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L’influenza della letteratura Verniana di Domiziana D’Aniello

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: LETTERATURA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Nautilus, Jules Verne, Salgari, Motta, Yambo

 

Come scritto in precedenza, Jules Verne riassumeva nel suo libro Ventimila Leghe Sotto i Mari le tematiche principali affrontate dai racconti narranti l’avventura per mare e fu quindi d’ispirazione per numerosi romanzieri attivi tra fine Ottocento e la prima metà del secolo successivo.

Inoltre, l’importanza del mare nella letteratura di genere venne rivendicata da Antonio Garibaldo Quattrini94 che, nel lasciare la direzione de «Il Giornale dei Viaggi. Avventure di Terra e di Mare95», scriveva: «Io ho parlato [ai lettori] loro del mare, di quest’eterno incantatore, [alla gioventù italiana] le ho mostrato i furori spaventevolmente imponenti dell’uragano e l’estasi deliziosa della calma; le ho mostrato l’uomo che, dominando l’onda irosa, è forte come un dio pagano […]» (A.G. QUATTRINI, 1905, p. 491).

Può rivelarsi curioso riflettere su quanto spesso gli scrittori fossero anche marinai (lo stesso Quattrini per esempio) oppure avessero frequentato l’istituto nautico, senza però mai navigare (si pensi a Salgari96). In particolare, vorrei ora menzionare i romanzi d’avventura salgariani che, ispirandosi alla fantascienza di Verne, raccontano di straordinari mezzi locomotori in grado di scendere nelle viscere terrestri, percorrere i cieli o solcare i mari. Una tra le invenzioni tecnologiche in questione era il Taimyr, l’inaffondabile sottomarino in acciaio e cellulosa vegetale del romanzo fantastico Al Polo Nord (1899): dotato di un macchinario ad idrogeno liquido, il batiscafo riusciva a raggiungere elevate velocità ed esplorare i meravigliosi fondali degli abissi polari.

Degno di nota è il capitolo In fondo al mare, in cui l’autore descriveva il lento inabissarsi del sottomarino, accennandone il funzionamento meccanico prima di soffermarsi sul progressivo abbuiarsi delle acque, che assumevano tonalità sempre più scure: «Il Taimyr scendeva lentamente, trascinato nei baratri dell’oceano dall’acqua che irrompeva liberamente nei serbatoi e spintovi dalle due eliche, mantenendosi leggermente inclinato verso poppa. La luce scemava gradatamente nel salotto e l’acqua del mare a poco a poco diventava d’un azzurro più cupo, intersecata però da strisce più o meno chiare che parevano prodotte o dal riflesso di masse di ghiaccio o dal rifrangersi dei raggi solari attraverso gli icebergs galleggianti in superficie» (E. SALGARI, 2002, p.120).

Attraverso questa narrazione Salgari trasportava i lettori in un’atmosfera decisamente suggestiva, ma che sfumava verso toni più macabri e perfino la fauna locale sembrava partecipasse nel sottolineare la pericolosità dello spazio in cui il Taimyr si andava inoltrando, infatti: «Qualche grosso pesce appariva, ma confusamente e tosto si dileguava, prima che i due cacciatori potessero indovinare a quale specie appartenesse, ben presto anche quei pochi abitanti di quel gelido mare scomparvero, come se temessero i profondi abissi marini» (E. SALGARI, 2002, p.120).

Dunque, esattamente come in Vingt Mille Lieues Sous les Mers, l’iniziale meraviglia provata nell’esplorare le profondità oceaniche a bordo del sommergibile lasciava così il posto a sensazioni più sinistre e anche nel romanzo Al Polo Nord si può ritrovare il topos letterario dei mostri marini: «Attraverso quella debole luce si vedevano sorgere dalle misteriose profondità dell’Oceano Artico, come degli immensi serpenti stranamente dentellati, di colore oscuro, perfettamente rigidi dapprima come se fossero di metallo, ma che tutto d’un tratto si misero a contorcersi ed a curvarsi come se passasse sopra di loro una rapida ed impetuosa corrente d’aria» (E. SALGARI, 2002, p.121).

