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Meduse, abitanti del mare che suscitano sempre una certa curiosità e apprensione

tempo di lettura: 8 minuti

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livello medio  livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: meduse, cubo meduse
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Le meduse da almeno 600 milioni di anni nuotano negli oceani del mondo, colonizzando sia le acque superficiali che gli abissi degli oceani. Tuttavia, vista la loro natura, le tracce fossili sono molto rare. Questi straordinari animali, che sembrano provenire dallo spazio, appartengono al phyla Cnidaria che include meduse, coralli, penne di mare e gli anemoni di mare. Di fatto sono animali primitivi molto semplici che fondamentalmente non dispongono di cavità del corpo e veri organi.  

Fossile di Bipedalia cerinensis (ombrello con tentacoli) e cinque fossili di Paraurelia cerinensis (ombrelli senza tentacoli visibili), periodo Giurassico superiore -151 Ma) di Cerin (Ain)

Il nome Sciphozoo viene dal greco skyphos (σκύφος) ovvero calice, che ricorda la forma di questi organismi. Detti comunemente scifomeduse, esse contano circa 200 specie che presentano a volte una notevole variazione fra di esse, sia per dimensioni che morfologia. Esse vivono in tutti gli oceani, dall’artico ai caldi mari tropicali, in acqua salata ma anche in acque salmastre e dolci. Alcune specie possono essere ritrovate nel mare profondo, ma la maggior parte vive in prossimità delle acque costiere. Le meduse marine possono essere composte fino al 98% di acqua, quindi raramente se ne trovano esemplari in forma fossile.

Cotylorhiza tuberculata, nelle acque di Sant’Antioco – autore Fredski2013
Spiegeleikwal voor de westkust van Sardinië.jpg – Wikimedia Commons

Biologia
Gli Scifozoi generalmente presentano una simmetria tetramera (cioè a 2 assi) e possiedono fra l’esoderma e l’endoderma un materiale gelatinoso interno chiamato mesoglea, che fornisce alla medusa la stessa integrità strutturale di uno scheletro. Hanno le principali caratteristiche dei cnidari, ovvero presentano una simmetria radiale e sono diploblastici che, in altre parole, significa semplicemente che posseggono uno strato esterno (ectoderma) ed uno interno (endoderma). Lo strato interno, endoderma, dà origine a tessuti associati all’intestino e alle ghiandole associate, mentre lo strato esterno, l’ectoderma, dà luogo a tessuti di protezione come l’epidermide. Fra di essi abbiamo la mesoglea, una sostanza principalmente costituita da acqua, traslucida, non vivente e gelatinosa che funziona come uno scheletro idrostatico. 

Differenze strutturali tra polipo e medusa – da wikipedia

Le meduse al loro interno possiedono un anello di fibre muscolari intorno poste al bordo della campana, per cui la medusa nuota contraendosi e rilassando alternativamente questi muscoli. La periodica contrazione e rilassamento di questi muscoli spinge la medusa nel suo tipico moto attraverso la massa d’acqua, permettendogli di sfuggire alla predazione o per … catturare le prede.

Gli esemplari adulti (chiamati scifomeduse) sono meduse prive del velo caratteristico delle idromeduse e la loro simmetria raggiata non ha accenni a bilateralità. Di solito vi sono 4 raggi principali (perradi) a 90° uno dall’altro, 4 raggi secondari (interradi) a 45° con i primi, e 8 raggi terziari (adradi) alterni fra i precedenti. Il margine fra l’esombrella e la subombrella è quasi sempre lobato e ordinariamente fornito di tentacoli e di organi sensori. Alcune classi di meduse, fra le quali le scifomeduse e i cubozoi, dispongono di ropali, un organo sensoriale dotato di occhi e di una statociste. La statociste è una vescicola contenente un corpo minerale detto statolite (o statolito), vescicola che dà alla medusa il senso dell’orientamento spaziale. In altre parole i ropali, situati dentro nicchie del margine, si alternano ai tentacoli ed hanno funzione di cellule nervose; ciascuno è costituito da un tentacoletto clavato, nella cui cavità sono comprese cellule sensitive chemio-recettive, l’organo di senso statico (statocisti) e talvolta anche un fotorecettore (ocello visivo). Arriviamo alla bocca che si apre in uno stomaco, dal quale si irradiano verso l’esterno quattro diverticoli interconnessi. Il rivestimento del sistema digestivo, la gastrodermide, è dotata di nematocisti, insieme ai cnidociti che secernono gli enzimi digestivi.

