.
livello elementare.
ARGOMENTO: INNOVAZIONE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Tyrrhenian link
.
Negli ultimi anni, il Mediterraneo è diventato il palcoscenico di alcune delle infrastrutture energetiche più ambiziose d’Europa. Tra queste, spicca il Tyrrhenian Link , un imponente collegamento elettrico sottomarino che collegherà Sicilia, Sardegna e la penisola italiana, attraversando il Mar Tirreno. Questo progetto strategico, sviluppato da Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, rappresenta una delle infrastrutture energetiche più significative realizzate in Italia negli ultimi decenni. Non si tratta solo di un elettrodotto: è un elemento cruciale per la transizione energetica europea, in grado di rafforzare la sicurezza della rete elettrica e promuovere l’integrazione delle energie rinnovabili. Ma sotto la superficie di questa grande opera si cela anche un altro aspetto spesso trascurato: le indagini scientifiche marine, le tecnologie oceanografiche e il lavoro multidisciplinare di biologi marini, geologi, oceanografi e subacquei tecnici, tutti impegnati a studiare e comprendere il fondale prima di ogni intervento.
Il Tyrrhenian Link è composto da due collegamenti sottomarini in corrente continua ad alta tensione (HVDC):
– il ramo Est che collega Sicilia e Campania
– il ramo Ovest che unisce Sicilia e Sardegna.
In totale, il progetto prevede circa 970 km di cavi sottomarini, con una capacità di trasporto di 1000 MW per ciascun collegamento. Una volta completato, questo sistema faciliterà lo scambio di grandi quantità di energia tra le diverse regioni italiane, contribuendo a migliorare la stabilità e la flessibilità della rete elettrica nazionale. L’investimento complessivo supera i 3,7 miliardi di euro, rendendolo uno dei progetti infrastrutturali più significativi in Italia negli ultimi anni. La posa dei cavi avverrà in alcuni tratti a profondità superiori ai 2.000 metri, una vera sfida ingegneristica che richiede l’uso delle tecnologie offshore più avanzate disponibili oggi.

Il Tyrrhenian Link si sviluppa in un periodo cruciale, in cui il panorama energetico europeo sta subendo cambiamenti significativi; le fonti rinnovabili, in particolare l’energia eolica e solare, stanno vivendo una rapida espansione, specialmente nelle regioni meridionali e nelle isole. Tuttavia, queste fonti presentano una caratteristica fondamentale: la loro variabile ed intermittente disponibilità. Per questo motivo, è fondamentale poter trasferire energia da una zona all’altra della rete in modo rapido ed efficiente. Il nuovo collegamento sottomarino avrà quindi l’obiettivo di:
– migliorare l’integrazione delle energie rinnovabili
– aumentare la sicurezza della rete elettrica – ridurre il rischio di congestioni e blackout
– rendere il sistema energetico italiano più resiliente.
Guardando al futuro, infrastrutture come questa potrebbero trasformare l’Italia in un hub energetico del Mediterraneo, facilitando i flussi di energia tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
Prima della posa dei cavi: un fondale da conoscere
Prima di posare un cavo sul fondo del mare, c’è un lavoro enorme da fare per studiare e caratterizzare l’ambiente marino. Il Tirreno è un bacino davvero complesso, con canyon sottomarini, vulcani sommersi, sedimenti instabili e habitat biologicamente sensibili. Per questo motivo, progettare il percorso richiede indagini molto dettagliate. Qui entrano in gioco tecnologie che di solito si usano nella ricerca oceanografica:
– echo-sounder multibeam per una mappatura batimetrica ad alta risoluzione
– sonar a scansione laterale per analizzare la morfologia del fondale
– profiler sub-bottom per studiare la stratigrafia dei sedimenti
– carotaggi e campionamenti geotecnici
– rilievi con ROV (veicoli sottomarini telecomandati).