L’assonanza con l’opera verniana continuava nella percezione delle acque profonde: «Intanto il Taimyr continuava ad inabissarsi nel cupo vallone […] Pareva che scendesse nel regno delle tenebre eterne, in un mondo nuovo e pauroso» (E. SALGARI, 2002, p.124). Sempre a Salgari viene attribuito il racconto intitolato Negli Abissi dell’Oceano, risalente ai primi anni del Novecento e che, ambientato nelle acque dell’Atlantico, narrava la missione dell’equipaggio a bordo dell’Holland, sommergibile partito all’inseguimento di un calamaro gigante che stava terrorizzando i pescherecci al largo della Cornovaglia (C. GALLO, C. LOMBARDO, 2018, pp.193-200).

Degno di menzione è anche La Perla Sanguinosa (1905), in cui Salgari descriveva le vicissitudini affrontate dall’abile pescatore di perle indiano Palicur e il suo amico Will per recuperare la Perla Sanguinosa, una gemma rossa di straordinarie dimensioni, trafugata dalla statua sacra di Siddharta Gautama e smarrita tra i fondali perliferi dei banchi di Manaar.

Dunque, il tema dell’esplorazione sottomarina caratterizzava molti romanzi dell’epoca, nei quali la presenza di un mostro acquatico e la figura del palombaro erano elementi ricorrenti. Si possono prendere in considerazione altri esempi, come L’Uomo Sottomarino, un saggio narrativo dedicato da Gianella97 ai palombari, oppure Genio e Follia (1906) di Ivo Guida, che narrava l’impresa suicida di uno scienziato che per servire la scienza sacrificò la propria vita e quella della compagna, scendendo ottocento metri sotto al livello del mare e spingendosi oltre le possibilità del battello sottomarino di sua invenzione.

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Volantino pubblicitario per il romanzo di Luigi Motta Il tunnel sottomarino, edizioni Sonzogno, 1927 Luigi Motta Tunnel sottomarino volantino Sonzogno 1927.jpg – Wikimedia Commons

Tra i tanti autori che trassero ispirazione da Verne, Luigi Motta98 fu in Italia forse lo scrittore più prolifico nel creare romanzi di mare, in cui il progresso scientifico si intrecciava alla fantasia, dando origine a straordinarie macchine in grado di esplorare gli Abissi, come nella Nave Senza Nome del 1935, dove era presente un’imbarcazione che «poteva trasformarsi in un veliero […] poteva trasformarsi in un sommergibile perfetto» (L. MOTTA, 1935, p.30), consentendo così ai suoi passeggeri di osservare l’ambiente circostante e di descriverlo per affascinare i lettori: «la superficie del mare, guardata da laggiù sembrava un enorme vetro smerigliato, screziato […] in mille punti, cangianti continuamente e ininterrottamente; minuscole scie fosforescenti solcavano l’acqua» (L.MOTTA, 1935, p.38). Come in molte altre opere, anche qui il nemico principale era una creatura marina di forza inaudita, un enorme cefalopode che aggrediva gli esseri umani.

Non bisogna trascurar l’importanza assunta nel tempo dal mostro tentacolare: la già citata rivista «Il Giornale dei Viaggi. Avventure di Terra e di Mare» offriva anche un piccolo ritratto scientifico del kraken, raffigurato con le sembianze di un polpo delle profondità abissali dalle dimensioni prodigiose, che in questo modo si concretizzava, entrando a far parte del mondo reale, come un essere misterioso e inquietante (C. GALLO, C. LOMBARDO, 2018, pp.201-202). Secondo i professori Gallo e Lombardo, anche l’eterno mito di Atlantide trovava posto nella narrativa di mare: Verne, Salgari e altri scrittori avevano localizzato la città sommersa per descriverne le rovine nei loro romanzi.

 

Un libro importante al riguardo è Atlantide (1901) di Yambo99, che raccontava la storia del professore Josè Oliveira, partito a bordo del sottomarino Narvalo alla ricerca dei resti della civiltà sepolta nelle profondità oceaniche: «Sì… io sono fermo dell’idea di voler discendere negli Abissi dell’Oceano per voler strappare a Nettuno uno dei segreti più vagheggiati dalla mente dei pensatori e dei poeti dell’antichità… uno dei problemi più studiati e più discussi dai dotti dei tempi moderni… Io, con l’aiuto del destino, andrò alla conquista dell’Atlantide, del continente gigantesco che, nei tempi immemorabili riempiva l’Atlantico: io sarò il Colombo di questa terra sommersa, e a me spetterà l’onore di far da storico alla patria dei primi uomini civili, alla grande ed infelice terra che un cataclisma simile a quello biblico del Diluvio Universale piombò di un tratto nella Notte, nel Silenzio Eterno!» (YAMBO, 1932, p.50).

