If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

  • No events

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Toschi e Tesei: la realizzazione del primo prototipo di S.L.C. – Parte III

Reading Time: 8 minutes

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Toschi, Tesei, fisiologia subacquea, prototipo
.

Una delle domande che Toschi e Tesei si posero maggiormente fu come si sarebbe comportato l’Uomo costretto a respirare per ore ossigeno puro, sottoposto a pressioni maggiori di quelle atmosferiche, immerso in acque fredde e nel buio più completo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è gamma-1024x963.jpg

Voglio ricordare che negli anni ’30 andare sott’acqua era ancora un’avventura nuova e sconosciuta per molti. C’era la casta dei palombari, ma il loro duro lavoro era comunque legato al battello appoggio o alle banchine, l’idea di potersi muovere autonomamente, se non per emergenza, con un apparecchio di respirazione autonomo era lontana da realizzare.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Davis_Submerged_Escape_Apparatus-659x1024.jpg

Davis Submerged Escape Apparatus noto anche come DSEA

Sebbene ci fossero i prototipi di un primo tipo di rebreather ad ossigeno di Robert Davis, capo della Siebe Gorman and Co. Ltd., ispirato al precedente sistema Fleuss, la loro affidabilità era discutibile. Il primo tipo di rebreather ad ossigeno era stato inventato nel 1910, ma venne poi adottato dalla Royal Navy nel 1927 come apparato di fuga di emergenza per gli equipaggi di sottomarini (Davis Submerged Escape Apparatus noto anche come DSEA). L’apparecchio comprendeva una sacca di respirazione/galleggiamento in gomma, che conteneva un contenitore di idrossido di bario per fissare il CO2 espirato e, in una tasca all’estremità inferiore del sacchetto, una bombola in acciaio che conteneva circa 56 litri di ossigeno ad una pressione di 120 bar, dotata di una valvola di controllo e collegata alla sacca anteriore respiratoria. L’apertura della valvola permetteva il flusso dell’ossigeno nel sacco, caricandolo alla pressione dell’acqua circostante. Il contenitore di idrossido di bario era all’interno della sacca respiratoria ed era collegato ad un boccaglio da un tubo corrugato flessibile da cui l’operatare poteva respirare. Nello stesso periodo fu sviluppato dal tenente di vascello Momsen della Marina statunitense, un altro dispositivo di fuga di emergenza dai sommergibili, chimato Momsen’s lung che riciclava il gas respiratorio utilizzando un filtro contenente calce sodata per rimuovere l’anidride carbonica. Il polmone era inizialmente riempito di ossigeno e collegato a un boccaglio da due tubi contenenti valvole unizionali, una per l’inspirazione e l’altra per l’espirazione. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è momsens-lung.jpg

Momsen’s lung

Toschi e Tesei conoscevano anche gli studi di fisiologia del medico italiano Rodolfo Margaria, sulle interazioni tra ossigeno e biossido di carbonio, e le problematiche che causavano ma queste conoscenze erano ancora agli inizi ed i risultati a volte contrastanti.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tesei-e-i-cavalieri-subacquei_TOSCHI-ELIOS.jpgNon a caso Toschi, nel suo libro “Tesei e i cavalieri subacquei”, descrive con una certa padronanza e semplicità i problemi dell’immersione facendo comprendere che dietro al loro lavoro c’erano già delle conoscenze dei problemi  ma bisognava però trovare delle nuove soluzioni. La conoscenza tecnica traspare anche dalla descrizione del concetto di funzionamento dei respiratori a circuito chiuso e di come viene eliminata l’anidride carbonica prodotta dalla respirazione umana, mescolata nel sacco con l’ossigeno puro e poi assorbita, ad ogni ciclo respiratorio, attraversando una capsula di calce sodata. In altre parole la teoria era nota ma non esisteva ancora una tecnologia efficace: era tutto ancora da sviluppare per effettuare lunghe operazioni di assalto in immersione. Le specifiche tecniche identificate sono “un respiratore di autonomia almeno quintupla del precedente e con assoluta regolarità di erogazione dell’ossigeno e dell’assorbimento della anidride carbonica”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è belloni.jpgToschi e Tesei si rivolgono quindi al comandante Belloni, una mente geniale che con entusiasmo si getta a capofitto nella impresa. Il Coamndante Angelo Belloni, di cui ricorderete un precedente articolo, aveva ideato numerose invenzioni come la  vasca Belloni per la fuoriuscita dai sommergibili in avaria ed il cappuccio Belloni, in tela gommata e munito di due oculari in vetro rotondi, che andava indossato sulla testa a modo di piccola campana pneumatica.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è sperimentazione-cappuccio-belloni.png

