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Decompressione all’italiana by SIMSI

Reading Time: 7 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: MEDICINA IPERBARICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RICERCA
parole chiave: subacquea, medicina, decompressione, algoritmi
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foto di Claudio Ziraldo

Nel 2016 i ricercatori Martin DJ Sayer, Elaine Azzopardi e Arne Sieber testarono sette computer subacquei in camera iperbarica (nell’area riservata ai soci SIMSI troverete il lavoro scientifico completo con i dati di tutte le prove effettuate).

Tabella 1: confronto tra tre computer impostati su diversi livelli di sicurezza, testati con compressione in camera iperbarica. E’ riportato il tempo di decompressione visualizzato nei punti indicati in figura 1, relativamente a due immersioni ripetitive, alla profondità massima di 30 metri, con intervallo di superficie di un’ora.

Nella Tabella 1 ho confrontato tre computer impostati su diversi livelli di sicurezza, testati con compressione in camera iperbarica. E’ riportato il tempo di decompressione visualizzato nel display nei punti indicati in figura 1 per due immersioni ripetitive alla profondità massima di 30 metri, con intervallo di superficie di un’ora.

Figura 1 Punti dove è stato visualizzato il tempo di decompressione indicato dai computer indicati in tabella 1, relativamente a due immersioni ripetitive, alla profondità massima di 30 metri, con intervallo di superficie di un’ora.

In risalita dalla seconda immersione, all’arrivo ai 15 metri (punto G), con impostazione minimale per la sicurezza (Personal Setting P0, Personal Factor PF0, livello microbolle MB0) il computer Uwatec Galileo Sol consente 13 minuti in curva di sicurezza; Mares Icon HD 12 minuti; Suunto D9 2 minuti.

Incrementando un poco il fattore di sicurezza (P1, PF1, MB1) il computer Uwatec Galileo Sol consente 8 minuti in curva di sicurezza; Mares Icon HD è al limite della curva di sicurezza (0 minuti); Suunto D9 richiede 13 minuti di decompressione.

Con un fattore di sicurezza più elevato (P2, PF2, MB5) il computer Uwatec Galileo Sol richiede 11 minuti di decompressione; Suunto D9 26 minuti; Mares Icon HD è in modalità profondimetro (non consente il calcolo della decompressione perché il debito di azoto accumulato nella immersione precedente lo ha portato fuori range di calcolo).

In una reale immersione, il subacqueo dovrebbe ridurre il tempo di fondo evitando che il debito decompressivo spinga il suo computer fuori range di calcolo.

Sembra che, in generale, i computer applichino un solo moltiplicatore (gradiente) che, in base al fattore di sicurezza, impostato inizialmente, e al tempo trascorso in immersione, aumenta la penalizzazione del tempo di decompressione. La penalizzazione, quindi, non è correlata a eventuali errori in risalita.

In figura 2 sono riportati i grafici rispettivamente per Uwatec Galileo Sol e Suunto D9.

Figura 2. Grafico di correlazione lineare tra la durata dell’immersione (in minuti) e la penalizzazione in decompressione (in minuti), in rapporto al fattore di sicurezza inizialmente impostato nel computer.

Quando il subacqueo risalga oltre 1,5 metri oltre la profondità indicata dal computer per la sosta, Uwatec (e, pare, Suunto) riduce automaticamente il livello microbolle impostato (MB) consentendo il prosieguo dell’immersione con un minore fattore di sicurezza rispetto a quello inizialmente desiderato (effetto cascata).

Per il Suunto D9 la differenza tra le impostazioni di sicurezza RGBM 50% e 100% si nota solo nelle immersioni multiday ripetitive dove RGBM 50% consente un maggiore tempo di fondo a parità di tempo totale di decompressione.

Nei computer che consentono di modificare manualmente l’altitudine (Mares e Suunto), la variazione di tale parametro equivale a quella della impostazione dei fattori di sicurezza. Quindi l’impostazione altitudine va attivata solo quando realmente ci si immerga in alta quota. In modalità aria arricchita in ossigeno (“nitrox”), i computer hanno il profilo di decompressione più sicuro (conservativo) solo quando si usino pressione parziali dell’ossigeno di circa 1,4 bar. Per miscele “nitrox” più leggere il computer è più permissivo (meno decompressione).

Per attualizzare l’ informazione, oggi (2019) il mercato propone Mares Genius, Suunto DX, Uwatec G2 e HUD. La Dive System, eccellenza italiana che supporta attivamente i progetti SIMSI, ha ideato il computer ix3m (extreme) che consente di visualizzare già sul fondo la eventuale penalizzazione che sarà proposta dal computer durante la risalita (vedi figura 3). Questo permette al subacqueo di gestire l’immersione in base al proprio stato di benessere e considerando i compagni di immersione (particolarmente utile per gli istruttori e guide subacquee).

Figura 3. Il computer Dive System ix3m consente di visualizzare sul fondo (terzo tasto verso destra) la saturazione dei compartimenti in modo da prevedere la penalizzazione applicata al tempo di decompressione durante la risalita. Tanti più compartimenti raggiungeranno la barra orizzontale della pressione parziale dell’azoto (giallo) o dell’elio (verde), virando da giallo in rosso, tanto più lunga sarà la decompressione. Qualora il subacqueo desideri decompressioni brevi dovrà staccarsi dal fondo quando i primi compartimenti veloci vireranno al rosso.

