La pace in Medioriente sarà mai possibile?

Andrea Mucedola

12 Aprile 2026
tempo di lettura: 5 minuti

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Editoriale, 12 aprile 2024

La fumata nera dei colloqui tra US e Iran non rassicura il prossimo futuro per le implicazioni economiche e geopolitiche che in quella tormentata area del mondo confermano una faglia antica, mai risanata, di interessi globali. Un’area che funge da collante tra l’Occidente, con al centro il Mediterraneo, e l’immensa area dell’Indo-Pacifico, collegate tra loro da diversi colli di bottiglia, come quello di Bab al Mandeb che mette in corrispondenza il golfo di Aden (Oceano Indiano) e il Mar Rosso – dove transita ogni anno oltre il 10% del commercio globale. Va sottolineato che non si tratta solo mantenere aperte linee marittime – seppur vitali per le nostre economie – ma anche preservare infrastrutture energetiche e digitali tra Occidente e Oriente, rese possibili da una rete di cavi sottomarini che congiungono da decenni l’Europa e l’Asia.

Il “Golfo” è da sempre un enorme bacino energetico che rifornisce con le sue risorse gran parte dei Paesi orientali e, anche se in minor parte, quelli occidentali. Per semplificare immaginiamoci un triangolo d’oro in cui la sinergia tra commercio, infrastrutture e risorse energetiche ci fa comprendere l’importanza strategica di quell’area. Non a caso facente parte geopoliticamente del Mediterraneo allargato, le cui coste meridionali si estendono dal Maghreb al Golfo, e le cui politiche includono interessi che includono regioni di influenza che si spingono in profondità, fino ai Paesi del tormentato Sahel e del Corno d’Africa (Somalia, Eritrea, Sudan e Sud Sudan). Un enorme mercato in cui è fondamentale conservare rapporti politico-commerciali e finanziari, cercando di mediare gli appetiti delle vecchie e nuove potenze. Fattori che nel III millennio sono fondamentali e che richiedono visione non ideologica ma pragmatica, considerando la diversificazione delle economie, ricercando nuove vie di mitigazione alla crisi climatica adottando forme di energia più pulite e meno impattanti. In estrema sintesi, in quanto il discorso sarebbe molto ampio, stiamo vivendo un periodo storico straordinario che offre da un lato uno sviluppo dinamico dell’high tech, l’intelligenza artificiale ed enormi progetti infrastrutturali dall’altro il crollo delle certezze del diritto internazionale, che assicuravano i rapporti pacifici tra le nazioni.

le vie marittime di Hormuz, un collo di bottiglia internazionale che rischia di creare un contenzioso internazionale senza soluzione Strait of Hormuz-svg-en.svg – Wikimedia Commons

Appare più che evidente che i recenti attacchi degli Stati Uniti, di Israele e dell’Iran siano forieri di una instabilità regionale che andrà a colpire con peso crescente tutti i mercati dell’energia e del trasporto commerciale marittimo. Bisogna comprendere che sebbene petrolio e gas siano solo parzialmente esportati verso il Mediterraneo, l’aumento dei costi si riverserà nei prossimi mesi a macchia d’olio su tutti i mercati mondiali. Un conflitto che, al di là delle ragioni evocate dalle parti, forzerà i Paesi a misure impopolari. Il blocco iraniano del Golfo colpisce nel cuore le economie mondiali e non solo quelle degli avversari e dei loro alleati. Ci rimetterà anche Teheran che, da un punto di vista energetico, detiene una quota di produzione globale di petrolio di circa il 4,5 percento, che viene destinata in gran parte alla Cina. Chi potrebbe beneficiarne è la Russia, in affanno per la sua economia di guerra, ma anche gli Stati Uniti che potrebbero attivare una speculazione, alzando i prezzi del proprio greggio – cosa che sicuramente non piacerà a gran parte dell’elettorato statunitense che si trova, forse per la prima volta, a pagare la benzina oltre 4 dollari al gallone. Perderanno anche i Paesi del GCC, tra l’altro coinvolti, loro malgrado, dagli attacchi missilistici iraniani, “giustificati” dalla presenza sul loro territorio di basi statunitensi. La visione degli EAU viene così colpita anche nel loro progetto straordinario di trasformare i loro Paesi detentori di grandi risorse energetiche in hub commerciali e turistici, abbracciando investimenti lungimiranti nelle risorse pulite.

la Terra vista da Artemis II ci fa comprendere quanto le nostre lotte siano insignificanti … è solo questione di punti di vista – image credit NASA

Cosa possiamo aspettarci a breve?
Visti gli esiti “scontati” dei primi colloqui, il rischio maggiore è di un’escalation regionale che potrebbe gettare la regione mediorientale in un’ulteriore instabilità, rafforzando ulteriormente il conflitto e lasciando il GCC a sostenere i costi. Gli effetti saranno economici ma anche sociali in quanto generanno nuovi flussi di rifugiati nei paesi vicini, in particolare verso la Turchia, creando uno scenario di caos prolungato dove gruppi armati potrebbero sfruttare le aree di confine per espandere la guerra. Quale sarebbe quindi la soluzione di questo pasticciaccio mediorientale? Al momento non si vedono soluzioni all’orizzonte: le parti sono troppo lontane e gli Stati Uniti di Trump mostrano una variabilità di intenti  sconvolgente che non nasconde una crisi di potere interna che si riversa anche nel mondo MAGA, e dove i delfini di The Donald spesso sembrano  nuotare in cerchio alal ricerca di una non facile exit strategy. L’attesa resta la strategia più appropriata, cercando di evitare escalation pericolose. L’Iran sta vivendo una lotta interna tra una classe politica sopravvissuta allo tsunami israelo-statunitense e il radicato potere dei Guardiani della rivoluzione, speso visti come un braccio armato del Regime teocratico precedente ma di fatto gestori di risorse che difficilmente restituiranno al Paese.

A questo punto, faccio eco ad una risposta datami da un caro amico che vive nel Golfo: inshallah, se Dio vorrà. Certo ci vorrà la volontà di tutti e non solo di quelli che soffiano sul fuoco, alimentando odi secolari e anacronistici, ma anche di coloro che credono che la parola pace abbia ancora un significato concreto. Non uno slogan colorato ma un impegno concreto per stabilire un comune impegno per vivere il Terzo Millennio con maggiore fiducia e speranza. La pace può essere ancora possibile e ce lo ricorda con forza papa Leone XIV – mettendosi contro tutti i potenti della Terra – definendo blasfemo l’uso della religione fatto nei secoli, da una parte e dall’altra, per giustificare le proprie aspirazioni politiche ed economiche. Continueremo ad osservare e commentare la situazione.

Andrea Mucedola

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