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La prima esercitazione di attacco dei S.L.C. nel Golfo di La Spezia e l’arrivo dei barchini – Parte VI

tempo di lettura: 10 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: S.L.C., barchini esplosivi, I flottiglia M.A.S.

 

Il « maiale » è ormai adulto, pronto per un impiego operativo ma sono stati realizzati solo gli esemplari da allenamento e Toschi e Tesei premono per iniziare la costruzione di una nuova serie, questa volta da guerra.

 

Nasce l’organizzazione
Abbiamo parlato nel precedente articolo del clima che si respirava nella regia marina, conscia che l’Italia si avvicinava ad un conflitto impreparata ad affrontare la Marine Nationale Francese e la Royal navy nel Mediterraneo. In un promemoria del 24 marzo 1937, lo stato maggiore della Regia marina (ufficio Piani di Operazion) incominciò ad affrontare seriamente il problema ed il 30 giugno 1937 venne redatto un nuovo promemoria che non solo dava forza al progetto dei siluri a lunga corsa ma dava disposizione di rimodernare i due S.L.C. originali, ormai usurati dalle tante prove effettuate. ed affidare al Comando sommergibili (MARICOSOM) la selezione ed il primo addestramento di personale da destinare a questa nuova componente. Lo studio fu tanto accurato che vennero anche identificati i primi obiettivi: Biserta, Alessandria, Haifa, Algeri ed Orano nel Mediterraneo.

In realtà, nonostante tutto fosse stato accuratamente studiato nulla accadde fino al 28 settembre 1938 quando fu emesso un nuovo promemoria a firma Cavagnari, che riportava: “Si propone di costituire la Flottiglia MAS di La Spezia .. dando il comando al Capitano di fregata Paolo Aloisi”, nipote di Pompeo Aloisi, diplomatico artefice della più audace operazione di spionaggio della I guerra mondiale, il furto dalla cassaforte del consolato austriaco di Zurigo della lista delle spie nemiche operanti in Italia. Ad Aloisi viene affiancato il capitano di corvetta Carlo Alberto Teppati ed il capitano del genio navale Teseo Tesei. Venne così costituita la I flottiglia MAS con i seguenti ufficiali:

capitano GN Teseo Tesei da Regia Nave scuola Colombo
tenente di vascello Amedeo Vesco dal R. Smg.  Uebi Scebeli
sottotenente di vascello Franco Costa dal R. Smg. Menotti
guardiamarina Virgilio Mandelli dal R. Smg. Durbo
capitano GN Elios Toschi dal R. Smg. Tembien
tenente di vascello Gino Del Pin  dalle Scuole di Pola
sottenente di vascello Anatolle Pampaloni dalla Regia Accademia Navale

e naturalmente gli altri in addestramento alla base del Serchio;
tenenti di vascello Gino Birindelli, Antonio De Giacomo,  Francesco Della Canonica, Athos Fraternale, Pier Vincenzo Di Domenico, Decio Catalano e il capitano GN Giuseppe Battisti.

Per gli MT modificati (MTM) furono designati il capitano AN Gustavo Stefanini, e i Tenenti di vascello Aldo Lenzi, Fulvio Dodero, Maurizio Raimondo, Alberto Franzini e il sottotenente di vascello Eugenio Manca.

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sommergibile classe H

In totale 21 ufficiali per 11 SLC e 7 MTM (MT Modificati).  In quel primo periodo fu assegnato un sommergibile classe H (sia Tesei che Toschi erano stati direttori di macchina su quei battelli) per provvedere al trasporto dei mezzi subacquei. In realtà, a causa della sua vetustà per incarichi operativi di guerra, il sommergibile fu quasi subito sostituito dal R. Sommergibile Ametista, classe “600“, serie Sirena.

