Editoriale 2 agosto 2026: ridateci Odisseo

Andrea Mucedola

2 Agosto 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COSTUME
parole chiave: Ulisse, Odisseo, Nolan

Premesso che non ho ancora visto l’Odissea rivisitata di Nolan, ho pescato alcuni trailer sui diversi siti, alcuni anche piuttosto lunghi, e mi sono fatto persuaso, come avrebbe detto Camilleri, che la modernizzazione di un’opera già per sé moderna, anche se scritta secoli fa, sia una forzatura quanto meno criticabile che sminuisce il valore dell’originale omerico. Premetto che Nolan è un grande regista che ha realizzato numerosi film di generi diversi, dal noir (Following) al thriller psicologico (Memento), dalla fantascienza (Inception e Interstellar) a guerra (Dunkirk) e biopic, con Oppenheimer, caratterizzati da una narrazione spesso non lineare con effetti spettacolari (non a caso ha scelto per la sua Odissea la tecnologia IMAX da 70 mm). Dai corti presenti in rete, si ha l’impressione di una narrazione non lineare, caratterizzata da un ritmo intenso dove eventi e personaggi si intrecciano continuamente, per enfatizzare la drammaticità del viaggio dell’eroe omerico, suscitando allo spettatore una sensazione di ansia.

Le critiche al film sono state molte: dalla scelta di un‘Elena di colore, alla ricostruzione delle navi degli Achei, più simili ai drakkar vichinghi che agli scafi dei Greci, ai costumi ed alle armature non coerenti con l’età del bronzo. Nulla di nuovo, considerando che la maggior parte del popolo americano non studia la storia per cui difficilmente potrebbe comprendere le differenze. Ricordate Troy… a mio avviso tra i più brutti film realizzati oltre oceano. Sinceramente ciò che mi ha colpito maggiormente, guardando alcuni trailer d’oltreoceano (ritengo scelti per la loro significatività) è la figura del protagonista, Odisseo, re di Itaca,  appartenente agli Achei, uno dei popoli del mare che nell’età del bronzo scorrazzavano depredando le coste del Mediterraneo, passato alla storia letteraria come l’ideatore del cavallo di legno che mise fine della lunga ed estenuante guerra contro Troia. Odisseo si distingue dagli altri eroi omerici per la caratteristica di non essere un eroe classico (alto e prestante) ma un guerriero tutto sommato poco evidente, di bassa statura, ardito in battaglia ma soprattutto astuto. Sempre impegnato a trovare soluzioni nonostante i continui pericoli a cui viene sottoposto nella sua “odissea” che affronta con grande temerarietà contando più sull’ingegno che sulla forza fisica.

Il primo eroe moderno
Nell’Odissea, attribuita ad Omero, viene rappresentato come un uomo combattuto tra il dovere (la difesa della patria) e la famiglia. A differenza degli altri eroi achei non mostra crudeltà nei confronti dei nemici ed è giustamente paterno con gli amici. Pur non condividendo talvolta le loro scelte li sente parte del suo clan, arrivando a piangere paternamente la loro morte in quel viaggio di ritorno. Un comandante di nave straordinariamente moderno che condivide con il suo equipaggio le gioie ed i dolori che lo accompagneranno fino ad Itaca. Un personaggio che mantiene i suoi principi fino alla fine, condividendo con la moglie Penelope il senso dell’onore.

Ulisse, che aveva partecipato ad un tentativo di mediazione con i Troiani per evitare la guerra, non è ansioso di partire, anzi; inizialmente cerca di farsi credere pazzo per evitare quella missione che sa gli porterà molti dolori.  Quando Agamennone, Menelao e Palamede, giunti ad Itaca per reclutarlo per la guerra, li accoglie nell’atto di arare un campo con un asino e un bue aggiogati insieme, lanciando sale alle sue spalle. L’astuzia non inganna però Palamede che, per verificarne la capacità di comprendere, strappa dalle braccia di Penelope il figlio Telemaco, mettendolo nel solco, proprio davanti alle zampe degli animali. Ovviamente la reazione di Odisseo lo tradisce nella sua finzione e viene così costretto ad arruolarsi in quella guerra che prevede lunga e sanguinosa. Si assume però le sue responsabilità e salpa con le sue navi per congiungersi alla grande flotta achea. Lo fa a malincuore e non dimentica l’inganno dell’ugualmente astuto Palamede. Secondo il racconto numerosi autori antichi (ma non Omero), in seguito ordisce una calunnia verso di lui, nascondendo nella sua tenda una grossa somma di denaro ed una falsa lettera inviata da Priamo, re dei Troiani, che lo ringraziava pe suoi servizi di spionaggio a favore di Troia. È lo stesso Odisseo a calunniarlo come traditore, mostrando come prova lo scritto. Palamede viene quindi condannato a morte con ignominia per lapidazione. Vero o falso che sia (ci sono altre versioni più o meno simili), tra i due non correva probabilmente buon sangue e, qualora l’episodio fosse vero, Odisseo, valoroso guerriero ed esperto marinaio, non apparirebbe così eroico come  descritto nell’Odissea.

