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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Riflessioni progettuali: scrittura manuale vs computer design ovvero corsivo vs digitale

Reading Time: 6 minutes

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livello medio

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ARGOMENTO: ARCHITETTURA NAVALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Design, progettazione, orientamenti, computer

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Oggi il minimalismo essenziale imperante nel design e nell’architettura credo sia più una sorta di delega che una tendenza figurativa e di stile. Il segno “a mano” sul foglio bianco è il primo a dar forma alle cose, il primo passo di traduzione del pensiero in bidimensionale. Spesso oramai la genesi di questo momento passa all’operatività inanimata gestita dal computer e privata di quella componente emozionale e personale delegando appunto a quest’ultimo una richiesta di capacità creativa.

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E’ imprescindibile, per il processo di gestione del progetto, l’utilizzo oggi del computer. Da una parte assistiamo come questo stile minimale è facilmente approcciabile a questo strumento e riconducibile a chi vede nel ri-uso di un neo-funzionalismo la risposta immediata, rappresentativa, evocativa di stile e di rinnovamento poetico. Qualità che erano alla base del presupposto culturale dei padri del vero funzionalismo europeo del ‘900 europeo.

Il computer, ormai, è alla portata di tutti e grazie all’estrema facilità di apprendimento e uso dei programmi di grafica a chiunque pare di progettare con discreto successo a discapito della qualità. Oggi si ragiona con il Rhino con 3dsmax, si disegna solo al computer, l’oggetto è pensato e viene raffigurato solo tramite una macchina, prima disegnare a mano era una necessità imprescindibile e talentuosa.

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Dall’altra parte la comunicazione mediatica persuasiva, la “sovrabbondanza di eccessi“ e una “surmodernità” facilmente consumabile, condiziona il design e l’architettura ad utilizzare icone e figure sempre più come manifestazioni di teatralità e di spettacolarità, costruite con significati a me ancora non del tutto conosciuti! Bisogna stupire, necessariamente, imporre e convincer-si che si ha fantasia?

Architetture apparentemente di comoda e facile “consultazione”, illustrative, generate principalmente da tecniche digitali e da software d’animazione che orientano la rappresentazione del vivere contemporaneo e dei suoi spazi abitativi e non verso inusuali “configurazioni pieghevoli” e conflittualmente mutabili in dinamiche complesse d’elevato valore plastico ed emozionale. Concepire spazi architettonici secondo una concezione topologica e una materia elastica ha un notevole potere sedativo e fascinoso sul pensiero altrui, ma è necessario restituire coscienza e conoscenza percettiva di dimensioni più tangibili se non vogliamo un decadimento emotivo e sociale.

Considero, oggi, necessario un ritorno ad un’Architettura e un design che restituisca decifrabilità alla propria immagine, non più obbligando l’osservatore ad oltrepassare l’immagine e mettersi nella condizione di ricercare fonti alternative al visuale corrente, evitando l’assenza di riferimenti facilmente individuabili.

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“Christina O” fregata atlantica del 1943. Nel 1955 Aristotele Onassis la trasforma in yacht di lusso

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“A” 2015 Jacques Garcia (esterni) e Philip Starck (interni) – 143 metri di lunghezza – Armatore: miliardario russo

Un linguaggio senza grosse contraddizioni delle aspettative architettoniche della costruzione … questa è la nuova libertà dell’”architettura” contemporanea. La percezione del manufatto si deve trasformare in esatta interpretazione degli intenti, non consentendo all’utente (non preparato scientificamente e culturalmente) di costruirsi una propria visione dell’edificio.

“Secondo me gli architetti contemporanei dovrebbero fare di tutto perché l’architettura dei prossimi anni sia sempre meno la rappresentazione di chi la progetta e sempre più la rappresentazione di chi la usa” Giancarlo De Carlo

Non sono un romantico e conservatore, evviva la sperimentazione ed il nuovo, ma che rimanga tale, confinato e protetto nell’ambito “elitario” di questi pionieri, senza coinvolgimento di utenza di massa ancora impreparata, fino a che si sia definito e strutturato il nuovo vero linguaggio di svolta dal ‘900.

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Il designer britannico Andy Waugh ha proposto un mega yacht ‘Epiphany’ di 130 metri di lunghezza. Il progetto, solo sulla carta visti i costi che si dovrebbero aggirare dai 280 ai 680 milioni di dollari (a seconda dell’allestimento interno prescelto),  presenta delle linee stilistiche decisamente inedite. Un palazzo galleggiante con una mega piscina, un centro benessere, una sala da gioco, una palestra completamente attrezzata, un cinema a poppa, un bar con spazio all’aperto e un intero ponte privato per il proprietario, oltre a 10 suite con vasche idromassaggio e terrazzo privato.

