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La scomparsa del Flight 19, 5 dicembre 1945

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO

parole chiave: Flight 19, incident report, Grumman Avenger

 

Il 5 dicembre 1945 cinque aerosiluranti Grumman Avenger impegnati in un volo di addestramento di routine, scomparvero senza lasciare traccia alcuna. Anche un idrovolante PBM-5 Mariner inviato alla loro ricerca scomparve senza che ne fossero trovati i rottami e i corpi dei membri del suo equipaggio. Questo episodio ha dato origine anni dopo ad una moltitudine di ipotesi, generalmente collegate al cosiddetto “Triangolo delle Bermude”, dove, a dire di giornalisti e autori di articoli e libri sensazionalistici, forze misteriose e probabilmente di origine extraterrestre avrebbero causato la scomparsa di decine o centinaia di bastimenti e velivoli. La sorte del Flight 19 ha ispirato la memorabile scena di apertura del celebre film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Di seguito riportiamo una breve relazione relativa agli eventi del 5 dicembre 1945 pubblicata dagli Archivi nazionali degli Stati Uniti. Chi volesse approfondire potrà trovare una relazione più dettagliata e il rapporto ufficiale della commissione d’inchiesta sulla perdita dei cinque velivoli sul sito del Naval History and Heritage Command a questo  link  che come risultanza cita: Incerto sulla posizione in cui si trovava la penisola della Florida”.

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Il 5 dicembre 1945, cinque aerei Grumman Avenger, che avevano a bordo quattordici tra marinai e marines, non tornarono da una missione di addestramento di routine al largo della costa della Florida. Questo è un dato di fatto, ed è indiscusso. Sfortunatamente, è qui che finisce l’accordo razionale e iniziano le teorie del complotto. Poiché gli aerei e i militari si sono persi in un’area conosciuta come il Triangolo delle Bermuda, anni e strati di voci, pettegolezzi, folklore e leggende hanno relegato il Flight 19 nel regno del mito. Numerosi libri, articoli e film dai titoli spaventosi hanno ipotizzato strani disturbi magnetici, vortici, mostri marini e alieni come la causa delle perdite marittime tragiche ma fin troppo spiegabili nel Triangolo delle Bermuda. Forse il più famoso di questi fu la ricomparsa del Volo 19, né invecchiato né danneggiato, nel film del 1977 “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Fortunatamente, i National Archives di Fort Worth conservano alcuni dei registri ufficiali del Flight 19 e della stazione aerea navale di Fort Lauderdale, che includono le indagini e la corrispondenza della Marina contemporanea. Ecco, quindi, cosa è realmente successo a quel volo.

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una squadriglia di TBM Avengers in volo in formazione sul mare nel 1943, NH 81350

È una storia troppo umana, troppo tragica. Nel pomeriggio in questione, l’istruttore pilota Lt. Charles C. Taylor ricevette l’incarico di guidare un volo di addestramento. Doveva eseguire il Problema di navigazione n. 1, una missione semplice e diretta per un ufficiale di 28 anni, con esperienza di combattimento, 2.500 ore di volo (600 in Avengers) e tre anni come istruttore.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è chareles-taylor-pilota-volo-19-1024x989.jpgIl tenente di vascello Taylor era di stanza presso la vicina Miami Naval Air Station, quindi conosceva bene la zona. Il problema di navigazione n. 1 richiedeva a Taylor di volare verso est da Fort Lauderdale, condurre un bombardamento di prova a Hen & Chicken Shoals appena a nord di Bimini, continuare verso est, quindi girare a nord, sorvolare l’isola di Grand Bahama, quindi virare a sud-ovest e tornare alla base. Il volo avrebbe coperto circa 316 miglia e sarebbe durato circa 2 ore e 40 minuti. Il Flight 19 partì dalla Fort Lauderdale Naval Air Station alle 14:10. e completò il suo bombardamento verso le 3 p.m.. Alle 15:40, tuttavia, si ebbe la prima indicazione che qualcosa era andato terribilmente storto.