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Frontespizio del romanzo Atlantide (1901) scritto e illustrato da Yambo. Yambo Atlantide frontespizio 1901.jpg – Wikimedia Commons

Al pari dei suoi predecessori, Yambo narrò la meraviglia suscitata dal mondo sottomarino negli esploratori, soffermandosi sulle descrizioni di flora e fauna: «Al chiarore della luce elettrica scintillavano le legioni di pesci dal ventre argenteo, dorato, iridato. […] Erano foreste vegetali dalle forme più bizzarre, nelle quali si annidavano gli abitanti dell’Oceano […] Alcune di quelle piante straordinarie allungavano i loro steli in lunghi fasci, altre, frastagliate come pizzi, si slanciavano in alto, quasi in cerca della superficie del mare, ondeggiando mollemente […]» (YAMBO, 1932, p.131). Tuttavia, sempre in linea con Ventimila Leghe Sotto i Mari e gli altri romanzi incentrati sulle profondità di mari e oceani, il finale era tragico: l’ambizione della scienza, anziché riscoprire, portò alla definitiva scomparsa dell’ultimo degli Atlantidi.

In conclusione, si può dire che già nel 1906, ad un solo anno di distanza dalla morte di Jules Verne, le sue opere avevano riscosso un successo clamoroso, tanto che rapidamente se ne dovettero stampare versioni tradotte dal francese alle principali lingue conosciute, nel tentativo di riuscire a soddisfare la crescente richiesta per conto di lettori appartenenti ad ogni nazionalità e fascia d’età. Dunque, i romanzi di esplorazione e fantascienza suscitarono l’interesse di un pubblico estremamente ampio e non risulta difficile immaginare come potessero aver incantato le giovani menti, finendo a volte con l’indirizzarle verso gli studi di natura scientifica.  

Tra gli appassionati al genere romanzesco d’avventura rientravano anche i fratelli Kurt e Alfred Lothar Wegener; il più giovane dei quali [Alfred] viene oggi ricordato come il padre della discussa e rivoluzionaria teoria della Deriva dei Continenti, pubblicata nel 1915 con il saggio intitolato Die Entstehung der Kontinente und Ozeane (La Formazione dei Continenti e degli Oceani).

Domiziana D’Aniello

 

Riferimento
estratto dalla tesi “Oceani, Mari e Abissi tra storia, letteratura e scienza: dall’immaginario antico alle attuali teorie scientifiche” di Domiziana D’Aniello

Note

94 Antonio Garibaldo Quattrini, vissuto tra il 1880 e il 1937, è stato uno storico e scrittore italiano, in più occasioni accusato di aver copiato i libri  di Emilio Salgari, cambiando semplicemente i nomi ai personaggi. Fino al 1905 aveva anche diretto «Il Giornale dei Viaggi. Avventure di Terra e di Mare».

95 Settimanale dato alle stampe nel 1904, forse ispirandosi al «Per terra e per mare, giornale di avventure e di viaggi diretto dal Capitano Cavaliere», creato lo stesso anno e diretto da Salgari (C. GALLO, C. LOMBARDO, 2008, p.198).

96 Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari, vissuto tra il 1862 e il 1911, è stato uno scrittore italiano di romanzi d’avventura, tra i quali si ricordano Sandokan alla riscossa (1907), I Pirati della Malesia (1896) e Il Corsaro Nero (1898) per l’incredibile successo riscosso. 

97 Salvatore Giannella è un giornalista italiano.

98 Luigi Motta, scrittore vissuto in Italia tra il 1881 e il 1955.

99 Yambo, Pseudonimo di Enrico de’ Conti Novelli da Bertinoro: giornalista, illustratore, scrittore e autore di fumetti vissuto in Italia tra il 1874 e il 1943. 

 

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