sperimentazione del cappuccio Belloni

Il cappuccio era accoppiato ad un respiratore Davis o ad una bombola e permetteva quindi la respirazione senza dover stringere il boccaglio tra i denti, cosa quanto mai utile in caso di fuoriuscita da un sommergibile. Come vedremo fu sua l’invenzione anche di quello che passò alla storia come vestito Belloni, una tuta in gomma spessa che i Gamma indossavano sopra le lane e le tute da lavoro. Ma lo vedremo più avanti.

Tesei e Toschi iniziano così una sperimentazione su sé stessi, utilizzando la vasca di decompressione della Flottiglia sommergibili, costruita per i palombari colpiti da embolia. In questo Tesei è avvantaggiato essendo brevettato palombaro. I medici li osservano dagli oblò, prendono le loro pulsazioni, misurano la pressione del sangue, prima e dopo le prove, e si allenano a lunghe apnee. In questo Tesei batte anche numerosi palombari di mestiere e arriva quasi a quattro minuti sotto gli occhi preoccupati di tutti.

Le prime buone notizie
Dopo non più di un mese dall’invio del loro progetto al Ministero della Marina vengono chiamati dal comandante Gonzaga che comanda la flottiglia sommergibili di Spezia. “Ce l’avete fatta, il progetto è stato approvato ed ho ricevuto ordini precisi per la costruzione dei primi due esemplari. Per ragioni di segretezza (oltre agli inventori lo sanno solo l’ammiraglio comandante dell’Arsenale ed il comandante Gonzaga) dovranno fare tutto da soli con l’ausilio di una squadra di quindici operai specializzati del Balipedio del Muggiano. Dovranno lavorare di notte ma continueranno a mantenere gli incarichi ufficiali sui loro sommergibili. Se da un lato c’è soddisfazione, si nota una certa preoccupazione da parte di Gonzaga che però verrà a breve sostituito dal comandante Bisciani. Il primo passo è stato fatto ma ora comincia la parte più difficile: passare da un’idea ad un prototipo funzionante.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è BALIPEDIO-MUGGIANO.png

Sopra e sotto, l’area dove sorgeva il Balipedio del Muggiano

Come tutti i giovani ufficiali di ogni tempo, si scontrano subito con la realtà; curioso che nonostante siano passati quasi cento anni i problemi siano spesso sempre gli stessi, burocrazia e gerarchia, che mettono a rischio la necessaria riservatezza. Più si allunga la catena di autorizzazioni da avere e più difficile sarà mantenere il segreto. Nonostante il sostegno di Bisciani e del Comando sommergibili di Supermarina ci vuole tempo per avere due vecchi siluri ed una squadra di operai al Balipedio. Per fortuna tra di essi non manca l’entusiasmo, nonostante siano costretti anche loro a lavorare di notte. Il loro capotecnico, Perfetti, si dimostrerà un elemento chiave per la costruzione del primo prototipo.

Intanto vengono ricercati i materiali speciali da imbarcare: dalla bussola al motore elettrico, alle batterie accumulatori. Le sfide maggiori sono il loro peso e dimensioni. In particolare il motore, che dovrebbe essere costruito ad hoc ma i tempi sarebbero troppo lunghi. Lo trovano a Milano, prelevandolo da un vecchio ascensore di costruzione svizzera fuori uso. Non sarà facile adattarlo e saranno costretti ad assottigliarne la carcassa fino a ridurlo alla ragione.

