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Il caso del USS San Francisco: quando un sottomarino nucleare urtò una montagna sotto il mare

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: collisione subacquea, USS San Francisco
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Tutti sappiamo quanto sia importante aggiornare le mappe dei nostri sistemi di navigazione per non incorrere in spiacevoli inconvenienti. Se questo può comportare dei ritardi guidando la nostra autovettura, il problema può essere decisamente più serio in mare, in particolare se stiamo navigando … sott’acqua, dove la navigazione necessita di carte nautiche decisamente aggiornate. Cosa hanno di speciale? Come quelle di superficie le carte nautiche impiegate sui sommergibili riportano eventuali ostacoli alla navigazione, il problema è che il loro ingombro può variare anche con la profondità e la morfologia dei fondali del mare non è ancora così conosciuta.

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È quello che avvenne l’8 gennaio 2005, quando l’USS San Francisco, un sottomarino a propulsione nucleare della marina statunitense (US Navy) classe Los Angeles, entrò in collisione con la parte superiore di una montagna sottomarina. 

Un gigante del mare
Come tutti i battelli della sua classe, l’USS San Francisco ha un dislocamento di 6.900 tonnellate in immersione ed è lungo circa 110 metri. La sua propulsione è assicurata da un reattore nucleare General Electric PWR S6G che fornisce una potenza di 35mila cavalli di potenza che permettono una velocità massima di 33 nodi. L’equipaggio è normalmente composto da 129 tra ufficiali, sottufficiali e marinai.

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Al momento della collisione, l’USS San Francisco era vicino a Guam in missione di addestramento in tempo di pace ed in rotta verso Brisbane, Australia, per una breve sosta.  Le rotte di navigazione erano state tracciate seguendo percorsi liberi, sulla mappe sottomarine in dotazione, da ostacoli. Il sottomarino era ad una profondità di circa 525 piedi (160 metri) e navigava alla velocità di circa 25 nodi in prossimità della catena montuosa delle Isole Caroline. Navigando alla cieca, ovvero senza l’utilizzo del sonar attivo (come normalmente avviene per evitare di essere sentiti), il battello non si rese però conto dell’approssimarsi della montagna sottomarina.

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un breve filmato del sottomarino USS San Francisco in emersione

Anche se la velocità di 25 nodi (25 miglia all’ora) potrebbe non sembrare molto, parliamo di un gigante del mare a propulsione nucleare con una massa di più di 6.000 tonnellate che andò ad urtare una montagna che non appariva sulle carte nautiche in sua dotazione. Un urto tanto violento da causare danni strutturali significativi sulla sua parte anteriore e, soprattutto ferì 98 persone e uccise il marinaio macchinista di 2 classe Joseph Allen Ashley, su un equipaggio di 127 tra uomini e donne. Un urto tale da causare danni significativi, danneggiando gravemente i serbatoi di zavorra e la cupola del sonar. I marinai che stavano consumando il pasto nella mensa di bordo furono scagliati attraverso il locale. Uno dei sottufficiali, Brian Barnes, durante un’intervista, descrisse la drammatica scena: ” … solo corpi ovunque. Vetri e piatti rotti … ed i tuoi compagni che si lamentano perché soffrono, urlano.”

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A seguito dell’urto, la prua del USS San Francisco si accartocciò per i primi dieci metri frontali, con le strutture prodiere schiacciate ed esposte al mare. L’acqua incominciò ad entrare nel sottomarino: l’unica soluzione era l’emersione rapida, ottenibile pompando aria nei serbatoi di zavorra per variare l’assetto e riportare il sottomarino in superficie. L’equipaggio reagì prontamente all’ordine di risalita di emergenza nonostante molti erano gravemente feriti. Ad esempio il marinaio che azionò le valvole della risalita rapida lo fece con entrambe le braccia rotte.

Una volta azionati gli interruttori per la manovra di risalita rapida, ci si aspettava che i serbatoi di zavorra del sottomarino si riempissero immediatamente di aria ad alta pressione, rendendo il sottomarino positivo e quindi talmente galleggiante da saltare delfinando sopra la superficie dell’acqua. Ma per 60 secondi di terrore il San Francisco sembrò non reagire … un’eternità per l’equipaggio. Quindi, la parte posteriore del sottomarino iniziò finalmente ad inclinarsi verso l’alto mentre i serbatoi di zavorra posteriori si riempivano gradualmente d’aria.

