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Il jacket, tecnico o ricreativo? parte I

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: DIDATTICA
PERIODO: ODIERNO
AREA: SUBACQUEA
parole chiave: GAV
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Ecco un nuovo articolo sui materiali subacquei. Oggi Luca Cicali ci parla di uno strumento che è entrato nell’uso comune di ogni subacqueo: il jacket o GAV (da giubbotto ad assetto variabile), internazionalmente conosciuto con la sigla BCD (Buoyancy Control Device). Questo strumento, la cui funzione è principalmente quella di far mantenere al subacqueo  un  assetto stabile ed una profondità costante, permettendogli di immergersi o emergere in maniera controllata, ha di fatto ridotto gli sforzi dei primi subacquei. I primi modelli risalgono agli settanta e nel tempo si sono evoluti con prestazioni sempre maggiori. 

Tecnico o ricreativo?
Prima o poi ogni appassionato subacqueo si trova di fronte al problema di migliorare la propria attrezzatura subacquea. Facile quindi pensare ad erogatori e jacket. Nei precedenti articoli abbiamo già illustrato come valutare la qualità di un erogatore e sceglierlo in funzione delle nostre necessità. Oggi parliamo del jacket, una parte dell’attrezzatura sulla quale spesso sono sorti dubbi. In particolare, ci si domanda perché acquistare un jacket cosiddetto “tecnico”, visto che il jacket ricreativo funziona benissimo, mentre l’altro sembra essere più scomodo e meno accessoriato, oltre a costare più del doppio? 

In realtà non parliamo di cose comparabili, l’apparenza inganna, e quello che comunemente chiamiamo jacket “tecnico” ha tanti vantaggi sul cosiddetto “ricreativo”, principalmente una maggior efficacia, affidabilità, sicurezza e praticità d’uso.  Innanzitutto  vediamo di cosa stiamo parlando. Un jacket tecnico è composto da un sacco posteriore, una camera interna, e una placca in acciaio su cui vengono ancorati il sacco stesso e l’imbracatura.

Quando acquistarlo?
Penso sia molto utile per tutti dotarsi di un jacket tecnico, certamente però l’acquisto diviene indispensabile per immersioni impegnative, che richiedano una maggiore spinta di galleggiamento. Ad esempio per bilanciare un bi-bombola o una o più bombole di fase per immersioni con decompressione effettuate a profondità impegnative.

Ma prima di esaminare in maggior dettaglio le principali caratteristiche che distinguono un jacket “tecnico” da uno “standard” o “ricreativo”, è doveroso domandarci: le caratteristiche, per quanto importanti, giustificano la crescita esponenziale del prezzo del “tecnico” rispetto allo “standard”? 

Caratteristiche generali
La principale caratteristica del jacket “tecnico” è di essere più adatto alla gestione operativa di attrezzature più pesanti e complesse.  Per tale scopo esso è equipaggiato con una placca di acciaio adatta a fissare bi-bombola anche di grandi dimensioni, che è più complicato collegare ad un jacket ricreativo, ha un volume molto maggiore e quindi spinta positiva più grande per controbilanciarne il peso, utilizza materiali più robusti, non comprime il torace una volta gonfio, dispone di anelli a D generalmente più numerosi o riposizionabili, è equipaggiato con robusti elastici che comprimono il sacco facilitandone lo svuotamento, ha una camera interna sostituibile in caso di foratura, ha generalmente comandi del corrugato più precisi e realizzati in metallo inox, etc.  Ma andiamo per gradi.

Spinta di galleggiamento  
Se aumentiamo la profondità o il tempo di fondo delle nostre immersioni oltre gli standard ricreativi, come avviene per immersioni impegnative o con decompressione, dobbiamo fare i conti con un aumento del fabbisogno di gas respiratorio. Avere più gas a disposizione in immersione significa naturalmente bombole più grandi e in maggior numero, ma soprattutto una più ampia variazione di peso e quindi di galleggiabilità dall’inizio alla fine dell’immersione. Iniziamo infatti la discesa con le bombole alla massima pressione operativa alla quale vengono portate dalla stazione di ricarica, mentre al termine dell’immersione esse contengono un gas residuo pari circa alla scorta di emergenza che abbiamo pianificato.  Anche nel caso molto “ricreativo” che il fabbisogno di gas non sia di fatto stato pianificato, ogni subacqueo coscienzioso “si tiene” infatti 50 bar di margine … Ma potrebbero essere anche quasi vuote nel caso di aver dovuto sfruttare anche questa quota extra di gas, proprio in caso che qualcosa non sia andata per il verso giusto durante l’immersione. Ciò comporta una variazione di peso anche notevole, alla quale si aggiungono come sempre altri contributi, come la riduzione di volume della protezione termica dovuta alla pressione idrostatica, e la occasionale necessità di dover sostenere un peso aggiuntivo, ad esempio aiutare un compagno in risalita in caso di emergenza. Tutta questa variazione di peso va compensata con un jacket, che deve essere di volume tale da annullarla.

