La Spezia, dall’Impero napoleonico al Regno di Sardegna: crescita di una città di Andrea Mucedola

Andrea Mucedola

29 Luglio 2026
tempo di lettura: 10 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: LA SPEZIA
parole chiave: Arsenale militare, crescita della città, La Spezia

Lo sviluppo viario della giovane Spezia incominciò nel 1811, collegando Portovenere e Sarzana. Sebbene ai Francesi fosse molto chiara l’importanza di migliorare la viabilità, stranamente, si rinunciò a stabilire un efficiente collegamento con Genova, praticamente mantenendo il tratto tra Chiavari e La Spezia, tra l’altro parte della Grande Route nationale Parigi-Roma, a livello di una mulattiera. Le difficoltà tecniche nello spezzino erano molte: il fondo stradale era spesso alluvionale e malsano (si pensi alla zona da Migliarina fino al Termo) e soggetto al regime torrentizio delle sprugole il cui letto era talvolta sopraelevato rispetto alle campagne. Con la costruzione della strada napoleonica fino a Portovenere e di quella per Sarzana, venne abbandonata la via del Torretto e acquisita la vasta area tra le vecchie mura ed il mare. Era solo l’inizio. Venne realizzato un viale di quasi 200 metri tra la nuova Porta della Marina – al termine della via del Prione – alla strada, in asse con il ponte di sbarco dove aveva sede la Dogana. Inoltre vengono deviati i canali tra cui quello dei Molini che attraversava la città e fuoriusciva tra la Porta del Carmine e quella della Marina, facendolo confluire nel canale (o Fosso) dello Sprugola, che scorreva a fianco della città lungo il muro occidentale, in prossimità del cimitero dei soldati austriaci allestito a seguito di una grave epidemia nel 1746. Nel 1813 vennero allestiti sette punti luce (sebbene l’esigenza fosse stata quantificata in 24 ma i fondi erano quelli come forse gli amministratori). La Grande Rue tagliava la Spezia in quella che conosciamo come Via del Prione, all’incrocio con Via Biassa, dove venne allestita la Posta delle lettere … un circuito illuminato che si svolgeva nonostante tutto ancora intorno al vecchio carrogio dritto di costruzione medievale del Prione, ed alla appendice laterale composta dalla Piazza di città con il Comune e la Cattedrale, simboli del potere civile e religioso.

E la costruzione dell’Arsenale marittimo? Per i Francesi sarebbe stato il vero fulcro per il progresso della città ma dislocato verso Portovenere
Come ricorderete l’idea di attrezzare il Golfo dal punto di vista marittimo e militare nasce con i Francesi nel 1746, che consideravano la valenza strategica di avere disponibile una nuova base navale nel conflitto contro gli austro-inglesi. Cacciati gli Austriaci da Genova, il progetto di una base navale militare nel golfo di La Spezia non decadde, anche in considerando del potere navale inglese nel mar Ligure. La creazione di una nuova città militare, La Spezia, con un porto adatto per la gestione della flotta, era quindi ancora una priorità ma dovevano essere superati un certo numero di problemi sia tecnici che gestionali. Sebbene furono effettuati numero studi di fattibilità, anche sotto l’impulso di Napoleone, permanevano invidie e gelosie da parte del governo genovese che intravedevano la possibilità della nascita di un concorrente pericoloso per l’economia della Superba ma anche per i porti di Livorno e di Marsiglia. In estrema sintesi, i progetti c’erano – e anche molto dettagliati – ma mancava  la copertura politica di secondo livello, quella da sempre in grado di frenare i sogni del Governo.  Si dovette aspettare la vittoria inglese del 1805 a Trafalgar per riaprire la questione e rivalutare Spezia come base strategica per contrastare il contrabbando e la guerra da corsa.

