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Dragut, storia del corsaro che fece tremare il Mediterraneo di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: pirateria, Ottomani

 

Si sa che non tutti i pirati hanno il fascino misterioso del capitano Jack Sparrow; la maggior parte di loro furono spietati assassini, al soldo di nessuno o di tutti. Alcuni divennero corsari, grazie ad una patente di corsa, altri servirono i loro Signori diventando a tutti gli effetti dei marinai regolari. Ne abbiamo già incontrati molti ed oggi racconterò la storia di Turgut Reis Ali, detto Dragut, un corsaro ottomano che, nel sedicesimo secolo, grazie alla sua abilità marinaresca e bellica imperversò nel Mar Mediterraneo, ottenendo  tra mille battaglie il rispetto e considerazione dell’ammiraglio genovese Andrea Doria.

Una vita avventurosa al soldo del Sultano

Dragut, corsaro di Barberia

Turgut Reis Ali nacque nel 1485 in un villaggio vicino a Bodrum, Turchia, da una povera e modestissima famiglia contadina. Sembra che Turgut da ragazzo mostrasse già grande abilità con la spada e per questo fu notato da un ufficiale turco. Il dignitario rimase stupito e lo prese con sé, cominciando così un duro addestramento militare. Di fatto questo incontro cambiò la sua vita; nessuno si sarebbe mai immaginato che quell’umile ragazzo sarebbe diventato il terrore dell Mediterraneo. Prima di raccontare la sua avventurosa storia vale bene riflettere su un aspetto considerevole. Siamo nel sedicesimo secolo, nell’immenso e da molti considerato irrefrenabile impero ottomano. Appare curioso constatare che Turgut Ali, sebbene di umili origini, divenne nel tempo una persona di rango, un Rais, scalando una rigida gerarchia militare.

La meritocrazia nell’impero ottomano
Il concetto meritocratico nell’impero Ottomano era quindi sentito molto di più che nel resto del mondo dove anche il miglior mozzo di bordo non poteva sperare di andare oltre il grado di nostromo e dove tutti i comandanti di nave ed ammiragli, come Andrea Doria, provenivano necessariamente da famiglie nobili. Vedremo in seguito che l’astuto ed abile Dragut per merito arriverà ad essere nominato viceré di Algeri, pascià di Tripoli e di Mahdia (Tunisia).  Sembra un assurdo ma tutt’oggi, in molti Paesi, l’accesso agli alti ranghi non è consentito a tutti e spesso cresce solo all’interno di lobby familiari o politiche.

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le rotte controllate dalle Repubbliche marinare

Sicurezza marittima, un concetto antico ma troppo spesso dimenticato
Gli interessi, spesso non condivisi, delle Repubbliche marinare favorirono l’espansionismo Ottomano spezzettando le loro risorse e facendo mancare alla regione mediterranea il potere marittimo che secoli prima era stato mantenuto dai Romani, favorendo all’Impero quel flusso di derrate necessarie alla sua sopravvivenza.

Questo concetto di sicurezza marittima fu ben compreso nell’impero Ottomano che seppe mantenere per secoli una complessa organizzazione, creando al suo interno (visto con gli occhi di oggi)  un modello di organizzazione sovranazionale, multietnica e, talvolta, multi religiosa che fu per l’epoca decisamente funzionale. Dragut ebbe modo di crescere e diventare quello che diventò grazie ad un’apertura mentale all’interno della società ottomana non riscontrabile nella frammezzata Europa del XVI secolo. Questa affermazione può sembrare molto forte in quanto i “Turchi”, come venivano genericamente chiamati, venivano identificati per la loro barbarie.  In realtà la loro ferocia sanguinaria dovrebbe essere ridimensionata considerando che anche in altri Paesi, reputati più civili,  come Francia, Gran Bretagna  e la cattolicissima Spagna, le abitudini non erano poi così differenti. Di fatto, l’intolleranza religiosa e politica, intrighi e potere spezzettarono la comunione di intenti dell’Occidente lasciando spazio all’impero ottomano.

Ascesa del futuro Rais
Il giovane Dragut passò quindi al servizio del temuto Khayr al-Din Barbarossa, un corsaro in seguito divenuto ammiraglio al servizio dell’Impero e poi “promosso” Dey di Algeri e di Tlemcen.