Toschi  racconta “Intanto lo scafo esterno, montato in tre sezioni diverse, da tre squadre di operai distinte, sta prendendo forma. Ci preoccupiamo quindi degli uomini che dovranno cavalcarlo. Stare a cavalcioni di un cilindro di mezzo metro di diametro si palesa subito abbastanza scomodo. Inoltre bisogna proteggere le gambe ed i piedi sospesi nel vuoto all’esterno e tutto il corpo dall’urto frontale dell’acqua. Mettiamo a punto dei sedili di legno provvisori abbastanza comodi ed uno scudo trasparente molto arrotondato per proteggere gli uomini e non offrire all’acqua una resistenza eccessiva. La parte più complessa è quella di garantire all’apparecchio una certa sensibilità di assetto longitudinale e di equilibrio generale pesi-spinte.

Abbiamo previsto la possibilità di allagare e vuotare due casse compenso a prua ed a poppa, più una cassa di rapida immersione – come per i sommergibili – manovrabile con estrema rapidità. Lo spostamento della acqua fra le due casse estreme e lo svuotamento di tutte è stato previsto con aria compressa. Questa però non consente, per il suo eccesso di pressione, una regolazione sufficientemente graduale; è subito chiaro che dovremo cambiare sistema e ricorrere a pompette elettriche. Nel frattempo sono arrivate le prime tre o quattro bussole di diverso tipo, ma abbiamo per tutte grosse difficoltà. Sull’apparecchio sono immerse in un campo per esse impossibile, al centro di una massa metallica notevole ed in mezzo a correnti variabili in continuazione. Occorrerà farne approntare una particolarmente schermata e compensata se non vogliamo scambiare il Nord con il Sud”.

Dopo quasi quattro mesi i quattro componenti che costituiranno lo scafo sono pronti e passano un’intera notte a montarli. Al mattino, esausti, vorrebbero arrendersi ma il capotecnico Perfetti, con i due suoi aiutanti, non vogliono mollare. Dice  « non andremo via finché non avremo finito ».  Ci riescono a mezzanotte ed il mezzo, sospeso in aria al cavo d’acciaio del carro ponte che lo trasporta verso la vasca di prova, sembra “un tozzo sigaro irto d’aculei e d’ornamenti dissimmetrici”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è messa-a-mare-siluro.jpg

messa a mare degli S.L.C.

Lo calano in acqua con religiosa cautela, come per un battesimo. “Galleggia liberamente appena appruato dì qualche grado: primo sospiro di sollievo. Proviamo le eliche che girano regolarmente, mentre lo tratteniamo a braccia perché non parta in avanti. Poi allaghiamo le casse interne e lo vediamo sparire lentamente sotto acqua. Aprendo l’aria compressa vuotiamo le casse ed esso, docile, ritorna nella sua posizione iniziale. I controlli più importanti sono già fatti. Lo risolleviamo con la gru. Appena fuori dell’acqua, prima delusione. Due perdite d’acqua notevoli sono chiaramente denunciate dalla ricaduta d’acqua verso l’esterno di quella entrata durante l’immersione. Sembra una cosa banale, una cosa secondaria, ma noi sappiamo per esperienza quanto sia difficile ottenere la tenuta dei mezzi subacquei: ci costerà certo un duro lavoro.

E’ già l’alba quando, dopo averlo coperto con un telone si precipitano al bar più vicino al Balipedio per un mattiniero cappuccino con abbondante scorta di « brioches ».

Fine III parte – continua

Andrea Mucedola

 

Bibliografia
Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959
Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma
Elios Toschi, In Fuga oltre l’Himalaia, Edizione EDIF, 1968
Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968
Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971
Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991
Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995
Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000
Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV / I mezzi di assalto
Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare

.

 

Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited   Scopri i vantaggi di Amazon Prime

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

,

PAGINA PRINCIPALE

.

PARTE I
PARTE II
PARTE III
PARTE IV
PARTE V
PARTE VI
PARTE VII
PARTE VIII
PARTE IX
PARTE X
PARTE XI

print

(Visited 363 times, 3 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

15 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Filter by Categories
archeologia
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
astronomia e astrofisica
Biologia
biologia e ecologia marina
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
meteorologia e climatologia
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
scienze marine
Sicurezza marittima
storia
Storia della subacquea
storia della Terra
Storia Navale
subacquea
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »