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I canti di Natale

tempo di lettura: 5 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: MITI E LEGGENDE 
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NATALE
parole chiave: Canti, carole

 

Buongiorno e Buon Natale, la festa più bella dell’Anno. Una festa  che ci parla di sentimenti che purtroppo troppo spesso, presi dalla frenesia della nostra esistenza, dimentichiamo. Raccontiamo oggi il Natale attraverso i suoi canti con un pensiero affettuoso a tutti coloro che soffrono o sono dispersi nei mari del mondo, che in quel momento, scandito dall’orologio di bordo, pensano con tanta nostalgia alle loro famiglie e agli affetti lontani.

I canti natalizi : dal solstizio di inverno ai canti per la pace
Sebbene si ascoltino spesso canti di recente scrittura, la loro storia si perde nel tempo. Mi riferisco alle Carole che venivano cantate durante le celebrazioni del Solstizio d’Inverno mentre la gente ballava intorno a cerchi di pietre. La parola Carola significa danza o canto di lode e gioia e, sebbene fossero cantati in tutte le stagioni, la tradizione è rimasta solo nel periodo natalizio. Probabilmente, nel nord dell’Europa, i primi cristiani sostituirono le celebrazioni pagane del solstizio con il Natale ed i canti divennero quindi natalizi, ovviamente con testi diversi.  Nel 129 d.C., sembra che un canto intitolato “L’inno degli angeli” fu cantato durante un servizio di Natale a Roma. Un altro famoso inno natalizio fu scritto nel 760 da Comas di Gerusalemme per la Chiesa greco-ortodossa. Poco dopo, molti compositori di tutta Europa iniziarono a scrivere “canti natalizi”. Tuttavia, vi era una barriera spesso insormontabile per il popolo: la maggior parte dei canti era in Latino.

Ancora una volta il cambiamento fu grazie a San Francesco d’Assisi quando, nel 1223, iniziò la tradizione del Presepe (quest’anno sono 800 anni). I personaggi della rappresentazione intonavano canti che raccontavano la storia della nascita di Gesù nella lingua del popolo in modo che tutti potessero comprendere e partecipare. Inutile dire che i nuovi canti si diffusero presto in Francia, Spagna, Germania e in tutti i paesi europei. Sembra che uno dei primi fu scritto in Inghilterra nel 1410 di cui purtroppo è sopravvissuto solo un piccolissimo frammento. Il canto era dedicato a Maria e Gesù che incontravano persone diverse a Betlemme e veniva cantato nelle case piuttosto che nelle funzioni religiose.

Quando Oliver Cromwell e i Puritani salirono al potere in Inghilterra nel 1647, la celebrazione del Natale e la tradizione dei canti fu interrotta. Tuttavia, i canti, ormai entrati nella tradizione popolare, sopravvissero in segreto. Le Carole rimasero ufficialmente sconosciute fino all’epoca vittoriana, quando William Sandys e Davis Gilbert raccolsero molte antiche musiche natalizie dai villaggi inglesi.

In Germania, va menzionato il Veni veni Emmanuel, pubblicato per la prima volta a Colonia, nel 1710. Un canto, questo, di cui non si conosce l’autore della melodia, che provenne probabilmente da un inno processionale di monache francesi del XV secolo ma divenne poi un canto natalizio, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove fu stato tradotto in O come o come Emmanuel nel 1800 dall’inglese John Mason Neale.

Sempre nel XV-XVI secolo troviamo un altro canto di Natale molto famoso dal titolo God Rest Ye merry gentlemen, pubblicato per la prima volta nel 1833 a Londra, nel volume Christmas Carols Ancient and Modern, la raccolta di canti natalizi curata dal già citato William Sandys, un avvocato londinese membro della Percy Society. Questo canto lo troviamo presente anche nel secondo movimento della Carol Symphony di Victor Hely-Hutchinson del 1927 oltre che citato nel famosissimo libro Il Canto di Natale di Charles Dickens.

Dal XVI secolo troviamo diverse composizioni legate al Natale come il “Concerto grosso fatto per la notte di Natale” di Arcangelo Corelli e il “Riposo dopo la notte” di Natale di Antonio Vivaldi insieme alla produzione di musica legata alla liturgia ecclesiastica tra cui tra tutti l’“Oratorio di Natale” di John Sebastian Bach, e il “Messiah” di Haendel, in cui va ricordato il meraviglioso Halleluja con cui gli angeli annunciano la nascita di Cristo.

