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Segnali di soccorso: SOS

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: NAUTICA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: segnali di soccorso
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Ne avrete sentito parlare tutti, il termine SOS è entrato ormai nel linguaggio comune come sinonimo di richiesta di soccorso. In realtà, si tratta della “lettura” di un segnale radiotelegrafico che utilizza, per semplicità, delle lettere nel codice Morse. I suoi campi di impiego vanno dal disastro marittimo, alle avarie gravi, ma anche dall’insorgere di pericolo per la vita umana a causa di attacchi criminali, come avviene quasi quotidianamente nelle acque del Corno d’Africa e del West Africa. Leggiamo la sua storia di oltre cento anni.

Una curiosità:
Il codice Morse, detto anche alfabeto Morse, è un sistema per trasmettere lettere, numeri e segni di punteggiatura per mezzo di un segnale in codice ad intermittenza utilizzando segnali corti e lunghi, detti comunemente punti e linea. Il sistema fu uno dei primi metodi di comunicazione a distanza. Sebbene fu studiato da Samuel Morse dal 1835, venne realizzato dal tecnico Alfred Vail, suo collaboratore dal settembre 1837, e da entrambi sperimentato per la prima volta l’8 gennaio 1848 impiegando un telegrafo scrivente detto register. Il codice Morse fu da subito impiegato come standard per la codifica delle informazioni e rimase lo standard internazionale per le comunicazioni marittime fino al 1999.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è codice-morse.png

SOS, un segnale per salvare le vite umane
Il 1º aprile 1905 il governo tedesco introdusse un segnale come Notzeichen o segnale di soccorso nell’ambito di un insieme di regole nazionali per le trasmissioni radio. Questa semplice successione di suoni fu adottata internazionalmente il 1 luglio 1908 a livello internazionale per la prima volta, durante la seconda conferenza radiotelegrafica internazionale di Berlino del 1906 in sostituzione del precedente,  CQD (— · — · — — · — — · ·) anch’esso in codice Morse. Per curiosità, CQD era composto da CQ, dal francese “sécu“, abbreviazione di sécurité, e D per Distress (ovvero in pericolo). Fu deciso di cambiare con il segnale SOS identificandolo come segnale internazionale per la richiesta di soccorso (per ovvi motivi di più facile memorizzazione della sequenza dei segnali). 

Il segnale SOS ‹èsse-ó-èsse› è infatti costituito da tre punti seguiti da tre linee e da altri tre punti ( · · · — — — · · · ); è quindi molto più facile da ricordare, essendo di fatto la sequenza di tre punti (segnali corti), tre linee (segnali lunghi) e nuovamente tre punti (segnali corti). La sigla S.O.S. è interpretata come le iniziali della locuzione inglese “Save Our Souls” (salvate le nostre anime) ovvero “Save Our Ship“. In Italia invece SOS si rifà ad acronimi del tipo “Salvateci O Soccombiamo” o “Soccorso Occorre Subito”. L’SOS più tristemente famoso della storia della navigazione fu quello lanciato dal Titanic il 14 aprile 1912, prima di affondare. Il segnale fu raccolto dal Carpathia ma la nave poté giungere a destinazione solo quattro ore dopo, troppo tardi per evitare il disastro. Esistono sistemi radio, anche portatili, che automatizzano il lancio del segnale di soccorso. 
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è SOS-se-plus-diagram1-1.jpg

L’avvento del MAYDAY
Con la successiva diffusione delle comunicazioni radiofoniche, il segnale Morse SOS fu sostituito dal codice MAYDAY. Il segnale  fu proposto nel 1923 da Frederick Stanley Mockford presso l’aeroporto di Croydon (Londra), come deformazione anglofona che deriva dalla pronuncia delle ultime parole della frase francese “venez m’aider” (venite ad aiutarmi) compresa anche dai non francofoni, ed è in utilizzo dal 1927. Inutile dire che il “mayday” va usata solo a bordo di un’imbarcazione o di un velivolo in immediato pericolo di naufragio, di collisione e comunque in tutti i casi in cui sussista un pericolo immediato di morte. In ambiente marino viene utilizzato il canale radio VHF 16, dedicato alle chiamate di soccorso o di emergenza in ambito marittimo, sulla frequenza 156.8 MHz, e che ovviamente NON deve essere utilizzato per nessun altro tipo di comunicazione.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è vhf-ch-16.png

Il canale VHF 16 è monitorato 24 ore al giorno dalle Stazioni Radio Costiere del Ministero dello sviluppo economico unitamente alla rete nazionale della guardia costiera. Tutte le navi devono monitorare il canale 16 VHF durante la navigazione. Sullo stesso canale la Guardia costiera può trasmettere dei brevi messaggi di sicurezza informativi. Altra cosa importante da ricordare è che, nei primi tre minuti di ogni mezz’ora, va mantenuto sul canale 16 il silenzio radio, per privilegiare le comunicazioni di emergenza. Se avete bisogno di comunicare con altri amici scegliete un altro canale e lasciate sempre libero il canale 16

Mare calmo e vento in poppa 

Paolo Giannetti

 

in anteprima la fase finale di un soccorso in mare nasce sempre da una richiesta di allarme –  marinai assegnati al Helicopter Sea Combat Squadron 7 (HSC-7) partecipano ad una esercitazione di ricerca e salvataggio. L’HSC-7 è imbarcato a bordo della portaerei USS Dwight D. Eisenhower (CVN 69) – autore U.S. Navy photo del Mass Communication Specialist 3rd Class Casey J. Hopkins/Released Sailors participate in a search and rescue exercise. (28601888113).jpg – Wikimedia Commons

 

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