La prima esercitazione reale
Era giunto il momento di effettuare un’esercitazione quanto più reale possibile, simulando una vera e propria azione di guerra contro navi italiane alla fonda nel porto di La Spezia. Toschi, nel suo memoriale, racconta che i dettagli vennero discussi in una serata al ristorante «Buonamico» di Viareggio, ovviamente sempre in termini generici. Come potete immaginare, la parola che ricorse maggiormente durante la cena fu «maiali». Il cameriere, che li conosceva come ufficiali del Balipedio, salutandoli all’uscita, gli disse divertito che una signora li aveva trovati un pò strani … come commercianti di suini.

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il Regio Sommergibile Ametista sullo scalo pochi giorni prima del varo, 26 aprile 1933, avvenuto presso i cantieri Odero Terni Orlando (OTO) del Muggiano. Subito dopo il varo, passò alle dipendenze del Comando Marina di La Spezia per i collaudi, l’allestimento e la consegna – da Sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM 1999

La prima esercitazione degli assaltatori viene prevista la settimana seguente, ovviamente di notte, contro il RN Quarto (nave bersaglio) con il supporto del regio sommergibile Ametista che dovrà rilasciare tre «maiali» passato l’isolotto del Tino, poco fuori della diga foranea di La Spezia.

Da quel momento, l’Ametista, al comando del tenente di vascello Junio Valerio Borghese, viene destinato “ufficialmente” come trasportatore per la sperimentazione dei “maiali” inquadrati nella I Flottiglia MAS, sempre comandata dal capitano di fregata Aloisi. Il sommergibile viene modificato per portare tre mezzi, imbragati sulla coperta con dei cavi. A Bocca di Serchio il sommergibile esegue le prime prove di fuoriuscita di operatori da sommergibile immerso (posato sul fondo, a 20 metri di profondità). I limiti di impiego sono certamente legati all’uso dell’ossigeno ma anche alla tenuta poco stagna dei S.L.C.. Gli operatori entrano nella garitta, che viene allagata per permettere l’apertura dei portelloni e la fuoriuscita dal sommergibile. Quindi sganciano il maiale e si dirigono sul bersaglio per applicare una carica esplosiva di esercizio, per poi rientrare nel giro delle poche ore di ossigeno disponibili (poco più di due ore) verso il sommergibile. 

La prima esercitazione viene prevista nel mese di gennaio, ovviamente di notte, contro il RN Quarto, sempre con il supporto del regio sommergibile Ametista che dovrà rilasciare i «maiali» poco fuori della diga foranea di La Spezia. Il sommergibile si porta in affioramento, con il ponte appena sotto la superficie, e rilascia nottetempo i tre “maiali” (Tesei-Pedretti, Birindelli-Paccagnini, Toschi-Lazzeri) che iniziano l’assalto alla base. La notte prescelta è senza luna e la rada e le navi sono completamente oscurate. Nessuno sa di che cosa si tratti, nemmeno i comandanti delle navi che hanno solo ricevuto una generica informazione di allerta per un possibile attacco nemico. Solo un M.A.S., con il comandante Aloisi ed i palombari a bordo, controlla lo specchio d’acqua intorno alle navi. A bordo delle unità da attaccare viene ordinata la massima allerta e decine di vedette e sentinelle scrutano il mare ed il cielo in attesa di un ventilato attacco.

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l’esploratore RN Quarto, prima unità attaccata dagli SLC

Nel pieno della notte a bordo si incomincia a pensare che l’esercitazione non abbia avuto successo … ma i mezzi hanno invece raggiunto l’obbiettivo; hanno attaccato le cariche sotto lo scafo e sono ritornati al punto di riunione dove li aspetta il comandante Aloisi. Ma non tutto è andato bene. Solo uno dei maiali ha funzionato perfettamente, gli altri hanno avuto problemi tecnici. Il bilancio è comunque positivo. La nave è stata “minata” con cariche di sabbia dello stesso peso di quelle reali e, in caso effettivo, sarebbe stata affondata. Un successo per Aloisi che ora può battere i pugni allo Stato Maggiore ed ottenere ciò di cui ha bisogno.