Plan de La Spetia et ces nouvelles fortifications, 1748 – Genova, Archivio di Stato –  Disegni si tratta della mappa redatta da De Cotte, 1748, da cui si evince il piccolo borgo di La Spezia, circondato da aree paludose e insane

Nel 1808, con il decreto dell’11 maggio, Spezia venne dichiarata porto militare, tappa fondamentale per lo sviluppo futuro della città, seguito con un nuovo decreto del 30 maggio che istituì il VII Dipartimento marittimo, con una giurisdizione dal confine del VI Dipartimento (quello di San Remo) fino ad Orbetello (inclusa l’isola d’Elba)m comprendente quindi il porto di Livorno. L’esistente Lazzaretto del Varignano venne assegnato alla Regia Marina, nell’ipotesi di poterlo usare come sede dei magazzini per l’Arsenale. Curiosamente, ma forse no viste le remore degli ispettori francesi sui locali, fu deciso di reclutare 120 operai dell’arsenale di Tolone, oltre a 500 forzati, per rinforzare i 100 locali che si sarebbero dovuti arruolare nei paesi intorno a Spezia. Il 10 giugno 1808 venne emesso un terzo decreto che assegnava come stabilimenti arsenalizi i locali dell’antico Convento olivetano delle Grazie e la fortezza di Santa Maria, nonché fu ordinata la costruzione di fortificazioni sulla Castellana, alla Palmaria e al Tino.

Mentre Chabrol puntava alla realizzazione di una nuova città, Morlaincourt decise di appoggiarsi alle strutture esistenti, espandendosi verso il mare dove ipotizzava la realizzazione degli stabilimenti militari, dall’artiglieria fino alle fonderie con la costruzione di alloggi per il personale. Appaiono disegni con la distribuzione dello stabilimento dal sedime della città fino a Portovenere. Ipotizza otto scali di costruzione nel seno delle Grazie, una darsena per alberare al Varignano, realizzando,  nel grande seno di Panigaglia, la veleria, il magazzino per la conservazione degli alberi ed una grande sala disegni.

E per la città?
Venne redatto dal capitano genio Delmas un progetto anche per la città (15 agosto 1808), localizzando la città da ben altra parte ovvero oltre il seno del Varignano, nel seno della Castagna. L’idea era di svilupparla simmetricamente rispetto all’asse della via centrale posta tra due piazze (la prima ottagonale  che raccorda gli elementi fondamentali della città) l’altra a forma di imbuto con una grande fontana sullo sfondo che avrebbe raccolto le vie principali di accesso alla città.

piano del lazzaretto del Varignano come era nel 1808 – Archivi nazionali di Parigi

Un progetto ambizioso che non ebbe seguito, visti i costi di sbancamento che avrebbe comportato  … venne quindi inviato lingegnere capo servizio  dei Ponts et Chaussées, Viotte che, viste le difficoltà tecniche, rivide il tutto, spostando gli scali dal Pezzino al versante del Lazzaretto di Le Grazie.

Progetto Arsenale al Varignano, Viotte, 1810 Darsene e magazzini – Fonte Archivi nazionali di Parigi

In breve, il seno delle Grazie assunse un’importanza ancora maggiore, accentrando le funzioni più delicate e complesse inerenti la Darsena degli Armamenti. Al fondo del Varignano sarebbe stato posto il parco legnami, il Lazzaretto sarebbe stato adibito a bagno penale (fino a 3.000 forzati) ma avrebbe ospitato anche caserme per gli operai e i militari. Seguendo la costa, a Santa Maria, vennero identificate le aree per costruire sia i magazzini dei viveri e la Direzione che le darsene dei viveri e dell’artiglieria. Alla baia della Castagna era stato ipotizzato un ospedale militare e le case delle famiglie, che sarebbero state più vicine alla città. Per quanto riguarda il porto commerciale Viotte pensò alle insenature di Cadimare, Fezzano e Panigaglia, da tempo usato come scalo per i velieri. Il progetto Viotte fu ancora una volta di uno sforzo inutile e venne prima ridotto e poi accantonato per mancanza di fondi. Si arrivò, nel 1813, a giustificare la decisione a Napoleone per un definitivo accantonamento del progetto scrivendogli “Credo di dover pregare Vostra Maestà che valuti se il porto della Spezia merita realmente tutta l’importanza che gli si è data per i passato”. Dopo tanti sforzi progettuali, venne quindi proposto di valutare la realizzazione solo del porto commerciale e di riportare il lazzaretto del Varignano al suo originale scopo. Il mondo stava cambiando e l’avventura napoleonica volgeva alla fine. Con la caduta dell’Impero tutto finì lasciando la giovane città alle porte della quale doveva nascere il grande porto militare ancora una volta in attesa. Un dramma? Non proprio, visto che dai resoconti dell’epoca non sembra che l’occasione perduta avesse causato tanti traumi. Secondo Bertolotti, la città, seppur abitata “da alcune antiche e doviziose famiglie”, tuttavia “il modo di vivere non v’è troppo cittadinesco, né certamente piacevole, se non per la bellezza dintorni”. Una mancanza di visione che i locali avevano sempre dimostrato ai Francesi, sotto un certo aspetto spesso scoraggiandoli nel loro progetto iniziale. Per i pochi lungimiranti, la speranza di far sviluppare la città era ora nelle mani dei Piemontesi che, sfruttando gli studi francesi, compresero che la priorità maggiore sarebbe dovuta essere il potenziamento della viabilità (che impediva l’effettivo sfruttamento di una auspicata area portuale). Questo avrebbe favorito il destino della giovane città prima come centro balneare, poi industriale e infine militare. Non dimentichiamo che la via per Genova era in gran parte ancora a livello di mulattiera, cosa che isolava Spezia per eventuali collegamenti commerciali.

