.
livello medio.
ARGOMENTO: FOTOGRAFIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: ottica subacquea
.
Chi si occupa di lavori subacquei sa che uno dei maggiori fattori limitanti per le attività sottomarine è legato alla torbidità del mezzo. Nel caso della fotografia e nel filming i risultati possono essere deludenti ed inficiare ore di duro lavoro … In questi articoli, cercherò di descrivere i principi base dell’ottica subacquea che ci indicheranno come identificare possibili soluzioni per ridurre gli effetti negativi.

Rappresentazione schematica dell’assorbimento del colore in acqua Fonte: Wikipedia tedesca – Autore Asb Farbabsorption in Wasser small.JPG – Wikimedia Commons
Per chi si dedica alla fotografia subacquea, l’ostacolo più evidente (e comprensibile) è legato alla sempre maggiore riduzione del colore e del contrasto quando ci immergiamo in profondità. Questo è legato al diverso assorbimento delle lunghezze d’onda della luce solare man mano con la profondità. In pratica, senza l’ausilio di sorgenti luminose aggiuntive, accessori con la profondità le foto acquistano una tonalità sempre più blu-verde in cui gli oggetti ci appaiono sempre più sfocati e stinti. L’effetto della perdita del colore è legato al fenomeno fisico dell’assorbimento legato alle lunghezze d’onda che compongono lo spettro della luce visibile.
Il primo colore a scomparire con la profondità è il rosso, che si riduce già nei primi cinque metri di profondità al 95%; in seguito anche gli altri colori seguendo la stessa sorte riducendo la colorazione degli oggetti a tonalità scure sempre più tendenti al blu. Vedremo come, tramite diversi accorgimenti potremo mitigare questi problemi.

lo spettro elettromagnetico con le lunghezze d’onda espresse in metri – Fonte Full Spectrum – Autore William Anderson Electromagnetic spectrum 2.jpg – Wikimedia Commons
Visibilità subacquea: i fenomeni della diffusione e dell’assorbimento
Anche nelle acque più pure e pulite, la visibilità subacquea è limitata a circa cento metri e tende a ridursi se nell’acqua sono presenti in sospensione corpuscoli o sostanze insolubili. In termini specifici si preferisce parlare di “torbidità del mezzo”, intesa come misura della variazione del coefficiente di estinzione k(l), causata sia dal fenomeno della diffusione che dell’assorbimento.
|
La diffusione o “scattering” è l’effetto fisico che provoca un fastidioso cambiamento di direzione dei fotoni emessi dalla sorgente a causa del loro urto con la materia in sospensione. L’assorbimento è quel fenomeno per cui parte dell’energia fotonica del raggio luminoso, attraversando un mezzo, viene convertita in un altra forma di energia (ad esempio in energia termica). |
Esamineremo nei prossimi articoli le possibili soluzioni per mitigare la loro influenza.
Partiamo dalla torbidità
La torbidità può essere definita come il rapporto fra l’intensità della luce trasmessa nella stessa direzione della luce incidente e l’intensità della luce incidente. Questa caratteristica è in funzione della concentrazione delle particelle nel volume, del loro colore e diametro mediano dell’insieme (M50). Con particelle con un diametro maggiore di 4 Micron, la diffusione avviene per tutte le lunghezze d’onda, mentre per M50 minori di 4 Micron avviene una diffusione per le lunghezze d’onda nell’intorno dei 480 Nanometri (ovvero del colore verde-blu). Va compreso che il valore di torbidità non è un valore costante ma varia nelle ore della giornata (e nelle varie stagioni) in funzione delle condizioni atmosferiche, della profondità, della turbolenza (causata sia dal moto ondoso che dalle correnti), del tipo di fondo (sabbia-argille-fanghi), e dell’ambiente biologico (phytoplankton e plancton animale). Questo comporta che in certe applicazioni, parlare di torbidità media può non avere molto significato.
Fisicamente, la torbidità è legata al coefficiente di estinzione che è a sua volta legato sia allo scattering (o retro-diffusione) sia all’assorbimento, fattori che dipendono dalla lunghezza d’onda λ del fascio luminoso e quindi dalla sua frequenza di emissione.
Come ricorderete nei corsi per subacquei di primo livello, quando la luce penetra nell’acqua, a seconda della profondità, ha assorbimenti diversi legati alle differenti frequenze da cui è composta (le frequenze maggiori sono le prime ad essere assorbite). Dalle analisi spettrali si evince che nei primi metri d’acqua, oltre che nel campo dell’infrarosso, esistono anche notevoli assorbimenti nella regione dell’ultravioletto, causati dalle forti risonanze delle molecole d’acqua in quelle bande di frequenza. Questi picchi di assorbimento vanno ad influenzare la zona della regione visibile lasciando in profondità una “finestra” visiva intorno ai 488 Nanometri. In particolare, in acqua distillata si ha il massimo valore per 488 Nanometri mentre in acque torbide (ad esempio quelle dei porti dette non a caso neritiche), il valore si avvicina ai 550 Nanometri.
Cosa succede quando proiettiamo un raggio luminoso nel volume d’acqua?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo esaminare l’attenuazione che un raggio di luce monocromatico subisce dentro l’acqua. Consideriamo una sorgente luminosa posta in un punto O; un fascio di luce, attraversando un infinitesimo spessore d’acqua dx, subisce un’attenuazione pari a -d I(l)= α (l) x I(l) dx, dove α è il coefficiente di attenuazione per una certa lunghezza d’onda λ e I(l) è l’intensità radiale [w/sr].
Andando ad integrare l’espressione matematica precedente ne deriva che:
![]() |
![]() |
da cui
![]()
Un equazione nota come Legge di LAMBERT – BOURGEUR che può essere scritta come:

