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Silvia Scarpellini: il mare e l’arte dello sbalzo

Reading Time: 10 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ARTE
parole chiave: artigianato d’autore, opere artistiche, sbalzo
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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è IMG_20200922_124215-768x1024.jpgOggi incontriamo Silvia Scarpellini, una nota artista della costa dei pirati della Liguria di Levante, che ha recentemente avuto una certa visibilità in alcune note trasmissioni televisive come Geo & Geo. Silvia è un artista dotata di rara sensibilità e capacità che esprime in opere uniche, realizzate in proprio con l’aiuto del marito Giancarlo Calcagnini, maestro di arti marziali ma anche abilissimo artigiano del legno che realizza molte delle cornici che racchiudono questi capolavori.

Ciao Silvia, è un piacere riuscire a raggiungerti anche in questo periodo di forzato isolamento. La prima domanda che ti voglio fare è d’obbligo.

Parlaci di te, della tua infanzia e giovinezza e quanto il mare ha influito nella tua formazione artistica
E’ sempre difficile parlare di se stessi e scegliere cosa dire del proprio vissuto. Sono nata a Lucca nel 1966 perché mia madre desiderava che io avessi i natali di famiglia, ma ho sempre vissuto nella provincia della Spezia, respirando il salmastro proveniente dal mare. Un amore sviscerato tale da non poter pensare di svegliarmi il mattino senza poterlo vedere. La mia infanzia è stata gioiosa, come quella di tutti i bambini che vivono nei piccoli borghi rivieraschi, in piena libertà ed autonomia, liberi di giocare ovunque, per strada e soprattutto al mare, tutti i giorni dell’anno.

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Sì, perché per noi il mare è una componente vitale, una linfa che ci nutre da dentro come il latte materno, diventando il rifugio dei sentimenti e il padre spirituale col quale parlare in molti momenti della vita e dal quale si riesce pure ad ottenere molte risposte. Il mare è quindi l’amico invisibile che vive con noi. Ho frequentato il liceo artistico dove mi sono diplomata nel 1984. In realtà solo dopo l’esperienza universitaria, ho potuto dedicarmi alla mia passione artistica, inizialmente utilizzando esclusivamente il tempo non lavorativo ovvero ritagliando il tempo rubato ad altre attività. In seguito, quando alla fine del decennio scorso, a causa della crisi economica, persi il lavoro, il mio amico MARE e mio marito Giancarlo Calcagnini mi suggerirono di trovare la forza di andare avanti nelle mie risorse personali, cercando di fondere indissolubilmente le mie passioni ed interessi.

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Nacquero così i primi sbalzi dedicati alle vele d’epoca, agli straordinari particolari di bordo in cui queste “signore del mare” si distinguono. Nacque così il nostro laboratorio che Giancarlo volle chiamare proprio “SBALZIDIMARE”. Partecipai a molte mostre, non solo nella mia Liguria ma anche in Versilia, in Toscana, a Milano e in tanti altri posti.

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Richiedendo le mostre molto tempo ed energie, ad un certo punto ho deciso di investire tutto nel mio piccolo laboratorio, organizzandolo per consentire di lavorare al meglio, dando spazio alle mie necessità ed a quelle di mio marito che è oggi parte integrante del mio lavoro. Giancarlo è una figura fondamentale che, oltre ad occuparsi della grafica preparatoria per i miei lavor ed a fare foto e filmati utili per far conoscere questa particolare espressione artistica, realizza i supporti lignei delle mie opere decorandoli con cime impiombate a modo di cornice.

