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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: ARMAMENTI
parole chiave: Francia, Gran Bretagna
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I vascelli da guerra furono concepiti, già a partire dal XVI secolo, non più come appoggi per i soldati di fanteria ma come basi per i cannoni. Da quando lo sviluppo delle costruzioni navali aveva consentito di realizzare strutture sufficientemente robuste da alloggiare alcune decine di pezzi lungo le murate, i vascelli si erano trasformati in un’arma formidabile, garantendo di fatto ai vari regni europei la possibilità di espandere in tutto il mondo i propri commerci e il proprio dominio diretto.
La batteria è canonicamente una linea non interrotta di cannoni da prora a poppa e su entrambi i bordi di una nave; quattro pezzi costituiscono inoltre una sezione. Si distinguono inoltre batterie coperte e scoperte (chiamate barbette).Vi fu un tempo in cui le differenze materiali fra due squadre in procinto di battersi erano pressoché inesistenti, e se pure vi fosse stata una superiorità qualitativa dell’una o dell’altra, era comunque l’elemento umano a determinare l’esito dello scontro; infatti, se è pur vero che il naviglio e l’armamento dei primi anni del XIX secolo rappresentarono un chiaro progresso in relazione a quelli di cent’anni prima, è altrettanto vero che tale evoluzione consistette appunto in un miglioramento, e non una radicale rivoluzione, cosa che invece si può osservare cent’anni dopo Trafalgar.

Napoleone conquistò Malta nel 1798, mentre era in rotta per invadere l’Egitto, e i francesi ne mantennero il possesso fino a quando un rigido blocco navale non la consegnò in mano britannica nel 1804. Nel 1800 l’ammiraglio francese Decres tentò di fuggire dall’isola a bordo della “Guillaume Tell” da 80 cannoni (al centro a destra), una delle due principali navi francesi che erano sfuggite alla distruzione o alla cattura nella battaglia del Nilo due anni prima. Fu intercettata e catturata dal capitano Edward Berry a bordo della “Foudroyant” da 80 cannoni (al centro a sinistra), l’ammiraglia di Nelson dopo la battaglia del Nilo insieme della “Lion” da 64 cannoni (all’estrema sinistra) e della fregata “Penelope” da 36 cannoni (all’estrema destra). https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_capture_of_the_%27Guillaume_Tell%27,_31_March_1800_RMG_PW5878.tiff
Una nave da combattimento non sarebbe tale senza i suoi “strumenti di guerra”; la sua stessa compagine è concepita in funzione di tali strumenti, i propri e quelli del nemico; ma, mentre da una parte si tratta di adattare una struttura non necessariamente militare (la nave) a scopi bellici (e l’architetto che progetta il vascello non deve essere obbligatoriamente un militare lui stesso), dall’altra la genesi dell’artiglieria, il suo imbarco e il suo uso richiedono una conoscenza completa della materia, perché un cannone come tale non ha e non può avere corrispettivi civili.
Inoltre, lo stesso personale preposto al loro funzionamento, i cannonieri, deve essere adeguatamente preparato: un artigliere è in primo luogo un fisico, l’unico che può risolvere problemi pratici come il puntamento, il caricamento e il rinculo; il fatto poi che i pezzi operino su una piattaforma instabile complica grandemente tutti questi problemi, e di fatto la preparazione e l’esperienza di un artigliere di mare è e deve essere maggiore di quella di un suo collega di terra.
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Premettiamo che per poter distinguere velocemente un cannone terrestre da uno navale dello stesso calibro e appartenenti alla stessa epoca basta osservarne l’affusto (ossia la struttura, generalmente in legno, che sorregge o stabilizza il pezzo in sé); un esame più attento permette poi di notare alcune altre caratteristiche peculiari, almeno per quanto riguarda i pezzi a parete semplice: i cannoni navali erano in genere più corti e tozzi, e abbandonarono le anse o maniglie di sospensione (i cosiddetti delfini) molto tempo addietro rispetto ai loro corrispettivi terrestri.
Tali caratteristiche erano conseguenza della loro sistemazione e manovra a bordo, essendovi poco spazio per il rinculo e il caricamento. Di fatto, la lunghezza del pezzo non poteva che essere ridotta, ma ridotta sarebbe risultata anche la gittata; per compensare questo difetto, si aumentò lo spessore del metallo e conseguentemente anche la carica di lancio (ecco perché appunto i cannoni navali sono più corti ma più tozzi di quelli di terra). Si è già detto a suo luogo della devastante potenza della bordata di una singola nave di linea, specie se comparata alle possibilità dell’artiglieria terrestre dell’epoca; e si è detto come fosse proprio il numero dei cannoni a canna lunga disposti lungo le fiancate della nave a determinare il suo rango.
Questi pezzi, classificati da 4 a 42 libbre in base al peso del proiettile pieno che potevano scagliare (non quindi secondo l’uso moderno, che tiene conto del diametro della bocca da fuoco espresso in millimetri) erano in realtà semplici cilindri di ferro fusi in uno stampo, scavati all’interno per ottenere la canna e rinforzati nell’estremità rimasta chiusa (ossia la culatta), destinata ad assorbire la maggior parte della forza dello sparo.

