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Recensioni librarie: “Mohawk Deer, la nave che morì 3 volte. La vera storia” di Massimo Mazzitelli

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: RECENSIONI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: SAGGIO
parole chiave: Relitti, Mohawk Deer

 

Conoscete la storia della Mohawk Deer?
Sicuramente molti subacquei ne conoscono l’esistenza, avendone visitato i resti del relitto all’interno dell’area marina protetta di Portofino, nei pressi Cala degli Inglesi. La sua storia merita di essere letta e la potrete trovare in un libro scritto da Massimo Mazzitelli: “Mohawk Deer, la nave che morì 3 volte. La vera storia“. Una cronistoria della vita di questa nave, non particolarmente fortunata che, come viene raccontato nel libro, sebbene destinata alla demolizione, trovò una sua sepoltura in mare nel suo ultimo viaggio, diventando rifugio per tante creature marine.

 
In breve il Mohawk Deer fu un piroscafo da carico, registrato precedentemente con i nomi di L.C. Waldo (1896-1913) e di Riverton (1914-1943). Destinato al trasporto di grano navigò prevalentemente lungo le coste nord americane, in mari caratterizzate da cattivo tempo per molti mesi dell’anno.  Al termine di una vita decisamente avventurosa, dopo due drammatici affondamenti, terminò in una maledetta notte la sua vita nel 1967, durante il suo ultimo viaggio verso La Spezia dove sarebbe dovuta essere definitivamente demolita. Una vita operativa straordinariamente lunga (71 anni) per questo mercantile che non si fece mancare nulla tra tempeste e secche.

La Mohawk Deer aveva uno scafo in acciaio, tre alberi, una cisterna anch’essa in acciaio, tre stive e tre paratie stagne. L’apparato motore, consisteva in una motrice a vapore a triplice espansione con due caldaie e sei fornaci. La linea, molto curata, era caratterizzata dalla torretta della pilot house a prua al di sotto della quale vi era la deck house, con all’interno la cabina e l’ufficio del comandante. La nave a vapore, che era stata originariamente costruita nel marzo del 1896 con il nome di Waldo, affondò alle 7:30 del 6 novembre 1967 spezzandosi in due tronconi.

foto di Massimo Mazzitelli

La parte prodiera si staccò ed affondò per prima lasciando spuntare una parte dell’albero, mentre la poppa affondò lentamente. I resti del relitto sono ben visibili e sparpagliati da una profondità di pochi metri fino ad oltre i 50 metri sulla scogliera del “Raffinale“, nei pressi di San Fruttuoso di Camogli.

foto di Massimo Mazzitelli

Recensione
Il libro, che si legge in un pomeriggio, è estremamente curato ed ha alle spalle una ricerca di oltre due anni fatta dall’autore, fotografo subacqueo e appassionato di mare e le sue pagine contattando in primis la Toronto Marine Historical Society e poi alcuni protagonisti della vita di questo piroscafo. Con grande rispetto Mazzitelli racconta la vita di questa vecchia signora del mare che, a dire il vero, non ebbe una vita facile, tra collisioni e mari tempestosi che comportarono un primo affondamento nel 1913 a causa di una tempesta storica che provocò l’affondamento anche di altre dodici navi. Il Waldo, così si chiamava all’ora, si spezzò in due ma riuscì ad essere recuperata e poi venduta. Nel 1915 fu riallestita cambiando il nome in Riverton. Navigò per molti anni fino al 15 novembre del 1943 quando, colpita da una bufera di vento e neve, fu spinta in costa contro una scogliera. Affondò drammaticamente e solo con grande fatica fu recuperata. Nel 1944, dopo essere stata nuovamente riallestita, prese in parte il nome della sua nuova Compagnia, la Mohawk Navigation Co. Ltd di Montreal. La Mohwak Deer navigò per anni trasportando grano e frumento nelle rotte nord americane fino a quando fu venduta come “ferro vecchio” ai Cantieri di Portovenere (La Spezia). Questo cantiere era probabilmente quello sito nel borgo delle Grazie dove da bambino andavo con i miei amici a “rumegare” alla ricerca di tesori perduti … ma in quell’ultimo scalo la Mohawk Deer non ci arrivò mai. Fu proprio nel suo viaggio finale che avvenne il suo terzo affondamento e questa volta definitivo.

foto di Massimo Mazzitelli

Tutta la sua straordinaria storia è ben raccontata nel libro di Mazzitelli che raccomando per la sua lettura anche ai non subacquei, a tutti quegli appassionati di mare che vogliono viaggiare con la fantasia tra ghiacci e tempeste, stando però in sicurezza sulla loro poltrona.

Sull’autore

Massimo Mazzitelli nasce a Genova nel 1961. Il suo amore per il mare e le sue creature lo spinge alla subacquea che diventa, con la fotografia, una vera passione. Massimo inizia sin da giovane a catturare immagini di vita quotidiana, arte, paesaggistica naturalistica e macro unendo i suoi primi reportage di viaggio. Dal 1994 si avvicina alla fotografia subacquea con una sua prima custodia, auto costruita, per dedicarsi anche al mondo subacqueo. Diventa in breve un apprezzato fotografo subacqueo con eccellenti riconoscimenti internazionali e un vasto portafoglio che può esser visto sul suo sito internet. Le foto allegate all’articolo sono di sua proprietà.

 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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gianfranco simonini
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13/04/2020 10:53

Conosco bene il relitto dai primi anni 80, ma non conoscevo la storia nei particolari… Grazie Massimo Mazzitelli

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