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La tecnica artistica che utilizzi, lo sbalzo, è una tecnica antica, dove nasce?
Lo sbalzo è un procedimento tecnico antichissimo per la decorazione e lavorazioni di metalli malleabili come l’argento, l’oro, il rame e il bronzo, già in uso in molte civiltà, da quelle mesopotamiche alle precolombiane del centro America, che conoscevano ed utilizzavano il metallo. Difficile poter dire dove sia nata questa tecnica dato che vi sono stati ritrovamenti archeologici che si perdono nei millenni a.C.. I primi vasi metallici furono eseguiti con la tecnica dello sbalzo, nell’antico Egitto nel tardo IV millennio a. C. e gli oggetti d’oro e argento delle tombe reali di Ur dei Caldei del III millennio a. C. La lavorazione a sbalzo fu quindi ampiamente utilizzata per realizzare lamine ornate, vasi e oggetti preziosi in tutte le civiltà antiche, dall’Egitto alla Mesopotamia, dalla civiltà scitica a quella romana, assumendo particolare raffinatezza nella civiltà micenea e in quella ellenistica, sempre accompagnata dalla lavorazione a cesello ed a bulino.

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Nell’arte greca, prima dell’invenzione della fusione cava a cera persa (metà del sec. VI a. C.), lo sbalzo venne utilizzato anche per ottenere statue di grandi dimensioni, battendo lamine di bronzo su un’anima di legno (sphyrelata) secondo una tecnica già usata in Oriente. La tecnica dello sbalzo continuò in seguito ad essere largamente impiegata nell’oreficeria bizantina, longobarda, carolingia (un esempio è l’altare d’oro di Vuolvinio in S. Ambrogio a Milano), nell’arte islamica, particolarmente nel sec. XII per la decorazione di oggetti in rame, e in quella rinascimentale. Ad esempio, anche Benvenuto Cellini la descrisse in un suo trattato. Sebbene nei secoli XVII-XVIII lo sbalzo fu ancora alla base dei procedimenti di lavorazione dell’argento, nel tempo perse importanza a favore di procedimenti più rapidi come lo stampo.  Ai nostri giorni è difficile trovare artisti che ancora si cimentano con questa tecnica. La tecnica è semplice: consiste nel deformare con degli strumenti particolari una lastra di metallo, nel mio caso dello spessore di 300 micron. Per comprendere meglio questa misura, un vassoio è circa 400/500 micron e la statua della Libertà di New York è costituita da placche sbalzate dello spessore di una moneta (opportunamente montate su una struttura di supporto. I miei strumenti di lavoro sono i bulini, attrezzi con teste sferiche in metallo e in agata (un tipo di pietra che si presta molto bene per questo utilizzo); essi sono di svariate dimensioni che vanno da pochi micron fino a un paio di centimetri e servono per sbalzare la lastra su entrambe le facce. Per capirci, sono attrezzi manuali da impugnare come una penna. Non uso nessun attrezzo elettrico, nessuna fresa, solo bulini e lavoro lastre di metallo, cotte galvanicamente perché più duttili del corrispondente metallo crudo dello stesso spessore.

Quando iniziai ad usare questa tecnica non avevo strumenti e non sapevo dove acquistarli per cui decisi di fabbricarmeli prendendo spunto dagli strumenti dell’odontoiatria, che però ergonomicamente non andavano bene. Tutt’oggi, dopo oltre 30 anni, li uso ancora insieme ad altri acquistati nel tempo e per certi lavori sono ancora insostituibili. Non ho fatto una scuola specifica per imparare questa tecnica e non ho avuto insegnanti che avrebbero potuto farmi faticare meno per raggiungere i risultati attuali. Sono un’autodidatta dell’epoca pre-computer e pre-internet, pre-corsi online, per cui ho iniziato questo bel percorso artistico con tanta buona volontà, pazienza, manualità e modestia. Oggi la tecnica dello sbalzo è forse più conosciuta ed apprezzata di qualche anno fa, anche per l’enorme lavoro che sta dietro all’apparenza visiva.

