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Tossicità dell’ossigeno iperbarico

tempo di lettura: 5 minuti


livello medio
.
ARGOMENTO: MEDICINA SUBACQUEA
PERIODO: ODIERNO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: tossicità neurologica dell’Ossigeno (O2). 

estratto da SIMSI articolo di Vincenzo Zanon 

Il dottor Vincenzo Zanon di SIMSI lo abbiamo già incontrato altre volte. Responsabile Medico del Servizio di Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) “Renato Moroni”, Istituti Ospedalieri Bresciani SpA, Istituto Clinico Città di Brescia – Gruppo San Donato, Brescia.

Professore a contratto presso Università degli Studi di Padova: Corso di Alta Formazione in Direzione Tecnico-Sanitaria di Camera Iperbarica (di cui è anche il Coordinatore Scientifico) e c/o Master di II livello in Medicina Iperbarica. E’ inoltre membro del ‘Nutrition and Physiology Lab’, Facoltà di Medicina & Chirurgia, Università di Padova.

Dopo questa breve ma dovuta presentazione, ci addentriamo ora nei meandri della tossicità neurologica dell’Ossigeno (O2). Nel suo breve articolo su SIMSI, il dottor Vincenzo Zanon parla di questo argomento, non sempre tenuto nella dovuta considerazione, ovvero la tossicità dell’ossigeno in ambiente iperbarico. Zanon cita un bell’articolo del Dr. Petar J. Denoble (lo trovate qui, in AlertDiver, la rivista del DAN; Divers Alert Network) di facile lettura per tutti che fornisce utili informazioni. 

La tossicità dell’ossigeno è nota dal XIX secolo ma stiamo ancora imparando a conoscere le sue cause e i suoi meccanismi. Le convulsioni di ossigeno furono descritte per la prima volta da Paul Bert nel 1878 quando notò convulsioni in animali sottoposti ad aria compressa ad una pressione di 20 atmosfere assolute (ATA). Bert  concluse che le convulsioni rappresentavano un segno della tossicità dell’ossigeno sul sistema nervoso centrale (SNC), intuizione che si dimostrò corretta nelle ricerche successive –  da articolo citato

Zanon ci segnala poi uno studio più recente, disponibile on line, sul tema della tossicità neurologica dell’Ossigeno Iperbarico.

Punti di risalto: L’ossigeno iperbarico (HBO2) può innescare convulsioni epilettiformi. • Alcuni farmaci antiepilettici (AED) prevengono o ritardano l’insorgenza di crisi nell’HBO2. • Gli AED con meccanismi d’azione noti possono rilevare eventi che portano a convulsioni in HBO2. • Convulsioni di HBO2 e altri disturbi convulsivi possono avere alcuni meccanismi comuni. • HBO2 è particolarmente adatto per studiare l’ipotesi dello stress ossidativo dei disturbi convulsivi.

Lo studio scientifico [“Antiepileptic Drugs Prevent Seizures in Hyperbaric Oxygen: A Novel Model of Epileptiform Activity”] è basato su sperimentazioni su animali ed annovera, tra i coautori, firme importanti come I.T. Demchenko e C.A. Piantadosi ed è il risultato del lavoro congiunto tra il Duke University Medical Center e la Russian Academy of Sciences.

Il lavoro mette in risalto diversi aspetti, tra i quali:
– l’ossigeno iperbarico (HBO2) è di per sé in grado di innescare convulsioni epilettiformi, e alcuni farmaci antiepilettici (AED) sono in grado di prevenire, o quantomeno di ritardare, l’insorgenza di convulsioni in ambiente HBO2; inoltre, potrebbero esserci alcuni meccanismi comuni tanto alle convulsioni in ambiente HBO2 quanto a disturbi convulsivi d’altro tipo;

HBO2 si dimostra essere adatta in modo unico ad indagare l’ipotesi dello stress ossidativo come possibile evento alla base dei disturbi convulsivi.

