato riconosciuto con l’assegnazione del tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche subacquee. Mi fermo per non rubarti spazio.

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Ci puoi raccontare la tua storia professionale? Come è nato il tuo amore per il mare?
La prima volta che ho messo i piedi (e solo quelli) in acqua avevo 18 anni; ne avevo 23 quando, pur non sapendo nuotare mi sono avventurato in acqua alta con pinne e maschera gran facciale (prendeva naso e bocca) con due snorkel con il tappo. Potevo morire annegato, ma non accadde. A nuotare ho imparato nel 1973, in piscina per riabilitare le gambe dopo l’operazione di ernia del disco. Ad usare l’autorespiratore nel 1979 nei terrificanti corsi FIPSAS, dove imparavi sì ad avere acquaticità, ma di bombole si capiva ben poco. Solo sei anni dopo, nel 1985, con l’amico di sempre, Mario Romor, iniziai l’avventura del Centro Sub Tavolara in Sardegna. Lì sono diventato un subacqueo come si deve, ma ho anche misurato la mia abissale ignoranza di cosa fosse il mare e la vita che ospitava. Il seguito è studio furibondo, osservazione e interpretazione, scarsezza di strumenti di riferimento, innamoramento per i nudibranchi. Finita la stagione del centro d’immersioni, è venuta quella della messa a sistema dell’enorme mole di materiale fotografico raccolto e delle conoscenze acquisite.

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Nacque così la collana di libri sugli ambienti marini del Mediterraneo tra i quali l’Atlante di flora e fauna del mediterraneo, il volume portante, è felicemente arrivato alla sesta edizione, raddoppiando le pagine ed il contenuto rispetto alla prima. L’atlante oggi è il libro che avrei voluto avere 40 anni fa, ma migliorerà ancora! Adesso il mio impegno è interamente dedicato alla ricerca scientifica, mia e a supporto di altri, soprattutto giovani che hanno scelto di fare della biologia marina l’oggetto del loro futuro. E ce n’è tanto bisogno.

I cambiamenti climatici sono un dato di fatto ed è estremamente importante cercare soluzioni per mitigare quegli effetti che, purtroppo, non possono essere spenti con un interruttore, ma che continueranno per un lungo tempo anche dopo che avremo adottato tutto quanto sia necessario e sostenibile per la sopravvivenza delle generazioni future. 

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alla constatazione innegabile di ciò che sta accadendo all’ambiente che ci circonda, esiste ancora un’insensibilità sociale, frutto del più bieco consumismo e della globalizzazione, verso problemi che ci riguardano tutti. Il mare è la prima vittima non solo per gli aspetti ecologici ma anche sociali (ndr)

Quali sono secondo te i fattori più importanti su cui agire per ottenere risultati quanto più ottimali?
La situazione è molto più drammatica di quanto venga percepito. Sott’acqua il cambiamento è non solo vastissimo, ma è soprattutto la sua velocità che ci sta portando verso mondi sconosciuti e imprevedibili. Credo che sia necessario un cambio di paradigma globale che spazzi via il greenwashing che coinvolge tutti: basta con salviamo il pianeta, perché il pianeta si è sempre salvato da solo! Basta con i piccoli gesti che salvano il mondo, perché il problema non è il gas che consumiamo per cuocere la pastasciutta! Basta con le iniziative di facciata che sono collaterali al greenwashing di chi sta veramente distruggendo il futuro delle comunità umane. Basta con i Parchi e le Aree Marine Protette di carta dove non si governano i processi del cambiamento e non si ferma la distruzione degli habitat e la perdita di biodiversità. È lo schema economico globale che va cambiato, perché porta disuguaglianza, guerre, emigrazione, povertà, perché impedisce lo sviluppo di vere iniziative di contrasto al cambiamento climatico. Ma basta anche con l’idolatria degli strumenti di comunicazione di massa automaticamente identificati con il progresso. Ci si interroga sulla crisi delle democrazie, ma non si vede che ormai ognuno vive in una bolla in libertà condizionata. Le idee di un bene comune, di interessi collettivi, di comunità sono frantumate come cocci dalla tecnologia che spinge verso un’insopportabile autoreferenzialità, verso un devastante egocentrismo, verso comportamenti narcisistici. Credo che se non affrontiamo queste questioni ci siano ben poche speranze di cambiamento.

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Recentemente hai organizzato a Porto San Paolo, la tua base operativa da tanti anni, una serie di serate dedicate al mare per il concorso fotografico/convegno IN & OUT, arrivato alla sua decima edizione.  Ho trovato estremamente stimolanti e bellissimi i tuoi video.

Ci puoi parlare dei messaggi che hai voluto mandare?
Cerco di mettere insieme bellezza, conoscenza e necessario cambio di paradigma. Ci provo, ma mi sento spesso voce di colui che parla nel deserto. Che non è poi tanto diverso che mandare un messaggio vocale, purtroppo. Ma nella mia comunicazione non c’è nulla di autoreferenziale, egocentrico e narcisistico: è da sempre che cerco di dare un contributo di cambiamento, ho cercato di farlo in tutte le situazioni che mi ha offerto la vita. Se da un lato non riesco a farne a meno, dall’altro voglio scomodare Gramsci: cerco di applicare alla mia vita l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione.

Grazie della tua cortese intervista che ci dà un quadro autorevole della situazione del mondo marino non dà tutti sempre apprezzata, richiedendo conoscenze e capacità specifiche. Immergersi in mare è un’attività sicuramente sempre più seguita da tanti praticanti ma la maggior parte di loro spesso si limita agli aspetti esteriori e non comprende il preoccupante cambiamento ambientale che il mare sta subendo. L’aumento delle temperature, l’inquinamento da plastiche, i versamenti dalle coste vanno a modificare le caratteristiche chimiche e fisiche dei nostri mari assumendo, in certe situazioni, effetti drammatici.

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Per questo motivo è necessario divulgare e far comprendere ciò che stiamo perdendo. Educare condividendo le nostre conoscenze affinché le nuove generazioni comprendano l’importanza di preservare e proteggere il mare, fonte di vita da millenni per i popoli che sono prosperati lungo le sue sponde.

Conoscenza, comprensione e controllo da parte degli Enti responsabili dello Stato sono elementi irrinunciabili per salvaguardare il nostro futuro.

Andrea Mucedola

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Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
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La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
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