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la prima donna palombaro Chiara Giamundo riceve un’opera a lei dedicata, realizzata da Silvia Scarpellini, dall’artista e da Giancarlo Calcagnini

Parliamo ora dei tuoi soggetti sempre legati al mare: dal palio del Golfo agli sbalzi sui palombari della Marina Militare
Come dicevo, fin da ragazzina andavo a Le Grazie di Portovenere per ammirare le Signore del mare, quelle splendide imbarcazioni d’epoca, che ancora oggi cercano rifugio nel nostro ben riparato porticciolo. La forte passione per il mare è stata quindi la base di partenza delle mie prime opere, che all’inizio riguardavano soprattutto particolari di attrezzature e strumenti di bordo. Quindi ho incominciato a riprodurre tutto ciò che per un marinaio è il suo vivere quotidiano: dalle cime avvolte nella Pazienza, a quelle raccolte a festa (“arevogiae” nel nostro dialetto), ai bozzelli in legno, alle chiesuole con tutti gli strumenti o ancora i timoni e così via. Insomma un mondo di mare vero e antico.

A questo proposito non posso fare a meno di ricordare un episodio che mi capitò in una delle mie prime mostre in un borgo tipicamente marinaro. Mio marito stava illustrando alcune opere raffiguranti bozzelli e cime a dei vecchi marinai. Uno di questi si complimentò con Giancarlo pensando fosse lui l’autore dei lavori e quando mio marito gli disse che ero io, sua moglie, a farli, questi esclamò: “Impossibile!! Una donna non può fare così minuziosamente queste cose perché non le conosce!”. L’arte marinaresca è sempre stata praticata da uomini e spesso il fatto che io conosca così a fondo ogni particolare di antichi velieri stupisce ancora. In seguito ho iniziato a dedicarmi anche ad altre tematiche utilizzando spesso i miei sbalzi come arricchimento di complementi d’arredo, quali orologi da appendere, cofanetti portagioie, libri scrigno e tanto altro ancora. Dagli sbalzi di tematiche varie a quelli prettamente militari, il passo è stato breve. Non ho atteso molto prima di cominciare a creare targhe ad personam per occasioni speciali, per persone e personaggi soprattutto della Marina Militare Italiana, ma anche di altre Nazioni.

Le Grazie di Portovenere, luogo in cui vivo e lavoro, fu denominata “Città dei palombari e dell’iperbarismo” con la delibera comunale n° 8 nel 2007. Questa è la prestigiosa connotazione della quale il borgo è stato investito. Qui si addestrano e brevettano, dal 1849, solo i migliori studenti all’interno del Comando Subacquei e Incursori (COM.SUB.IN.), fiore all’occhiello della Marina Militare Italiana. È anche per loro che creo opere uniche e personalizzate nei momenti più importanti della loro carriera: dal conseguimento del brevetto al loro congedo quando, raggiungono il traguardo della pensione dopo una vita di soddisfazioni ma anche tanti sacrifici. Nelle mie opere riproduco i momenti della loro carriera ed i simboli iconici della loro professione, che hanno tutti una forte connotazione marinaresca.

Oltre alle tematiche militari, ho sviluppato e creato molti trofei di varie edizioni del Palio del Golfo, la centenaria gara remiera che interessa le borgate del golfo di La Spezia. A tal riguardo, nel 2019, con infinita dedizione, pazienza ed amore, ho realizzato un’opera che, assieme allo stendardo (il Palio), passerà in futuro alla borgata vincente del palio femminile. Quest’opera, dopo essere stato detenuta per un anno dall’armo vincente femminile, sarà passata alle successive vincitrici nell’edizione dell’anno seguente.

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Vorrei spendere due parole a favore di questa importante opera che è costituita da una grande scrigno in mogano, finemente rifinito con angolari, cerniere e chiusure in ottone, anch’esso completamente realizzato a mano nel nostro laboratorio e che contiene il più prezioso degli emblemi del palio: uno sbalzo di ragguardevoli dimensioni dove è rappresentato il momento in cui l’armo vincente taglia il traguardo in prossimità della Passeggiata Morin a Spezia. Si può ammirare la folla che, esultando in un tripudio chiassoso, si tuffa in mare per raggiungere le vincitrici. Centinaia di personaggi affollano la scena, ognuno col suo carattere, stile ed abbigliamento. Coloro che partecipano a questo evento possono comprendere ancora di più i sentimenti che pervadono la scena e riconoscerli nei vari personaggi. Un lavoro molto impegnativo e complesso che mi ha impegnata per diversi mesi.