In quel periodo, che va dalla fine degli anni ’20 agli anni ’50 dell’Ottocento, alla Spezia venne completata la Porta della Marina e lastricata con pietre locali Via del Prione, la prima strada in assoluto della città. Nel 1925 si allestisce il giardino pubblico detto “giardino di passeggio” e si piantano molti alberi lungo i viali. Seguendo l’analogo processo che accompagna lo Stato unitario la Spezia comincia a sentire l’influenza dell’identificazione borghese tipica dell’epoca risorgimentale. In quel periodo viene aperta la Biblioteca civica ed un scuola di metodo per la formazione degli insegnanti elementari (tra cui una scuola magistrale solo femminile).Nasce il Teatro con annesso il Casino Civico, ritrovo mondano dei sempre più frequenti turisti. Si consolida l’asse parallelo al mare di Via Chiodo – a monte – e Via Principe Amedeo (poi Don Minzoni). Vengono aperti numerosi Hotel (Croce di Malta  e dell’Hotel de Ville de Milan (poi sede dell’Ammiragliato). Gli imprenditori sono spesso esterni come i fratelli Tori di Nizza che intravedono la possibilità di buoni affari con la costruzione numerosi casini sul mare. Il futuro resta legato al mare e  il processo edilizio subisce un forte innalzamento con l’inizio della costruzione dell’Arsenale.

Progetto  Viotte, Arsenale al Varignano con estesi magazzini e darsene nel seno delle Grazie, 1810 – Fonte Archivi nazionali di Parigi

Negli anni Quaranta dell’Ottocento, il governo sabaudo rivalutò la realizzazione della nuova base navale-arsenale della sua Marina, basandosi inizialmente sugli accurati progetti francesi precedenti ma, secondo Emiliano Beri, “la storia del Regno di Sardegna prende a questo punto un cammino rapido e imprevedibile: nel 1859 il Regno di Sardegna si trasforma da Stato regionale a Regno del Nord Italia, nel 1860 annette anche le Due Sicilie dando vita nel 1861 all’Italia Unita. Cavour, ancor prima che Garibaldi gli consegnasse le Due Sicilie, si era reso conto che il progetto Varignano-Grazie era troppo limitato per la Marina di un Regno che in quel momento comprendeva tutta l’Italia settentrionale (ad eccezione di Veneto, Trentino e Friuli). Era giunta l’ora di guardare oltre la linea tracciata dai progetti napoleonici. Domenico Chiodo aveva già pronto il progetto di cui Cavour sentiva il bisogno: un grande arsenale esteso a tutta l’area del Golfo della Spezia: dal Muggiano fino a Panigaglia, passando per La Spezia e San Vito. Il progetto di Chiodo verrà rapidamente messo in opera e da qui nascerà il grande arsenale della Spezia che oggi conosciamo”.

