Dalla Terra alla Luna: nello spazio con Artemis II

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: LUNA
parole chiave: ARTEMIS II

 

Ecco … ci risiamo: l’Uomo è ripartito verso la Luna con Artemis II, la prima missione della NASA con equipaggio dopo l’Apollo 17 che, come ricorderete, avvenne nel lontano dicembre 1972; una missione che segnò la conclusione del costosissimo programma Apollo della NASA, costato 28 miliardi di dollari dell’epoca, permettendo così la realizzazione di molti altri progetti tra cui il programma “Space Shuttle” e quello della “Stazione Spaziale Internazionale”. Programmi non meno costosi che di fatto costarono una cifra simile se non superiore al bilancio della NASA. Una decisione strategica che la NASA intraprese ritenendo inutile e dispendioso tornare sul nostro satellite, fermando altri progetti non meno importanti tra cui la messa in orbita di  quelle sonde e telescopi spaziali (come il John Webb Space Telescope) che oggi ci stanno regalando immagini straordinarie sull’universo.

Tre astronauti della NASA – Reid Wiseman (veterano delle missioni ISS), Victor Glover (primo astronauta afro-americano) e Christina Koch (prima astronauta donna in una missione lunare) e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese (Canadian Space Agency, CSA) hanno iniziato il loro viaggio verso la Luna per una missione di dieci giorni in cui verrà testata la navicella spaziale Orion nello spazio profondo. Questa missione ha il compito di dimostrare che i sistemi di supporto vitale della navicella sono realmente pronti a sostenere gli astronauti in missioni di lunga durata, consentendo all’equipaggio di esercitarsi ma anche di testare le operazioni essenziali per il successo della futura missione Artemis III.

Gli astronauti a bordo della navicella spaziale Orion della NASA si spingeranno più lontano nel sistema solare di quanto l’Umanità abbia mai fatto prima. La loro missione sarà quella di confermare che tutti i sistemi della navicella funzionino come progettato con l’equipaggio a bordo, nell’ambiente reale dello spazio profondo. Artemis II sarà la prima missione della NASA con equipaggio e aprirà la strada all’atterraggio della prima donna e del prossimo uomo sulla Luna con Artemis III. Basandosi su quelle prime missioni, il programma Artemis della NASA riporterà gli esseri umani sulla Luna per esplorazioni a lungo termine verso altri mondi – Fonte: https://www.nasa.gov/feature/nasa-s-first-flight-with-crew-important-step-on-long-term-return-to-the-moon-missions-to – Autore: NASA Artemis II map october 2021.jpg – Wikimedia Commons

Dopo il lancio, il piano di volo prevede che la navicella Orion esegua diverse manovre per aumentare gradualmente la distanza dalla Terra e posizionarsi su un orbita che consentirà, nella sua traiettoria di ritorno, dopo aver naturalmente sorvolato la Luna, di rientrare a casa sfruttando la gravità terrestre. In particolare, la navicella e lo stadio superiore, chiamato stadio di propulsione criogenica provvisorio (ICPS), orbiteranno attorno alla Terra due volte per controllare che i sistemi di Orion funzionino come previsto; dopo di ché la navicella raggiungerà un’orbita iniziale, lungo una traiettoria ellittica. Il tempo sull’orbita durerà poco più di 90 minuti ed includerà la prima accensione dell’ICPS per mantenere la traiettoria di Orion. Dopo la prima orbita, l’ICPS solleverà Orion in un’orbita più alta e consentirà alla navicella di raggiungere una velocità sufficiente per ottenere la spinta verso la Luna. Il percorso spaziale sulla seconda orbita durerà circa 23,5 ore. 

Una curiosità:
Lo stadio esaurito avrà un ultimo utilizzo prima di essere smaltito attraverso l’atmosfera terrestre: l’equipaggio lo utilizzerà come bersaglio per una dimostrazione di operazioni di avvicinamento e gli astronauti guideranno la navicella in modalità manuale, controllando la traiettoria e l’orientamento di volo di Orion. L’equipaggio utilizzerà le telecamere di bordo per allinearsi con l’ICPS per valutare le qualità di manovrabilità di Orion e i relativi hardware e software. Questo test fornirà dati sulle prestazioni ed esperienza operativa che non possono essere facilmente acquisiti a terra in preparazione per il rendez-vous critico, le operazioni di prossimità e l’attracco, nonché le operazioni di sgancio in orbita lunare che avverranno con la missione Artemis III.

Dopo l’accensione per entrare in questa orbita terrestre più alta, Orion si è separata dallo stadio superiore, ed ha iniziato le esercitazioni di avvicinamento all’IPCS per le operazioni di prossimità; quindi l’equipaggio ha restituito il controllo ai controllori di missione di Johnson Space Center e trascorrerà il resto dell’orbita di avvicinamento lunare a verificare le prestazioni dei sistemi della navicella nell’ambiente spaziale.

Una curiosità: solo dopo la dimostrazione della fattibilità di eseguire operazioni di prossimità gli astronauti toglieranno la tuta Orion Crew Survival System che indossano al momento del lancio e trascorreranno il resto della missione nello spazio in una tuta più leggera, almeno fino al loro ritorno.

Nella sua orbita ellittica Orion il 6 aprile sorvolerà brevemente la superficie lunare, percorrendo circa 7.500 chilometri oltre il lato nascosto della Luna (un nuovo record), con la Terra a quasi 400.000 chilometri sullo sfondo. Le emozioni non mancheranno prima del suo rientro, previsto sulla Terra dopo dieci giorni dalla partenza.

Dopo questa missione, Orion e il suo futuro equipaggio si prepareranno per viaggiare nuovamente verso la Luna, questa volta per tornare sulla sua superficie con la missione Artemis III, esplorando una porzione della superficie lunare più estesa che mai e per mettervi le basi per una presenza duratura. Novità di questi ultimi giorni, ci sarà anche un astronauta italiano che porterà il tricolore sulla Luna. Quando? Preferisco non dare date, visti i tagli che la NASA potrebbe subire nei prossimi anni …  Forse, con un nuovo Presidente, la ricerca scientifica tornerà ad essere prioritaria dall’altra pace dell’oceano.  
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Immagine della Terra da Artemis II – credit NASA

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