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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: II MILLENNIO a.C.
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Sardegna nuragica
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1.1 La ricerca
Da tempo le navicelle nuragiche occupano un posto centrale negli studi di archeologia protostorica della Sardegna. Sarebbe utile accompagnare con l’illustrazione tutti i reperti classificati per consentire la valutazione delle varianti. Lo studio di questi manufatti permette di affrontare vari livelli di analisi che vanno dalla forma dell’oggetto alle modalità che hanno condotto alla sua realizzazione, dall’interpretazione dei valori culturali alle credenze che hanno ispirato e motivato la sua creazione. Il lavoro di tipologia s’integra con un catalogo formato da schede che riportano dati relativi alla provenienza, alla collocazione, alle dimensioni, agli aspetti morfologici dell’oggetto e allo stato d’uso.
Nella fabbricazione delle navicelle prevale la tecnica di fusione a cera persa per le diverse parti che sono poi assemblate in momenti successivi. In alcune navicelle lo scafo era ottenuto mediante l’impiego della tecnica di fusione in forma aperta con conseguente martellatura del getto. Per quanto riguarda le possibili modalità di assemblaggio i sistemi erano due: meccanico e metallurgico.

Nel primo tipo il collegamento fra le due parti avveniva mediante la martellatura, avvolgimento a spirale, ondulazione, e con l’impiego di rivetti, perni e spinotti. Nel secondo tipo (metallurgico) tutte le forme di collegamento erano ottenute mediante legami che interagivano al livello degli atomi del metallo, come la saldatura o la brasatura. Per quanto riguarda i problemi relativi all’interpretazione dei diversi significati è difficile un’interpretazione delle navicelle secondo schemi e chiavi di lettura univoci: devono essere considerate una espressione di differenti significati propri del popolo che le ha prodotte.

Per le navicelle sarde gli studiosi ipotizzano una varietà di funzioni tra cui quella di ex-voto, lucerna, contenitore di olii o essenze balsamiche, significati legati a convenzioni simbolico-religiose che rispecchiano valori sociali in relazione con la figura e lo status dell’offerente. Indubbiamente le navicelle di bronzo sono la riproduzione in miniatura di una barca reale. La cronologia, come illustrerò nel paragrafo 3.2, s’inquadra tra X a.C. e primo Ferro, per quanto riguarda i contesti sardi; tra il VII e il VI a.C. per i rinvenimenti in ambito etrusco ma si può ipotizzare uno sfasamento tra data di produzione e data di utilizzo o d’importazione dall’isola. Secondo alcuni studiosi ci si troverebbe di fronte ad oggetti particolarmente preziosi presso i sardi, conservati e custoditi per lungo tempo nell’isola e solo in seguito, dopo alcune generazioni, inviati nel continente. Le analogie tra esemplari di metallo e lucerne fittili a navicella contribuirebbero anch’essi a indiziare una cronologia tra Bronzo finale e primo Ferro.
È lecito ipotizzare che le navicelle fossero oggetto di pratiche di scambio e di dono tra le varie èlites, anche esterne all’isola. Questo spiegherebbe la presenza di navicelle in contesti peninsulari, del resto l’esistenza di rapporti tra i personaggi dominanti della società nuragica e quelli della villanoviana pre-etrusca appare documentata dalla tomba femminile di Cavalupo di Vulci del IX a.C. dove è evidente l’associazione tra elementi sardi portati in dote dalla donna deposta, ed elementi indigeni, come il cinturone a losanga, tipico del costume femminile villanoviano, dietro cui intravediamo la figura del partner maschile che l’ha presa in sposa, sicuro rappresentante di spicco dell’aristocrazia locale.
Pierluigi Montalbano
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estratto dal saggio Sardegna: Le navicelle bronzee nuragiche
Capitolo II Forma, funzione e diffusione delle navicelle bronzee nuragiche – immagini da Quotidiano Honebu di Storia e Archeologia: Archeologia L’età del Ferro in Sardegna: arte e religiosità s’incontrano. Articolo di Pierluigi Montalbano
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