Progetto dell’Arsenale di Damiano Sauli, il Varignano, 1849

Progetto Chiodo, 1861 –  Istituto del Genio, Roma

Alla fine del 1860 il Maggiore Domenico Chiodo ricevette l’incarico di predisporre il progetto definitivo dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia,  basandosi sull’indicazione di Cavour, che prevedeva lo spostamento dell’Arsenale dalla rada delle Grazie alla località San Vito di Marola. Un progetto visionario che teneva conto non solo del risparmio economico di lavorare in un’area più ampia e pianeggiante, anche se paludosa, che avrebbe limitato gli onerosi lavori di sbancamento ma anche la realizzazione che ben presto la vela sarebbe stata soppiantata dal vapore per cui si sarebbe dovuto prevedere l’arrivo di un polo ferroviario per il trasporto del carbone. Chiodo si basò sui lavori geologici di Capellini che aveva redatto la carta geologica del territorio della Spezia nel 1863. Così l’idea di creare l’Arsenale al Varignano venne abbandonata.

il Progetto dell’area identificata da Domenico Chiodo. Le canalizzazioni e le strade di progetto forniscono informazioni determinanti sull’assetto ambientale ed idraulico precedente l’edificazione dell’Arsenale – Archivio Genio Marina Militare

Dopo un ingente stanziamento di 40 milioni di lire dell’epoca, circa 190 milioni di euro attuali,  necessario per le operazioni di regimazione idraulica e di fondazione speciali a causa del terreno paludoso nel 1862 iniziarono i lavori con il concorso di 2.000 operai e, il 28 agosto 1869 fu inaugurato il nuovo Arsenale Militare della Marina di La Spezia. Un’opera di tale livello e complessità ed in così breve tempo oggi sarebbe impossibile. L’aumento demografico fu vertiginoso: dagli 11.556 abitanti del 1861, in soli dieci anni ovvero nel 1871, si passerà ad una popolazione di 24.127, un incremento, abbinato allo sviluppo dei servizi che portarono la nascente città a livelli sempre più significativi. Da spezzino, ormai lontano dalla città di cui conservo comunque tanti ricordi, ho sempre sentito un generale ritornello sul “male” che la Marina aveva fatto al territorio, impedendone lo sviluppo e rendendolo legato ad un settore limitato. In realtà, basandosi sui documenti francesi la Spezia pre ottocentesca era poco più di un piccolo borgo, in cui vivevano famiglie abbienti ma non visionarie, poco propense ai cambiamenti. Il resto della popolazione viveva di stenti al punto che, alla visita per il servizio militare, i giovani nati nel decennio 1841-1850 presentavano le quote percentuali più alte per riformati a causa della bassa statura, infermità e difetti fisici di tutta la Liguria. Dal punto di vista sanitario, come avevano già previsto i Francesi, era necessario sviluppare un ospedale visto che La Spezia ne possedeva solo uno da 46 letti. Inoltre esisteva solo una farmacia a meno di spostarsi a Sarzana o a Lerici. La nascita di una base navale avrebbe facilitato il tutto. D’altronde chi sarebbe venuto in una città cin così pochi servizi?

La politica di Cavour si concentrò sull’apertura della nascente città al mondo esterno, migliorandone i servizi, la viabilità e facilitandone così i commerci. Questo ridusse le attività legate al mare ed al territorio, ma creò una nuova classe di mestieri legati all’arsenale, un tempo una classe di specialisti di alto profilo che furono una fonte di reddito non solo per l’intera città ma anche per la Lunigiana. Parallelamente si svilupparono attività turistiche e di ristoro, miscelando le popolazioni locali con famiglie provenienti da tutto il regno. Fu il primo cambiamento culturale moderno della città che ebbe qualcosa di simile solo nel dopoguerra con lo sviluppo del porto .. ma questa è un’altra storia.
Andrea Mucedola

immagini tratte da Le Città della Liguria Vol.3 – La Spezia di Paolo Cevini , casa editrice Sagep

si ringrazia:
la biblioteca dipartimentale di La Spezia
Il Museo navale di La Spezia
Biblioteca del Genio Marina Militare di La Spezia

in anteprima mappa disegnata da De Cotte nel 1748 – i Francesi, in guerra con gli austro-inglesi, compresero la posizione e l’importanza strategica della piana della Spezia, occupata per lo più dai resti del borgo medievale

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