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La battaglia dei sommergibili nell’Atlantico: tra miti e realtà

Reading Time: 10 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO

parole chiave: sommergibili, efficienza

 

Nell’immaginario collettivo la pericolosità ed efficacia degli U-Boote tedeschi è una delle certezze citate da molti storici ogni volta che si parla della seconda guerra mondiale. In effetti, esaminando i risultati, a prima vista, sembrerebbe che il loro apporto fu importante durante i primi anni del conflitto. I sommergibili dell’asse affondarono 3,500 mercantili alleati (circa 2800 mercantili equivalenti ad un tonnellaggio di 14.5 milioni di tonnellate) e ben 175 navi da guerra con la perdita di circa 72.200 marinai alleati a seguito di questi attacchi. Ma fu veramente così?

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sommergibile tedesco in uscita in mare

In realtà un’analisi onnicomprensiva dei dati fa comprendere che l’impatto sull’andamento della guerra fu minore di quello che si potrebbe pensare.

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mercantili alleati e neutrali affondati da sottomarini dell’Asse

I sommergibili dell’Asse non si avvicinarono mai al risultato di interrompere le line di rifornimento e solo il 10% dei convogli atlantici fu attaccato e fra di essi, in media, solo il 10% delle navi fu perso. Ciò porta a concludere che più del 99% dei mercantili impegnati attraversò indenne l’oceano atlantico.  Anche la guerra al tonnellaggio, cioè il tentare di affondare più mercantili di quanti ne venivano messi in servizio, fu un fallimento. In realtà per mandare in crisi la cantieristica britannica dovevano essere affondate 300.000 tsl mensili ma il risultato fu raggiunto solo in quattro dei primi 27 mesi di guerra. Inoltre, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, l’asta si alzò a 700.000 tsl mensili,  obiettivo che fu raggiunto solo nel novembre del 1942. Infine, dal maggio del ‘43, gli affondamenti crollarono ad un decimo di quell’obiettivo minimo necessario, anche inserendo nel conto tutte le perdite subite (comprese quelle inflitte da forze aeree, unità superficie e mine navali).

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il sommergibile tedesco U 848 sotto attacco in Atlantico

Malgrado gli Alleati avessero perso 6,000 navi per 21 milioni di TSL avevano costruito 38 milioni di TSL colmando ogni perdita. Oltre tutto questi risultati furono ottenuti ad un prezzo altissimo: su 1160 U-Boote entrati in servizio 783 furono affondati, con la perdita di 30.000 dei 40.000 uomini che formavano gli equipaggi. Analizzando le loro azioni appare un altro dato.

25 battelli colpirono 20 o più mercantili (affondati o danneggiati)
36 battelli colpirono da 11 a 19 mercantili
70 battelli colpirono da 6 a 10 mercantili
190 battelli colpirono da 1 a 5 mercantili

Questo fa capire che se 321 battelli ottennero successi (anche solo uno), 850 non affondarono nulla e ebbero un influsso solo indiretto sulla guerra.

Anche leggendo le biografie dei comandanti si scopre che trenta valorosi comandanti affondarono quasi 800 mercantili; ciò significa che il 2% del personale ottenne il 30% dei successi. Tutti questi Comandanti erano entrati in servizio tra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ‘30 (quindi prima dell’avvento del nazismo che quindi non ebbe alcun influsso sulle capacità e la determinazione dei migliori ufficiali da assegnare sui battelli subacquei).

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Kapitan-Leutnant zur See Peter Schrewe sulla torretta del sommergibile tedesco U-537 a Martin Bay, Newfoundland, 23 ottobre 1943

Ciò dimostra che l'”arma” migliore della branca subacquea erano proprio quegli uomini. Inutile sottolineare che con il tempo il livello di efficienza calò con la perdita dei comandanti ed equipaggi esperti. Nell’autunno del 1940 venivano affondati cinque mercantili al mese per ogni battello in mare. Un numero che va correlato al fatti che in realtà il numero dei sommergibili in mare contemporaneamente non era mai superiore a 10.