La canna, a sezione circolare e anima liscia, doveva ospitare la camera di lancio, gli stoppacci e il proiettile, che venivano pressati al momento del caricamento con uno scovolo nella sua estremità chiusa; in corrispondenza di quest’ultima vi era un piccolo foro, chiamato focone o touch hole, ottenuto con un trapano dopo la fusione del pezzo, che permetteva all’artigliere di accendere la polvere e provocare lo sparo.
Non è questa la sede per addentrarci troppo nei dettagli costruttivi dei singoli pezzi, cosa che risulterebbe tediosa oltre che troppo tecnica. I cannoni più pesanti, da 42 libbre, erano utilizzati solo sui più vecchi vascelli di I rango, ma il loro peso eccessivo li aveva resi obsoleti già dal 1793, causandone la progressiva sostituzione con i più maneggevoli ma altrettanto efficaci cannoni lunghi da 32 libbre (o 36 nella marina francese), il cui proiettile, a 400 iarde, poteva perforare una tavola di legno massiccio spessa oltre un metro. Tali pezzi divennero l’armamento standard di tutte le navi di linea, poste sul ponte inferiore per mantenere la stabilità della nave, ad eccezione delle più deboli due-ponti da 64 cannoni. Su queste ultime, e sui ponti superiori delle navi maggiori, venivano utilizzati invece i pezzi da 24 libbre, montati anche come armamento principale su alcune fregate di grandi dimensioni.

riproduzione di un cannone navale francese del XVII secolo
Fonte https://www.museomodellismostorico.it/…
I 18 libbre trovavano spazio sul ponte superiore delle 74 di III rango e, in una versione dalla canna più corta e più leggera, sulla maggior parte delle fregate allestite a partire dal 1790; i pezzi da 12, oltre che sul ponte di coperta di molte navi di I rango, erano utilizzati come armamento principale dalle fregate più vecchie, anche in questo caso in una versione di dimensioni e peso ridotti. I cannoni leggeri da 9 libbre erano disposti spesso sul cassero e sul castello di prua come armamento secondario, per il fuoco in caccia o in ritirata, ma in questo ruolo vennero a poco a poco sostituiti dalle carronate, la cui analisi vedremo in modo approfondito nella sezione critica. Stesso discorso per i pezzi minori da 6 e 4 libbre, che rimasero in servizio, col passare degli anni, soltanto su alcuni sloops of war. Passiamo ora ad analizzare alcuni elementi peculiari delle artiglierie navali dell’epoca, obbligatoriamente corredati da illustrazioni, necessarie per un riscontro visivo.
Fine III parte – continua
Davide Villa
.//commons.wikimedia.org/wiki/File:Long_gun_mg_8144.jpg
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