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La genesi del siluro a lunga corsa raccontata da Elios Toschi – parte II

Reading Time: 6 minutes

 

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: genesi del siluro a lunga corsa
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Sono passati dieci anni dal loro primo incontro in Accademia Navale e Tesei e Toschi sono entrambi diventati ufficiali del Genio Navale, imbarcati sui sommergibili. Amici da sempre si incontrano alla sera alla banchina sommergibili di La Spezia per raccontarsi le cose di tutti i giorni ma anche i loro sogni e le loro idee. Fra di esse la realizzazione di un nuovo mezzo di assalto, concettualmente innovativo, diventa per l’amico Tesei sempre più un’ossessione.

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Toschi scrive: “Ormai l’idea del nuovo mezzo d’attacco subacqueo va sempre più precisandosi nei nostri schemi, nelle nostre discussioni. Proviamo dapprima a disegnarne più esemplari, ciascuno per proprio conto, e ne discutiamo insieme a sera i vantaggi e gli svantaggi. Ci riuniamo a turno di notte o nella camera di Teseo o nella mia, presi sempre più dalla frenesia di giungere al più presto ad una conclusione. Io avrei bisogno qualche sera della mia libertà, ma Tesei mi si mette alle costole fin dalle sei del pomeriggio e fa di tutto per scombinarmi appuntamenti, per farmi rimandare gli impegni già presi. «Telefono io alla tua ragazza » mi dice spesso: « le dirò che sei partito e che tornerai fra una settimana » Riesce quasi sempre a spuntarla perché anch’io, sempre più preso dall’entusiasmo, non oppongo più molta resistenza. Passiamo dal progetto generico ai disegni dettagliati, ai calcoli. Spesso arriviamo alle tre, alle quattro del mattino. Fumiamo un numero enorme di sigarette, beviamo anche tanti caffè, ed ogni tanto, per distrarci e non perdere l’abitudine, imbastiamo una delle nostre solite discussioni politiche, filosofiche, tecniche. I nostri punti di vista sono spesso molto vicini, specialmente nelle premesse; più lontani quando vogliamo giungere alle estreme conseguenze. A questo punto il suo assolutismo nel voler pagare sempre di persona, lo fa giungere al paradosso ideale della rinuncia al successo pratico purché ci sia il sacrificio.

Questa parte è molto interessante e descrive quella che sarà la differenza fra i due: una visione più radicale, fino all’estremo per Tesei, più moderata per Toschi, l’unico che l’elbano ascolta. “Mi accanisco talvolta per ore; alla fine egli mi dà un pò di ragione, mi ascolta. Sono forse l’unico che egli ascolti su questo punto”.

Ma il duro lavoro incomincia a portare i primi frutti. I primi disegni del nuovo mezzo sono pronti, i calcoli teorici sono a buon punto e si sentono abbastanza tranquilli per l’effettuazione delle prove in vasca.

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Gli manca solo nome: “Dobbiamo battezzare il nostro strano apparecchio. Come chiamarlo? Torpedine semovente, siluro umano, siluro di lunga corsa? Finiamo per preferire il nome più tecnico e meno altisonante: «siluro di lunga corsa » o meglio la sua sigla riassuntiva: « S.L.C. ». In realtà il nuovo mezzo navale è qualcosa che sta a metà fra il sommergibile ed un piccolo aereo sottomarino. Come sommergibile ha la strabiliante novità che l’equipaggio, invece di star rinserrato, rinchiuso, ed in certo senso impotente, all’interno dello scafo, sta all’esterno. Gli uomini risentono così della pressione, della temperatura, del flusso dell’acqua e ne devono sopportare i conseguenti disagi, fatiche, rischi, però sono liberi di vedere, sentire direttamente senza doversi servire di apparecchi spesso imperfetti e non sempre funzionali. Sono liberi soprattutto di muoversi, di scendere e salire sull’apparecchio, di camminare sul fondo marino e di nuotare in superficie, di essere invisibili e irraggiungibili, per le piccole dimensioni dello scafo, agli strumenti di ricerca ultracustici. “.