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Barbarossa Hayreddi

Il “Barbarossa Hayreddin” aveva intrapreso campagne militari mirate, compiendo numerose scorrerie e saccheggi sulle coste meridionali della penisola italiana e delle coste nord africane fino ad impossessarsi dell’importantissimo porto di Algeri. Nel 1513, l’Hayreddin, attaccato nel porto di Tunisi dalla flotta della Repubblica marinara di Genova, venne sconfitto e costretto a rinchiudersi entro le mura della città, perdendo l’importante forte di La Goletta e diverse navi galeotte. Confinato in quella zona di mare dalla supremazia genovese, la sua azione si concentrò sulle meno difese coste nordafricane e, nel 1526, verso il sud dell’Italia lungo le coste calabresi e siciliane. La logica era il saccheggio e la tratta di schiavi, ufficialmente da convertire all’Islam ma in realtà da adoperare come manodopera. In cerca di altri bottini, il Barbarossa risalì la penisola italiana ma, davanti a Piombino, Toscana, fu bloccato e costretto alla fuga dall’ammiraglio genovese Andrea Doria che era al comando di una flotta composta anche da navi pontificie e da alcune galee dei cavalieri di Malta. Sebbene tenuto a freno dal potere marittimo di Genova,  il Barbarossa assicurò all’Impero molte ricchezze e fu proclamato, nel 1533, indiscusso ammiraglio (qapudàn-i derya) della flotta ottomana. L’intelligenza tattica e la capacità di scegliere con cura i suoi comandanti lo portò a conoscere e valorizzare anche il giovane Dragut ed a dargli il primo comando.

La battaglia di Prevesa
Nel 1538, il futuro Rais Dragut prese parte alla battaglia navale di Prevesa contro Andrea Doria. La battaglia fu vinta dai Turchi, più che per il loro valore, a causa dello scarso impegno da parte dei Genovesi (in particolare della flotta di Andrea Doria).

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Dragut

La flotta ottomana e quella dell’alleanza cristiana, inviata da Papa Paolo III, si avvistarono nelle acque di Prevesa il 28 settembre 1538, nella Grecia nord occidentale.  La flotta ottomana al comando di Khayr al-Din Barbarossa contava 122 galee e navi minori contro quella della Lega Santa che poteva disporre di 302 imbarcazioni (162 galee e 140 brigantini). L’ammiraglio Andrea Doria venne nominato comandante generale. Nella battaglia Dragut ebbe il comando di venti galee e dieci galeotte ed alla testa di due di esse abbordò la galea pontificia comandata dal cavaliere Giambattista Dovizi, abate di Bibbiena, che venne infine fatto prigioniero a seguito di un sanguinoso combattimento.

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la battaglia di Prevesa 28 settembre 1538

La flotta ottomana presentava una formazione ad “Y“: il Barbarossa era al centro dello schieramento ottomano mentre Dragut era stato posto al comando della retroguardia della grande formazione. Gli Ottomani affrontarono velocemente le navi veneziane, papali e maltesi, ma Andrea Doria, invece di attaccare, si limitò ad eseguire manovre tattiche consentendo al Barbarossa di sfruttare la sua inattività. Barbarossa, traendo vantaggio anche dalla mancanza di vento che aveva immobilizzato i velieri cristiani, li abbordò con le sue galee e galeotte relativamente più mobili rispetto alle navi cristiane. Gli sforzi di Doria per intrappolare le navi turche tra il fuoco dei cannoni dei suoi velieri e delle sue galee fallirono ed, alla fine della giornata, i Turchi avevano affondato dieci navi, bruciate altre tre, catturate ben 36 catturando oltre 3000 prigionieri. Anche se una certa quantità di navi turche era stata seriamente danneggiata  dal fuoco dei cannoni dell’imponente Galeone di Venezia, la nave ammiraglia veneziana di Alessandro Condalmiero, gli Ottomani non avevano perso alcuna imbarcazione. La mattina seguente, con vento favorevole, e restio a mettere a repentaglio le navi ispano-genovesi, Doria diede ordine di alzare le vele e dirigere verso Corfù, sordo alle richieste di aiuto dei comandanti veneziani, papalini e maltesi di continuare a combattere. Probabilmente non fu un atto di vigliaccheria ma un’azione premeditata, un segreto piano genovese di sfruttare l’occasione per indebolire gli “alleati” veneziani. Intanto, dopo lo scontro maggiore, le galeotte di Dragut continuarono a cannoneggiare la flotta nemica, ferma all’ancora nella baia di Arta (Amvrakikos). Dopo questa vittoria il futuro Rais venne lasciato dal Barbarossa con venticinque galee ed un buon numero di galeotte e fuste con il compito di infestare il corridoio marittimo tra l’Adriatico e lo Ionio. Un compito che Dragut svolse con particolare aggressività in articolare contro le forze navali veneziane. La sua fama crebbe al punto che l’imperatore Carlo V impartì l’ordine di catturarlo. L’occasione avvenne nel 1540, nella protetta baia della Girolata (Corsica) al ritorno da una scorreria a Capraia quando fu accerchiato e sconfitto.