Il computer ha apportato al mondo dell’architettura e della nautica, un cambiamento enorme sia in termini di elaborazione che di progettazione. Oggi i grandi talenti che escono dalle migliori Università hanno una grande tecnica e una sconfinata fantasia ma spesso manca loro una cosa fondamentale: conoscere nell’uso ciò che si progetta. Nell’edilizia, nella terraferma grosso modo, un po tutto si conosce nell’uso e consumo di ambienti abitativi, commerciali, sanitari, lavorativi, ludici, spazi urbani e non, diversamente nella nautica il mare è materia meno nota e non a portata di tutti.

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Il designer italiano Pierpaolo Lazzarini ha consegnato alcuni concetti stranamente avvincenti nel corso degli anni. A prua si nota la Jet Capsule. Rispetto ad altre barche open, a prescindere dalle condizioni meteo, permette di spostarsi facilmente, senza prendere caldo o freddo, direttamente dalla nave madre. 

 
 
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Il progetto Avanguardia, un mega yacht italiano da 500 milioni di dollari  ha la forma e le sembianze di un cigno.  Lo yacht è lungo 137 metri e si sviluppa su 5 ponti. L’imbarcazione è dotata di due basi per l’atterraggio e il decollo di un elicottero sull’upper deck. Il mega yacht a forma di cigno è stato concepito per montare un motore centrale Mtu Rolls-Royce capace di raggiungere la velocità massima di 18 nodi. 

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Per progettare Barche, credo, bisogna necessariamente aver vissuto esperienze in mare e a bordo. Fare quindi un imbarco, lavorare e muoversi come chi dovrà poi lavorarci e beneficiarne, perché quello che ti insegna la barca in movimento, oltre agli studi teorici, non c’è computer che lo possa insegnare. E’ consuetudine oggi aprire riviste di design di barche e osservare una rappresentazione delle stesse, fotografate, pubblicate, ma, sempre senza gente! Come se fossero escluse intenzionalmente dal progetto. Si pensa che l’architettura e il design, essendo considerate Arte, non possano essere per definizione contaminate con gli aspetti concreti e sporchi della realtà quotidiana, dell’utilizzo e dell’uso antropico dell’oggetto.

L’Architettura, navale e del costruito, e tutto ciò progettato e realizzato è a servizio dell’uomo e come tale deve rappresentarsi, non solo come “performance” artistica ma come prodotto da “agitare bene prima dell’uso”!

L’architettura è un sistema di rappresentazione e ciò che viene rappresentato in architettura è il carattere degli edifici ed il valore attribuito loro dalla cultura di un certo tempo.

Per Le Corbusier… un gioco sapiente (…) dei volumi sotto la luce (…)”, per Mies “… chiarezza costruttiva portata alla sua espressione esatta” “l’architettura è metafora della costruzione, dello spazio e della memoria“.

Il concetto di spazio e soggettivo, lo spazio in sè non esiste, solo la materia c’è. Esiste solo l’idea di spazio e la sua rappresentazione è diversa per un antico greco, per un antico romano, per un uomo dell’alto medioevo e poi per un rinascimentale e per un uomo del ‘900 e così via. Ogni epoca storica, per svariati motivi, ha una propria concezione di spazio, tempo, creazione del mondo e l’architettura non fa altro che renderla evidente.

I messaggi della nostra epoca elettronica sono sempre più allegorici. Si compra prima la narrazione, l’utopia di vita, che il prodotto promette, poi la sua forma e si dà assolutamente per scontato che esso funzioni. Il contenitore vince sul contenuto. Una barca oggi pare non essere tale solo se funziona, solida, spazialmente ricca, vivibile, e marina… ma perché rimanda ad altro da sé!

È oltre il presente, è l’idea di qualcuno, è figura retorica ed evanescente metafora della vita. E’ oltre la stazza e dislocamento, al di là degli acciai e dei motori da mille e una notte, la barca siamo noi, o almeno parte di noi, che cerchiamo sempre … l’orizzonte.

Sacha Giannini

 

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2 commenti

  1. Giulia D'Angelo Giulia D'Angelo
    16/05/2021    

    Un bellissima base di discussione per un convegno. Bravissimo l’ autore

    • 16/05/2021    

      Grazie Giulia, come avrai avuto modo di apprezzare, OCEAN4FUTURE cerca, nella massima possibilità di espressione, di pubblicare argomenti educativi e di spessore per incentivare il dialogo e la critica costruttiva, unici motori di crescita in una civiltà sempre più tristemente appiattita.

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