 

Per chiarire meglio il tema proviamo a fare un esempio ipotizzando un’immersione piuttosto impegnativa, limitandoci però ad un caso tipico dei limiti generalmente imposti da brevetti per immersioni con decompressione tipo tech-rec, o “Nitrox avanzati”, o “decompression”, offerti dalle varie didattiche internazionali. Mi riferisco ad immersioni che si collocano ad un livello base o intermedio di subacquea tecnica, che comprende immersioni con decompressione entro profondità di 50-54 metri e con limiti specifici di durata della decompressione.

Facciamo qualche stima. Ipotizzando l’utilizzo di un bi-bombola con capacità massima 24 litri, (12+12), affiancato da una decompressiva da 7 litri, tutte caricate alla pressione massima di 230 bar (configurazione che rappresenta sovente un limite superiore per il tipo brevetti descritti), la massima differenza di peso delle bombole, tra inizio e fine immersione (nell’ipotesi di sfruttare quasi completamente il loro contenuto di gas, ovvero di  lasciare solo 10 bar) è di quasi 9 Kg.  

(Volume bombole x variazione di pressione x 1,29 gr/litro), ovvero:

(12 +12 +7 ) x 220 x 1,29 = 8.800 gr

La zavorra dovrà quindi essere dimensionata in modo da consentirci un assetto neutro al termine della fase decompressiva, e quindi in superficie, con le bombole quasi completamente scariche e con jacket sgonfio.  Ne consegue che all’inizio dell’immersione, prima ancora della discesa, avremo circa 9 kg di peso in eccesso rispetto alla fase finale della decompressione.

Giunti alla massima profondità operativa, subiremo una perdita ulteriore di spinta positiva, a causa dello schiacciamento del neoprene della muta, cappuccio, guanti, calzari e tutto ciò che di comprimibile abbiamo addosso.  Anche la muta stagna naturalmente tenderà a collassare procedendo in profondità, e malgrado essa venga compensata immettendo aria, i volumi interni saranno certamente ridotti rispetto all’entrata in acqua. Tutte queste riduzioni di volume determinano una corrispondente riduzione della spinta positiva complessiva, di una quantità che dipende dalla propria corporatura e dal tipo e spessore della muta indossata, ma può facilmente arrivare attorno ai 50 metri di profondità a 6-7 Kg. 

Sappiamo che normalmente si raggiunge la massima profondità programmata ad inizio immersione, e quindi con le bombole ancora quasi pienamente cariche. Ci troviamo quindi in una situazione di squilibrio a favore della forza peso che, sommando i contributi, può andare oltre i 16 Kg

Naturalmente bisogna considerare anche l’eventualità di una emergenza: un allagamento della stagna o la necessità di aiutare in risalita un compagno in difficoltà. In tali casi ci troveremo con un surplus di peso complessivo rispetto alla condizione di galleggiamento con bombole vuote che supera facilmente i 20 chilogrammi.

Per controbilanciare questa prevalenza di spinta verso il basso il jacket deve avere un sacco il cui volume in litri sia circa uguale al peso in kg da annullare, magari con qualche margine aggiuntivo.

Conclusioni
Modelli di jacket di tipo standard-ricreativo non sono generalmente in grado di garantire il livello di spinta positiva appena stimato e, anche in caso che lo siano, non offrono lo stesso standard di confort e sicurezza. Essi infatti non hanno un sacco vero e proprio, ma una camera gonfiabile che avvolge il torace e che ha oggettive limitazioni in volume, che dipendono inoltre dalla taglia. Quindi la prima e più importante caratteristica di un jacket “tecnico” rispetto al “ricreativo” è la maggiore spinta positiva, che può facilmente arrivare a 300 newton, (pari a circa 30 Kg). Naturalmente la scelta della spinta giusta dipende dal volume, numero e tipo di bombole che portiamo con noi in immersione. 

fine I parte – continua

Luca Cicali

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Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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PARTE I PARTE II

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Alessandro Barlettani
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Alessandro Barlettani
28/01/2020 0:45

Concordo su quanto detto sul gav tecnico , ma volevo fare 2 precisazioni , la prima che con un gav tecnico si raggiunge facilmente un ottimo trim ( posizione del subacqueo orizzontale ) che permette di essere più idrodinamici e dunque meno fatica = meno consumo = meno assorbimento di azoto , seconda precisazione i sacchi dei gav tecnici prendeteli senza elastici , perchè ,l’elastici si dovrebbero aiutare uno sgonfiamento del gav più veloce , cosa veloce anche per i modelli senza elastici , ma in realtà una volta che si ha il gav sgonfio diventa un salcicciotto , mi spiego meglio tra un elastico e l’altro si crea una sacca che se anche minima , rimane al suo interno dell’aria , dunque saremo leggermente più positivi , di conseguenza ci può far adoperare piu peso = ci si stanca di più = consumiamo di più = assorbiamo di più

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