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Di fatto il nuovo mezzo ha molte più similitudini con un aereo, solo che viaggia sott’acqua. Come gli aerei ha una «cloche» che gli consente di comandare il timone di direzione e degli alettoni di quota; ha una carlinga in miniatura che protegge l’equipaggio dal flusso dell’acqua, può infine salire e scende verso  il fondo marino. Come un aereo ha una sua consolle con gli strumenti di navigazione, compresa una bussola, fosforescente per poter essere vista “anche nel buio più fitto della notte nelle profondità marine”.

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particolare del siluro a lenta corsa utilizzato da Tesei e Pedretti a Gibilterra 30 ottobre 1940 – oggi conservato nella base del Varignano, La Spezia

Toschi continua la sua descrizione: “La sua prua, facilmente smontabile, è una enorme carica d’esplosivo; una seconda prua, in tutto identica alla prima, resta al posto di quella allorché la carica sia stata attaccata all’obbiettivo. L’azione d’attacco alle basi nemiche, secondo i nostri piani, deve essere condotta da più torpedini semoventi simultaneamente, partendo da un punto già molto vicino alla base stessa. Il trasporto vicino all’ingresso potrà essere fatto a mezzo di un sommergibile o di un idrovolante. Messi in mare, i mezzi, con un equipaggio di due uomini, compiono la navigazione di avvicinamento semisommersi a « quota occhiali », cioè con sola metà testa del pilota fuori acqua. Giunti sulle ostruzioni mobili e fisse che sempre chiudono le basi navali, gli uomini posano sul fondo il piccolo sottomarino e lo fanno passare sotto le ostruzioni sollevandole con apposito apparecchio ad aria compressa. Superate le ostruzioni essi riaffiorano all’interno del porto, sempre a quota occhiali; rilevano a vista il proprio bersaglio ormai abbastanza vicino e immergendosi a quota di sicurezza e d’impatto con il bersaglio, puntano direttamente su di esso.

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L’operazione si svolge naturalmente di notte, nel buio più completo: gli strumenti fosforescenti del quadro, compreso il cronometro, consentono al pilota di condurre una navigazione stimata sufficientemente precisa. Al momento stabilito l’urto contro lo scafo nemico avverte l’equipaggio che l’obbiettivo è raggiunto. I due uomini procedono allora al distacco della testa esplosiva fissandola sotto la carena con un cavetto d’acciaio ancorato alle alette di rollio. Ultima operazione: la spolettatura a tempo che determinerà l’esplosione nell’intervallo di minuti prestabilito. Ora l’equipaggio può prendere la via del ritorno, ma non può più ritornare al sommergibile, sia per l’autonomia insufficiente sia per l’estrema difficoltà di ritrovare al buio il punto esatto di partenza. Non resta quindi che affondare il siluro, innescarne la carica autodistruttiva e cercare di sfuggire alla cattura da parte del nemico.

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In queste frasi Elios Toschi riassume un nuovo concetto operativo: l’incursione navale di uomini che attaccano grandi bersagli navali, un concetto rivoluzionario, senza precedenti che cambierà la guerra in mare. Ancora oggi, in tempi di satelliti, sorveglianza elettronica, l’attività incursionistica, anche solo mirata alla raccolta intelligence, si basa sul pensiero di questi due uomini, sviluppato nel lontano 1935. Possiamo immaginarci i loro dubbi, le loro paure, la loro eccitazione … il loro siluro avrebbe funzionato? La strada non sarà facile, come vedremo nel prossimo articolo.

Fine II parte – continua

Andrea Mucedola

 

 

Bibliografia
Beppe Pegolotti, Uomini contro navi, Vallecchi, 1959
Elios Toschi, Tesei e i Cavalieri subacquei, Giovanni Volpe Editore, 1967, Roma
Elios Toschi, In Fuga oltre l’Himalaia, Edizione EDIF, 1968
Ghetti, Storia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, De Vecchi Editore, 1968
Luis de la Sierra, Gli assaltatori del mare, Mursia, 1971
Alfredo Brauzzi, I mezzi di assalto della Marina Militare, supplemento alla Rivista Marittima, 1991
Junio Valerio Borghese, Sea Devils, Italian Commandos in WWII, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland 1995
Alessandro Turrini, Una breve storia dei siluri a lenta corsa e della X MAS, Supplemento alla Rivista Marittima, 2000
Carlo De Risio, Ufficio storico della Marina Militare, La marina italiana nella seconda guerra mondiale Volume XIV / I mezzi di assalto
Documenti ed immagini Ufficio Storico della Marina Militare

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