Nel maggio del 1942 venivano affondati due mercantili al mese per ogni battello in mare (con 61 battelli in mare contemporaneamente). Nel febbraio-marzo del ‘43 il rapporto calava a 0,5 mercantili al mese per ogni battello in mare (con 116 sommergibili in mare contemporaneamente).  Questo crollo dell’efficienza era dovuto sia al miglioramento delle tattiche antisommergibile alleate sia all’invecchiamento dei battelli, rimasti sempre gli stessi per buona parte della guerra e derivati dagli ultimi battelli della prima guerra mondiale, tra l’altro con minimi progressi tecnologici. Per esempio le manovre di immersione e emersione erano effettuate con interventi manuali sulle valvole mentre sui battelli britannici la manovra era centralizzata e effettuata da motori idraulici fin dalla metà degli anni ‘30. L’elettronica fu introdotta con molta lentezza e solo per reazione alle tecnologie alleate. I siluri divennero affidabili solo a guerra inoltrata e tecnologie essenziali per l’operatività come lo snorkel (invenzione italiana e olandese degli anni ’20) furono introdotte solo a fine del ’43, malgrado nel caso specifico la sua utilità fosse evidente da almeno un anno.

Anche le ridotte dimensioni dei battelli, solitamente lodate, costituivano un limite operativo perché le durissime condizioni di vita degli equipaggi li logoravano rapidamente con un calo dell’efficienza sempre più rapido man mano che la missione si prolungava. Le grandi innovazioni tecnologiche degli elektro U-Boote, con l’abbandono dei modelli tradizionali e della produzione in grande serie con l’assemblaggio di componenti pre-allestiti, furono introdotte solo quando Speer poté imporsi troppo tardi, su cantieri e organi tecnici della Marina tedesca, questo malgrado le basi tecnologiche e scientifiche fossero state disponibili da prima della guerra.

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il regio sommergibile Da Vinci

Considerazioni
Questi dati, relativi ai tanto mitizzati sommergibili tedeschi, mi portano a fare qualche paragone con l’attività dei sommergibili italiani impiegati in Atlantico. I sommergibili italiani furono dispiegati nell’Atlantico a partire dal giugno 1940 presso la base di Bordeaux, chiamata BETASOM. Nella base atlantica ne furono destinati 32, anche se il numero massimo in servizio contemporaneamente fu di 27. In accordo con la regola del turno a tre (due sommergibili in mare, uno in rotta verso la zona operativa e l’altro in rientro, ed uno ai lavori, una regola valida per tutte le marine) il numero massimo in azione. Questo riduceva quelli in azione contemporaneamente ad un numero massimo di nove. I battelli italiani erano tuttavia di maggiori dimensioni e meno manovrabili di quelli tedeschi ed il loro apporto iniziale alla battaglia dell’Atlantico fu marginale.

In totale, nel primo periodo affondarono 109 mercantili per 593.864 (contando gli affondamenti in Mediterraneo questi battelli affondarono 116 mercantili per 616.792 TSL). Inoltre, vennero danneggiate da questi battelli sette navi per un totale di 45.932 TSL, il che porta il totale delle navi colpite a 123 per 662.724 tonnellate (a cui si aggiunge un cacciatorpediniere canadese danneggiato). A partire dal 1942, però i risultati per sommergibile furono paragonabili a quelli di un U-Boot se non migliori. Dal 1942 le unità stazionate a Bordeaux furono ridotte a 11 e, nel 1943, al momento dell’armistizio, le unità che si trovavano nella base francese erano solamente sei.

Questo fattore porta quindi a rivalutare i risultati dei sommergibili atlantici e l’impegno degli equipaggi. In particolare quando essi furono impiegati in maniera più consona alle specifiche di progetto (lunghe crociere isolate a grande distanza dalle basi, missioni impossibili per buona parte degli U-Boote)

Questo portò, a partire dal 1942, ad una rivalutazione dei risultati ottenuti dai sommergibili italiani, paragonabili a quelli di un U-Boot tedesco se non migliori. La tabella seguente parla da sola.

operatività in Atlantico tra giugno 1940 e settembre 1943 sommergibili in mare TLS affondati TSL affondati per battello in mare
1940 battelli italiani  8 68.974 8.621
1940 battelli tedeschi 12 1.318.962 109.913
1941 battelli italiani  7 160.254 22.893
1941 battelli tedeschi 26 2.055.279 79.049
1942 battelli italiani 4 280.515 70.128
1942 battelli tedeschi 72 5.091.283 70.712
1943 battelli italiani 4 83.821 20.955
1943 battelli tedeschi 98 1.560.648 15.924