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In superficie i motoristi di bordo furono in grado di avviare il motore diesel ausiliario per mantenere pieni i serbatoi di zavorra danneggiati. Fortunatamente i suoi siluri Mk. 48 ed i missili da crociera Tomahawk non si erano attivati e, sorprendentemente, anche il reattore nucleare non era stato danneggiato. L’USS San Francisco, non con poche difficoltà, procedendo in superficie alla lenta velocità di dieci nodi, si diresse verso Guam, impiegando cinquantadue ore per arrivare.

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Nella base di Guam il sottomarino potè effettuare le prime riparazioni (temporanee) in modo da poter raggiungere la base navale di Pearl Harbor dove lo aspettava un lungo periodo di lavori di manutenzione.

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Epilogo
Dopo aver sostituito le parti danneggiate, il USS San Francisco è ora adibito all’addestramento per la scuola di ingegneria nucleare della Marina di Charleston, Carolina del Sud. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è cmdr-kevin-mooney-uss-captain.jpgIl comandante del sottomarino all’epoca dell’incidente, capitano di fregata Kevin Mooney, fu sollevato dal comando con la seguente motivazione “… critical safety procedures were overlooked on the nuclear submarine …“. Il procedimento disciplinare, tenutosi nella base navale di Yokosuka, a sud di Tokyo, da parte di una Commissione della U.S. Seventh Fleet, riguardò anche altri sei membri dell’equipaggio, che furono poi degradati per aver dimostrato qualche … incapacità professionale. Per il resto dell’equipaggio, la rapida risposta all’emergenza dimostrata a seguito della collisione che comportò il salvataggio del battello e del suo equipaggio, gli valse l’assegnazione di una medaglia. Sembrerebbe una logica conseguenza ma … durante l’inchiesta venne fuori qualcosa di strano.

Cosa era successo?
La domanda che ci si pone è come possa essere successo un tale incidente. Al di là delle responsabilità assegnate al Comandante sulla gestione dell’emergenza, difficilmente valutabile senza poter accedere al rapporto finale, durante l’inchiesta la commissione della US Navy scoprì, con un certo imbarazzo, che il sottomarino aveva utilizzato per navigare delle carte obsolete. La carta nautica utilizzata dall’equipaggio era infatti stata preparata dalla Defense Mapping Agency … nel 1989 e mai … aggiornata.

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Secondo uno studio sull’area dell’incidente, preparato dall’Università del Massachusetts nel 2008, un’immagine satellitare Landsat mostrava già una montagna sottomarina di oltre 6500 piedi di elevazione dal fondo, che arrivava fino a 30 metri dalla superficie. Purtroppo le carte della Marina statunitense non erano state aggiornate con i nuovi dati perché, secondo il rapporto della University of Massachusetts, la US Navy aveva ritenuto che, con la cessazione della Guerra Fredda, l’area del sito dell’incidente non fosse una priorità elevata per effettuare una mappatura più accurata, mentre tale priorità era stata invece data alla Regione mediorientale, per sostenere la guerra globale al terrorismo. L’inchiesta scoprì (vedi Aggiornamento) però che altri documenti nautici, non tenuti in dovuta considerazione dal team di navigazione, erano presenti a bordo. Informazioni che avrebbero potuto limitare se non evitare l’incidente. 

Aggiornamento
Secondo il sito MARINELINK, dall’inchiesta risultarono nuovi fatti che giustificarono le azioni disciplinari per il Comandante e alcuni membri dell’equipaggio:
… omissis …
“The findings of fact show that San Francisco, while transiting at flank (maximum) speed and submerged to 525 feet, hit a seamount that did not appear on the chart being used for navigation,” the 124-page report said of the incident in the vicinity of the Caroline Islands. 

Other charts in San Francisco’s possession did, however, clearly display a navigation hazard in the vicinity of the grounding,” it said. “San Francisco’s navigation team failed to review those charts adequately and transfer pertinent data to the chart being used for navigation, as relevant directives and the ship’s own procedures required. If San Francisco’s leaders and watch teams had complied with requisite procedures and exercised prudent navigation practices, the grounding would most likely have been avoided. Even if not wholly avoided, however, the grounding would not have been as severe and loss of life may have been prevented.”
… omissis …
Greenert also criticized the executive officer and navigation team for their share of the responsibility, saying their “failure to adequately and critically review applicable publications and available charts led to submission of an ill-advised voyage plan and hindered the commanding officer’s ability to make fully informed safety-of-ship decisions.

 

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