tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Livorno

 

Come è noto la Regia Accademia Navale di Livorno fu inaugurata nel 1881 dopo lunghe discussioni e molti progetti tesi ad unificare in una sola sede la formazione degli ufficiali di marina che fino ad allora era avvenuta, con metodi e criteri diversi, nelle Scuole di Genova e di Napoli.

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Livorno fu scelta in primo luogo per la sua centralità, perché poteva essere facilmente raggiungibile sia dall’Italia Settentrionale che Meridionale, ma si tennero in considerazione altri elementi come il fatto che la migliore parlata locale avrebbe fatto abbandonare quelle dialettali e anche la mancanza di una base  navale.

Quest’ultima considerazione può sembrare un pò curiosa, ma all’epoca si riteneva che il contatto dei giovanissimi allievi con il personale già in servizio ed anziano dovesse essere evitato, a parte ovviamente quello con gli addestratori e gli insegnanti. Il progetto e la costruzione degli edifici originari si deve al capitano del Genio Militare Luigi Pestalozzi e all’ingegnere livornese Luigi Badaloni che scelsero l’area del lazzaretto di Sant’Jacopo che, terminato nel 1648 e ampliato nel secolo successivo, era ormai inutilizzato da alcuni decenni ed era vicino alla città ma sufficientemente isolato. Era anche prospiciente il mare e la cosa fu molto apprezzata perché le antiche scuole ne erano lontane e obbligavano gli allievi a continui ed inutili trasferimenti ogni volta che dovevano svolgere qualche esercitazione marinaresca. Più tardi, dal 1913 in poi, le strutture militari si espansero verso sud, occupando l’area del contiguo lazzaretto di San Leopoldo, costruito nel 1773 e dismesso nel 1846, la cui struttura, dopo l’unità d’Italia, era utilizzata sia come carcere che come caserma.

Oltre ai due lazzaretti appena nominati Livorno aveva anche quello del fanale, il più antico, e quello di San Rocco, molto vicino alla città dove in seguito fu realizzato il cantiere Orlando.

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il primo lazzaretto ad essere edificato a Livorno, voluto da Cosimo I dei Medici fu costruito nell’area della Torre del Fanale e fu ultimato dal figlio, Francesco I nel 1584. Essendosi rivelato insufficiente per il suo scopo, nel 1590 fu presa la decisione di costruirne uno nuovo: il lazzeretto di San Rocco.

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Il granduca Francesco I fece costruire un grande lazzeretto, che ebbe nome da S. Rocco, invocato fino dal secolo XIV nelle pestilenziali invasioni. Fu edificato intorno al 1590 ed in seguito ingrandito. Era intersecato da fossi, provvisto di scali, di piazze, di vasti e molteplici magazzini, per la custodia e lo sciorinamento delle merci sospette, di separate case per i passeggeri, di un ospedaletto e di cimitero, di cappella interna, isolata e fasciata di cristalli, affinché potessero assistere alle funzioni religiose. Un lazzaretto di concezione moderna per il suo tempo.

Dunque la città aveva ben quattro lazzaretti e dopo la loro chiusura tutti si dimostrarono utili per nuovi usi, ma questo comportò che le strutture venissero quasi totalmente rase al suolo cancellando senza rimpianti la testimonianza di un’epoca di epidemie e di dolore anche se, a giudicare dalle immagini giunte fino a noi, i loro edifici non mancavano di monumentalità ed eleganza e oggi sarebbero un unicum come attrazione turistica. Del lazzaretto di San Rocco non rimane nulla poiché le necessità del cantiere e i suoi successivi ampliamenti ne hanno cancellato qualsiasi traccia. Al contrario, nell’Accademia Navale, resta ancora qualcosa e, in queste righe, cercheremo di riscoprirla.

Un pò di chiarezza sui Lazzaretti
Quando si parla di lazzaretti ad ogni italiano balza alla mente il drammatico ricordo di quello di Milano e della peste del 1631-1632 descritti dal Manzoni ne “I promessi sposi” che viene rappresentato come una specie di bolgia infernale. Le cose andavano effettivamente così nei momenti in cui le malattie avevano il loro picco, ma in realtà questo accadeva abbastanza di rado e a distanza di anni e soprattutto quando l’area riservata era insufficiente o inadatta, ma non fu mai il caso di Livorno dove si pensò in grande.

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Michele Thausc, Pianta del Lazzeretto di San Jacopo. 1785 (Archivio di Stato di Firenze)

Il lazzaretto, più che altro, era semplicemente il luogo dove i passeggeri e le merci provenienti da zone infette o sospette (e i porti dell’Oriente e dell’Africa erano costantemente e aprioristicamente considerati tali) dovevano fermarsi per un certo tempo durante il quale le merci venivano “arieggiate” o “profumate” e le persone erano tenute sotto osservazione. Di conseguenza i lazzaretti consistevano in grandi complessi di edifici con uffici destinati allo svolgimento delle pratiche burocratiche, alloggi per i ricoverati, stalle per gli animali in quarantena e ampi spazi coperti per l’esposizione all’aria delle merci.

Durante la quarantena si poteva leggere, fare musica, ricevere corrispondenza e – con adeguate cautele – visite; chi poteva permetterselo aveva a disposizione camere private e poteva far venire i pasti dall’esterno. Insomma, era soprattutto un luogo di noia mortale e mal sopportato da commercianti e uomini d’affari che dovevano interrompere le proprie attività. D’altra parte la medicina dell’epoca non aveva altro rimedio che aspettare … e sperare.

Ad ogni buon conto i lazzaretti erano ben forniti di cimiteri: per le guardie, per i viaggiatori cristiani e per quelli non cristiani; a San Leopoldo si trovavano anche monumenti tombali di pregevole fattura. Va però precisato che non servivano per le vittime delle epidemie, che venivano cremate, ma per coloro che decedevano per morte naturale durante la quarantena. Ospitati in locali talvolta malsani, molte persone arrivavano stremate dai lunghi viaggi; gli equipaggi erano malnutriti e poi bastava un inizio di polmonite, una banale infezione, un’intossicazione per andare all’altro mondo … erano i tempi.

Fine parte  1 – continua
Guglielmo Evangelista
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Bibliografia
Agenore Bertocchi, “L’antico acquedotto del lazzaretto di Sant’Jacopo. In Liburni Civitas, Vol V/1932
Gabriele Giorni, “I lazzaretti di Livorno” in www.voce del marinaio.com, 2010
Filiberto Palagi, “I lazzaretti marittimi e i primi regolamenti sanitari di Livorno” In Rivista Marittima,  III trim 1894
Gino Galuppini, “L’accademia navale 1881-1981” Ufficio Storico della Marina Militare, Roma 1981
Andrea Mucedola, “Storia dell’Accademia Navale di Livorno, casa madre di generazioni di ufficiali di Marina” in www.ocean4future.org, 2019
Giuseppe Piombanti, “Guida storica e artistica di Livorno” Marini, Livorno, 1873

  

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