I giorni successivi sono impiegati per la preparazione dei materiali ausiliari degli apparecchi. Arrivano finalmente le prime spolette ad orologeria per innescare a tempo le cariche. Effettuano prove a non finire perché nessuno si fida veramente del loro funzionamento. Che succederebbe se una carica posta sotto una corazzata nemica non esplodesse perché l’orologio della spoletta si è fermato? 

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il momento del rilascio nella fase di attacco

I Barchini esplosivi
In quel periodo vengono realizzati i barchini esplosivi,  minuscoli motoscafi a fondo piatto (tecnicamente chiamati M.T. ovvero motoscafi turismo) i cui primi due semplari erano stati costruiti dal cantiere Baglietto di Varazze nel novembre del 1936. In pratica a prua una carica di 300 kg di tritolo e a poppa un grosso motore 2500 Alfa-Romeo ed un volante di guida enorme. Durante la guida, il pilota era posto su una tavoletta fuori bordo ,a poppa, e infilava le gambe in due interstizi ai fianchi del motore.

Toschi ricorda che l’idea della loro realizzazione si deve al duca Amedeo d’Aosta, all’epoca generale della Regia Aeronautica che pensò ad un’azione combinata idrovolanti (SM 55) e barchini. Il concetto fu poi ripreso dal fratello Aimone duca di Spoleto, ammiraglio della Regia Marina, che con i capitani di fregata Giorgio Giorgis e Carlo Margottini abbandonarono l’idea di usare gli aerei e pensarono piuttosto ad un imbarco a bordo dei cacciatorpediniere. L’addestramento su questi mezzi iniziò nell’autunno del 1938 presso la base di Balipedio Cottrau, sulla strada di Portovenere (La Spezia), ed il primo esperimento venne fatto, sempre contro l’esploratore RN Quarto, il 13 novembre del 1940.

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Piloti di barchini esplosivi al Balipedio Cottrau

Il concetto di impiego dei M.T. era anch’esso innovativo. Toschi scrive: “Si tratta di riuscire ad entrare, col favore della notte e con il motore al minimo, entro un porto nemico non troppo protetto e controllato. Poi, alle prime luci dell’alba, da distanza ravvicinata, partire a tutta velocità contro la sagoma della nave nemica. Giunti a duecento metri, prendere bene la mira, bloccare il volante e gettarsi via, all’indietro, nel gorgo tumultuoso dell’elica. L’urto contro la carena provocherà l’affondamento della carica e la sua successiva esplosione sui sei metri di profondità per ottenere il massimo effetto balistico.

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Incominciano le prove anche al Serchio, correndo lungo la costa alla massima velocità per prendere dimestichezza con la dinamica dei mezzi. Avviene anche un fatto curioso, riportato da Toschi: “I primi giorni proviamo i motori correndo su e giù per il Serchio. L’ondata che ci segue si ripercuote sui canneti delle sponde in un’altra ondata più dolce e vellutata. Ad un passaggio velocissimo, intravvedo una inconsueta figura femminile vestita di nero in una barca ancorata quasi a mezzo del fiume. Alcuni signori che sono con lei fanno gesti eccitati forse per chiedermi d’arrestarmi. Ma ormai è tardi e vedo la barca oscillare paurosamente. È la Sovrana che sta pescando, o meglio che pescava fino a poco fa.”.

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L’incidente li fa tornare al largo dove le corse pazze non hanno limiti. Costruiscono un circuito con due boe, simulacro un bersaglio contro il quale si lanciamo innumerevoli volte di giorno e di notte. Ancora una volta avviene un incidente, il barchino supera le boe ma, invece di andare dritto, curva e corre verso la riva, spiaggiando in un capanno di pescatori.  Passano le settimane, i mesi, ed ora il primo nucleo dei mezzi d’assalto può dirsi pronto ma sono pochi ed è giunto il momento di reclutare volontari e costruire nuovi mezzi.