La Girolata
La flottiglia corsara venne intercettata dalla squadra del Giannettino Doria e di Gentile Virginio Orsini composta da 21 galee. Dragut, attardatosi incautamente nella cala della Girolata per dividere i bottini delle razzie con un altro comandante turco, Mami Rais, e con altri corsari, venne avvistato da Giorgio Doria che possedeva sei galee ed una fregata. 

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Giannettino Doria

Dragut si mise al loro inseguimento con solo due galee e sette galeotte ma venne intrappolato tra i colpi sparati da una fortezza corsa, da terra, e da quelli di altre quindici galee provenienti dall’alto mare. Una cannonata della nave ammiraglia nemica colpì la coperta della sua nave sfondandola fino alla carena, costringendo Dragut a fuggire su un piccolo schifo. Catturato ed incatenato venne quindi portato al cospetto del giovane Giannettino Doria. Si racconta che Dragut  si rivolse con sferzanti parole verso quell’imberbe capitano cristiano che lo aveva catturato, con una tal vemenza che il Giannettino lo prese a calci sul volto e lo fece mettere ai remi. Un episodio drammatico che rimase indelebile nella memoria del corsaro, acuendo il suo odio verso questi antagonisti che lui identificò come i Cristiani.

Corse Réserve de Scandola

la baia di Girolata (Corsica) Réserve de Scandola

Consegnato ad Andrea Doria questi lo fece incatenare come galeotto ai remi della sua nave ammiraglia per quattro anni, fino a quando fu liberato e restituito ai Turchi. Uno storico genovese dell’epoca, Jacopo Bonfadio, scrisse : “Era in questo tempo ogni cosa quieta e pacifica in Genova, e grandissima abbondanza di vettovaglie. Mandò egli (il Barbarossa) ad Andrea Doria mille cinquecento scudi per riscatto di Dragut, la liberazione del quale fosse piaciuto a Dio che non avesse conseguito; perciocché recò poscia ogni giorno maggiore calamità ai Genovesi, ed a guisa di leone sbucato dalla tana indomito, andò furibondo, e per tutto il mare incrudelì empio e spaventoso”.   

Sebbene non sia stato mai provato il pagamento del suo riscatto, Dragut venne di fatto liberato e poté ritornare libero in Turchia dove venne reintegrato dal Barbarossa che, nel 1544, gli lasciò il comando della flotta. Dagli Ottomani fu allora chiamato la “Spada vendicatrice dell’Islam” per la spietatezza delle sue azioni. Oltre al riscatto sembrerebbe che gli Ottomani fecero un patto con i Genovesi di non interferenza, un patto che non fu mai gradito a Dragut.

L’ascesa del Rais
In seguito, grazie alle sue capacità, fu proclamato viceré di Algeri, Signore di Tripoli e di al-Mahdiyya per conto di Solimano II il Magnifico. Continuò così ad imperversare nelle coste del Mediterraneo e, il 4 luglio 1549, assediò Rapallo (Liguria), depredando poi la ricca città. Si racconta che dopo tre giorni di saccheggio il terribile corsaro ripartì dal borgo ligure portando via in schiavitù oltre cento fanciulle rapallesi. Nel luglio 1551, Dragut assalì le isole maltesi, e dopo un assedio di tre giorni al castello di Gozo catturò 5 mila degli abitanti prendendoli come schiavi.