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il piano di volo dell’esercitazione (problema di navigazione n. 1) assegnato al Flight 19. Si trattava di  una esercitazione di volo in formazione di cinque velivoli Navy Avenger con bombardamento di un obiettivo e rientro alla base. I velivoli scomparvero al largo della costa della Florida il 5 dicembre 1945. – mappa numero identificatore degli archivi nazionali 73985447

Uno dei cinque velivoli inviò via radio ad un altro una lettura della bussola e la risposta fu: “Non so dove siamo. Dobbiamo esserci persi dopo quell’ultima virata”. Pochi minuti dopo, Taylor comunicò via radio ad un pilota a terra: “Entrambe le mie bussole sono fuori uso e sto cercando di trovare Ft. Lauderdale, Florida. Sono sulla terra ma è accidentata. Sono sicuro di essere nelle Keys ma non so a che punto e non so come tornare a Ft. Lauderdale.

Al momento in cui Taylor fece questa chiamata, era molto a nord-est, invece che a sud-ovest di Ft. Lauderdale, come pensava. Nelle due ore successive, la squadriglia cambiò continuamente direzione mentre i vari piloti discutevano su quale fosse la direzione corretta. Non aiutò il fatto che sebbene il tenente Taylor fosse l’istruttore di volo, non era l’ufficiale di grado più elevato in volo. Quell'”onore” apparteneva al capitano Edward Powers, USMC.

Entro le 17:30 il sole tramontò, il tempo si stava deteriorando ed il Flight 19 era sempre perso, solo che ora era anche a corto di carburante. Furono avviate le operazioni di ricerca e di salvataggio, mentre Taylor continuava a vedere ciò che era abituato a vedere quando guidava le missione da Miami: le Florida Keys. Powers e molti altri credevano di essere ben a nord delle Bahamas. Tuttavia, il volo era rimasto sotto il controllo di Taylor mentre la luce si affievoliva, il tempo peggiorava e il carburante diminuiva.

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L’ultima trasmissione monitorata dal volo proveniva dal tenente Taylor alle 19:04 ed era diretta ai suoi compagni: “Tutti gli aerei si avvicinino in formazione serrata . . . dovremo ammarare a meno che non si avvisti la terra. . . quando il primo aereo scende sotto i dieci galloni, scendiamo tutti insieme”.

Verso le 19:30 il primo aereo di soccorso arrivò nel punto stimato in cui il Flight 19 era ammarato e riportò cielo coperto, acquazzoni, turbolenza, venti di 25-30 nodi e mare molto agitato. Non c’era alcun segno del Flight 19. Venti minuti dopo, uno dei tanti velivoli di soccorso esplose in aria, uccidendo i 13 uomini a bordo. Nessun relitto o cadavere di membri di nessuno dei due voli fu mai recuperato.

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Rapporto sull’incidente del Lt. C. C. Taylor, USNR – Leader of flight Raccomandazioni: Si sottolinea l’importanza di seguire le procedure per una corretta navigazione e in caso di perdita della posizione (sul mare). Commanding Officer: Concordo con le conclusioni di questo rapporto. La Divisione dell’addestramento è stata incaricata di intensificare l’addestramento dei piloti in caso di perdita della propria posizione (lost plane) e sottolinea che tutti i piloti debbano seguire le procedure corrette in caso di perdita dell’orientamento.

La Marina statunitense concluse nella sua indagine che il Flight 19 si era perso per errore del pilota, tanto che il tenente di vascello Taylor era “incerto sulla posizione in cui si trovava la penisola della Florida“, e quindi dovette ammarare nell’oscurità ed in condizioni meteorologiche avverse, con conseguente perdita di tutti gli aeromobili e degli equipaggi.

Per quanto riguarda l’aereo di soccorso, la Marina concluse che il sistema di alimentazione [del carburante] difettoso aveva provocato l’esplosione e la perdita dell’aereo e dell’equipaggio.

Queste spiegazioni sono chiare e concise, ma lasciano qualcosa nella mente che non soddisfa. Forse abbiamo bisogno di qualcosa in più per giustificare la perdita di 27 vite, ed è qui che entrano in gioco i miti.

 
Aldo Antonicelli
 
 
 
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