In estrema sintesi, gli autori desumono che i canali per il Na+, e la neurotrasmissione GABA-ergica, possano essere considerati degli obiettivi critici nella fisiopatologia che sta all base della tossicità a livello del Sistema Nervoso Centrale (CNS) dell’O2.

Il GABA è l’acido γ-amminobutirrico quindi un amminoacido neutro, che rappresenta il neuro trasmettitore inibitorio più abbondante nel SNC sistema nervoso centrale (ca. il 35-40% delle sinapsi presenti a livello centrale sono GABAergiche). ll GABA si forma dalla perdita di una molecola di anidride carbonica (decarbossilazione) dell’acido glutammico e  questa reazione è catalizzata dall’enzima GAD (glutammato decarbossilasi) che si trova esclusivamente nel citoplasma delle terminazioni nervose. Dopo essere stato sintetizzato nel citoplasma, il GABA è immagazzinato nelle vescicole sinaptiche ad opera di un trasportatore specifico (associato alle vescicole) che utilizza, come fonte di energia, il gradiente elettrochimico di ioni H+ tra il lume vescicolare e il citoplasma e generato da una ATPasi vacuolare che accoppia l’idrolisi di ATP citoplasmatico al trasporto di ioni H+ all’interno della vescicola.
La liberazione di GABA è un processo Ca2+ dipendente ed è indotta dalla depolarizzazione della membrana pre-sinaptica: il potenziale di azione che si propaga lungo il neurone provoca l’apertura di canali del calcio voltaggio-dipendenti (VOCC) causando un massiccio ingresso di ioni Ca2+ nella terminazione pre-sinaptica. All’interno della terminazione nervosa, il calcio interagisce con la sinaptotagmina, una proteina associata alle vescicole, e induce un cambiamento conformazione nella proteina che scatena l’esocitosi e, quindi, il processo di fusione della membrana vescicolare con la membrana plasmatica della terminazione nervosa con conseguente rilascio del NT nello spazio sinaptico. 
da Marrazzo Università di Salerno link

Studi importanti per la nostra sicurezza e per le prospettive che la medicina iperbarica può darci in ambiente terapeutico. Grazie ancora a SIMSI per tenerci informati.

La SIMSI, Società Italiana Medicina Subacquea ed Iperbarica, è un’associazione non a scopo di lucro nata nel 1977 per promuovere l’acquisizione e lo scambio dei dati scientifici nel campo delle attività subacquee e delle applicazioni dell’iperbarismo attraverso ricerche, pubblicazioni e incon­tri. SIMSI è riconosciuta, a livello internazionale, tra le più attive società scientifiche impegnate nella ricerca sulle modificazioni fisiopatologiche dell’uomo sottacqua e sugli effetti dell’ossigeno iperba­rico sull’organismo, in condizioni normali e patologiche. 

Il presidente di SIMSI è il dinamicissimo Dr. Pasquale Longobardi, Direttore sanitario Centro Iperbarico di Ravenna. La maggioranza dei soci SIMSI è costituita da medici specialisti in Medicina del Nuoto e delle Atti­vità Subacquee e in Anestesia e Rianimazione, nonché da ricercatori e studiosi interessati allo svi­luppo delle conoscenze sia nel settore subacqueo sia in quello iperbarico.

I medici della SIMSI gestiscono gran parte dei centri iperbarici presenti sul territorio nazionale e offrono assistenza e consulenza in termini di prevenzione, sicurezza, cura e gestione delle emergenze nell’ambito della Medicina Subacquea ed Iperbarica. SIMSI è presente su tutto il territorio nazionale attraverso Rappresentanti Regionali e Gruppi di Studio.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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Pasquale Longobardi
Ospite
03/05/2019 13:25

Complimenti al dr. Vincenzo Zanon, il principale esperto italiano in letteratura internazionale nel settore della medicina subacquea e iperbarica. Membro del Comitato scientifico della Società Italiana Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI). Grazie alla piattaforma Ocean4Future di Andrea Mucedola per la meritoria opera di divulgazione e formazione. Bravi. Pasquale Longobardi, Presidente SIMSI

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