Armi letali
Dopo averle brevemente descritte, parliamo della caratteristica a tutti nota, la loro pericolosità. Questi meravigliosi animali possono essere talvolta pericolosi per gli Umani a causa delle loro cellule urticanti. I loro tentacoli ospitano delle cellule chiamate cnidociti che, una volta utilizzate devono essere rigenerate. La loro funzione è sia difensiva che offensiva. Esse si attivano quando vengono toccate, grazie a un meccanismo recettore (cnidociglio) ed estroflettono i filamenti urticanti (cnidae). Le cnidae possono essere di diverso tipo, nematocisti o spirocisti, e sono collegate ad organuli chiamati cnidoblasti contenenti un liquido urticante che le cnidae inoculano paralizzando ed uccidendo la preda per shock anafilattico.

In pratica, il liquido urticante ha un’azione neurotossica ed è di solito costituito da una miscela di tre proteine che operano sinergicamente. Fu il Premio Nobel Charles Robert Richet ad individuare le tre proteine, chiamandole ipnotossina, talassina e congestina. L’ipnotossina ha effetto anestetico, quindi paralizzante sulle prede, la talassina ha un comportamento allergenico che causa una risposta infiammatoria e la congestina paralizzante dell’apparato circolatorio e respiratorio. Un cocktail che, come vedremo,  può essere mortale.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MEDUSA-Chironex_fleckeri_sea_wasp.jpg

la letale medusa Chironex fleckeri (vespa di mare) – autore GFS – Chironex fleckeri (sea wasp).jpg – Wikimedia Commons

Anche se non tutte le meduse sono urticanti, alcune cubo meduse, come la Chironex fleckeri (vespa di mare) sono particolarmente pericolose per l’Uomo e in taluni casi possono anche causarne la morte per shock anafilattico. Si è scoperto che  le vittime da contatto subiscono un picco drammatico nei livelli di epinefrina che fa collassare il sistema cardiovascolare. Si formano dei pori nei globuli rossi attraverso i quali le cellule perdono potassio nel flusso sanguigno, causando iperpotassemia, una condizione che altera la frequenza e la funzione cardiaca.
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livello elementare
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Tra le meduse, quelle da temere maggiormente sono le cubo meduse come la Chironex fleckeri, vespa di mare, conosciuta come la più letale medusa del mondo. Un esemplare adulto di vespa di mare può arrivare alle dimensioni di un pallone da basket, è quasi trasparente e possiede quattro ammassi di 15 tentacoli ciascuno (per un totale di 60 tentacoli). La pericolosità del suo raggio di azione è legata al fatto che, quando nuota, i suoi tentacoli si contraggono ad una lunghezza di 15 cm, quando invece sta cacciando i tentacoli si assottigliano e si allungano fino a 3 metri. Sono armi micidiali in cui ogni tentacolo è ricoperto da 5 miliardi di microscopiche nematocisti.

 

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Carybdea marsupialis nelle acque di Civitavecchia – autore Alessandro Sabucci
Carybdea marsupialis screenshot 2.png – Wikimedia Commons

Nelle acque mediterranee, l’unica specie nota di cubomeduse è la Carybdea marsupialis. Questa specie è dotata di ombrella cubica, trasparente. Dotata di quattro tentacoli trasparenti con anelli rossi, lunghi il doppio del corpo, in realtà è una specie di origine atlantica, sempre più diffusa nel Mar Mediterraneo che normalmente vive nella fascia batiale tra 500 e 1000 metri di profondità ma può, raramente, essere portata in acque superficiali dalle correnti. E’ anch’essa molto pericolosa.