In Italia i primi canti del Natale sono seicenteschi ed erano in pratica delle ninne-nanne in ode al Gesù bambino; nell’Italia settentrionale le più conosciute sono le nenie veneziane e bergamasche. Nel meridione i pastori delle campagne intonavano canti ispirati sonoramente alle laudi cantate durante le processioni liturgiche svolte nel centro Italia intorno al XIII secolo dedicate al Gesù Bambino, in lingua napoletana, sarda e siciliana. Ma non fu solo tradizione popolare. In ambiente colti vennero scritte “Pastorali”, come il già citato “Oratorio di Natale” di Bach, musicalmente molto più complesse rispetto ai canti del popolo. La musica di repertorio natalizia italiana, tra i cantici più importanti, ricordo “Tu scendi dalle stelle”, “Adeste Fideles”, di cui esistono diversi arrangiamenti. Tu scendi dalle stelle fu composta nel 1754 dal Vescovo napoletano e compositore, Alfonso Maria de’ Liguori. Pare che il brano derivi dal modello melodico di un altro canto napoletano, scritto dallo stesso compositore, chiamato “Quanno nascette Ninno”; la scelta della lingua napoletana fu dettata dalla necessità di estendere questo canto alla comprensione generale del popolo, benché questo venne pubblicato in lingua italiana “Per la nascita di Gesù”.

Diversamente da Tu scendi dalle Stelle, Adeste Fideles è invece un cantico natalizio la cui paternità rimane ignota. Dalle ricerche storiografiche, emerge soltanto il nome del trascrittore che si occupo di trascrivere manualmente sia il testo che la partitura.

Costui è Sir John Francis Wade, che avrebbe trascritto la melodia da un tema popolare irlandese commissionato per un coro cattolico francese provenzale. A partire dal 1800 nacquero alcuni canti popolari, divenuti a ragione dei classici natalizi come “O Tannennbaum” e lo “Stille Nacht” in italiano “Astro del Ciel”) dove insieme al riferimento religioso si incominciarono a sottolineare altri elementi invernali come la neve, gli abeti e pini e figure di fantasia pagane come Babbo Natale con gli elfi e le renne (Jingle Bells).

Questa tendenza dilagò nel 1900, tra migliaia di esempi possibili la famosa “White Christmas” (Bianco Natale) che, se nella versione italiana mantiene un minimo di religiosità con l’accenno alla “Notte santa”, nell’interpretazione originale inglese racconta la nostalgia di un californiano per il periodo natalizio con la neve che cade.

Nei canti si respirano ancora sentimenti come la voglia di pace, di fratellanza e serenità come nel celebre brano di John Lennon con la sua “Happy Xmas (war is over)” con la speranza che tutte le guerre terminino nel mondo e vi sia pace tra gli uomini di qualsiasi colore essi siano.

Come è cambiato il Natale?

Nel corso dell’ultimo secolo, con il progressivo secolarizzarsi dell’Occidente, e in particolar modo dell’Europa Settentrionale, il Natale ha continuato a rappresentare un giorno di festa anche per i non cristiani, assumendo significati sempre più materialistici con una significativa rilevanza in termini commerciali ed economici, legata all’usanza dello scambio di doni. In questo ambito, il Natale è generalmente vissuto come festa legata all’incontro tra amici ed allo scambio di regali portati da Babbo Natale. Questo non è ovviamente per i Cristiani per cui il Natale è ancora oggi un giorno di celebrazione per la nascita di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è incarnato per portare la salvezza indicandoci una via ma è anche l’occasione per celebrare la sacralità della famiglia, la base di ogni struttura sociale. Purtroppo il degrado sociale ha portato alla perdita di quei valori tradizionali basati sul rispetto reciproco e sulla condivisione degli affetti, nella buona e nella cattiva sorte. Questo degrado lo percepiamo nell’aumentare delle violenze domestiche che troppo spesso occupano le cronache giornaliere tra femminicidi e aberrazioni che sembrano cancellare la nostra Umanità e togliere la speranza per un futuro migliore.

Il Natale, comunque la pensiate, con la sua atmosfera di serenità, ci da ogni anno una nuova speranza, avvolgendoci in un abbraccio di amore che richiama la nostra fanciullezza … un presepe con un bambinello, con il bue e l’asinello, Maria e San Giuseppe sotto un cielo di stelle di carta … in attesa dell’uscita dall’inverno della nostra anima per risvegliarci in una nuova primavera.

Un sereno Natale a tutti.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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