Se consideriamo e elevata ad una costante uguale all’irradianza misurata alla sorgente I0(λ), la legge diventa:
![]()
Passando dai logaritmi in base e a quelli in base 10, avremo che:

dove K, detto coefficiente di estinzione, è uguale a 0,4343
Il valore di Io può essere misurato facilmente tramite un luxometro posto a pochi centimetri dalla sorgente luminosa. Per le misure effettuate in mare con luce naturale bisognerà ovviamente porre il sensore sotto la superfice dell’acqua in modo da considerare le perdite dovute alla riflessione, ed in funzione della misura dell’altezza del sole e quindi dell’angolo d’illuminamento. Per quanto riguarda il coefficiente K, può essere calcolato, con una certa approssimazione, con il Disco del Secchi.

disco del Secchi – da appunti Idrografico Marina Militare
Infatti Ke, coefficiente di attenuazione della luce naturale, può essere ricavato dal rapporto 1.7/Zd dove Zd è la profondità del disco, cioè quella profondità alla quale il disco viene “perso di vista” dal misuratore. Nonostante esistano sistemi più moderni, la semplicità ed il basso costo del disco del Secchi favoriscono l’uso di questo strumento che prende il nome da Padre Secchi della Marina Pontificia che lo ideò. Si tratta di un disco metallico, di vari colori, zavorrato e sospeso tramite una patta di oca ad un cavo per scandaglio; nella sua discesa viene osservato dalla superficie mediante un butoscopio e, nel momento in cui viene perso di vista, si esegue la misura della profondità. Nei problemi di ottica subacquea si è introdotta una grandezza definita dal reciproco di α(l) o Ke, detta Libra (z). Andando a sostituire nell’equazione di Lambert un valore Ke = z si ottiene la giustificazione fisica della grandezza.
In altre parole, Libra sarà quel valore, espresso in metri, per cui l’intensità di un fascio di luce collimato sarà ridotto del 30.78% del suo valore iniziale. Questa grandezza è particolarmente adatta a valutare le condizioni di torbidità presenti in una determinata zona.
Curiosità
E’ stato calcolato che la misura di 4z rappresenta efficacemente la massima visibilità in una data zona per l’occhio umano, mentre con una telecamera subacquea si ottengono 7z. Per quanto sopra, una telecamera vedrà sott’acqua sempre meglio dell’occhio umano … un vantaggio non indifferente.

Analizzatore di torbidità – Fonte e autore РТУ МИРЭА – “Российский технологический университет” Aнализатор мутности.jpg – Wikimedia Commons
Come ho premesso, la scienza moderna offre strumenti molto precisi, chiamati torbidimetri o analizzatori di torbidità, decisamente più accurati del Disco del Secchi, che forniscono direttamente i valori di torbidità che utilizzano un fascio laser ad argon con una lunghezza d’onda dei 488 nanometri con una potenza di 10 mW, che viene modulato mediante la rotazione di un disco, e convogliato in una fibra ottica. Una seconda fibra ottica, contenuta nella stessa guaina, raccoglie la radiazione diffusa dall’acqua illuminata dalla fibra ottica sorgente e la porta alle apparecchiature di monitorizzazione ed analisi, poste sulla piattaforma.
L’effetto della rifrazione
Ogni raggio luminoso, propagandosi in un fluido discontinuo, incontra nel suo cammino le superfici di separazione di mezzi diversi. La variazione brusca delle caratteristiche del fluido fa variare la velocità e la direzione di propagazione. Questo fenomeno, chiamato rifrazione, è espresso matematicamente dalla legge di Cartesio – Snell:

dove Vi e Vr sono le velocità nei due mezzi da Indice di rifrazione e legge di Snell: l’ottica fisica – WeSchool
La rifrazione, insieme all’assorbimento e la diffusione, caratterizza il cammino del raggio luminoso nell’acqua, comportando degli effetti di magnificazione e di distorsione delle immagini. L’acqua di mare si comporta come una lente di ingrandimento che ingrandisce e deforma perifericamente gli oggetti posti sulla sua “linea ottica”.
E’ il caso degli oggetti osservati durante un’immersione che ci appaiono più grandi del normale.