Tutti i Comandanti tedeschi erano entrati in servizio tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 quindi si erano formati prima dell’avvento del nazismo. Quindi questo non ebbe alcun influsso sul miglioramento della componente e dimostra altresì che l’arma migliore della branca subacquea furono di fatto gli uomini assegnati ed il loro addestramento. Cosa che si verificò man mano che si “consumava” il nucleo dei comandanti ed equipaggi esperti causando un rapido ribasso dell’efficienza.

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U boot 159

Come ho premesso, il crollo dell’efficienza bellica tedesca era dovuto sia al miglioramento delle tattiche antisommergibili alleate sia alla perdita degli elementi umani migliori ed all’invecchiamento tecnologico dei battelli. Per esempio le manovre di immersione e emersione erano effettuate con interventi manuali sulle valvole mentre sui battelli britannici la manovra era centralizzata e effettuata da motori idraulici fin dalla metà degli anni 30.

 

L’elettronica fu introdotta con molta lentezza e solo per reazione alle tecnologie alleate. I siluri divennero affidabili solo a guerra inoltrata e tecnologie come lo snorkel (invenzione italiana e olandese degli anni 20) introdotta solo a fine del ’43 malgrado l’utilità fosse evidente da almeno un anno. Anche le ridotte dimensioni dei battelli, solitamente lodate, costituivano un limite operativo perché le durissime condizioni di vita degli equipaggi li logoravano rapidamente con un calo dell’efficienza sempre più rapido man mano che la missione si prolungava. Malgrado le basi tecnologiche e scientifiche fossero state disponibili da prima della guerra, le grandi innovazioni tecnologiche degli elektro U-Boote, con l’abbandono dei modelli tradizionali e della produzione in grande serie con l’assemblaggio di componenti pre-allestiti, furono introdotte on ritardo, ovvero solo quando Speer poté imporsi su cantieri e organi tecnici della marina.

E la presunta superiorità dei battelli tedeschi su quelli italiani?
Questi fattori mi portano a fare qualche paragone con l’attività dei sommergibili italiani impiegati in Atlantico. Nell’insieme il loro apporto alla battaglia fu marginale in quanto,  in totale, affondarono 109 mercantili per 593.864 (contando gli affondamenti in Mediterraneo i sommergibili italiani affondarono 116 mercantili per 616.792 TSL). In Atlantico i sommergibili italiani danneggiarono sette navi per un totale di 45.932, il che porta il totale delle navi colpite a 123 per 662.724 tonnellate (a cui si aggiunge un cacciatorpediniere canadese danneggiato).

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Oltre alle prevedibili problematiche tecniche e addestrative, questo dipese dal limitato numero di battelli impiegati. I sommergibili italiani furono dispiegati nell’Atlantico a partire dal giugno del 1940 presso la base di Bordeaux, chiamata BETASOM, dove ne arrivarono 32, tuttavia il loro numero massimo in servizio contemporaneamente fu di 27. I battelli italiani inoltre erano tuttavia più grossi e meno manovrabili di quelli tedeschi del tipo VII e carenti di apparecchiature come la centralina di lancio.

I problemi dovuti alla visibilità delle torri e dalla lunghezza dei tempi di immersione (65 secondi contro i 25/30 dei più piccoli u-Boote tipo VII e i 35 dei, dimensionalmente simili, tipo IX) comunque furono molto ridotti man mano che i battelli andavano ai lavori con riduzione dei volumi delle torri e agli sfiatatoi delle casse di immersione, riducendo i tempi di immersione di 15/20 secondi. Bisogna anche considerare che maggiori dimensioni voleva anche dire maggiore autonomia e condizioni di vita meno spartane per gli equipaggi, fattori che si traducevano nella possibilità per i sommergibili italiani di raggiungere settori operativi più distanti dalle basi. Anche questo porta a rivalutare i risultati dei sommergibili atlantici nonchè l’impegno degli equipaggi e la qualità dei mezzi quando furono impiegati in maniera più consona alle specifiche di progetto dei battelli italiani (lunghe crociere isolate a grande distanza dalle basi impossibili per buona parte degli U-Boote)

A fronte di una netta inferiorità nei primi anni del conflitto, frutto anche della limitata esperienza dei nostri comandanti ad operare in Atlantico con battelli costruiti per operare nel Mediterraneo, va notato che si raggiunse una parità percentuale dei risultati nel 1942 e, sebbene con soli quattro battelli operativi a fronte di quasi 100 tedeschi, si ottenne una superiorità nel 1943 nei risultati operativi per singolo battello.