SIMSI suggerisce di utilizzare computer (come Dive System ix3m tech, iDive Color tech) che consentano di impostare due gradient factor. Il gradient factor low (GF Low) definisce la profondità (in metri) della prima sosta di sicurezza. Il gradient factor high (GF High) definisce quanto ampia (in minuti) debba essere la penalizzazione della decompressione.

Per entrambi i gradient factor, maggiore è il valore impostato (più vicino al 100%) più vicina alla superficie sarà la prima sosta profonda e minore sarà la durata della penalizzazione (meno tempo in decompressione).

Attualmente (2019) SIMSI consiglia di impostare i valori GF low 50, GF high 80. In sintesi, è necessario conoscere come si comporta il computer subacqueo che utilizziamo e saper ben gestire l’impostazione dei fattori di sicurezza.

I computer subacquei compartimentali prevedono un maggiore tempo di fondo e meno decompressione rispetto ai modelli RGBM. Il subacqueo deve conoscere l’effetto cascata che, in alcuni computer, può automaticamente ridurre il fattore di sicurezza inizialmente impostato. Il fattore di sicurezza Uwatec più alto (MB5) corrisponde a un fattore di sicurezza minimo per Suunto (PF1). Mares Icon HD appare più penalizzante di Suunto D9 per la decompressione nell’immersione ripetitiva. E’ fortemente raccomandato l’utilizzo di computer che consentano di impostare due gradient factor (low e high), come Dive System ix3m tech e iDive Color tech.

In base alle considerazioni che finora abbiamo analizzato, come scegliere il giusto fattore di sicurezza?
Qualora il subacqueo sia a maggior rischio di incidente da decompressione (per sospetto o accertato forame ovale pervio FOP, per condizioni fisiche non ottimali o per una immersione con stress decompressivo) ci sono due diversi approcci: quello anglosassone e quello italiano. L’approccio anglosassone è penalizzare la decompressione per ridurre l’innesco delle bolle. Ad esempio, la South Pacific Underwater Medicine Society (SPUMS) e l’ United Kingdom Sports Diving Medical Committe (UKSDMC) nel loro documento di posizionamento sul Forame Ovale Pervio (FOP) suggeriscono:
– riduzione dei tempi di immersione;
– limitare le profondità di immersione;
– evitare le immersioni ripetitive;
– preferire le immersioni con aria arricchita in ossigeno (“nitrox”) mantenendo i computer impostati sulla decompressione in aria;
– aumentare la durata delle soste di sicurezza o il tempo di decompressione.  vedi rife. 2

Invece, i medici italiani (intendo la SIMSI) considerano che il subacqueo sia sottoposto, sul fondo e durante la risalita, a un processo infiammatorio che dipende dalle bolle e, principalmente, dallo stato di benessere, dalla forma fisica, dallo stato di allenamento del subacqueo. Preferendo ridurre al minimo, durante la risalita, la esposizione all’infiammazione si suggerisce di impostare il computer sui valori minimi di sicurezza (vedi figura 4) e ridurre le cause della infiammazione.

Questo è possibile tramite:
– un’alimentazione sana, equilibrata tra sostanze acidofile (carboidrati, proteine) e basiche (frutta, verdura, acqua bicarbonato calcica come Sangemini);

– un’attività fisica regolare;

– l’utilizzo di antiossidanti laddove l’organismo sia in stress ossidativo (come Aros Base della Staros che supporta la ricerca SIMSI – una compressa al giorno per due mesi);

– evitando sforzi durante la risalita in barca o a riva e intervalli di superficie inferiori alle due ore.

Io sono orgogliosamente italiano (oltre che Presidente della SIMSI). Il mio computer è impostato con gradient factor low 50, high 80 e qualora utilizzi computer che consentano di impostare un solo fattore di sicurezza scelgo quello più basso possibile (P0, PF0 o MB0). Curo l’alimentazione (frutta e verdura abbondante, acquistata preferibilmente dal contadino), cerco di totalizzare almeno ottomila passi al giorno, mi sottopongo a controllo medico annuale e il mio indice di rischio per incidente da decompressione è di un incidente ogni 984 immersioni (per me sufficiente).

Pasquale Longobardi

Bibliografia
– Sayer MDJ, Azzopardi E, Sieber A. User settings on dive computers: reliability in aiding conservative diving. Diving and Hyperbaric Medicine 2016;46 No. 2.
– Smart D, Mitchell S, Wilmshurst P, Turner M, Banham N. Joint position statement on persistent foramen ovale (PFO) and diving: South Pacific Underwater Society (SPUMS) and the United Kingdom Sports Diving Medical Committee (UKSDMC). Diving Hyperb Med. 2015;45:129-31.
– Spisni E, Marabotti C, De Fazio L, Valeri ME, Cavazza E, Brambilla S, Hoxha K, L’Abbate A e Longobardi P. A comparative evaluation of two decompression procedures for technical diving using infl ammatory responses: compartmental versus ratio deco. Diving and Hyperbaric Medicine, 2017; 47 No. 1

 

 

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