Di fatto Odisseo si distingue per la sua ricerca di ottenere il massimo vantaggio con il minimo sforzo, in questo un unicum a fronte del mito rappresentato dagli altri guerrieri, spesso schiavi delle loro passioni. La sua ricerca di una soluzione lo fa, sotto un certo aspetto, il più umano degli Achei. Troppo sangue è stato sparso su quelle alture, da una parte e dall’altra, e Odisseo propone la costruzione del famoso cavallo di legno, un’opera monumentale, con all’interno un gruppo scelto di guerrieri con il compito di aprire le porte della città. La storia la conoscete, Odisseo, dai Romani poi chiamato Ulisse, dopo la terribile strage che ne consegue, parte per il viaggio di ritorno con le sue navi, conscio del suo destino, sapendo che tornerà ai suoi lidi solo, senza i suoi valorosi compagni e tesori.

La modernità dell’opera omerica è il cammino fisico e spirituale di un Uomo dell’età del bronzo, che trova la forza di opporsi all’inevitabile per «seguir virtute e canoscenza», come in seguito scritto da Dante nel XXVI Canto dell’Inferno, in cui Ulisse, condannato alle pene eterne, non viene punito per i suoi misfatti ma per aver tentato di oltrepassare i limiti imposti al sapere umano, cercando di oltrepassare i limiti posti al sapere umano, raffigurati nelle Colonne d’Ercole. La straordinarietà di questo personaggio, primo Uomo moderno è il coraggio di sfidare l’impossibile, applicando il libero arbitrio, spinto dal desiderio di tornare alla sicurezza della propria isola e agli affetti dei suoi cari, ma anche dalla scoperta dell’ignoto, sfidando nel caso anche gli Dei. A questo punto, nelle more di vedere prima o poi questo film, mi domando perché Nolan abbia trasformato la figura omerica, di per se stessa così moderna, in un soldato affetto da stress post traumatico a causa della guerra decennale alla quale, sebbene costretto, aveva partecipato (e risolto). Come descritto dal Der Spiegel un dramma maschile ossessivo, sostenuto da un «antieroe spinto dall’odio verso se stesso». Avendo avuto esperienze in zone di guerra, ricordo di aver incontrato colleghi di ogni grado feriti spiritualmente dai conflitti. In Afghanistan un ragazzone americano, un giovane tenente dell’esercito, fissava continuamente il vuoto, mostrando la sua sofferenza interiore. Poteva essere mio figlio e mi ricordò i racconti dei giovani tenenti del Vietnam che scrivevano lettere alle fidanzate a casa pur sapendo che la loro vita non sarebbe durata più di una settimana. Questa si chiama Umanità e non può essere giudicata e tanto meno ridotta ad una crisi traumatica.

Ulisse, nell’opera originale, è arrabbiato, costretto ad una guerra che non lo riguarda ed a partire dalla sua giovane moglie e dal piccolo figlio, per un viaggio che potrebbe essere di non ritorno, ma si assume comunque le sue responsabilità. Da Uomo moderno pensa a possibili soluzioni, non perde tempo ad ubriacarsi e festeggiare con le schiave, cosa normale all’epoca – non dimentichiamo che gli Achei erano popoli che si dedicavano alla pirateria ed alle razzie dei villaggi costieri come d’altronde anche i Troiani – ma medita una soluzione, oggi la chiameremmo una exit strategy. Altro che derelitto, distrutto nell’animo … Odisseo è un leader lucido e visionario, potremmo dire che in un‘epoca in cui le macchine fanno la guerra al posto dell’Uomo, uccidendo civili (ritenuti effetti collaterali), ci vorrebbero uomini come lui, capaci di trovare soluzioni durevoli … L’inumanità della guerra è palese – ed i primi a non volerla fare sono proprio i soldati – ma a volte la follia umana prevale e siamo costretti dall’indole malevole della nostra specie a confrontarci con altri uomini e donne. Una storia lunga secoli che non riesce a mettere l’ultimo punto. La cosa che mi fa più paura è pensare che questo possa essere risolto dando a delle macchine il compito di risolvere gli affari sporchi. Sun Tsu nell’Arte della guerra scrisse, oltre 2400 anni fa, che la guerra doveva essere considerata un’arte strategica, dove la vittoria si otteneva attraverso l’intelligenza, la pianificazione e l’astuzia, evitando il conflitto diretto quando più possibile … ma dai leader attuali la sua lezione non è stata ancora compresa.

Andrea Mucedola

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