La deformazione di un raggio luminoso incidente un’interfaccia piana o una lente non corretta
Deformazione e ingrandimento influiscono entrambi sulla messa a fuoco e, soprattutto, sulla variazione della lunghezza focale. Ad esempio, un grandangolare da 35mm si riduce approssimativamente ad un 49mm. Utilizzando grandangolari più spinti, come il 21mm, il 18mm o il “fish – eye”, può accadere che la luce rifratta non riesca a passare attraverso la superficie di interfaccia piana di vetro posta tra l’acqua e l’obbiettivo della telecamera subacquea. Già con un 21mm si cominciano a vedere ai bordi della fotografia le superfici laterali dell’interfaccia piana.
Il contrasto
Un altro elemento da considerare è il contrasto ovvero la possibilità di identificare le caratteristiche di un oggetto, anche di dimensioni notevoli. Questo parametro è data dalla differenza tra la luminosità intrinseca dell’oggetto (Luminanza [W/sr m²]) Lo e quella dello sfondo Ls, contro il quale il nostro oggetto deve essere osservato. Ad esempio, in particolari situazioni un oggetto è difficile da identificare su uno sfondo dello stesso colore. Si parla fisicamente di “soglia differenziale”, intesa come la differenza di luminosità tra Lo ed Ls. Maggiore sarà e meglio potremo distinguere i particolari di un oggetto. Per poter osservare un oggetto dovremo andare ad analizzare questa soglia ed in particolare la sua differenza, detta più comunemente “contrasto” da:

I valori di C variano tra -1 e +1 e, più precisamente, sarà +1 nel caso di una sorgente luminosa posta in un campo completamente nero, sarà -1 nel caso opposto. Si è visto che, per una superficie di un metro quadrato, a circa una decina di metri di distanza in acque limpide, i valori di contrasto oscillano tra -0,02 e +0,02. Inoltre il contrasto varia in maniera esponenziale con la distanza di osservazione. Da cui il contrasto sarà uguale a:
dove Co è il massimo contrasto di un oggetto rispetto allo sfondo e Ke è il coefficiente di attenuazione dell’acqua. In particolare la cosa è molto più complessa a causa della luce diffusa sia dalla superficie (day-light) che dall’acqua stessa, che si va a sommare alla Lo, riducendo il contrasto. Inoltre, il coefficiente Ke, ottenuto mediante le misurazioni effettuate con il Disco del Secchi, dipende sia dall’assorbimento che dalla diffusione, da cui:
Ke = α + s dove α è il coefficiente di assorbimento della luce diretta e s è il coefficiente di attenuazione per diffusione.
Consideriamo ora l’oggetto posto in A; la sua posizione può essere definita tramite delle coordinate polari, aventi origine nel punto dell’osservatore in 0, con gli angoli azimutali (b) e con quelli zenitali (q) rispetto allo Zenit.


La luminosità dell’oggetto posto in A dipenderà dalla sua profondità Zp, dalla luce totale, dalla sua riflettibilità ρo e dagli angoli β e Ө, mentre quella dello sfondo dipenderà dalla luminosità dello sfondo Ls, dallo stato/strato del mare e dalla eventuale presenza di sorgenti secondarie.
Il contrasto per d = 0 è uguale a :

Invece per una distanza d = D :

Considerando che, per effetto prevalente dell’assorbimento avremo

ricordandoci che:

basterà sostituire i valori Lo(D) e La (D) per trovare il valore del contrasto alla distanza d = D.
Ne deriva che agendo sul contrasto possiamo migliorare le caratteristiche dell’immagine.
Fine I parte – continua
Andrea Mucedola
Fonti
Tesi specialistica: Ottica subacquea e sue applicazioni nella guerra mine, 1985, autore Andrea Mucedola
Underwater Optical Imaging: Status and Prospects di Jules S. Jaffe, Kad D. Moore, John McLean e Michael R Strand
In Water Photography”, Mertens, 1970
wikipedia
foto di copertina Francesco Pacienza
.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo