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Altri premi prestigiosi che ho realizzato sempre in ambito marinaro sono stati quelli per il vincitore assoluto della Coppa Byron, un’entusiasmante gara internazionale di nuoto endurance in acque libere, che si svolge in un percorso di circa 8 km con partenza da Porto Venere ed arrivo a Lerici.  Infine, posso menzionare numerosi premi alla carriera sportiva, artistica, culturale, letteraria e riconoscimenti a personalità come Donatella Bianchi, per la sua dedizione al mare, ministri dello scenario politico italiano ed estero e alcuni ammiragli della Marina Militare.

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Ci puoi ora descrivere come nascono i tuoi capolavori? Iniziando dall’idea all’opera finita?
I processi che generano i miei lavori sono due: su commissione e su mia creazione. Per entrambi, si deve accendere una scintilla, quella scintilla che innesca il motore della mia creatività. Quando mi viene commissionato un nuovo oggetto, cerco innanzitutto di comprendere il motivo del regalo e raccolgo tutte le informazioni possibili su chi lo riceverà. Nasce così l’idea: in principio nebulosa e che poi d’incanto diventa nitida e reale. A quel punto realizzo un bozzetto, ossia un disegno che rappresenta l’idea nata dall’interpretazione di tutte le informazioni ricevute.

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Approvato il bozzetto dal committente, passo alla fase della tracciatura delle linee-guida sulla lastra di metallo (rame o altro). Quindi comincia il vero lavoro dello sbalzo sulla lastra sulla quale opero al contrario, cioè dal retro, spingendo in fuori i volumi che dopo si vedranno in rilievo dal davanti. Con questa tecnica, l’errore non è consentito, in quanto, una volta sbalzato un punto, non si può rimediare facendolo tornare indietro. L’esperienza maturata mi consente ormai di individuare gli strumenti giusti che cambio migliaia di volte durante un lavoro senza dover girare la lastra per vedere cosa è successo dall’altra parte, ogni volta che intervengo in un punto. Ovviamente l’impegno si diversifica a seconda delle dimensioni e della tipologia.

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Lavori molto impegnativi, che richiedono dovizia di particolari micrometrici, necessitano un’estrema attenzione per ore, per giorni, talvolta mesi. Ne esco svuotata ma soddisfatta! Il mio motto è CONOSCERE, PER SODDISFARE E STUPIRE e, quando giungo al termine di un lavoro, sia per me che commissionato, è sempre un momento magico. Alla fine, il giudizio a cui tengo di più, quello di Giancarlo. Se vedo nei suoi occhi una luce di stupore seguita dopo alcuni istanti da quell’espressione con le labbra serrate, che contraddistingue il buono dal cattivo, se il risultato riesce a stupirlo, sono certa che sortirà la stessa emozione anche in coloro che guarderanno l’opera

Grazie Silvia del tuo tempo e della tua disponibilità, con la speranza di tornare ancora a visitare il tuo atelier nello splendido borgo di Le Grazie di Portovenere.

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è IMG-20210225-WA0033-768x1024.jpgPer conoscere Silvia Scarpellini e le sue meravigliose opere potete contattarla nei seguenti modi:
indirizzo e-mail: sbalzidimare@libero.it 
Cellulare: +39 3483439960
Pagina Facebook: sbalzidimare 
Sito internet: sbalzidimare.jimdofree.com

Tutte le immagini sono di proprietà dell’artista e rappresentano il suo lavoro e le sue opere. 

 

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