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relitto di un sommergibile tedesco in Atlantico

Possiamo anche ricordare che durante tutta la Battaglia dell’Atlantico, solamente nove grandi navi, ex transatlantici militarizzati di dislocamento superiore alle 20.000 tonnellate, furono attaccate con successo dalle forze dell’Asse. Di queste, ben tre ad opera dei pochi battelli italiani presenti, come potete vedere in questa tabella estratta dagli affondamenti maggiori:

nave nazione tonnellaggio sommergibile / nazionalità
Orcades Gran Bretagna 23.456 U 172 / GE
Asturias Gran Bretagna 22.071  Ammiraglio Cagni / Italia
Empress of Canada Gran Bretagna 21.517 Leonardo da Vinci / Italia
Terje Viken Gran Bretagna 20.638 U 47 / GE
Carinthia Gran Bretagna 20.227 U 46 / GE
Duchess of Atholl Gran Bretagna 20.119  U 178 / GE
Oronsay Gran Bretagna  20.043 Archimede / ITA

CONCLUSIONI
Malgrado i numeri dei battelli costruiti e degli affondamenti siano imponenti contrariamente alla prima guerra mondiale i sommergibili tedeschi non arrivarono mai vicino al risultato di interrompere le linee di rifornimento alleate e, solo per brevissime parentesi, si avvicinarono alle soglie che avrebbero fatto vincere la guerra dei convogli atlantici. Inoltre, questi risultati  furono raggiunti in momenti in cui l’avversario era in crisi di riorganizzazione, a causa dell’appena avvenuta entrata in guerra (1939/1940 per i Britannici e 1941/1942 per gli Statunitensi per cui il sistema dei convogli non era ancora pienamente organizzato.

Il punto di forza dell’arma subacquea tedesca fu il piccolo nucleo di comandanti ed equipaggi formati prima della guerra. Dopo che questo scomparve a causa della guerra i sostituti non furono più in grado di compensare con competenza e capacità le sempre maggiori capacità antisommergibili alleate. A questo si aggiunse l’obsolescenza dei battelli che, a dire il vero,  cominciavano a essere antiquati già all’inizio della guerra. Un grave errore fatto dai tedeschi fi la scelta di privilegiare la quantità invece che la qualità, cosa che portò a sviluppare gli elektro U-Boote troppo tardi. Gravi furono pure la lentezza con cui si risolsero i problemi ai siluri e nell’introduzione di apparecchiature elettroniche, radar e meccaniche malgrado queste tecnologie fossero già disponibili nel 1939.

Per quanto riguarda i sommergibili italiani il loro apporto alla battaglia dell’Atlantico fu solo relativamente marginale visto il loro numero limitato nel teatro operativo (32 contro più di 1000 tedeschi). Una volta inseriti nel nuovo contesto ed introdotte alcune necessarie  modifiche, i battelli italiani ottennero risultati individuali tutt’altro che disprezzabili. Potrei dire che, col senno del poi, la decisione di SUPERMARINA di ridurre il numero di battelli dislocati in Atlantico fu un errore di valutazione, giustificato solo dall’effettivo apporto della componente sommergibili alla guerra. Quello che va comunque sempre evidenziato fu il valore dimostrato dai nostri marinai che non fu mai secondo agli altri combattenti.

Gianluca Bertozzi

 

FONTI

  • La battaglia dell’Atlantico di Peillard Léonce
  • Uomini sul fondo di Giorgio Giorgerini
  • Sommergibili della seconda guerra mondiale di Erminio Bagnasco 
  • Sommergibili in guerra di Erminio Bagnasco e Achille Rastelli
  • U-boot mito realtà e propaganda di Giancarlo Poddighe RID novembre 1998

 

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