Le meduse sono un problema da non trascurare in quanto, secondo Fenner & Williamson, esistono regioni del mondo in cui questa minaccia è presente e significativa; ad esempio vi sono casi mortali segnalati nelle aree del Sud-Est asiatico, dell’Oceania e nel Golfo del Messico. Sebbene non esistano statistiche ufficiali, si calcola che le meduse siano responsabili di decine di morti ogni anno – da 20 a 40 solo nelle Filippine, secondo le cifre riportate dalla National Science Foundation – con centinaia di altre vittime che soffrono di contatti tanto gravi da richiedere l’ospedalizzazione. Gli esperti dicono che il numero effettivo di vittime è probabilmente molte volte superiore, dato che i casi sono spesso erroneamente diagnosticati o attribuiti erroneamente ad altri fattori, il più delle volte arresto cardiaco o annegamento.

Infatti, le 43 specie conosciute delle cubomeduse, come la vespa di mare, causano più morti e ferite gravi degli attacchi totali di squali, serpenti marini e razze. I casi mortali segnalati sono soprattutto localizzati nelle aree del Sud-Est asiatico e dell’Oceania e nel Golfo del Messico ma incidenti sono occorsi anche nel Mar Mediterraneo. Con l’invasione di specie aliene questo pericolo tenderà ad aumentare.

Primo intervento in caso di contatto
La prima cosa da fare in caso di contatto con una medusa è:
– rimuovere eventuali tentacoli delle meduse e quindi sciacquare abbondantemente con acqua di mare o miscela di acqua di mare e bicarbonato.
– Non lavare con acqua dolce la parte colpita dai tentacoli della medusa, che favorisce la produzione di neurotossine in grado di causare danni a livello del sistema nervoso centrale.
– Evitare di grattare la parte interessata, perché ciò può riattivare il dolore, e graffiare i tessuti.
– In caso di contatto sul viso, non strofinate bocca e occhi e rivolgetevi ad un medico.

Successivamente è consigliabile applicare una pomata antistaminica il più rapidamente possibile o una pomata che contenga sia un antistaminico che un anestetico come la lidocaina per calmare il dolore. Qualora possibile rivolgersi sempre ad un centro medico. Nel caso di reazione allergica, che può essere caratterizzata da forti mal di testa, tachicardia, difficoltà di respirazione…) recatevi immediatamente ad un pronto soccorso.
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Il misterioso ciclo di vita degli scyphozoi
La maggior parte delle specie sembrano avere individui maschi e femmine separati e la riproduzione è sessuale. La fecondazione delle uova avviene nel celenteron della femmina.

Le gonadi si trovano infatti nella mucosa dello stomaco e i gameti maturi vengono espulsi nell’acqua attraverso la bocca. Dall’uovo si origina una larva ciliata che viene emessa all’esterno attraverso la bocca e, dopo una breve vita libera, si fissa per un polo al fondo marino. Si sviluppa così un piccolo polipo sessile bentonico chiamato scyphistoma. Lo scifistoma può alle volte produrne altri per gemmazione; esso e i suoi derivati crescono, perdono i tentacoli, e poi avviene la strobilazione, un processo di gemmazione che si svolge in senso trasversale rispetto all’asse principale del polipo. In pratica ogni polipo si segmenta in tanti dischi, che dapprima restano sovrapposti come su una pila di piatti, costituendo il cosiddetto strobilo. Il superiore, o primo formato, poi si stacca, si capovolge, voltando la concavità in basso, e nuota libero; gli altri faranno successivamente lo stesso. Ogni disco è una larva, detta efira. Un ciclo affascinante.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MEDUSA-Turritopsis_dohrnii.jpg

Turritopsis dohrnii, la medusa immortaleTurritopsis dohrnii.jpg – Wikimedia Commons

Esiste una medusa, la Turritopsis dohrnii in grado di rigenerare tutto il suo corpo tornando a uno stadio più giovane del suo ciclo vitale. Sebbene un polipo possa creare molte meduse, sono tutte geneticamente identiche, rendendole in pratica dei cloni “immortali” dell’adulto originale.

C’è ancora molto da scoprire su questi animali marini e le soprese non mancheranno.

 

in anteprima una foto di Pelagia noctiluca, una medusa pelagica che nel periodo autunnale e primaverile si avvicina spesso alla costa. E’ molto comune nel Mediterraneo ma, purtroppo, i suoi tentacoli lasciano segni dolorosi – photo credit @andrea mucedola 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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