Tripoli

la fortezza di Tripoli, Libia

Tripoli
Poi si rivolse contro la potente fortezza di Tripoli, Libia, strappandola ai cavalieri di Malta, controllata dai cavalieri dal 1530. La flotta ottomana si divise in due: una metà a Zuara e l’altra metà a Tajura, rispettivamente ad ovest ed a est di Tripoli, per chiudere la città in una morsa mortale. Alla difesa della città, agli ordini di Gaspard de Villers, si trovavano trenta cavalieri, 200 Mori e 630 soldati calabresi e siciliani che disponevano di 36 pezzi di artiglieria. I Maltesi, vista la scarsità delle loro forze, si ritirarono nel forte. Il piano di Dragut era di  isolare la rocca mediante lo scavo di un anello di trincee protette da terrapieni oltre il quale installare le sue artiglierie. Dragut si collocò in prima fila, con due batterie ciascuna di 8 cannoni. Dopo alcuni giorni di cannoneggiamento una spia francese, che agiva all’interno del forte, riuscì a fuggire ed a raggiungere il campo turco. Gli indicò le zone più deboli delle mura, in particolare la parte bassa del bastione dove erano situati i magazzini dei viveri e delle munizioni. Sinan Pascià concentrò quindi il fuoco dell’artiglieria su di essi. Fu l’inizio della fine: molti si arresero con la promessa di essere lasciati liberi ma vennero depredati ed uccisi … fu una vera carneficina. I cavalieri spagnoli furono messi ai remi, mentre quelli francesi vennero rilasciati. Il forte venne saccheggiato ed i duecento Mori, al servizio dei cavalieri di Malta, furono tutti uccisi.

Nel luglio del 1552, Dragut decise di assalire l’antichissima cittadella di Camerota (fondata nel VI secolo a.C. all’epoca dei Focesi e fortificata nel 535-553 con un castello) ed uccise 400 abitanti. Nel luglio 1553, Dragut attaccò Cosmopoli (Portoferraio) e Piombino ma venne respinto con molte perdite. Nello stesso anno assalì l’isola d’Elba e, nel luglio del 1554, la città di Vieste, posta all’estrema punta del Gargano, incendiandola e devastandola.

In quell’occasione fece decapitare circa 5 mila persone sulla roccia ai piedi della Cattedrale detta “Chianca Amara“, roccia ancora oggi ben visibile e conservata. Non contento del risultato, deportò tutti i giovani, uomini e donne, da destinare al florido mercato degli schiavi. La lista dei suoi attacchi alla penisola divenne senza fine: Terranova (attuale Olbia) in Sardegna e la cittadina di Paola (Italia) in Calabria. Nel 1563, doppia il Capo di Santa Maria di Leuca e risale l’Adriatico fino ad Ancona. In tutta la penisola italica le torri di avvistamento, nate per contrastare la minaccia dei Saraceni, diventarono l’unico strumento di allarme contro il pericolo ottomano.

Una fine da corsaro
Nel maggio del 1565, il grande corsaro assediò Malta cannoneggiando il forte di Sant’Elmo. Il forte resistette al feroce assedio e contrattaccò. Durante uno di questi scontri, il 18 maggio, Dragut fu ferito gravemente alla fronte da una scheggia di pietra staccatosi dalla fortificazione proprio a seguito di un colpo sparato dalle sue navi e morì. Gli succedette al comando Uluch Alì (chiamato dai cristiani Occhialì o Luccialì) che in seguito lo vendicò conquistando il forte e uccidendo tutti i superstiti. Ancora una pagina di sangue e dolore. Il corpo del Rais fu quindi portato a Tripoli dove fu sepolto nella moschea chiamata “Sarāy Dragut“, portando con se il segreto del suo mitico tesoro.

Ci sarebbe ancora molto da raccontare … anche sulla sua vita personale, sul suo amore con una bella caprese che, da preda di guerra divenne la sua compagna e poi lo tradì con un suo sottoposto … ma queste sono altre storie.

Andrea Mucedola

 

 

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