Queste attività ci permettono di ricostruire con precisione la geologia e la morfologia del fondale, individuando le aree più adatte per la posa del cavo. Il ruolo degli operatori tecnici subacquei (OTS) è fondamentale, soprattutto quando si parla di tecnologie acustiche e robotiche, ma non possiamo dimenticare l’importanza del lavoro diretto in mare effettuato dai ricercatori subacquei scientifici. Durante le varie fasi dei monitoraggi ambientali, i subacquei scientifici, spesso biologi marini o geologi specializzati in indagini subacquee, entrano in gioco. Questi professionisti si concentrano principalmente nelle zone costiere e nelle acque meno profonde per:
– controllare la presenza di praterie di Posidonia oceanica
– documentare habitat bentonici sensibili
– effettuare rilievi fotografici e video
– realizzare campionamenti biologici e sedimentologici.
Le immersioni scientifiche offrono l’opportunità di unire i dati strumentali con osservazioni dirette sul campo, fornendo informazioni preziose per la progettazione e la mitigazione degli impatti. In questo scenario, il mare diventa un vero e proprio crocevia di collaborazioni tra diverse discipline: ingegneria offshore, oceanografia, ecologia marina e geologia marina si uniscono per comprendere e gestire un ambiente estremamente complesso.
Le operazioni offshore richiedono l’impiego di navi altamente specializzate. Tra queste spicca la nave posacavi “Leonardo da Vinci”, una delle unità più avanzate al mondo per l’installazione di cavi sottomarini. Queste navi sono veri cantieri galleggianti dotati di sistemi di posizionamento dinamico, giganteschi caroselli per il trasporto dei cavi, ROV e robot autonomi subacquei, sistemi sonar evoluti e strumentazione oceanografica. Durante la posa il cavo viene rilasciato lentamente sul fondale seguendo il tracciato progettato. In alcuni tratti può essere interrato nel sedimento per garantire maggiore protezione dagli effetti delle correnti, ancore e attività di pesca.
Un progetto di queste dimensioni richiede naturalmente una grande attenzione agli ecosistemi marini; tra le principali misure adottate vi sono:
– trivellazione orizzontale controllata per attraversare le aree costiere senza disturbare gli habitat
– progettazione del tracciato per evitare le praterie di Posidonia oceanica
– monitoraggi ambientali prima, durante e dopo la posa dei cavi
– programmi di trapianto e recupero di fanerogame marine.

In estrema sintesi, l’obiettivo è quello di minimizzare l’impatto sugli habitat marini, mantenendo un equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela ambientale. Il progetto dimostra come il Mediterraneo non sia soltanto un mare ricco di storia e biodiversità, ma anche un luogo di innovazione tecnologica e scientifica. Le tecnologie utilizzate per progettare e realizzare queste infrastrutture derivano spesso direttamente dal mondo della ricerca oceanografica civile e militare, un esempio di come sia possibile condividere strumenti altamente tecnologici tra scienza e industria offshore. In questo senso, questo progetti trasformano il mare in un vero laboratorio multidisciplinare, dove ingegneri, biologi marini, oceanografi e geologi, opportunamente educati, lavorano fianco a fianco.
Un occhio sul mare e uno al futuro
Il Tyrrhenian Link è solo uno dei tanti progetti che nei prossimi anni interesseranno il Mediterraneo: cavi energetici, reti digitali sottomarine, parchi eolici offshore e infrastrutture di ricerca stanno cambiando il nostro rapporto con il mare. La vera sfida sarà quella di trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità, creando infrastrutture sempre più avanzate senza danneggiare gli ecosistemi marini. Oggi più che mai, il mare non è solo un luogo da attraversare. È un ambiente complesso, fragile e straordinario che richiede la nostra attenzione, rispetto e competenza. E proprio per questo, ogni grande opera che attraversa il Mediterraneo dovrebbe farci riflettere su una verità fondamentale: il futuro dell’energia e quello degli oceani sono ormai profondamente interconnessi.
Pietro Cimmino
.
photo credit Pietro Cimmino
in anteprima immagine del fondo marino nel mar Ligure ottenuta con un side scan sonar – notare la definizione delle onde di sabbia – photo credit andrea mucedola
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.