Toschi  scrive: “Nella vita semplice del Serchio, ridotta all’osso, senza formalismi, materiata di sostanza e di capacità effettive, di piena socialità, tutto diviene più semplice ed efficace … Catalano, Visintini, Marceglia, Martellotta e tanti altri ancora, afferrano la nostra bandiera con rinnovato vigore e decisione. Noi sappiamo già che il nostro compito essenziale sarà quello di aprire la strada ai più giovani. Troppe cose mancano ancora perché ai primi possa arridere subito il successo. Troppo tempo è stato perduto per tendenza, forse inevitabile, di dare la precedenza al nucleo essenziale della flotta.

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I componenti della 1ª Flottiglia MAS nel 1939. Da sinistra a destra sottotenente di vascello Luigi Durand de la Penne (medaglia d’oro), capitano (GN) Teseo Tesei (medaglia d’oro), capitano Bruno Falcomatà (medaglia d’oro), in divisa il comandante della flottiglia capitano di fregata Paolo Aloisi (medaglia d’argento), tenente (GN) Gian Gastone Bertozzi (medaglia d’argento), tenente di vascello Gino Birindelli (medaglia d’oro), capitano (AN) Gustavo Maria Stefanini, guardiamarina Giulio Centurione.

Le discussioni fervono tra il serio ed il faceto, ma le discussioni tecniche e strategiche godono il massimo favore. Toschi  racconta “Alcuni di noi sono più favorevoli al trasporto degli assaltatori vicino alle basi avversarie con l’aereo anziché col sommergibile. Sono il più accanito sostenitore di questa tesi, mentre Tesei è contrario. Mi rendo conto che le difficoltà da superare sono molte, ma ritengo anche che molti siano i vantaggi. La Marina non ha purtroppo una sua aviazione come sarebbe indispensabile: quindi prima grossa difficoltà, per la divisione di competenza fra le due armi, chiedere ed ottenere la collaborazione dell’aereonautica. Secondo grosso ostacolo riuscire a mantenere ancora il segreto, uscendo dall’ambito ristretto nel quale abbiamo agito sin qui. Anche i vantaggi però sarebbero numerosi ed importanti. I sommergibili per arrivare a qualche miglio dalle basi nemiche devono attraversare due volte zone minate e controllatissime. Quanti riusciranno a passare? Quanti a ritornare? La navigazione dovrà essere per lo più occulta, cioè in immersione. Data la bassa velocità subacquea dei sommergibili durerà alcuni giorni ed i sommozzatori arriveranno già stanchi e provatissimi. Gli stessi maiali a tanti giorni dall’ultimo collaudo potranno dare amare sorprese. Con l’aereo si potrebbe invece passare in due, tre ore al massimo, da un luogo di assoluto riposo e con il maiale a puntino, all’immediatezza dell’azione. … In questi confronti fra la logica ed i piccoli egoismi degli uomini sono sempre i secondi a trionfare e forse ha ragione Tesei a non voler neppure tentare quella strada.

Intanto la situazione europea si è fatta davvero pesante e Toschi, i primi di giugno, improvvisamente, deve partire con il suo sommergibile. Inutili sono le sue proteste, al punto di minacciare di disertare per restare al Serchio.

Dopo sette giorni di navigazione, di notte, mentre tentano l’impossibile impresa di passare lo stretto di Gibilterra in superficie, vengono avvisati via radio, che la guerra è già stata dichiarata fin dal mattino. Avviene il primo scontro tra sommergibili italiani e navi inglesi lungo le coste marocchine sotto una luna evanescente e tre su quattro sommergibili riescono a passare lo stretto, misurando le velocità, alle varie quote, della corrente. Il pensiero di Toschi è però sempre al Serchio e a quello che ora avverrà.

Fine parte VI – continua

Andrea Mucedola

 

@ copyright del testo dell’autore andrea mucedola

immagini, se non diversamente attribuite,  @Ufficio storico della Marina Militare
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Bibliografia
Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959
Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma
Elios Toschi, In Fuga oltre l’Himalaia, Edizione EDIF, 1968
Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968
Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971
Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991
Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995
Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000
Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV / I mezzi di assalto
Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare

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